"Verrà il giorno in cui parlerà la storia … l'Africa scriverà la propria storia … e sarà una storia di gloria e dignità" Patrice Lumumba
di Ama Biney – 22 gennaio 2013
Gli africani producono ciò che non consumano e consumano ciò che non producono. In altri termini gli stili di consumo della maggior parte degli occidentali dipendono dallo sfruttamento a basso costo degli africani e della ricchezza dell’Africa mentre la maggior parte degli africani rimane impoverita a causa dei collegamenti strutturali di questa relazione. Non è cambiato molto dall’era del colonialismo.
Ama Biney
Nel cinquantaduesimo anniversario del malvagio assassinio di Patrice Lumumba, Ama Biney riflette sulla situazione attuale della Repubblica Democratica del Congo e dell’Africa, sostenendo che il Conto non è soltanto un ‘problema mondiale’ ma resta anche cruciale per l’unità futura dell’Africa per le sue risorse e per la sua posizione geostrategica.
Mio caro Patrice,
nel cinquantaduesimo anniversario del suo brutale assassinio, il 17 gennaio 1961, il tuo popolo di 60 milioni di persone continua a non vedere né la pace, né la giustizia, né la liberazione. Il popolo ha continuato a sanguinare a morte copiosamente. Lo stupro è diventato un’arma di guerra contro migliaia di donne congolesi. Tra l’agosto del 1998 e l’aprile del 2007 sino a sei milioni di congolesi sono morti tra atrocità indicibili, malattie, fame e denutrizione. Questa cifra è circa la stessa del numero degli ebrei morti nell’Olocausto, il che induce a chiedersi: è perché si tratta di africani dalla pelle nera che l’umanità globale reagisce con la paralisi e l’indifferenza? Se fossero stati europei, gli assassinii sarebbero stati evitati o limitati? Di certo, lo sviluppo della catastrofe in Congo è di proporzioni simili a quelle dei genocidi cambogiano e ruandese, della Guerra del Vietnam e delle guerre in Europa note come la Prima Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra dei Balcani. Se fossi vivo oggi cosa diresti alle donne congolesi che sono state vittime di stupri di gruppo da parte di compatrioti congolesi? Come conforteresti i bambini resi orfani dalla moltitudine di malvagi signori della guerra maschi in cerca di auto-esaltazione e arricchimento personale sfruttando la ricchezza del Congo? Cosa diresti alle centinaia di bambini di strada, ai giovani privi di istruzione e occupazione che sono stati attirati negli eserciti ribelli a commettere crimini orrendi contro i compatrioti congolesi? Come è possibile che dopo circa cinquant’anni dalla cosiddetta indipendenza l’aspettativa di vita di una donna congolese sia di 47 anni e di un uomo congolese di 42?
Le ricchezze del Congo sono vitali per lo stile di vita occidentale
Che Guevara fu nel giusto quando scrisse nel suo diario nel 1965 che “il problema del Congo è un problema mondiale” [1]. Inoltre il Che seppe capire che ‘la vittoria [in Congo] avrebbe ripercussioni in tutto il continente, così come la sconfitta’ [2]. In realtà il Congo resta un ‘problema mondiale’ nel continuare a fornire il 64% delle riserve mondiali di coltan, utilizzato per i telefoni cellulari, i computer portatili, e pacemaker, le videocamere, i motori dei jet, protesi, razzi, protesi acustiche, tra altri prodotti [3]. La maggior parte di questi prodotti è disponibile soltanto nel mondo sviluppato, anche se la materia prima si trova in Congo. Ciò rafforza il dato di fatto che gli africani producono ciò che non consumano e consumano ciò che non producono. In altri termini gli stili di consumo della maggior parte degli occidentali dipendono dallo sfruttamento a basso costo degli africani e della ricchezza dell’Africa mentre la maggior parte degli africani rimane impoverita a causa dei collegamenti strutturali di questa relazione. Non è cambiato molto dall’era del colonialismo. Nel diciannovesimo secolo i congolesi sono stati costretti dai belgi, in condizioni disumane, a produrre quote di gomma causando fino a dieci milioni di morti tra i congolesi e molti altri che persero arti per non essere riusciti a rispettare le quote di produzione. Oggi il sacco, la razzia, il saccheggio del coltan da parte di gruppi congolesi ribelli, con i loro sostenitori in Ruanda, Uganda, USA, Gran Bretagna e in varie imprese multinazionali occidentali, ricava enormi utili da questa ricchezza a spese del popolo congolese che vede ben poca di questa ricchezza investita nel paese. Mentre i singoli aggiornano i loro cellulare come una specie di “diritto naturale”, sembra che oggi coesistano i “diamanti insanguinati” con il “coltan insanguinato”.
