La droga: la nuova economia alternativa dell’Africa Occidentale
Di Anne Frintz
4 febbraio 2013
Un Boeing 727 che arriva dal Venezuela con un carico che si stima tra le 5 e le 9 tonnellate di cocaina, è atterrato a Tarkint, vicino alla città di Gao nel Mali nord orientale nel novembre del 2009. Ha scaricato e non è riuscito a decollare e poi gli è stato dato fuoco. La droga non è stata mai recuperata. Un’indagine ha rivelato che una famiglia libanese e un uomo d’affari della Mauritania che avevano fatto fortuna con i diamanti dell’Angola erano tra i finanziatori dell’impresa.
Come è potuto entrare liberamente un aeroplano così grande con un tale carico di cocaina in una regione che, sebbene deserta, non era né disabitata né non controllata? Uno specialista francese che desidera rimanere anonimo, sostiene che vi erano coinvolti un ministro del governo, e persone con alte cariche nell’esercito e nei servizi segreti e collegati all’ex presidente Amadou Toumani Touré (ATT), come anche membri del parlamento della zona nord del paese.
Questa fonte ha detto: “E’un argomento riservato. Va al cuore del potere. Quando il regime di ATT è crollato, ufficiali di alto rango dell’esercito e dei servizi segreti del Mali, che avevano connessioni con il commercio della droga, si sono trovati completamente delegittimati. Questo è uno dei motivi per cui gli uomini reclutati e gli ufficiali più giovani hanno preso parte al colpo di stato del marzo 2012. I ranghi più alti avevano una collezione di macchine che non si sarebbero potute comprare con l’intero bilancio dell’esercito. Il traffico di droga forniva benefici importanti: aiutava nelle elezioni e gli affari immobiliari venivano finanziati attraverso operazioni di riciclaggio del denaro…Molti politici si sono accordati con i trafficanti. Se un soldato fermava un convoglio, riceveva una chiamata da qualcuno più in alto di lui che gli diceva di farlo passare. E’accaduto al confine con la Guinea all’epoca di Ousmane Conté, quando il figlio del presidente della Guinea è stato arrestato per traffico di droga. ATT ha chiuso un occhio. Ha lasciato cadere la cosa. Il regime maliano era uno dei più corrotti dell’Africa.
Simon Julien (1) una specialista francese del Sahel, ha descritto la situazione di competizione nel Mali settentrionale prima del 2012, quando alcuni potevano accedere al denaro della droga e altri no. Il regime ha tentato di sedare le ribellioni dei Tuareg, dando finanziamenti generosi provenienti dal commercio della droga a gruppi che si opponevano ai Tuareg dei monti N’Fughas. Questo ha prodotto l’effetto contrario. Il conseguente afflusso di armi dalla Libia e dai combattenti islamisti ha accelerato la spartizione del Mali. La parte che ha avuto il denaro della droga nella destabilizzazione dell’intera sub-regione non dovrebbe essere sottostimato.
A Lagos, capitale della Nigeria, il primo laboratorio illegale per la produzione di anfetamine e di metanfetamine è stato smantellato nel 2011. A Capo Verde, nell’ottobre 2011, 1500 kg. di cocaina sono state sequestrate su una spiaggia dell’isola di Santiago. Nel giugno 2010, 2.000 kg. di polvere bianca sono state trovate in una struttura dove c’era il deposito per la pesca dei gamberi in Gambia. Nell’aprile 2011, a Cotonou, sono stati trovati 202 chili di eroina sono stati trovati in un container di una nave pachistana che sembra fosse diretta in Nigeria. La cannabis (canapa indiana) l’unica droga illegale prodotta localmente. rimane quella più comune, ma è soltanto per consumo locale. Le droghe sintetiche – cocaina ed eroina -sono destinate all’Europa, al Giappone e alla Cina.
Importante centro per il traffico di droga
Fin dal 2004, l’Africa occidentale è diventata un importante centro per il traffico e la distribuzione della cocaina. Soddisfa tra il 12% e il 25% della domanda dell’Europa: 21 tonnellate su 129, secondo l’ufficio dell’ONU per la droga e i crimini (UNODC – United Nations Office on Drugs and crimes). La regione offre ai trafficanti internazionali di droga una serie di vantaggi competitivi; la sua posizione strategica tra nazioni di produzione e di consumo; logistica e lavoro a buon mercato; controlli poco severi e debole applicazione della legge e corruzione a basso costo; un clima generale di impunità.
