L’imperialismo francese entra più profondamente nel Mali

Redazione 26 febbraio 2013 1
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L’imperialismo francese entra più profondamente nel Mali

 di Abayomi Azikiwe

 

23 febbraio 2013

I funzionari del ministero della difesa francese hanno detto che stanno programmando di ritirarsi dal Mali in aprile. Dal 11 gennaio, quando i militari francesi hanno cominciato a bombardare e a iniziare un’invasione via terra in questo paese ricco di risorse, il governo di Parigi ha dichiarato che le sue operazioni sono limitate e che essi sono andati lì soltanto come precursori di un intervento di una forza regionale della Comunità Economica degli stati dell’Africa occidentale (ECOWAS – Economic Community of West Africa ). Sebbene diverse migliaia di soldati di varie stati africani compresi il Ciad, la Nigeria e anche l’esercito nazionale del Mali siano entrati in battaglia insieme ai francesi, l’ex potenza coloniale ha anche fatto un appello alle Nazioni Unite perché prenda il controllo delle operazioni che sono in realtà destinate a proteggere le risorse del Mali a beneficio degli stati occidentali industrializzati. In precedenza il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, aveva pubblicamente dichiarato che l’intervento diretto da parte del corpo internazionale avrebbe messo a rischio il personale dell’ONU che svolgeva opera umanitaria all’intermo del paese e in tutta la regione.

 

Il 10 febbraio, nella città di Gao, nel nord del Mali, combattenti armati hanno aperto il fuoco contro le forze militari maliane nel centro della città. Subito gli elicotteri francesi sono entrati nella mischia sparando in zone della città in una battaglia che è durata fino alla sera.

Secondo un rapporto sulla furiosa battaglia, pubblicato dall’ agenzia di stampa Associated Press, “L’attacco a Gao mostra che i combattenti islamici, molti dei quali bene armati e con esperienza di guerra, sono determinati e  coraggiosi ed esso ha anticipato una campagna prolungata da parte della Francia e di altre nazioni per ripristinare il controllo governativo in questa vasta nazione del Sahara nell’Africa  Occidentale. Gli estremisti islamici hanno combattuto contro l’esercito maliano per tutto il pomeriggio e sono stati visti vagare nelle strade e sui tetti  nel centro di Gao che ha una popolazione di 90.000 persone (10 febbraio).

Si pensava che i combattenti coinvolti negli scontri facessero parte del Movimento per la jihad [guerra santa] e l’unità nell’Africa Occidentale (MOJWA). Da quando che è stato riferito che i francesi erano entrati a Gao il 26 gennaio, il MOJWA ha sparato sulle loro unità militari di fuori città.

Il Generale francese Bernard Barera ha sostenuto che i combattenti del MOJWA  utilizzavano piccole barche per attraversare il fiume Niger e arrivare a Gao. Il 9 febbraio è stata fatta  scoppiare una bomba  a una posto di controllo vicino all’entrata della città.

Abdoul Abdoulaye Sidibe, un membro del parlamento maliano con sede  nella capitale Bamako, nel sud del paese, ha detto che il MOJWA aveva preso Gao prima dell’intervento francese. Riguardo alla battaglia del 10 febbraio,  Sidibe ha detto che: “C’era un intero gruppo di loro che ha occupato le posizioni davanti alla stazione di polizia e che ha iniziato a sparare in tutte le direzioni.” (Globe and Mail, 10 febbraio). [E' un giornale canadese, n.d.t.)

Appena due giorni prima, l'8 febbraio, è stato riferito che un attentatore suicida in motocicletta ha fatto detonare degli esplosivi alla stessa entrata di Gao.  Durante il combattimento del 10 febbraio, la gente è rimasta nelle case per evitare danni ed è stato  ufficialmente ammesso che non ci sono state vittime.

Durante gli scontri del 10 febbraio, una stazione di polizia  è stata presa dalla guerriglia del MOJWA. Il giorno dopo, 11 febbraio, gli elicotteri francesi da combattimento hanno bombardato la stazione nel tentativo di cacciare via i combattenti.

I giornalisti che hanno osservato l'assalto dei militari francesi alla stazione di polizia, hanno detto che l'edificio era stato distrutto e che dei corpi erano stai lasciati in mezzo alle macerie. Questi scontri avvenuti in un periodo di tre giorni illustrano chiaramente che le precedenti dichiarazioni della Francia che i gruppi  che si prendevano di mira erano stati cacciati dalle grandi città e dalla città più piccole:  Konna, Gao, Sevare, Timbuctu e da altre zone, devono essere considerate con scetticismo. (Al Arabya, 10 febbraio).

I portavoce militari francesi hanno anche sostenuto che i gruppi islamici sono fuggiti nella regione montagnosa nord orientale dell'Adrar des Ifoghas. I jet da combattimento hanno eseguito operazioni di bombardamento distruggendo le basi dei combattenti e interrompendo le loro linee di rifornimento nella zona.

La situazione complessiva della sicurezza a Gao si è andata deteriorando da diverse settimane. Hanno riferito che molti soldati maliani sono stati uccisi per l'esplosione di mine  interrate poste sulla strada principale che porta al nord.