La preveggenza di Nkrumah
Il tuo stretto collega Kwame Nrkumah scrisse a proposito della sfida del Congo. Tu ed io sappiamo che molte di tali sfide permangono oggi in nuove e complesse versioni; la sfida di creare e mantenere un governo democratico centrale o federale in cui tutti i 200 gruppi etnici del Congo abbiano una voce; quella che le fenomenali risorse economiche del Congo soddisfino principalmente i bisogni delle masse congolesi invece di essere indirizzate fuori dal paese a soddisfare i bisogni di interessi stranieri; quella derivante dal fatto che gli imperialisti sono perfettamente consapevoli che il Congo – delle dimensioni dell’Europa Occidentale – confina con nove paesi africani e che se si controlla il Congo si controlla l’Africa. La balcanizzazione, la disunione e le secessioni dell’Africa sono tragicamente riassunte nel Congo e contro di esse Nkrumah aveva messo enfaticamente in allarme.
L’8 agosto 1960 Nkrumah dichiarò nel Parlamento del Ghana: “Se permetteremo che l’indipendenza del Congo sia compromessa in qualsiasi modo dalle forze imperialiste e capitaliste, esporremo a un grave rischio la sovranità e l’indipendenza dell’Africa intera. La lotta del Congo è perciò la nostra lotta. Tocca a noi prendere il nostro posto accanto ai nostri fratelli del Congo riconoscendo appieno che solo l’Africa può battersi per il proprio destino’ [4]. Le parole di Nkrumah hanno oggi lo stesso rilievo che ebbero nel 1960. Oggi ci si chiede: com’è che non si riesce a trovare un leader africano che riecheggi le parole e le azioni di Nkrumah in rapporto al Congo? La realtà è che non solo mancano completamente in Africa una dirigenza e una visione collettive, ma che è anche difficile realizzare un’unificazione continentale quando Zimbabwe, Angola, Uganda, Burundi e Ruanda hanno tutti appoggiato questo o quel gruppo ribelle in Congo o il governo congolese per i propri interessi nazionali assieme a interessi esterni che hanno cercato di trarre profitto dal continuo saccheggio dell’enorme ricchezza minerale del Congo. E’ anche difficile da realizzare quando la servile classe bottegaia piccolo borghese africana continua a sussistere grazie alla carità degli ex padroni coloniali ed è intrappolata in complessi accordi bilaterali e multilaterali che hanno ulteriormente subordinato l’Africa all’economia capitalista neoliberale globale.
Vi rivoltate nella tomba?
