La svolta della Bulgaria

Redazione 17 febbraio 2013 1
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di Vihra Gancheva e John Feffer  – 16 febbraio 2013

Pubblicato congiuntamente con JohnFeffer.com. John è attualmente in viaggio nell’Europa Orientale per osservarne le trasformazioni dal 1989.

Quando visitai la Corea del Nord nei tardi anni ’90, finii con l’avere le conversazioni più lunghe con i miei interpreti. Quando non sei un visitatore frequente di quel l’arretrato paese, non è possibile viaggiare liberamente e parlare con chi si vuole. Si passa invariabilmente un mucchio di tempo a mangiare e bere con le persone che sono state scelte per interagire con te. Uno dei miei interpreti aveva passato molti anni a New York, era in grado di cantare You Are the Sunshine of My Life, e parlava da appassionato delle delikatessen ebree. Era affascinante parlare con lui, ma non avrei mai considerato le sue opinioni caratteristiche del nord coreano medio.

Nel mio recente viaggio in Bulgaria, al contrario, ho potuto naturalmente andare dappertutto e parlare con chiunque. Ma anche qui ho avuto alcune conversazioni profonde con la mia interprete, Vihra Gancheva, e queste si sono dimostrate molto più rappresentative delle mie discussioni con la guida nord coreana. Quella che ho trovato particolarmente interessante è stata la sua evoluzione nel corso degli anni in direzione di un maggiore apprezzamento della via bulgara. Non si è spinta tanto in là da proclamarsi una nazionalista bulgara. Ha preferito la designazione di “patriota”.

La nostra discussione è stata stimolata da un incontro con Volen Siderov, il controverso leader di Ataka, uno sfrontato partito nazionalista populista. Quando abbiamo lasciato l’incontro, Vihra ha osservato che l’uomo le era sembrato più ragionevole di quanto si era aspettata. Ne sono rimasto sorpreso. Lei era un’intellettuale colta che conosceva molto del mondo fuori dalla Bulgaria. In altre parole non mi aveva colpito come un’elettrice naturale di Ataka. Ma sarebbe sbagliato assumere che il nazionalismo bulgaro – o patriottismo come qualcuno definirebbe il loro sistema di credenze – non abbia attrattiva per persone che altrimenti potrebbero apparire cosmopolite.

Ho chiesto a Vihra se pensava che ci fosse stato un aumento del nazionalismo nel corso degli ultimi due decenni. Lei pensava di sì. “Se mi avessi posto la domanda vent’anni fa, all’epoca ero vittima dell’influenza occidentale”, ha detto. “Amavo tutto ciò che era occidentale e odiavo tutto ciò che era bulgaro. Mi vergognavo talmente di come lavoravano i bulgari e persino degli atteggiamenti nei confronti dell’igiene (beh, mi vergogno ancora a proposito dell’igiene). Ma allora volevo abbracciare tutto ciò che era occidentale. E ora mi rendo conto che non sarebbe dovuto accadere, perché abbiamo il nostro modo di essere. Dovremmo cercare di imparare, ma non dovremmo dimenticare da dove veniamo.”

Ha continuato: “Questa ascesa del nazionalismo è, suppongo, una reazione a questo, una svolta nella direzione opposta a quanto accaduto negli anni ’90. Penso sia una cosa naturale.”

Gli interpreti traducono le lingue. Ma traducono anche la cultura. Qui, Vihra Gancheva interpreta una certa svolta culturale che ha avuto luogo dal 1990 e che potrebbe essere chiamata “la svolta bulgara”.

L’intervista

Ricordi dov’eri e cosa pensavi quando hai saputo che il Muro di Berlino stava crollando?

Sorprendentemente quando ci penso a fondo, non sono in grado di ricordare quando ho sentito del crollo del Muro di Berlino. Le informazioni non ci arrivavano così rapidamente all’epoca. Ricordo di aver sentito delle voci al riguardo. Ma in realtà non credevo ad esse perché la propaganda comunista era molto forte all’epoca. E non mi fidavo delle voci. Pensavo che fossero voci messe in circolazione di proposito.

