di Esther Vivas -3 febbraio 2013
Nessun dubbio, siamo in mano ai ladri. I casi Barcenas, Pallerols, Crespo, Nòos e Mercurio aggiunti al caso Guertel, Millet, Champion, Pretoria e a molti altri dimostrano che quelli che sono andati impartendoci lezioni di austerità ne hanno tratto vantaggio: non solo i banchieri e gli uomini d’affari ma anche, quando le telecamere non erano puntate su di loro, i politici, che si sono riempiti le tasche al fine di vivere nell’opulenza e negli sperperi. E a nostre spese.
Sindaci, ex ministri, leader regionali, senatori, consiglieri, parlamentari … un totale di più di 300 politici è sotto indagine per corruzione. E il malcostume è presente a ogni livello della pubblica amministrazione. La corruzione incombe, anche, sul Consiglio Generale della Magistratura, comprende i governatori della Banca di Spagna e la Famiglia Reale. Nessuno ne è esente. E stiamo vedendo soltanto la punta dell’iceberg.
La regione di Valencia e le Isole Baleari hanno il dubbio onore di essere in cima alla lista della corruzione e del clientelismo, anche se territori come Catalogna, Galizia, Madrid e Andalusia seguono molto da vicino. A Valencia nove membri del Partido Popular sono formalmente accusati e anche ex alti dirigenti del governo di Francisco Camps, che persino il New York Times ha paragonato a Silvio Berlusconi. Nelle Baleari ci sono quasi cento accusati, tra posizioni intermedie e di vertice, per la maggior parte dell’ultima amministrazione del Partido Popular di Jaime Matas che, per inciso, ha accumulato un totale di una dozzina di cause per finanziamenti irregolari, tra altre cose.
In Catalogna la corruzione è diffusa sia in Convergència sia in Uniò [i due partiti della coalizione CiU che sostengono il presidente regionale della Catalogna, recentemente rieletto, Artur Mas]. Convergència, il cui quartier generale è stato sequestrato per coprire la cauzione di 3,2 milioni di euro per il dirottamento di fondi dal Palau de la Mùsica e per [la presunta manipolazione dell’asta] dell’ITV [centri autorizzati di revisione delle auto] da parte del segretario generale di Convergència, Oriol Pujol [figlio dell’ex premier regionale catalano Jordi Pujol]. Inoltre c’è il caso dell’Istituto Catalano della Sanità che ha costretto alle dimissioni il proprio presidente, Josep Prat, e ora il caso di Xavier Crespo, deputato di Convergència in parlamento, che si presume legato a un complotto per il riciclaggio di fondi della mafia russa. Il “molto onorevole” Jordi Pujol sembra non saperne nulla e sta promuovendo dal suo gruppo di esperti un “codice etico per i professionisti della politica”, basato sull’onestà e la trasparenza. Un altro scherzo di cattivo gusto.
E lo stesso vale per Uniò Democràtica de Catalunya, o Uniò, che è stata condannata per l’abuso di 388.000 euro di fondi dell’Unione Europea destinati a programmi di addestramento dei disoccupati tra il 1994 e il 1999. La causa è nota come Pallerols. E la cosa è culminata, sentite questa, con un accordo tra pubblici ministeri, accusa e difesa per evitare l’incriminazione e una dichiarazione, tra altri, del responsabile dell’addestramento Duran y Lleida e una riduzione delle condanne al carcere a meno di due anni (inizialmente il tribunale di Barcellona aveva chiesto 11 anni!), evitando così il carcere. Giustizia?
Né dovremmo dimenticare il complotto dei ‘falsi esuberi’ in Andalusia, guidato dai socialisti, con circa 70 accusati, tra cui ex alti dirigenti del governo regionale. Molti, sembra, sono stati i beneficiari, per più degli ultimi dieci anni, di fondi del progetto andaluso ERE per gli esuberi. E’ stato uno scandalo che è arrivato sulla scia di una lunga storia di corruzione nei ranghi socialisti dai giorni di Juan Guerra e Luìs Roldàn.