Perfino la Francia ha ammesso che ci sono unità di combattenti islamisti nelle zone situate tra le città principali che li stanno impegnando in operazioni che implicano spostamenti. "Siamo in una zona pericolosa…..non possiamo essere dappertutto," ha detto un ufficiale francese ai giornalisti.

Altre unità di combattimento sono state viste a Batel,  a circa 15 miglia fuori da Gao. La Francia sta continuando a dislocare soldati nel Mali, che si dice  ammontino  ora a 4.000.

Nella città di Tessalit, l'8 febbraio, dei portavoce militari francesi hanno detto che si erano impadroniti della pista di atterraggio della zona che verrà usata per dare supporto a 1.000 soldati del Chad che stanno per essere schierati sulle montagne dell'Adrar des Ifoghas. (Globe and mail, 11 febbraio).

Nel frattempo, nella capitale, Bamako, ci sono stati scontri tra elementi rivali all'interno dell'esercito maliano. Il reggimento delle guardie, noto come i "berretti rossi", che erano leali al presidente spodestato Amadou Toumani Toure, deposto con un colpo di stato lo scorso il 22 marzo del 2012, si sono rifiutati di essere mandati in prima linea  al nord insieme ai francesi.

Le truppe che hanno appoggiato il colpo di stato militare  guidato dal Capitano Amadou Sanogo, l'ufficiale addestrato dal Pentagono, hanno attaccato le caserme occupate dal reggimento delle guardie e da membri delle loro famiglie l'8 febbraio. I rapporti indicano che tre persone sono state uccise e altre sei sono state ferite.

In uno dei più importanti rapporti che sono stati emanati dal Mali Settentrionale, si  sosteneva che l'Istituto Ahmed Baba, che ospita migliaia di manoscritti dell'antico regno fondato durante il tredicesimo secolo, erano stati completamente bruciati da "ribelli legati ad al-Qaida" in ritirata. La diffusione di questa notizia è stata attribuita all'ex sindaco di Timbuctu, Halle Ousmane Cisse, una congettura che ha provocato reazioni esacerbate  in tutto il Mali, in tutta l'Africa e in tutto il mondo.

Tuttavia, un successivo rapporto pubblicato da Khadija Patel ha rivelato che questa affermazione era falsa. Patel ha detto che  "contrariamente ai resoconti emersi, la biblioteca non era stata rasa al suolo." (Daily Maverick, 30 gennaio). [E' un quotidiano sudafricano on line, n.d.t.].

Anche il corrispondente di Sky Nws, Alex Craword ha fatto un servizio dall’interno della biblioteca che dimostrava  che l’istituzione era relativamente intatta.  L’istituto è stato finanziato dal Fondo per la Rinascita Africana con sede in Sudafrica come parte di un tentativo tutto il continente di conservare e studiare le antiche civiltà fiorite prima dell’avvento della schiavitù e del colonialismo europeo.

Il rapporto di Patel osserva anche che “Vivienne Walt, della rivista Time, che ha seguito  il destino dei manoscritti  da nove mesi, ha  smascherato con enfasi  la confusione che li  circonda Sostiene di aver scoperto che essi, nonostante tutto, sono in mani sicure.”

Mahmoud Zuber, vice ministro per gli Affari Islamici, ha detto alla rivista Time che “I documenti che erano lì sono salvi, non sono stati bruciati, e sono stati messi in un posto molto sicuro. Ve lo posso garantire. I manoscritti sono assolutamente al sicuro.”

Lo sviluppo degli avvenimenti in Mali sono indicativi del ruolo della propaganda imperialista e della guerra psicologica designata a costruire l’appoggio pubblico alle invasione e alle occupazioni militari. Scenari analoghi sono stati  attuati in relazione agli interventi in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria.

Di conseguenza, come in altre avventure militari condotta da stati imperialisti e dai loro alleati, è necessario rivelare le bugie che vengono diffuse per mezzo dei media finanziati dalle grosse imprese. Le forze contro la guerra e quelle anti-imperialiste all’interno dell’Africa e gli stati capitalisti si devono organizzare per opporsi all’intervento militare in tutto il continente e in altre parti del mondo.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

www.znetitaly.org

: http://www.zcommunications.org/french-imperialism-moves-deeper-into-mali-by-abayomi-azikiwe

 

Originale: Pambazuka News

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – LicenzaGli antichi manoscritti della bibilioteca di Timbuct (foto Bruno Zanzottera) Commons  CC  - NC-SA  3.0

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 26 febbraio 2013 alle 12:36 - Reply

    Una ritrita girandola di notizie fuorvianti è alla base di ogni falso ordine nascosto dietro gli attacchi offensivi occidentali e colonialisti. L’ordine che le forze euro-americane pretendono di portare nel mondo è un tentativo di controllare risorse e pilotare la politica di paesi poco strutturati per veicolarne l’azione. L’islamismo radicale è un’ottima scusa che viene cavalcata benissimo e che piace anche a frange musulmane corrotte che amano lasciare nell’ignoranza i loro popoli. Fermare ciò è possibile con un’azione antimilitarista permanente che nei paesi occidentali non può passare per quei parlamenti che devono la loro esistenza agli interessi economici che tutelano.

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