Inoltre non ero per nulla interessata alla politica. Avevo ventitré anni. Ero al terzo anno di università. Ero lontana dalla politica quanto si può esserlo, o da qualsiasi cosa collegata ai giornali. Mi ci sono voluti dieci anni per essere completamente coinvolta. Ho abbracciato l’intera cosa. Non è successo immediatamente perché ero impegnata a fare altre cose.

Quando sono arrivata a casa, quel 10 novembre a sera, mia madre mi ha detto che Todor Zhivkov era stato costretto a dimettersi o era stato spodestato. Non ne sono rimasta impressionata. Ho detto: “Lo sostituiranno, non è una gran cosa.” Incidentalmente non doveva essere una gran cosa. Penso sia stato un colpo di stato. All’epoca odiavo quest’idea, perché non amo le teorie cospiratorie. Non mi piace immaginare una banda di truffatori seduti attorno a un tavolo, come divinità greche, a decidere il destino di una nazione. Pensavo che fosse qualcosa che avevamo conquistato con le proteste e le manifestazioni di piazza. Ma vent’anni dopo mi rendo conto che non è stato così. E’ stato un colpo di stato ed era stato organizzato da anni, forse dalla metà degli anni ’80.

C’è stato un momento in cui il Partito Comunista pensava che le cose stessero finendo fuori controllo. Non erano preparati all’odio che veniva scaricato loro addosso. Pensavano che avrebbero potuto controllare ogni cosa, come facevano forse in Russia, e fanno ancora. Ma l’odio del popolo bulgaro era così forte che ci sono stati scontri nelle strade perché qualcuno aveva chiamato “compagno” qualcun altro, anche se era un termine che si usava semplicemente per abitudine. Persino la scelta delle parole ti schierava con il Partito Comunista o contro di esso. Le persone si accusavano reciprocamente di essere membri del Partito.

Ricordo di essere stata così eccitata per tutto quel che succedeva. Ho smesso di andare a scuola. Andavo solo per vedere le liste delle manifestazioni e decidere a quale partecipare. Ricordo quando è stato stampato il giornale Demokratsia. Non era venduto nelle edicole perché le edicole erano gestire dalla dirigenza. La gente stava agli angoli a vendere il giornale. Ricordo che mi alzavo presto solo per comprarlo. Ho comprato così tanti giornali e li ho ancora, da qualche parte, a casa. Gli articoli erano così interessanti, scritti così bene. Era un’illuminazione quella che vivevo.

I miei nonni erano entrambi membri del Partito Comunista, dagli anni ’30, quando era progressista essere comunisti, quando si trattava della liberazione del popolo, dei lavoratori, del benessere sociale. Uno dei miei nonni era stato espulso dall’università perché faceva propaganda comunista. E’ stato addirittura mandato in una specie di carcere in Grecia. I miei genitori sono stati tra i pochi a rifiutare di diventare membri del Partito Comunista. Era un grande onore essere invitati. E se ti rifiutavi era qualcosa di strano. Ma i miei genitori hanno trovato delle scuse. E’ stato un problema per la loro carriera, in seguito, ma sono sopravvissuti.

Per me non è mai stata una scelta possibile, perché odiavo le riunioni. Era una tale perdita di tempo, un tale cliché, tutti quegli insiemi di frasi che i comunisti usavano. C’era un “movimento militare dei bambini” che era qualcosa di simile ai boy scout, ma con propaganda comunista. I comunisti erano molto attenti a invitare i bambini più attivi, gli scolari coscienziosi che volevano progredire nella vita, a diventare capi di queste organizzazioni. Siccome ero una di quelle scolare sono stata invitata anch’io. Mi annoiavo a morte! Non potevo sopportarlo. Ma a quell’età, quando sei così piccola, non puoi protestare. Io non sono una combattente. Semplicemente mi annoiavo. Per me il comunismo era qualcosa da sopportare.

