La protesta della ‘Piazza Tahrir’ del Bangladesh chiede la morte per i criminali di guerra
Di Jon Boone
e Naimul Haque
16 febbraio 2013
Inasprire lo scontento tra la popolazione giovane ultra-caricata dai media sociali è ora un ingrediente familiare per i movimenti di protesta di massa in tutto il mondo.
L’esempio più recente del fenomeno nella zona Shahbag della capitale Dacca, soprannominata la “Piazza Tahrir” del Bangladesh, non sta, però, tentando di far cadere una dittatura militare.
Una folla che è stata calcolata in centinaia di migliaia di persone, è rimasta accampata in strada per 10 giorni per domandare la condanna a morte dei criminali di guerra.
Il movimento ha creato dei sentimenti così forti che alcuni emigrati del Bangladesh sono volati nella loro patria per appoggiare la richiesta della pena di morte. Sono stati filmati dei bambini cono lo slogan: “Vogliamo la morte per impiccagione” dipinto sulle guance e sul torace.
L’oggetto dell’ira pubblica è Abdul Quader Mollah, un politico islamista che questo mese è stato trovato colpevole di crimini che comprendono i massacri, la tortura e gli stupri durante la sanguinosa guerra di indipendenza dal Pakistan del 1971.
Anche altri otto membri del partito di Mollah, Jamaat-e-Islami sono sotto processo, come anche due membri del Partito (di opposizione) Nazionalista del Bangladesh, compreso un ex ministro del governo.
Il Primo ministro, Sheikh Hasina, è stata eletta per il programma di fare del processo per i crimini di guerra una priorità del suo governo.
Sebbene la condanna di Mollah sia stato un momento di immenso simbolismo in un paese la cui politica era plasmata dal brutale conflitto durato nove mesi, una grossa sezione di cittadini del Bangladesh erano irritati per il fatto che fosse stato condannato soltanto all’ergastolo.
Un osservatore, il preminente analista dei media Gazi Nasirddin Ahmed ha detto che le proteste hanno dimostrato il potere dei giovani che nel 2008 hanno aiutato a spingere la Lega Awami che è il partito al governo verso una vittoria schiacciante.
“La gente crede che i criminali di guerra e i collaboratori dell’esercito pachistano di occupazione debbano essere processati per dare alle famiglie dei martiri della liberazione un senso che la cosa è si è conclusa, ha detto Ahmed.
Molta gente ha dato il merito a un gruppo denominato il Blogger e la Rete di attivisti on line di essere stati i primi a chiamare la gente nelle strade. I siti web continuano ad alimentare lo stato d’animo di indignazione nazionale, con i blogger che “brandiscono” i computer portatili accampandosi nelle strade, caricando foto e discorsi dal vivo in streaming.
La rabbia furiosa pubblica per l’impunità di cui hanno goduto molti criminali di guerra negli scorsi 42 anni è cresciuta ulteriormente quando Mollah, soprannominato “il macellaio di Mirpur” per i suoi crimini, ha mostrato per un attimo una “V” come segno di vittoria quando è uscito dall’aula di giustizia. Gli analisti di Dacca dicono che molta gente credeva che Mollah fosse così sicuro di sé perché crede di poter essere graziato con un possibile cambio di governo. Perfino alcuni attivisti per i diritti umani che normalmente aborriscono la pena di morte, in questo caso la hanno appoggiata. Il processo è stato criticato da alcuni esperti di legge perché non ha seguito la procedura dovuta.
I sostenitori del partito Jamaat-e-Islami hanno tenuto contro proteste in tutto il paese.
Giovedì, Shahbag, che i dimostranti hanno rinominato “Rotonda della nuova generazione”, è diventata un mare di candele accese per indicare le persone uccise durante la guerra del 1971.
“Non pensavo che avrei mai visto qualche cosa di così magnifico,” ha detto Imran Asfraf Chowdhury, un uomo che si avvicinava alla cinquantina. I giovani ci hanno fatto un grande favore risvegliando nella gente la coscienza nazionale.”
La polizia ha detto che un uomo è morto per ferite alla testa dopo essere stato picchiato dai sostenitori del partito Jamaat-e-Islami mercoledì durante gli le lotte tra la polizia e gli islamisti nella principale zona commerciale della città. Almeno due sostenitori del Jamaat-e-Islam sono morti dopo gli scontri con la polizia.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/bangladeshs-tahrir-square-protest-demand-death-for-war-criminlas-by-jon-boone
Originale: The Guardian
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0

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La rabbia sopita momentaneamente attraverso la morte porterà, in linea di massima, solo altra rabbia e altra morte.