L’8 agosto 1960 tu raggiungesti un accordo segreto con Nkrumah in cui affermavate la vostra congiunta “determinazione a operare nella più stretta collaborazione possibile con altri stati africani indipendenti nell’ottica della liberazione dell’intero continente africano dal colonialismo e dall’imperialismo’ [5]. Tragicamente, tale accordo non fu mai messo in pratica a causa del crollo del tuo governo e del suo assassinio per mano dei lacchè delle forze neocolonialiste e imperialiste rappresentate dai belgi e dagli statunitensi [6]. Tu e Nkrumah avevate entrambi immaginato che gli stati africani indipendenti avrebbero creato un “Alto Comando Congiunto delle forze militari per ottenere un rapido ritiro delle truppe straniere dal Congo’”7]. Ahimè, ciò non era destinato a realizzarsi. Dopo la disfatta del Congo, forse tu e Nkrumah vi state rivoltando nella tomba di fronte a ciò che sta avvenendo non solo in Congo ma in gran parte dell’Africa, con il neocolonialismo che si è radicato ancor più profondamente nei pori e nel suolo dell’Africa così come nella psiche di alcuni africani. L’Alto Comando africano di Nkrumah è stato parodiato dal Comando Africano, o AFRICOM, guidato dagli Stati Uniti dell’Aggressione, creato dall’ex presidente George Bush jr. Ora è guidato da Barack Obama che viene da un padre keniano e da una madre statunitense e ora serve senza riserve gli interessi imperialisti statunitensi sotto la foglia di fico dell’AFRICOM. All’insegna di espressioni di moda come ‘mutua sicurezza’, ‘cooperazione’, ‘pirateria’ in Somalia, ‘esercitazioni militari congiunte’, ‘lotta globale al terrorismo’, gli eserciti di miriadi di governi africani neocoloniali si sono impegnati in esercitazioni d’addestramento in tutto il continente sotto gli auspici dell’AFRICOM e dei loro ex padroni coloniali. L’AFRICOM ha un avamposto militare – Camp Lemonier a Djibouti, nel Corno d’Africa – con più di 2.000 soldati statunitensi che vi stazionano.
Dopo il tuo feroce assassinio sono state scoperte nuove riserve di gas e di petrolio in numerosi paesi africani e ciò non farà che condurre a nuovi intrighi imperialisti e neocolonialisti in Africa, se l’Africa non si unirà per usare tali risorse per il proprio popolo. Inoltre, l’ascesa di Boko Haram in Nigeria, di Al-Shabaab in Somalia e l’alleanza degli islamisti in Mali con Al-Qaeda nel Maghreb fa presagire ulteriore militarizzazione e disunione nel nostro continente, come pretesto per l’intervento di estranei recanti doni di Troia. Il feroce assassinio del colonnello Muammar Gheddafi il 20 ottobre 2011 non soltanto un passo profondamente regressivo per la Libia ricca di petrolio, ma per l’intero continente essendo l’Unione Africana stata aggirata senza riguardi e con arroganza dalla NATO, dalla Francia e dalla Gran Bretagna sotto il pretesto della dottrina della “Responsabilità di Proteggere” (R2P) nell’ambito della quale il ginepraio dei libici dalla pelle scura e gli immigrati africani era diventato bersaglio di torture e incarcerazioni nel diffondersi del caos. Questi africani non sono stati protetti dalle forze della NATO. Tale dottrina apparentemente umanitaria, della R2P, è semplicemente la versione del ventunesimo secolo del ‘fardello dell’uomo bianco’ del diciannovesimo, che cela le motivazioni dei costruttori dell’impero. Il maltrattamento dei libici di pelle scura e degli immigrati africani in Libia mina l’unità pan-africana; è un problema che smentisce l’unità nazionale in luoghi come la Mauritania e il Sudan, dove gli arabi opprimono gli africani.
Dopo il tuo assassinio il popolo congolese non è stato il solo a soffrire nel mondo. Conflitti altrove nel continente africano, in Darfur, nel Corno d’Africa, in Liberia, Burundi, Sierra Leone e in altri stati; la guerra nei Balcani; la prima guerra in Iraq; l’invasione dell’Afghanistan nell’ottobre del 2001, seguita dalla grottesca invasione dell’Iraq nel marzo del 2003, nonostante l’opposizione internazionale contro i governi guerrafondai della Gran Bretagna e degli Stati Uniti; le violenze ad Abu Ghraib; le consegne di prigionieri da parte dei governi britannico e statunitense nel nome della Guerra Globale al Terrore che ha ora preso il posto della Guerra Fredda dei tuoi tempi; assieme a centinaia di detenuti che languiscono nella base militare USA di Guantanamo a Cuba. In breve, molti sono morti, sono stati incarcerati e torturai ingiustamente. Inoltre c’è il lento genocidio inflitto alla popolazione di Gaza nell’occupazione israeliana del territorio palestinese, dove le infrastrutture in declino stanno danneggiando le vite della popolazione palestinese e la crisi alimentare colpisce i vecchi, i bambini e le donne incinta.