D’altro canto ero così spaventata dalla minaccia di una guerra che pensavo che il crollo del comunismo avrebbe significato la terza guerra mondiale. Anni dopo, quando mi sono resa conto che gli statunitensi vivevano nella paura della Russia, mi sono messa a ridere. C’è quella poesia – Xotyat li Russkie Voyni?  (I russi vogliono la guerra?) – di Evtuschenko. Per me era una cosa risibile, ma ora mi rendo conto che c’erano dei motivi per tale paura. Ma, comunque, io vivevo nella paura e ricordo quando è stato firmato il SALT II. Ero preoccupata: lo firmeranno? Ci sarà la pace?

I comunisti c’erano per essere sopportati. La mia idea all’epoca era che dovevano semplicemente vivere le nostre vite cercando di non incrociare il loro percorso. In seguito mi sono resa conto di quanto avessi subito il lavaggio del cervello. Non sapevo nulla dei campi di concentramento. Naturalmente sapevo di Belene, ma pensavo che fosse stato solo un problema dei primi anni dopo la guerra. Non avevo idea che queste cose continuavano a succedere; probabilmente perché la mia famiglia e i miei amici più vicini non ne erano colpiti. Avevo assoluta fiducia nella polizia. Avevo fiducia in essa più di quanta ne abbia ora! Decisamente non avevo una mentalità politica.

Ma quando è cominciato questo processo e ho cominciato a leggere e a rendermi conto di come stavano le cose, ne sono rimasta davvero sconvolta. Ho odiato così tanto i comunisti! Quando sento le cose buone che dicono sul Partito, a proposito dei capi, mi viene semplicemente il voltastomaco. Anche se devo ammettere che sono parlatori ben istruiti, sciolti. L’ex primo ministro del Partito, era una persona molto meglio istruita e sofisticata dell’attuale. Ma il precedente governo è stato uno dei peggiori. Ha commesso così tanti errori. Anche se alcuni dicono che ha introdotto alcuni benefici economici mediante la procedura di tassazione che ha avvantaggiato tutti, salvo i poveri che sono il suo elettorato.

Nel 1989 ci siano resi conto che chiunque poteva diventare un politico. Prima di allora la politica era uno spazio riservato soltanto all’élite politica, alla borghesia comunista. Poi, nel 1989, c’è stato un tale tumulto che tutti potevano farcela. Questa è anche una cosa cattiva, perché un mucchio di gente è finita a far politica senza essere in alcun modo preparata. Non erano nemmeno buoni professionisti. D’altro canto, ci sono stati alcuni buoni professionisti che sono diventati politici e hanno deciso politiche.

Dopo le elezioni del giugno del 1990 le mie speranze sono state stroncate molto rapidamente. C’è stata la famosa manifestazione di un milione di persone sul Ponte dell’Aquila. C’ero ed ero così eccitata e piena di speranze, ed ero sicura che la Bulgaria sarebbe diventata come l’Austria nel giro di un paio d’anni. Il giorno dopo era il giorno delle elezioni. E allora ci siamo resi conto che al potere ci sarebbe stato il Partito Comunista e che tutto sarebbe rimasto lo stesso. Ricordo di essere andata al quartier generale del partito UDF a via Rakosvky, e mi sono seduta là sul pavimento con centinaia di altre persone ed eravamo istupiditi. Non ho pianto, ma mi sentivo come se qualcuno fosse morto. Ero così triste e disperata e stupida. Ero arrabbiata, ma soprattutto ero delusa.

