La più grossa sfida di Obama: i disoccupati
Di Carl Bloice
30 gennaio 2013
Finite le notizie che fanno sperare. La disoccupazione tra gli Afro-americani in realtà è aumentata il mese scorso, e – come è diventato normale – la percentuale dei giovani di colore è rimasta a un livello allarmante. Mentre la percentuale totale di disoccupazione rimaneva al 7.8%, quella degli Afro-Americani che cercavano un lavoro e non lo trovavano è salita dal 13,2% dei novembre al 14% di dicembre, e la percentuale di disoccupazione di giovani di colore di età compresa tra i 13 e i 19 aani è salita dal 39,9% al 40,5% alla fine dell’anno. Ha raggiunto il 44,9% tra gli uomini di colore giovani. La percentuale per le persone di origine latino-americana rimane più alta di quella della media nazionale del 9,6%, diminuita rispetto al 9,9% di novembre.
Quindi questo rapporto del Dipartimento del lavoro arriva con il solito avvertimento: questa cifre non comprendono i lavoratori che hanno smesso di cercare un impiego.
L’economista dell’Istituto di Economia Politica, Heidi Shierholz, ha definito le statistiche di dicembre riguardanti posti di lavoro, allo “status quo”. Ha scritto: “Il problema, naturale ente, è che un rapporto dello status quo sul mercato del lavoro attuale rappresenta una crisi del lavoro in corso.” “La mancanza di posti di lavoro, il numero dei posti di lavoro perduti da quando, cinque anni fa, è iniziata la recessione, più il numero dei posti di lavoro che avremmo dovuto aggiungere soltanto per tenerci al passo con la normale crescita della potenziale forza lavoro, continua a essere di quasi 9 milioni.”
Una gran parte della gente di colore disoccupata, fa parte del 1,5 milioni dei “99ers”, cioè delle persone rimaste senza lavoro per 99 settimane e oltre. Quel numero orrendo è il più basso registrato in due anni; c’è tuttavia ampio motivo di sospettare che le cifre non indichino che coloro che sono stati disoccupati per così tanto tempo abbiano davvero trovato un lavoro. “Probabilmente la diminuzione non è dovuta a un miglioramento del mercato del lavoro, perché non è migliorato molto negli ultimi due anni,” ha detto la Shierholz all’Huffington Post. “Gran parte della diminuzione del tasso di disoccupazione che abbiamo visto, e soltanto dovuta alla gente che è uscita dal mondo del lavoro.” In ogni caso, sono 4,8 milioni di persone che, per oltre sei mesi, non sono state in grado di guadagnarsi da vivere e di prendersi cura di loro stessi e delle loro famiglie. Quando si prende in considerazione quello che si chiama disoccupazione nascosta, il quadro che ne viene fuori è davvero tremendo. “Così, la percentuale del 14,3% di disoccupazione tra della persone di colore, si traduce in una percentuale totale della disoccupazione della gente di colore del 26,4%,”ha scritto in novembre l’economista e opinionista del NNPA, (Associazione Nazionale degli editori di giornali), Julianne Malveaux (Membro del Consiglio di redazione del Bennet College). Questo significa che 2 Afro-americani su 4 sono disoccupati. In alcune zone urbane la metà della popolazione maschile di colore non lavora.
In un’intervista a The Root, l’allora presidente del Caucus dei deputati colore del Congresso, *Emanuel Cleaver, (D-Mo) ha dovuto dire questo riguardo alla percentuale di disoccupazione tra gli Americani di colore durante il primo mandato del primo presidente di colore: “Badate, come presidente del caucus di colore, sento il dovere di dirvi che abbiamo sempre delle esitazioni a criticare il Presidente. Dato che c’è il il 14% di disoccupazione [tra le persone di colore], se avessimo un presidente bianco faremmo dimostrazioni intorno alla Casa Bianca.”
“Gli attivisti afro-americani devono ricordare al nostro presidente questo dato,” dice la Malveaux. “Devono suggerire che esiste una replica coordinata ed esauriente all’esclusione sproporzionata degli Afro-americani nella nostra economia.”
I dati sulla percentuale di disoccupazione sono un promemoria mensile dello stato dell’America di colore. Se siamo scontenti dei fatti, che cosa faremo per cambiarli?” chiede la Malveaux.
“L’unico problema economico di cui sembra che non importi nulla a nessuno” è il titolo di un commento del 14 gennaio scritto dalla blogger politica progressista Heather Parton, alias Digby. “Resta uno degli aspetti più strani e più tristi dei nostri attuai dibattiti sull’economia, quello che a nessuno sembri importare poi così tanto della nostra disoccupazione penosamente alta,” ha scritto. “Ed è probabilmente molto più alta di quanto sappiamo.