A metà strada tra il Sud America e l’Europa, questa nuova tappa obbligata riceve prodotti dai massimi produttori di cocaina del mondo: Colombia, Perù e Bolivia. Rifornisce l’Europa, il secondo più grande mercato di cocaina del mondo, con un valore stimato in 33 miliardi di dollari nel 2012 (soltanto 4 miliardi meno che il Nord America). La cocaina è la seconda droga più comunemente usata in Europa dopo la canapa indiana, con oltre 4 milioni di consumatori nel 2008, meno dell’1% della popolazione.
Questo traffico redditizio è considerato dalle organizzazioni internazionali come l’UNODC e il Comitato Internazionale per il controllo dei narcotici, come un fattore fondamentale della instabilità dell’Africa occidentale. La crisi economica e le politiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, hanno eroso la legittimità della maggior parte degli stati della regione. Ogni cosa aveva il suo prezzo prima dell’arrivo della cocaina, ma i criminali internazionali che maneggiano enormi somme di denaro hanno peggiorato le cose.
“I criminali organizzati delle diverse nazioni adottano un approccio commerciale: cercano l’opzione a basso rischio e con un guadagno alto. I trafficanti vanno alla ricerca dei percorsi migliori dove la corruzione, unita alle loro tattiche, che vanno dalle minacce di morte all’omicidio, daranno loro libertà di movimento,” dice Pierre Lapaque direttore dell’UNODC per l’Africa occidentale. Il traffico di cocaina è paragonabile, per il valore, al traffico di petrolio o di armi; è estremamente redditizio. nel 2012 l’UNODC a Dakar (Senegal) ha calcolato che la vendita di 30 tonnellate di cocaina ha procurato un profitto di 1,2 miliardi di dollari, più di 500 milioni dei quali sono stati riciclati e spesi localmente. In confronto, l’anno scorso la Guinea Bissau (un importante punto di transito della droga) ha avuto un bilancio soltanto di 237 milioni di dollari.
La cocaina è un prodotto con un alto valore aggiunto: si vende a un prezzo che oscilla tra i 2.700 e i 4.000 dollari al chilo nelle zone di produzione, oltre 13.000 dollari sulla costa atlantica, a 16.000 dollari nelle capitali del Sahel, tra i 24.000 e i 27.000 ,nelle città del Nord Africa, ed tra i 40.000 e i 60.000 dollari in Europa. Questi sono prezzi all’ingrosso per un prodotto la cui purezza diminuisce nel ciclo di approvvigionamento.
Patti e disaccordi
Per la polizia dell’Africa Occidentale, i funzionari delle dogane e i giudici, la battaglia contro il traffico è quasi impossibile: il divario tra le loro risorse e quelle dei trafficanti è enorme. La polizia della Guinea Bissau a volte non può mettere la benzina nei veicoli che usa per il pattugliamento. Questo fatto distrugge perfino la determinazione più entusiasta, e i criminali sfruttano reti etniche e culturali, forti diaspore (quelle dei Nigeriani, per esempio), le comunità linguistiche, e altri interessi. Più spesso un piccolo gruppo di individui si mettono insieme per un apodi “lavoretti”, poi si separano, si riuniscono ancora oppure si uccidono tra di loro.
Le reti dei percorsi della droga sono così tante e così vari quanto gli esportatori, gli importatori, gli intermediari, gli spedizionieri e gli aiutanti. Tutti gli itinerari e le modalità dell’operazione sono validi: si giustappongono e si uniscono per ottenere la maggiore efficacia e il maggior profitto. E’ una catena. Dal Sud America all’Africa e poi in Europa, un singolo pacco di cocaina può viaggiare in aereo, in macchina, su una nave. Dato che il trasporto marittimo è la forma più comune nel mondo, il commercio di cocaina trans-atlantico ne fa uso considerevole. Però “negli ultimi due o tre anni, un numero sempre maggiore di aerei bimotore sono atterrati in Africa Occidentale su piste abbandonate, o hanno fatto lanci da bassa quota,” dice Lapaque. “I carichi vengono poi raccolti da squadre di persone che sono lì. Non si è fermato il traffico via mare e quello che fa uso dei corrieri. Tra il 2006 e il 2008 erano più comuni i pescherecci, adesso i container.”
La rotta più breve dal Sud America all’Africa segue il decimo parallelo di latitudine; è usato ogni giorno da migliaia di navi mercantili, pescherecci, barche a vela, e navi da crociera. Le forze dell’ordine europee e statunitensi hanno sequestrato grandi quantità di droga sulla “Autostrada 10″. I container dove è nascosta la cocaina sono principalmente sbarcati nei porti di Lagos o di Lomé (Togo). I pescherecci trasferiscono il loro carico illegale su barche più piccole lungo tranquilli tratti di costa, nelle paludi dove crescono le mangrovie o in insenature sulla costa atlantica dell’Africa Occidentale.