Sei stata tentata all’epoca di aderire alla Città della Verità? [*]

Sì, dal punto di vista ideologico. Ma non l’ho fatto perché non ero pronta a sacrificare il mio benessere a casa. Non ero granché rivoluzionaria. Ci andavo ogni sera e parlavo alla gente e firmavo petizioni. Ho fatto tutto quello che pensavo di poter fare. Ma non ho aderito. Sorprendentemente nessuno dei miei amici ha aderito. Eravamo tutti eccitati al riguardo. Temevamo che sarebbe venuta la polizia e li avrebbe cacciati, ma nessuno ha deciso di vivere lì.

Quando pensi al 1989 e 1990, pensi che la svolta abbia avuto luogo nel momento giusto per te?

Sì, è arrivata al momento giusto perché io potessi capirla appieno. Onestamente, se fossi stata più giovane non sarei stata in grado di capirla molto. Se fosse stata più anziana sarei stata cinica al riguardo. Ero molto aperta. L’ho abbracciata. Ho rivelato la mia ingenuità. C’erano così tanti che dicevano: “Non credere a quella gente. Sono gli stessi. Pensano solo al loro utile.” Ma non volevo ascoltare. Credevo in loro, anche se non ho aderito a un partito. La vita di partito non è qualcosa che cerco. Non ho mai aderito a un partito, non ho mai preso in considerazione l’idea. Forse è la mia natura. Preferisco essere un’osservatrice che un’attivista.

E i tuoi genitori? Come hanno reagito?

Fortunatamente eravamo dalla stessa parte. Andavamo insieme alle manifestazioni. Discutevamo a casa. Inveivamo contro la propaganda comunista in televisione. Eravamo preoccupati che ci fosse abbastanza carta per Demokratsia. Dico ‘fortunatamente’, perché ci sono state famiglie in cui questo era un grosso problema. Posso capire che potesse essere un problema grave. Persino oggi, quando incontro gente, cerco di porre una domanda già all’inizio – non se appoggiano il Partito Comunista, non è più così semplice – ma per capire che tipo di orientamento mentale ha la persona, per sapere come inquadrarla. Forse è pregiudizio. Ho amici che votano per il Partito Socialista Bulgaro. Non mi piace questo loro aspetto. Li accetto, ma con delle riserve.

Hai pensato di andare all’estero dopo la tua delusione? Ne hai parlato nella tua cerchia di amici?

Per tutto il tempo. Era l’oggetto di discussione di tutti. Ma penso che nessuno dei miei amici stretti sia effettivamente partito. Innanzitutto non avevamo visti d’uscita, ma poi i visti d’uscita sono stati cancellati negli anni ’90, molto presto. Volevo viaggiare. Quando sono andata a Bratislava nei primi anni ’80 ho avuto uno shock culturale perché, in termini di merci, si stava molto meglio che in Bulgaria. Il mio consumismo è stato stimolato per la prima volta. Sono andata in una cartoleria e ho detto: “Da qui non me ne vado!” Amavo tutto di questo. Persino la Slovacchia stava meglio all’epoca.

Viaggiare era qualcosa che adoravamo. A tutt’oggi non posso dire di aver viaggiato molto. Mi piacerebbe poterlo dire. E’ una questione di soldi, principalmente. Naturalmente parlavamo di emigrare. Sorprendentemente, vent’anni dopo, questo è ancora un argomento di discussione nei party, tra amici. E’ tuttora un problema perché i bulgari continuano a emigrare in nuove ondate ogni paio d’anni. E’ molto triste. Un milione di persone della popolazione attiva, persone ambiziose in possesso di una professione, ha lasciato il paese. E’ molto triste. E’ una delle conseguenze peggiori dei cambiamenti.

E tuttora ho amici che parlano seriamente di andarsene. Ma non penso che lo faranno mai. Per emigrare si devono tagliare tutti i legami con il passato. E non penso che siamo pronti per questo. Io sono della classe media. Lo sono sempre stata. E non voglio diventare un’emigrata. Non voglio neppure lavorare all’estero; beh, forse per un paio d’anni, ma solo se c’è un limite temporale. Forse sono troppo nazionalista, non lo so. E penso che qui ho troppo cui rinunciare. Quelli che sono poveri, che non hanno rapporti di famiglia, che non hanno lavoro … per loro emigrare è più facile. Vivo bene qui. Perché dovrei rinunciare?

