I fratelli Koch e l’Oleodotto Keystone XL

Redazione 11 febbraio 2013 1
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di Greg Palast – 10 febbraio 2013

Ho seguito un tubo di putrida fanghiglia nera, una vipera tossica che striscia lentamente per 2.000 miglia attraverso il ventre degli Stati Uniti, inghiottendo falde acquifere, politici e ragione nel suo percorso.

L’oleodotto  Keystone XL.

Come Nagini, il serpente assassino delle fiabe di Harry Potter, aveva il suo padrone Voldemort, ho immaginato che l’oleodotto Keystone XL dovesse avere anch’esso il suo signore oscuro.

E i Signori Oscuri dell’oleodotto Keystone hanno lasciato chiare tracce: orrore ambientale, pagamenti a politici e odore di zolfo più forte di quanto potesse essere spiegato dalle puzzolenti sabbie bituminose al suo interno. Ho sentito odore di Koch.

David e Charles Koch valgono 20 miliardi di dollari ciascuno e sono assolutamente certi che non sono abbastanza. Perciò hanno bisogno dell’oleodotto Keystone XL.

Il Keystone XL riceverà il petrolio delle sabbie bituminose canadesi, il greggio più sporco del pianeta, e lo risucchierà fino alle raffinerie texane della costa del Golfo. La poltiglia petrolifera della riserva di Alberta, se riuscirà ad arrivare al mercato statunitense, riscalderà da sola di circa 0,4 gradi centigradi il pianeta. 

Per quale ragione al mondo gli Stati Uniti dovrebbero pestare Madre Natura col calcio della pistola per portare il petrolio in Texas? Intendo dire: è assolutamente grottesco risucchiare petrolio bituminoso pesante dal Canada per trascinarlo attraverso l’intero centro degli Stati Uniti e importarlo nello stato della Stella Solitaria esportatore di petrolio.

E’ qui che entra in gioco una piccola lezione di chimica del petrolio. Non si può semplicemente immettere qualsiasi petrolio greggio in una raffineria. Questi giganteschi luridi impianti sono in realtà molto sensibili. Le raffinerie della costa texana del Golfo sono ottimizzate per il greggio pesante.

Costerebbe miliardi di dollari ricostruire la gigantesca raffineria Corpus Christi delle colline di Flint, di proprietà delle Industrie Koch, per usare il petrolio meno inquinante del Texas, trivellato nelle vicinanze.

I Koch hanno bisogno di greggio pesante. Ma i fratelli Koch hanno un problema. Il greggio pesante è controllate da un tizio ‘pesante’: il presidente del Venezuela Hugo Chàvez.

Nel caso non lo sapeste, il Dipartimento USA dell’Energia afferma ora che il Venezuela, non l’Arabia Saudita, possiede le riserve di petrolio più vaste, tra cui il grosso prevalente del greggio pesante del pianeta.

E Chàvez non ha intenzione di regalarlo. “Non siamo più una colonia petrolifera, signor Palast”, mi ha detto Chàvez nel corso dei nostri incontri a Caracas.

Non scherzava. Il prezzo all’esportazione del Venezuela si aggira ora sui 100 dollari al barile.

Così i Koch hanno rivolto lo sguardo verso l’altro, al Canada, dove gli uomini di petrolio di Alberta stanno vendendo il loro viscidume bituminoso per l’enormità di 33 dollari al barile in meno rispetto al greggio di Chàvez. Fate i conti: con 289.000 barili il giorno raffinati a Corpus Christi, passare dal greggio venezuelano alle sabbie bituminose canadesi mette nelle tasche dei Koch un extra di 3 miliardi di dollari l’anno.

C’è, tuttavia, un problema. Tra il Canada e Houston ci sono gli Stati Uniti. Al momento non esiste un oleodotto che possa trasportare a sud tutto quel greggio a basso costo. La rete di oleodotti diretta a sud ora è strozzata a Cushing, Oklahoma, dove sono già bloccati 47 milioni di barili di greggio fermi nei serbatoi senza nessun posto dove andare.

Così, tutto quello che devono fare i Koch è indurre il governo ad accettare di far passare un oleodotto attraverso Cushing fino a Houston: il Keystone XL. Ma ciò richiederebbe che il governo statunitense finisse del tutto fuori di testa, commettesse un suicidio ambientale e invertisse tutte le politiche intese a rallentare il riscaldamento globale, il tutto per importare petrolio straniero quando gli stessi Stati Uniti stanno soffrendo di un grosso surplus di petrolio e gas.