I trafficanti nigeriani preferiscono i corrieri della droga che trasportano la droga in piccoli pacchetti o in casule di polvere nel loro bagaglio, nei vestiti o nelle parrucche, o nello stomaco. Il loro punto di entrata è di solito un aeroporto come Dakar o la capitale del Mali, Bamako, e non sempre con voli regolari. la cocaina cambia il suo nascondiglio e la sua forma nel corso del viaggio: può essere pura o tagliata, in tavolette, in damigiane, in polvere o liquida, in una borsa da atleti o nascosta nel pesce congelato. La polvere che arriva nell’Africa Occidentale è immagazzinata e riconfezionata, e poi trasportata sui mercati europei, di solito lungo l’itinerario trans-sahariano del Sahel che passa da Mauritania, Mali, Niger e Chad e poi arriva in Libia e in Egitto. Perfino l’hashish marocchino segue questa vecchia via.
Rischiate di essere imbrogliati
L’arrivo di gruppi come il MUJAO (Movimenti per l’unità e la Jihad in Africa Occidentale), Aqim (Al-Qaida nel Maghreb islamico) e Ansar Dine nel Mali settentrionale,ha avuto conseguenze per il traffico di droga. L’AQIM e il MUJAO (2) pretendono pedaggi dai convogli di cocaina che attraversano il loro territorio, e, a un certo prezzo forniscono loro protezione (3). Soltanto una modesta parte del reddito dell’AQIM proviene dalla droga – prendere della gente in ostaggio è molto più redditizio – ma il MUJAO se ne avvantaggia di più. Contrariamente alle aspettative, la divisione nel Mali non ha reso più facile il commercio. “Uno stato debole rappresenta un’opportunità per i trafficanti, ma un territorio completamente disorganizzato è pericoloso,” mi ha detto la specialista del Sahel. Senza un appoggio affidabile da parte dell’esercito e della polizia e da parte dei politici locali e nazionali, la sicurezza delle partite di cocaina non può essere garantita. Anche se sino fatti accordi con tutti i jihadisti e con il MNLA (Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad, si rischia ancora di essere imbrogliati.”
Questo è il motivo per cui i trafficanti hanno deciso di spostare i loro affari nel vicino Niger. “Le reti del traffico si stanno formando ad Arlit e Agadez (in Niger). Un numero sempre maggiore di trafficanti si trasferiscono in Niger dal Mali,” ha detto un politico del Niger (4).
Malgrado la sua instabilità, la Guinea Bissau è un paese che non ha fatto ancora scappare i trafficanti di droga: è quindicesima nell’Indice del 2012 degli Stati Falliti (proprio dopo la Nigeria), ed è un centro importante nell’Africa Occidentale per la cocaina. Nel 2007 la DEA (Agenzia anti-droga statunitense) ha stimato che tra gli 800 e i 1000 kg. di cocaina sono entrati ogni notte nel paese in aereo. Porti, aeroporti e perfino delle isole sono stati dati in affitto ai trafficanti; il governo è a conoscenza della cosa ma ha rinunciato alla sua responsabilità e la ha affidata all’esercito.
In quasi tutti i casi del 2007-2008 che implicavano la confisca di quantità di cocaina comprese tra una e due tonnellate, non c’era alcun procedimento legale. E in poche eccezioni nessuna sentenza è stata pronunciata,” ha detto uno specialista francese del paese. “In Guinea-Bissau il traffico nasce da un patto tra l’esercito e le autorità civili.”
Dopo un periodo di calma che durava dal 2008, gli agenti europei anti-droga hanno notato l’arrivo delle partite di cocaina misurate in tonnellate all’inizio del 2012 – di nuovo con la complicità dei militari (spesso importanti). Gli aerei atterrano su piste situate nel cuore del paese e talvolta sulle strade. “L’esercito si occupa della logistica e della protezione degli aerei: piste, carburante, deposito. Non prendono parte all’organizzazione del commercio o a rivendere il prodotto: sono soltanto fornitori di servizi,” ha detto lo specialista.