Provi dell’orgoglio per il fatto di restare?

Non lo so. L’orgoglio di essere qui a sopportare…

O a contribuire a costruire il tuo paese?

In realtà questa è una questione interessante. I bulgari che sono emigrati dicono sempre che sono rimasti solo quelli che non valgono niente, e noi che siamo rimasti diciamo che se ne sono andati quelli che non avevano nulla da perdere. E’ una discussione interminabile. Non c’è nessuna risposta chiara. Se fossi emigrata mi sarei sentita sradicata e persa, perché solo dopo un po’ di anni dopo aver lasciato il tuo paese senti di non essere più con il tuo popolo né che con quello dell’altro paese. E’ così che sono stata cresciuta. Non sono una cosmopolita. Mi piacerebbe andare negli Stati Uniti, ad esempio, per un anno; sarebbe il sogno di una vita. Ma viverci, sistemarmici? Non riesco a immaginarmi fare una cosa simile.

E’ interessante che tu non ti consideri molto una cosmopolita. Ma il tuo lavoro è molto cosmopolita.

Sì, lo è. E lo diventa sempre più. Forse in me è forte l’educazione che ho ricevuto durante il comunismo, tutto questo patriottismo che è stato instillato in me. Amo la lingua bulgara. Non posso immaginare i miei figli parlare bulgaro con un accento. Penso sia disgustoso. Così tanti bulgari parlano inglese ai loro bambini in modo che non imparino il bulgaro. E penso sia vergognoso. Ho interesse per altre nazione, che è una delle caratteristiche dell’essere un cosmopolita. Ma a parte quello … Forse la Bulgaria mi piace troppo.

Questa è una buona introduzione alla tua valutazione di quanto la Bulgaria sia cambiata, o non sia cambiata, dal 1989. Che punteggio daresti, su una scala da uno a dieci, con uno che significa insoddisfatta e dieci che significa molto soddisfatta?

Direi sei, anche se sono rimasta molto delusa. Tuttavia, dopo il 2000 e dopo che la Bulgaria ha aderito alla UE, le cose sono cambiate in molti modi per il meglio. La Bulgaria è un luogo migliore in cui vivere. Le città sono migliori. Le autostrade sono migliori. Dunque penso che siamo sulla via giusta.

Ma le cose in Bulgaria cambiano molto lentamente perché questa è la nostra mentalità, che è la conseguenza di cinquecento anni di occupazione turca. Abbiamo l’occupazione turca e l’occupazione russa da usare come scusa, ma penso che l’occupazione turca sia stata la peggiore. Ha semplicemente cambiato del tutto la Bulgaria. Siamo lenti, non prendiamo decisioni. Il processo decisionale in Bulgaria è assolutamente corrotto. Nessuno vuole impegnarsi in una decisione. Scaricano sempre le decisioni in alto. E poi il primo ministro deve decidere cose banali, stupide. E le cose non succedono perché il primo ministro non può fare ogni singola cosa nel paese. La gente non si assume responsabilità. Se ne sta semplicemente seduta ad aspettare che passi il temporale. Ammazziamo semplicemente il tempo e aspettiamo che il male arrivi alle ossa, come diciamo noi. Una volta arrivato alle ossa, allora possiamo essere stimolati ad agire.

Per quanto riguarda la mia vita personale, direi sei o sette, perché penso che innanzitutto si debba essere grati per quello che si ha; per essere in salute, per avere un lavoro, per essere in grado di esprimere liberamente ciò che si pensa. Non ho detto dieci, perché ci sono un mucchio di cose nella vita che non ho fatto. Come ho detto, molti dei miei compagni di classe sono milionari, ed io sono ben distante dall’esserlo.