Contemporaneamente, l’anniversario del tuo assassinio coincide con i 53 anni del maligno blocco statunitense contro la piccola isola di Cuba, imposto nell’ottobre del 1960. Tuttavia il 13 novembre 2012, dei 193 stati membri dell’assemblea generale dell’ONU, 188 hanno votato unanimemente a sostegno della cessazione del blocco. Tre paesi hanno votato contro la fine dell’embargo: gli Stati Uniti, Israele e Palau e pertanto l’embargo permane. Se democrazia significa governo della maggioranza, dove sono la correttezza e la giustizia democratica in questo caso? In altre parole, com’è che gli Stati Uniti possono avere normali relazioni d’affari con la Cina ‘comunista’ e non con la comunista Cuba?
La minaccia del buon esempio
Tu e Nkrumah eravate profondamente consapevoli che, a motivo della sua estensione, della sua posizione geostrategica e delle sue vaste risorse, il Congo era cruciale nella ricerca dell’unità pan-africana. Tuttavia gli imperialisti non potevano tollerare un singolo leader del mondo in via di sviluppo che utilizzasse le risorse del proprio paese nell’interesse del suo popolo. Ai tuoi tempi uno era tacciato di essere comunista se avesse fatto ciò, o lo avesse soltanto pensato. La conseguenza del dedicare le risorse nazionali a uno sviluppo orientato al popolo fu che leader come te, Nkrumah, Cabral, Pierre Mulele, Sankara, Machel e molti altri nella nostra ricca storia, dovevano essere eliminati e spesso con la collaborazione di quelli che Malcom X appropriatamente chiamava i “negri di casa” o gli “Zio Tom” dell’epoca. La minaccia di un buon esempio continua a mettere a repentaglio l’imperialismo, il capitalismo e l’odierno neoliberismo, perché il loro è un ordine mondiale unipolare in sistemi politici ed economici alternativi non possono essere tollerati per tema che un esempio simile ispiri altri.
E’ per questo che il Fanmi Lavalas, il popolare partito politico della maggioranza haitiana, resta fuorilegge a Haiti; è il motivo per cui il presidente due volte eletto democraticamente Jean Bertrand Aristide è stato atrocemente diffamato e presentato come un “incrocio tra un ayatollah e Fidel” [8] ed è stato esiliato dalla sua terra natia per sette anni, fino al marzo del 2012. L’”assalto alla democrazia haitiana” [9] è stato orchestrato dall’élite dominante di Haiti e dai suoi complici assassini degli Stati Uniti, del Canada e della Francia. Analogamente ai palestinesi che hanno eletto Hamas nel gennaio 2006, Fanmi Lavalas – agli occhi dell’occidente – non avrebbe dovuto conseguire vittorie schiaccianti a tutti i livelli governativi nel 1990 e nel 2000. Di qui, i tentativi di reprimere la volontà genuinamente democratica del popolo haitiano e delle sue organizzazioni, continuano nelle maligne operazioni delle forze paramilitari come crudele punizione del popolo haitiano da parte delle forze neocoloniali e appoggiate dall’imperialismo. Non è il popolo haitiano che non è pronto per una democrazia genuina, bensì l’élite neocoloniale haitiana e i suoi collaboratori occidentali.
I Messia sono parte del problema?
Nel vortice del conflitto in Congo, che ha coinvolto la regione e numerosi leader africani con rapaci interessi egoistici, ci sono vari messia fasulli che affermano di guidare i congolesi nella terra promessa. Forse questo non è un problema solo del Congo bensì della condizione post-coloniale africana: il popolo è falsamente indotto a credere di aver bisogno di un mago (raramente ‘una maga’), di un messia, per uscire dall’oppressione. Cerchiamo messia soltanto per finire in una nuova forma di dittatura, in un culto della personalità che genera un disgraziato privilegio patriarcale fallocratico. Una democrazia che non sia genuinamente inclusiva delle donne, dei giovani, di tutti i gruppi etnici e di tutte le opinioni politiche è stata la trappola per cui la nostra incapacità di prestare attenzione alla preveggenza di Fanon ci è costata così cara. Similmente l’incapacità di affrontare le costruzioni neocoloniali e patriarcali in essere dopo la decolonizzazione fisica, ha soltanto fatto emergere nuovi sistemi di dominio e di repressione, tra qui l’oppressione di genere. Conseguentemente le diverse voci delle donne congolesi devono essere udite. E anche il loro silenzio. Devono essere in prima linea nella costruzione della pace e nella ricostruzione di un nuovo Congo in ogni sfera della società.