Alleanze al massimo livello
Per far funzionare questo commercio, i trafficanti internazionali di cocaina, specialmente i sudamericani, hanno forgiato alleanze al massimo livello con i capi civili e militari della Guinea Bissau. Carlos Gomes Júnior (“Cadogo), l’ex primo ministro del paese, arrestato nel colpo di di stato del 2012, è stato sospettato di tenere nascosto il suo commercio e di trarne vantaggio. “I sospetti su Gomes risalgono al 2008, quando una barca è scomparsa insieme al suo carico. Gomes è stato accusato di essere responsabile del fatto. L’analista ricorda: “Il caso è stato messo da parte.” Non tutto è da mettersi in relazione alla droga,” fa notare Lapaque, “ma se ne deve sempre tenere conto:”
Nel 2011, il capo di stato maggiore, Antonio Indjai, ha neutralizzato il suo rivale, il Contrammiraglio A José Americo Bubo Na Tchuto, allora capo della marina, e ha preso il controllo dei porti. “Bubo” compare sulla lista degli Stati Uniti dei ricercati per il traffico internazionale di droga; è stato liberato nel colpo di stato del 2012 ma pare che attualmente sia inattivo. Sembra che il capo di stato maggiore dell’esercito che era vicino a Gomes Junior, abbia dato il suo appoggio al colpo di stato soltanto all’ultimo momento, rendendosi conto che stava meglio con i militari, un gruppo di clan che scelgono il loro leader.
Il colpo di stato dell’aprile 2012 non è stato causato soltanto dal traffico di cocaina: ci sono state anche accuse di brogli elettorali, di tensioni storiche tra i politici e i militari, rivendicazioni di tipo comunitario da parte dei Balante (il principale gruppo etnico presente nell’esercito), e richieste di maggiori riconoscimenti per Bissau, la capitale autonoma. La paura della riforma del settore della sicurezza programmata da Gomes Junior ha causato particolare allarme: i militari vi si opponevano, dato che avrebbe costretto molti di loro a perdere il lavoro a ad andare in pensione, con garanzie minime (pensioni scarse, schemi di riqualificazione professionale non convincenti). Dopo il colpo di stato di aprile, il commercio di droga si è calmato a causa del livello di disordini, una tendenza già manifestatasi dopo ogni grave periodo di caos.
La cocaina è diventata una nuova importante fonte di reddito per alcune elite dell’Africa occidentale – proprio come la canapa indiana è diventata una coltura da reddito per i contadini del continente – ma il suo impatto sui conflitti nazionali deve essere contestualizzato. Il denaro della droga alimenta i conflitti, ma non è il fattore motivante primario di essi. Il controllo del traffico e dei territori era al centro delle rivalità e i chiarimenti di problemi tra Indjai e “Bubo” nella Guinea Bissau e i Tuareg e altri popoli del Mali settentrionale prima del 2012. Però per coloro che nell’esercito o in politica detengono il potere nella Guinea Bissau, e per i combattenti islamisti che si stanno riversando nel Mali, e per i nuovi governanti di Bamako, il traffico di droga è uno strumento per perseguire obiettivi politici.
L’appropriazione indebita di fondi ai più alti livelli della società in Africa Occidentale, non è limitata al traffico di cocaina. Il problema della droga ottiene particolare attenzione a causa delle conseguenze che ha sulla salute e dell’impatto che ha sull’Europa; spinge sullo sfondo l’instabilità causata dal contrabbando di petrolio nelle Nigeria Orientale che è giudicato più accettabile da un punto di vista sociale. Lascia anche che gli stati giustifichino le politiche repressive che hanno come obiettivo gli spacciatori e i drogati, e allo stesso tempo dimostra un’inerzia totale rispetto allo sviluppo economico e sociale.
(1) Simon Julien, “Le Sahel comme espace de transit des stupéfiants: Acteurs et conséquences politiques”, [ Il Sahel come spazio per il transito di stupefacenti: protagonisti e conseguenze politiche], Hérodote, no 142, Paris, March 2011.
(2) La partecipazione di Ansar Dine non è stata provata.
(3) Abdelkader Abderrahmane, “The Sahel: a crossroads between criminality and terrorism”, ["Il Sahel: un incrocio tra criminalità e terrorismo], Actuelle de l’IFRI (Institut Français des Relations Internationales), 10 October 2012.
(4) Interviews conducted in November and December 20 Interviste condotte a novembre e dicembre del 2012
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/drugs-the-new-alternative-economy-of-west-africa-by-anne-frintz
Originale: Le Monde Diplomatique
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0
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Le società di consumo mantengono alta la richiesta sedi sostanze stupefacenti rispondendo ad un patologico bisogno di successo e affermazione, specialmente nei sempre troppo poco considerati settori “altolocati” della popolazione. Il continente africano viene mantenuto da USA e Ruropa in un continuo scacco post-coloniale con sfruttamento di risorse, povertà, colpi di stato, confini sfumati e incertezza politica e militare perenne. Le élite al potere in Africa amano mantenere i loro popoli nell’ignoranza e nel bisogno economico. La droga in tutto questo è nutrimento, causa e business. E ancora una volta noi ne siamo responsabili.