Come sarebbe diversa la tua vita se fossi una milionaria?

Non lo so. Penso che il denaro corrompa. Non voglio essere una milionaria. Uno dei problemi della società bulgara, oggigiorno, è che ci siamo lasciati corrompere dal denaro. Ma è inevitabile. Una volta che l’economia di mercato comincia a dominare le cose, arriva il consumismo ed entrano in gioco i soldi. In passato, ai tempi del comunismo, era considerato di cattivo gusto parlare dei soldi con gli altri, chiedere persino quanto avevano pagato le loro scarpe. Non facevamo mai quelle domande. Oggi è diventato molto più comune parlare di salari, dei debiti, dei prezzi delle auto. Questo non mi piace. E’ decisamente un lato negativo. E anch’io sono diventata una persona la cui vita è governata dal denaro, per quanto non mi piaccia. Naturalmente avrei potuto diventare una specie di eremita e vivere nelle montagne e sono sicura che avrei piantato patate. Ma non sono quel genere di persona. Così, non voglio essere una milionaria.

Niente si ottiene gratis, lo sai. E’ un compromesso. Anche se non ti sporchi le mani in affari illegali – perché i milionari in Bulgaria non si sono davvero fatti da soli – dovresti lavorare molto duro. E forse io non voglio lavorare così duramente.

E per quanto riguarda il futuro della Bulgaria? Su una scala da uno a dieci, con uno uguale a massimo pessimismo e dieci uguale a massimo ottimismo?

Tenendo presente quello che i Maia avevano previsto per il 21 dicembre 2012, preferisco pensare in positivo. Spero che la mia vita cambierà in meglio. Non ho altro che sperare. Penso che sia l’atteggiamento mentale migliore. Se sei giù, può solo stare ancora peggio. Dunque, sette. Forse sono troppo ingenua ma essere ingenui ti avvicina di più all’infanzia. Se si è troppo cinici, anche se io sono pure molto cinica … se si è cinici tutto il tempo, la cosa ti invecchia.

In diverse occasioni hai detto che forse sei una nazionalista bulgara. Ami la lingua. Ami vivere qui. Presumibilmente sai molto della storia bulgara …

Non tanto quanto dovrei.

Se parlassi con un compatriota, ti definiresti una nazionalista bulgara?

Forse non sono una nazionalista, bensì una patriota bulgara. In passato distinguevamo tra l’essere nazionalisti e l’essere patrioti. Penso ancora di essere una patriota, piuttosto che una nazionalista. Il progresso nella vita non dipende dai tuoi geni o dalla tua nazionalità. Dipende dalle occasioni che la vita ti ha offerto e da alcuni doni che dovrebbe esserti permesso di sviluppare. Ma mi piace la Bulgaria e mi dispiace molto che si sviluppi così scarsamente.

Pensi che ci sia stato un aumento del nazionalismo in Bulgaria?

Sì, lo penso. Se avessi posto la domanda vent’anni fa, ero vittima dell’influenza occidentale allora. Amavo tutto quello che era occidentale e odiavo tutto ciò che era bulgaro. Mi vergognavo così tanto di come lavoravano i bulgari e del loro atteggiamento riguardo all’igiene (beh, mi vergogno ancora, riguardo all’igiene). All’epoca volevo abbracciare tutto ciò che era occidentale. E ora mi rendo conto che questo non sarebbe dovuto succedere, perché abbiamo il nostro modo di fare le cose. Dovremmo cercare di imparare, ma non dovremmo dimenticare da dove veniamo.

L’ascesa del nazionalismo, immagino, è una reazione a questo, una svolta nella direzione opposta a ciò che è accaduto negli anni ’90. Penso sia una cosa naturale. Quando si concede troppo liberalismo a un gruppo, l’altro gruppo rivuole indietro la propria posizione.  E’ sempre un compromesso. Penso che, considerato quello che è successo alla popolazione Rom nel corso degli anni, il nazionalismo sia stato inevitabile. Anche persone che non avevano quel tipo di orientamento mentale sono diventate nazionaliste dopo aver visto quello che è successo. Non abbiamo nulla contro nessuno, a patto che siano cittadini che pagano le tasse e obbediscono alla legge.