Detto questo, la maggior parte dei casi di corruzione ha luogo a livello locale. Oggi circa ottanta sindaci ed ex sindaci più diverse dozzine di consiglieri sono sotto indagine per casi collegati all’assegnazione di contratti e per progetti di sviluppo urbano. Molti sono accusati di crimini di frode, abuso di fiducia, pressioni indebite e/o truffe. Il caso [dello sviluppo urbanistico]di Pretoria a Santa Coloma de Gramenet e il più recente caso dell’”operazione Mercurio” a Sabadell ne sono esempi.
I principali partiti politici, in particolare, sembrano aver fatto quello che volevano dei fondi pubblici, usandoli come strumenti illegali di finanziamento e trattando questioni collettive come se fossero private. Nessuna meraviglia, quindi, che nell’ultimo Barometro, del dicembre 2012, del Centro di Ricerche Sociologiche (CIS) politici e partiti siano stati considerati il terzo problema più grave esistente nello stato spagnolo, dopo la corruzione e le frodi. In effetti, l’Indice 2012 della Percezione della Corruzione di Transparency International classifica lo stato spagnolo al trentesimo posto, collegato, per caso, o forse no, con il Botwana.
Intimidazione dei media
E che cosa succede a quelli che osano denunciare la corruzione? Oggi il caso più emblematico è quello di CafèambLlet, un giornale locale con scarsissimi mezzi che, agli inizi del 2012, con un video amatoriale, che in pochissimi giorni è stato di visto su YouTube da più di centomila visitatori, ha riferito come i fondi della sanità pubblica catalana venivano rubati da uomini d’affari e politici del CiU e del Partito Socialista Catalano (PSC).
Mesi dopo CafèambLlet è stato citato in giudizio da Josep Maria Via, citato in quel video, per un presunto tentativo di screditarlo; in un processo insolitamente rapido in cui non gli è stato consentito nemmeno di esprimersi, il giornale è stato condannato a pagare una sanzione di diecimila euro. Ma si tenga presente un altro grande scandalo scoperto da CafèambLlet nel suo Rapporto Crespo, riguardante [il deputato del CiU] Xavier Crespo che ha sua volta ha minacciato di citare in giudizio il giornale e che attualmente il procuratore anticorruzione ha chiesto sia indagato per mazzette e abusi. Qualcuno risarcirà CafèambLlet per le minacce ricevute da tale personaggio?
Natura della corruzione odierna
La corruzione oggi non è percepita come lo era in passato. Ora è considerata una parte intrinseca della crisi. L’impunità goduta dalla corruzione politica sembra essere finita. In un momento in cui i pilastri che hanno costruito il sistema durante la Transizione Democratica, e in cui c’è una rapida perdita di legittimità delle istituzioni e dei rappresentanti politici per la loro sottomissione al potere finanziario, è probabile che l’impatto della corruzione sull’opinione pubblica e sul comportamento alle urne sia più severo. E nella misura in cui esso accresce la disoccupazione, la povertà e l’insicurezza, l’illecito arricchimento delle élite a spese della maggioranza sta diventando un fardello insopportabile. La crisi non è più considerata come il risultato degli ‘sprechi’ della gente comune bensì come ‘furto’ e ‘truffa’ della classe dominante.
Ora è perciò il momento di agire, di dire basta e di passare all’azione: esigere meccanismi di controllo dei pubblici dirigenti, la revoca dei mandati, la deprofessionalizzazione della politica, la fine dell’accumulo di posti pubblici, un limite ai salari e trasparenza dei conti. Ieri migliaia di persone si sono riunite all’esterno dei quartier generali del Partido Popular a Madrid, Barcellona, Valencia, Saragozza e La Coruña. Un primo passo di una nuova rivolta nelle strade? Il caso Barcenas è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E’ proprio ora che restituiscano tutto quello che ci hanno rubato.
Tradotto [in inglese] da Revolting Europe
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/spain-is-in-the-hands-of-thieves-by-esther-vivas
Originale: esthervivas.com
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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Rientra nella definizione di abuso e usurpazione quella forma di arricchimento di pochi a danno di molti che è alla base della crisi attuale e di cui la corruzione che ci sdegna è solo uno dei tanti aspetti volti a distruggere lo stato sociale e la cooperazione dei cittadini.