Inoltre, approvare l’oleodotto Keystone XL farà salire il prezzo del gasolio da riscaldamento e della benzina negli Stati Uniti.

Fatemelo ripetere: approvare l’oleodotto Keystone XL farà aumentare il prezzo del gasolio e della benzina.

Questo è un lurido piccolo segreto dei signori degli oleodotti, ignoto a tutti salvo che agli esperti. Tutti i politici Repubblicani e non pochi Democratici sono andati strombazzando la favola bella che l’oleodotto XL ridurrà il prezzo della benzina e del gasolio in tutti gli Stati Uniti.

E’ una stronzata, ma è un vangelo assolutamente fuori discussione per i media convenzionali. La maggior parte degli oppositori ufficiali dell’oleodotto XL si bevono la storia del petrolio a minor costo, ripetendo variazioni dell’editoriale del New York Times che il “beneficio [economico] del Keystone XL supera i danni certi” all’ambiente.

Ma il “beneficio” è fasullo. Se l’oleodotto sarà aperto i prezzi della benzina saliranno di circa 15 centesimi al gallone nel Midwest settentrionale.

Ecco il perché. Normalmente la fornitura di greggio agli USA non ha un fottuto cavolo a che fare con il prezzo del gasolio con cui riempite il serbatoio del vostro SUV [‘Humvee’ nell’originale – n.d.t.]. Normalmente i canadesi potrebbero innaffiarci di sabbie bituminose e i prezzi del gasolio e della benzina non cambierebbero di un centesimo.

Ciò è dovuto al fatto che il prezzo internazionale del petrolio non è determinato dalla domanda e dall’offerta sul mercato. Il prezzo è, invece, fissato da un dittatore in accappatoio, Abdullah, re dell’Arabia Saudita. Lui ordina, tu paghi.

Ma ci sono sempre anomalie.

Così come stanno le cose, con nessun posto dove scaricare il loro viscidume bituminoso, i canadesi devono venderlo con uno sconto di 33 dollari il barile alle raffinerie vicine del Midwest settentrionale degli Stati Uniti.

I consumatori statunitensi godono dei benefici di questa riserva di petrolio. In effetti, un canadese incazzato, il direttore della Cenovus Energy, Brian Ferguson, lamenta che il tappo dell’oleodotto si traduce in “una sovvenzione ai consumatori statunitensi pari a 1.200 dollari per ogni canadese.”

L’oleodotto XL funzionerebbe come un clistere petrolifero, liberando le giacenze bloccate e arricchendo le raffinerie del Golfo.

La conseguenza dell’apertura del rubinetto attraverso il Keystone XL significherà che i prezzi al dettaglio del gasolio da riscaldamento nel Midwest degli Stati Uniti saliranno alle stelle e la benzina nella regione, mentre il greggio viene drenato verso altre raffinerie, crescerà di un importo stimato in 15 centesimi al gallone.  

Vero, ora greggio a minor prezzo affluirà a sud, ma, come scrive l’economista canadese Robyn Allan, “è il settore delle raffinerie che vede il beneficio del WCS [petrolio delle sabbie del Canada occidentale] sotto forma di una manna dal cielo di profitti derivanti dal minore costo della materia prima.”

Il flusso di greggio a basso prezzo da un nuovo oleodotto arricchirà i raffinatori e, tra essi, nessuno più dei raffinatori di nome Koch.

Ma come faranno i Koch a far sì che Obama e il governo statunitensi si rivoltino contro i consumatori statunitensi e contro le loro stesse politiche e promesse ecologiche? Lo vedremo la prossima settimana.

Inseguo i Koch da diciotto anni, all’inizio come investigatore privato in un caso di petrolio mancante da una riserva di indiani nativi americani.

Di quel caso mi resta ancora oggi appiccicata una cosa. La pista del petrolio mancante aveva portato a Charles Koch in persona, il quale (secondo una registrazione segreta) aveva detto a un suo complice perché lo aveva fatto. Il miliardario aveva affermato: “Ne voglio la mia giusta fetta. Cioè TUTTO.”

E “tutto” include ora un oleodotto pieno di eccitante petrolio a basso prezzo.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/hugo-chavez-told-me-he-wont-sell-oil-to-the-kochs-by-greg-palast

Originale: Vice.com

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 11 febbraio 2013 alle 23:48 - Reply

    La pianificazione del crimine ambientale è puntuale e precisa e gli interessi privati fanno di tutto per accaoarrarsi e gestire destino pubblico con la protezione dello stato-gendarme.

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