Ha ragione. Ascoltando la maggior parte delle analisi dei media dell’autunno scorso, si sarebbe pensato che l’elezione di novembre e il destino dell’amministrazione Obama dipendessero dalle statistiche sull’occupazione. Ora che l’elezione è passata, sembra un segreto.
E quindi, quando il presidente Barack Obama inizia il suo secondo mandato e un nuovo Congresso si installa, sembrerebbe il momento buono per fare delle domande. Questa è davvero una crisi seria o no? Se lo è che cosa si può fare o si sta facendo in proposito? Non soltanto per gli Afro-Americani, ma per tutti i 12 milioni di lavoratoti disoccupati negli Stati Uniti, che, secondo il Bureau delle statistiche del Lavoro, sono stati senza lavoro in media per 38 settimane.
Non doveva andare così e perseguire un approccio radicalmente diverso da quello seguito nei quattro anni passati, è la sfida che si trova ad affrontare la seconda Amministrazione Obama.
Invece di versare denaro nelle banche, avremmo potuto tentare di ricostruire l’economia dal basso,” ha scritto l’economista Joseph Stiglitz, sul New York Times di domenica scorsa. Avremmo potuto mettere in grado i proprietari di casa che erano “underwater”- cioè quelli che devono una somma di denaro maggiore per le lo case di quanto realmente valgano -ad avere un nuovo inizio, a ridurre il capitale, e dare in cambio alle banche una parte dei guadagni se e quando i prezzi delle si fossero ripresi.
Avremmo potuto riconoscere che quando i giovani sono disoccupati, le loro capacità si atrofizzano,” continuava Stiglitz. “Avremmo dovuto assicurarci che ogni giovane fosse in una scuola, in un programma di addestramento, o che avesse un impiego. Invece abbiamo lasciato che la disoccupazione giovanile aumentasse il doppio della media nazionale. I figli dei ricchi possono frequentare l’università, o una scuola di specializzazione, senza accumulare debiti enormi, o fare tirocini non retribuiti per rimpolpare i loro curricula. Non è così per chi fa parte della classe media o bassa.
Stiamo piantando i semi di una disuguaglianza ancora maggiore nei prossimi anni.
Stiglitz ammette che si deve dare soltanto una parte della colpa all’Amministrazione per questo stato di cose, e aggiunge: “i grossi tagli delle tasse decisi dal presidente George W. Bush nel 2001 e nel 2003 e le sue guerre in Iraq e in Afganistan, costate molti trilioni di dollari hanno svuotato il salvadanaio e allo stesso tempo hanno esacerbato le grandi differenze. L’impegno riscoperto del suo partito per la disciplina fiscale – che consiste nel continuare a ridurre le tasse ai ricchi e allo stesso tempo decurtare i servizi per i poveri – è il colmo dell’ipocrisia.
Il 17 dicembre, un gruppo di leader e di attivisti afro-americani si sono incontrati a Washington per redigere un “programma per i neri” da presentare al presidente Obama alla vigilia del suo secondo mandato. Il tasso tenacemente alto della disoccupazione nella comunità di colore era bene in vista nella discussione. Tra coloro che partecipavano alla conversazione, c’erano Marc H. Morial, presidente della Lega Nazionale Cittadina, il Reverendo Al Sharpton, Ben Jealous, presidente della NAACP, e Melanie Campbell, presidente della Coalizione Nazionale per la partecipazione civica della gente di colore, il presidente dell’Associazione nazionale degli editori di giornali, Cloves Campbell, il presidente della dirigenza dei Cristiani del sud, Charles Steele, e Ron Daniels, presidente dell’istituto del 21 secolo del Mondo di colore.
“Le difficoltà della comunità afro-americana sottolinea l’urgenza della nostra richiesta,” hanno detto i partecipanti. “La comunità afro-americana è stata maltrattata in modo sproporzionato dalla Grande Recessione, e si è avvantaggiata pochissimo della fragile ripresa dell’economia. La disoccupazione rimane alta in maniera inaccettabile; la disuguaglianza di reddito e la differenza di ricchezza sempre più grande, minacciano di relegare la comunità di colore in uno stato perpetuo di sottoclasse. color che desiderano ridurre gli investimenti per l’istruzione e la preparazione per la carriera, affievoliscono ulteriormente le prospettive per la mobilità verso l’alto per i nostri giovani.