C’è qualcosa che fai oggi che, ventidue anni fa, avresti scelto di fare in modo occidentale?

Probabilmente è la mia inquadratura mentale, non tanto quello che faccio. Beh, oggi leggo libri bulgari, cosa che non facevo in passato. Vent’anni fa leggevo solo i libri inglesi e statunitensi su cui riuscivo a mettere le mani. Ma ciò era collegato al mio lavoro, ai miei studi. Forse non odio tanto lo stile bulgaro. Vi ho trovato qualcosa di affascinante. All’epoca, ero decisamente contraria ad esso. Ero ansiosa di diventare totalmente diversa: di lavorare assolutamente duro, di adottare una mentalità diversa solo per essere differente. Ora mi rendo conto che non è possibile, non è necessario e che non può succedere.

E le tue capacità di prendere decisioni?

Sono molto scarsa nelle prendere decisioni. Cerco di immaginarmi in entrambi i modi e non ci riesco. Decisamente rimando le cose fino all’ultimo momento, proprio come la bulgara che sono orgogliosa di essere! Ma ci sono alcune cose riguardo alle quali ho sentimenti forti. Gli impianti di energia nucleare, ad esempio.

Sì o no?

Decisamente no. Sono anche ambientalista. Mio padre diceva che se tutti fossero esitanti come me, l’umanità starebbe ancora nel brodo primordiale.

Sei una libera professionista. C’è stato un momento in cui hai lasciato un lavoro per diventare indipendente?

Ho lavorato per il governo per un giorno e mezzo, da interprete del ministro dell’energia. Quello è stato il mio lavoro da volontaria e l’avevo completato. Ho lavorato per altri uffici, con orari molto lunghi e rigidi. Ho avuto la fortuna di atterrare in un posto presso l’industria nel 1991. E’ stato il mio primo impiego e ho imparato molto là a proposito della cultura industriale.

Ma si dovrebbe trovare un ambiente d’ufficio che corrisponda alla propria età e al proprio orientamento mentale. Un laureato di fresco può lavorare intensamente, sottostare a orari lunghi. Ma con il passare degli anni io ho deciso che avevo bisogno di maggiore libertà. Sono diventata insegnante in una scuola privata, insegnando inglese agli adulti. Mi sono goduta quella libertà. Poi sono tornata al mondo degli affari. Sono diventata una libera professionista nel 2005, che non è molto tempo fa. Ma non riesco a vedermi di nuovo in un ufficio. Spero che la crisi non diventi tanto brutta da costringermi a tornarci.

Qual è la situazione dei liberi professionisti in Bulgaria?

E’ molto brutta perché la domanda non è molto elevata e l’offerta di traduttori e interpreti è altissima. Le cose andavano benissimo nel 2007 ma poi siamo entrati nella UE, il che ha cambiato il genere di lavoro che dovevamo fare. Poi è cominciata la crisi e le società hanno smesso di tenere corsi, seminari e congressi. Hanno ridotto queste attività al minimo.

Ti consideri un’europea?

Sì, direi che sono un’europea. Sono fiera della storia della Bulgaria, specialmente della storia antica. Allora la Bulgaria era una potenza europea. Nessun dubbio al riguardo. Anche culturalmente la Bulgaria era molto forte. Mi sta bene di essere europea.

Cosa ne pensi dell’integrazione della Bulgaria in Europa? Avevi le stesse speranze del 1989-1990 al riguardo?

