Perché la Primavera Araba in Tunisia è in subbuglio

Redazione 12 febbraio 2013 1
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Perché la Primavera Araba in Tunisia è in subbuglio

Di Juan Cole

11 febbraio 2013

Venerdì scorso diecine di migliaia di tunisini sono scesi nelle strade per protestare contro lo sconvolgente assassinio del politico laico e di sinistra, Chokri Belaid, avvenuto all’inizio di questa settimana. Era stato il capo di un piccolo partito di opposizione ed era stato un critico schietto sia del partito governante al-Nahda che delle milizie che sono spuntate durante la rivoluzione del 2011, molte delle quali non sono state mai smobilitate.

Il venerdì è stato caratterizzato da uno sciopero generale indetto dal potente Sindacato generale dei lavoratori tunisini (l’acronimo francese è UGTT- Union Générale tunisienne du travail), il primo in 35 anni. (Durante la rivoluzione del gennaio 2011, l’UGTT è stata relativamente timida è ha soltanto chiesto a un certo punto di fare due ore di sciopero).

Uno dei motivi per cui l’UGTT ha convocato lo sciopero generale è stato che il partito  religioso al governo, al-Nahda, dall’inizio della rivoluzione ha fatto una forte alleanza con il settore finanziario tunisino privato ed è stato indifferente verso gli scioperi e i movimenti dei lavoratori che talvolta ha represso.

In risposta alla crisi di questa settimana, il primo ministro di al-Nahda, Hamadi Jebali, ha proposto la formazione di un governo di unità nazionale nel quale avrebbe nominato tecnocrati non politici per importanti  incarichi di gabinetto, invece dei preminenti politici fondamentalisti di al-Nahda. Il giorno dopo, però, il comitato centrale del suo partito ha fatto obiezione al suo piano.

L’assassinio di Belaid è stata la prova più visibile e importante della polarizzazione di classe della Tunisia. E’ triplice: i lavoratori e gli intellettuali della sinistra si oppongono alle tendenze neoliberali del nuovo governo; la classe media e le classi alte sono legate al vecchio stato laico e alle sue istituzioni che temono il fondamentalismo e la privatizzazione; i fondamentalisti che sostengono gli uomini di affari privati.

L’uccisione di Belaid mostra anche i diffusi problemi di sicurezza sorti dopo la caduta del regime dittatoriale di Zine el Abidine Ben Ali avvenuta due anni fa. Tali problemi derivano da tre ??: semplici bande criminali, milizie di quartiere turbolente e militanti  fondamentalisti salafiti che agiscono come vigilanti nello stile del Ku Klux Klan, contro i laici. Tutti e tre i problemi derivano dalla incapacità del governo attuale di ricostituire le forze di sicurezza dopo la rivoluzione. I circa 80.000 uomini della polizia segreta tunisina si sono in gran parte dispersi e i poliziotti normali sono pagati poco e mancano di morale, sentendo che la gente li incolpa ingiustamente di sorveglianza durante la dittatura. L’esercito è piccolo (35.000 uomini in una nazione di 10,5 milioni di persone) e apolitico e non ha avuto un ruolo significativo nei problemi della sicurezza civile.

A sua volta, l’incompetenza dimostrata dal governo del partito al-Nahda ora in carica nel ripristinare la sicurezza, è in parte strutturale. Il governo è pieno di persone  che sono state  perseguitate  dalla polizia e ingiustamente messe in prigione durante il vecchio regime, e ridare il potere alla polizia è probabilmente non al primo posto nel loro programma.

L’altro problema è il modo in cui  il risultato  delle elezioni parlamentari del 23 ottobre  2011 è stato gestito. I musulmani del  partito religioso al-Nahda hanno avuto circa il 37% dei seggi. I partiti laici, di sinistra e di centro sinistra hanno avuto il resto. Moncef Marzouki, capo del Congresso per il partito repubblicano (centro-sinistra) è entrato in coalizione con al-Nahda e con il piccolo Forum per il Lavoro e la Giustizia, di Mustafa Ben Jaafar. Marzouki è diventato presidente e Ben Jafaar è diventato presidente dell’Assemblea Costituente. La carica di primo ministro è andata però ad Hamadi Jebali, un vecchio fondamentalista che ha formato un gabinetto con membri presi in gran parte da al-Nahda, la destra religiosa. In Tunisia questi tre personaggi sono chiamati la ‘troika’.