Il presidente dell’ AFL-CIO*, Richard Trunk, ha espresso un certo ottimismo sulla possibilità di un’azione efficace sul fronte dell’impiego durante il nuovo periodo di tempo di Obama alla Casa Bianca. “Comincia tutto con la volontà politica, o il desiderio nazionale di creare di nuovo impieghi che saranno di aiuto alla famiglia e produttivi per la classe media, e penso che questo sia in corso proprio adesso,” ha detto Trumka. “La gente ne parla. Questa è la differenza tra questa elezione e quelle passate. Abbiamo realmente avuto un dibattito su che cosa “svuota” il paese e che cosa non lo fa. E la nostra parte ha vinto alla grande.
Ci sono, tuttavia, ampi motivi di dubitare della risolutezza della nostra Amministrazione e delle possibilità di riuscire a ottenere qualche cosa di importante. Nel secondo discorso di insediamento del Presidente, si è fatta menzione del tentativo di assicurarsi che “ogni persona possa trovare l’indipendenza e l’orgoglio nel proprio lavoro” e adeguati “salari per un lavoro onesto”; non si è fatto riferimento a coloro che non possono trovare un lavoro.
“Due mesi fa, la sera dell’elezione, il presidente Barack Obama ha trionfalmente promesso di lottare per una classe media a cui aveva fatto appello incessantemente e con successo nel corso della campagna del 2012,” hanno scritto Dave Jamieson e Arthur Delaney del Washington Post la settimana scorsa. “Credo che possiamo incrementare i progressi fatti e continuare a lottare per nuovi posti di lavoro e nuove opportunità e nuove sicurezze per la classe media,” ha detto Obama. “credo che possiamo mantenere la promessa dei nostri fondatori, l’idea che se siete disposti a lavorare sodo…lo potete fare qui in America.”
La sfida fondamentale del secondo mandato di Obama è di vedere se potrà mantenere quella ‘promessa’ dei fondatori per gli americani che lavorano,” hanno scritto Jamieson e Delaney. “Non sarà facile, e in un’epoca di governo diviso e tra le grida per l’austerità e i tagli di bilancio, non sembra probabile che il presidente offrirà nuove ampie proposte di farlo. L’Amministrazione ha detto che le sue due priorità più importanti all’inizio del nuovo mandato sono: la riforma dell’immigrazione e il controllo delle armi. Malgrado la crisi dei posti di lavoro ancora in corso, creare posti di lavoro di qualità, sembra sia scesa di qualche posizione nella lista delle cose che il presidente vuole fare.
“Non sono quindi soltanto gli Afro-Americani quelli a cui il Grande Vecchio Partito (il Partito Repubblicano) ha chiarito le cose. E questa è la mia preoccupazione per futuro del programma per gente di colore. Abbiamo tutti identificato “il cattivo”, e non è il presidente Obama,” ha scritto Etan Thomas, un cestista dell’NBA per 11 e autore, insieme a Nick Chiles, di Fatherhood: Rising to the Ultimate Challenge [La paternità: arrivare alla massima sfida, e di Voices of the Future, [Voci del futuro], pubblicato di recente. Ha partecipato alla conversazione sul programma per la gente di colore. “La domanda che voglio fare agli oltre 60 leader di movimenti per i diritti civili che si sono riuniti questa settimana, è: in che modo possiamo sconfiggere l’opposizione quando sembra che essi preferirebbero vedere fallire il Presidente Obama invece di vedere che l’America abbia successo?’
http://it.wikipedia.org/wiki/Congressional_Black_Caucus
http://it.wikipedia.org/wiki/AFL-CIO
Membro del Consiglio di redazione di Black.Commentaor.com e opinionista, Carl Bloice è uno scrittore di San Francisco, membro del Comitato Nazionale di Coordinamento dei comitati di corrispondenza per la democrazia e il socialismo. Ha lavorato per un sindacato sanitario.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/obama-s-biggest-challenge-people-without-jobs-by-carl-bloice
Originale: Blackcommentator.com
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0

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Forse siamo già passati a quello stadio successivo in cui nom è più nemmeno necessario promettere posti di lavoro o impostare una campagna elettorale sui posti di lavoro da creare o recuperare. La statistica è una dimostrazione opinabile di alcuni dati e può essere adoperata a piacimento, se se ne vuole fare un uso strumentale. Ed ecco che la disoccupazione può diminuire se lo si desidera o se serve concentrarsi su altro. Tutto ciò anche alla luce del fatto che la disoccupazione serve per creare incertezza e paura. Su questi due pilastri si fonda una forte depressione che schiaccia la popolazione sotto la volontà del potere sottoponendola alla schiavitù del bisogno e quella reazione che si trasduce in cultura della violenza. La violenza per le strade che giustificherà uno stato di polizia e la violenza in guerra che sarà oltre che un grande business anche un grande volano di occupazione. E il gioco dello Stato è fatto.