Quanto all’Unione Europea avevamo anche al riguardo grandi speranze, ma è arrivata troppo tardi. Naturalmente mi rendo conto che la Bulgaria e la Romania non erano pronte ad aderire. Siamo stati accettati per motivi politici, principalmente per tagliare i nostri legami con la Russia. E penso che questo ci abbia salvato. Conoscendo i nostri sentimenti nei confronti della Russia, saremmo rimasti sempre un suo satellite. Lo siamo tuttora. Siamo il cavallo di Troia dei russi nella UE. Lo dicono tutti; non è per nulla un segreto. La cosa mi dispiace ma questo è lo stato di fatto: la gente di qui ama i russi.

I distributori di benzina della Lukoil sono molto belli.

Il padrone della Lukoil è un buon amico dell’ex presidente della Bulgaria e dell’attuale primo ministro: è amico di tutti. Penso che molte cose si spieghino così.

Per quanto riguarda la UE, alcuni cinici hanno affermato che ora che la Bulgaria è nella UE, la UE crollerà. Non sembrava così nel 2007, ma adesso ci si comincia a chiedere se non potrebbe succedere piuttosto presto. E’ un bene per noi essere posti entro certi limiti, che ci siano delle regole che ci sono imposte. Noi tendiamo a uscire dal seminato, perché siamo così indisciplinati.

D’altro canto la UE è così burocratica. Se consideri quanti soldi sono sprecati, persino nella traduzione dei documenti. Traducono ogni singola direttiva in gaelico. E’ ridicolo. In tempo di crisi perché non investire questi soldi in qualcosa di più normale? Non penso che la UE sia molto produttiva nel modo in cui gestisce la crisi. Ma non abbiamo altra scelta. Così, sono lieta che abbiamo aderito alla UE, anche se non eravamo pronti per farlo. Ma non voglio che aderiamo all’area Shengen perché non voglio così tanti immigrati che vengano a vivere in Bulgaria. Abbiamo un mucchio di gente cui dare assistenza sociale, anche senza che vengano qui africani e asiatici.

Anche se la popolazione bulgara ha perso 1,5 milioni di persone?

Sì, ma quelli che se ne sono andati erano lavoratori. Mi rendo conto che la Bulgaria è molto scarsamente popolata. Mi rendo conto che non potremo restare a lungo un vuoto. La Bulgaria è un paese splendido, con un clima magnifico, cibo ottimo. Saremo popolati da qualcuno. Ma dovremmo darci da fare per portare qui i bulgari etnici che vivono in Moldavia. C’è un vasto gruppo che vive là e non se la passa molto bene in termini di diritti etnici. Anche i macedoni sono benvenuti, naturalmente!

 

[*] La città della Verità fu un’occupazione attuata nel centro di Sofia dopo le elezioni del 1990 vinte dal Partito Socialista Bulgaro. Alcuni membri del movimento di opposizione affermarono che le elezioni erano state manipolate e continuarono a dimostrare contro quella che consideravano una continuazione del potere comunista nel paese. Altri membri dell’opposizione sostenevano che anche se l’Unione delle Forze Democratiche aveva perso le elezioni, l’opposizione che ora era rappresentata in parlamento e nell’azione politica doveva esprimersi a quel punto all’interno del sistema politico piuttosto che nelle piazze. La Città della Verità era ancora in funzione quando visitai Sofia nell’agosto del 1990, anche se le sue dimensioni si erano ridotte.

 

Fonte: Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-bulgarian-turn-by-vihra-gancheva

Originale: http://www.johnfeffer.com/the-bulgarian-turn/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 17 febbraio 2013 alle 11:54 - Reply

    Ogni volta che l’identità di un popolo e le sue tradizioni vengono violate da imposizioni di potere di qualunque colore e orientamento, accade che anche i più illuminati tra i membri di quel popolo si chiudano in un riccio di orgoglio e difesa che li fa ancorare a ciò che è proprio e intoccabile, come un ultimo baluardo da proteggere per non perdere definitivamente l’orientamento. Questo effetto conflittuale in seno ad una società è figlio di altri conflitti e ha lo scopo di farne subire altri ancora.

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