Marzouki è incostante,  capriccioso e inutile. Il parlamento non funziona poi tanto bene e il partito di Ben Jafar ha soltanto 20 seggi, quindi lui non ha potere. Jabali e il suo gabinetto fondamentalista la hanno fatta da padroni anche se sono a capo di un governo di minoranza. La classe media tunisina spesso non è soltanto laica ma volteriana militante, e odia al-Nahda e il suo governo.

Il problema della sicurezza sollevato dai fondamentalisti Salafiti della linea dura che vanno in giro assalendo fisicamente le persone e disturbando gli eventi culturali che non approvano, è stato generalmente minimizzato da al-Nahda. Di solito i suoi dirigenti non li condannano completamente, e parlano di ‘provocazioni’ laiche alla violenza, dando quindi la colpa alla vittima.

I laici vanno oltre. Quando sono stato in Tunisia il mese scorso, i laici ripetutamente mi ripetevano che al-Nahda  gestisce in segreto i Salafiti come gendarmi del loro partito,  impegnandoli nelle loro azioni estreme. (In settembre, i Salafiti sono stati portati in autobus da qualcuno  in un  sobborgo periferico di Tunisi dove si trova l’ambasciata degli Stati Uniti, e la hanno attaccata)

In alcuni modi, al-Nahda stessa deve essere incolpata di polarizzazione e sospetti. Avrebbe dovuto mettere più ministri di sinistra nel suo governo (che riflettono il loro peso in parlamento), e avrebbe dovuto affrontare con maggiore fermezza i Salafiti e le milizie di quartiere.

Talvolta i politici di al-Nahda hanno a usato una retorica irruente contro i laici come Belaid.

Belaid era critico riguardo alle milizie di quartiere, dei Salafiti e di al-Nahda. La sua vedova  ha però indicato che c’era  al-Nahda dietro la sua uccisione, e questa accusa è largamente creduta nei quartieri esclusivi di La Marsa e in altri sobborghi settentrionali.

Se davvero credevate che al-Nahda avesse tendenze dittatoriali e celle segrete per assassinare, sarebbe davvero allarmante averlo come  vostro governo, e per questo venerdì ci sono state le grosse dimostrazioni. Questa  teoria della cospirazione è però soltanto l’espressione di maggiori conflitti di classe e di ansie. la Tunisia è agitata non soltanto da una divisione di religiosa /laica, ma anche da un Diritto religioso in contrasto con una divisione tra lavoratori e contadini con molti intellettuali della classe media che appoggiano con questi ultimi. Questo è il motivo per cui le proteste hanno avuto luogo in città rurali  povere come anche al centro di Tunisi. La Tunisia rurale è relativamente religiosa ma ha anche una disoccupazione sproporzionata, e al-Nahda deve ancora fate molto per loro. In effetti, dove hanno tentato di scioperare e di protestare per problemi di lavoro, al-Nahda li ha criticati ( in un modo che non sembra interessata a usare per criticare i Salafiti violenti).

Come al solito un sacco di esperti stanno cercando di usare l’instabilità in Tunisia per accusare la primavera Araba. Le divisioni e i problemi strutturali del paese sono stati però in gran parte prodotti dalla vecchia dittatura che non poteva più gestirli per mezzo della coercizione di stato. La Tunisia è distrutta dal nuovo fenomeno di lotta politica aperta. Il paese ha bisogno di rielaborarla come politica civile pacifica se vuole andare avanti, ma la lotta in se stessa è salutare. La vecchia Tunisia dove c’erano 80.000 uomini della polizia segreta che spiavano ogni parola  che dicevano i cittadini e dove si criminalizzavano i discorsi di politica è sparita, che liberazione! La gente che la rivuole per amore della ‘stabilità’ è poco realistica: è quella che ha prodotto l’instabilità, perché alla lunga è stata insostenibile.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/why-tunisia-s-arab-spring-is-in-turmoil

Originale: Juancole.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 12 febbraio 2013 alle 22:36 - Reply

    Il fatto che la Tunisia si stata l’alba della Primavera Araba, la dice lunga sulla permanenza come carattere imprescindibile della rivoluzione. La lunga durata sarà inevitabile e frutterà consapevolezza e coscienza politica. La repressione è solita, il trucco di chiaro stampi neocolonialista, col placito delle potenze occidentali che vedono di buon occhio democrazie totalitarie con islamisti al potere (un vero paradosso se non ci fosse menzogna alla base). La resistenza delle forze laiche e l’appoggio non convenzionale del mondo occidentale sono doverosi oltre che una forte speranza per tutti gli arabi.

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