E’ tempo che il popolo operi e si organizzi da solo, definisca i propri interessi, bisogni e programmi in base a principi e approcci collettivistici anziché fissarsi su leader e individui. In aggiunta ciò, la realtà è che molta della nostra gente deve ancora emanciparsi dalla schiavitù mentale e dalla psicosi della dipendenza in cui c’è il desiderio che altri vengano a “salvarci”. Per ripetere Nkrumah: “Solo l’Africa può battersi per il proprio destino.” E’ solo il popolo congolese che può salvare sé stesso.
Un Congo libero e una libera Africa
Da primo ministro del Congo, devoto patriota congolese e pan-africanista, nella tua breve vita hai rappresentato una nuova coscienza congolese, con l’audacia di immaginare un nuovo Congo come parte di un’Africa unita e veramente libera. Ti riporto al tuo discorso dell’indipendenza del 30 giugno 1960, quando dicesti: “L’indipendenza del Congo segna un passo decisivo verso la liberazione dell’intero continente africano”, a che ricevesti un fragoroso applauso. Eri preparato a organizzare tale unità ma non te ne fu data la possibilità, a causa delle più vaste forze neocoloniali e imperialiste. Dicesti anche la verità ai potenti e agli impotenti in quell’audace discorso di fronte al re del Belgio. Agli occhi del re tu eri semplicemente un negro altezzoso. Agli occhi dei belgi quel discorso decretò il tuo assassinio e quindi la loro complicità nel tuo omicidio. Tuttavia il tuo nome sopravvive nel panteon rivoluzionario dei combattenti per la libertà di tutto il mondo, insieme con Toussaint L’Ouverture, Nanny, Sojourner Truth, Haydée Santamaria, Nzinga, Nehanda, Víctor Lidio Jara Martínez, Ganga Zumba, Luisa Mahin, Che Guevara, Simón Bolivar, Frank Pais, Gasper Yanga, Paul Bogle, Hatuey, Mary Muthoni Wanjiru, e molti altri i cui nomi riempirebbero le pagine di questa lettera che ti scrivo.
Alcuni sostengono che sia finita l’era dell’ideologia che caratterizzò la tua generazione. In realtà, quale nobile ideologia muove i gruppi ribelli del Congo? Non ci sono altro che pura avidità, egotismo, violenza, potere spietato e vendette. Nessuna nazione e nessun continente possono essere costruiti su tali deprecabili e distruttivi ‘valori’.
Il Congo è vitale per la salvezza del pianeta
Alcuni credono che sia svanito anche il sentimento pan-africano basato sul fatto che ciò che colpiva un africano colpiva tutti gli africani e tutti i discendenti degli africani. Tuttavia io non lo credo. Certamente la lotta per la pace e la giustizia economica e sociale in Congo deve essere mobilitata come un movimento globale di tutti gli africani, i discendenti di africani e tutti gli amanti della pace, in un modo simile al modo in cui la ripugnanza nei confronti dell’apartheid e dei crimini che esso scatenò contro le vite dei sudafricani neri in Sudafrica generò il movimento globale contro l’apartheid. Non possiamo separare il conflitto in Congo dalla pace mondiale, quando le risorse di quel paese sono il pilastro dello stile di vita occidentale; quando pochi si rendono conto che il Congo possiede la seconda più vasta foresta pluviale del mondo, dopo quella amazzonica, e che perciò è vitale per gli sforzi globali collettivi di salvare il pianeta dal proseguire sul percorso distruttivo d’insensato sfruttamento capitalista. Come l’ha espresso sinteticamente Jeannette Winterson sul New York Times il 17 settembre 2009: “Nucleare, ecologico, chimico, economico: il nostro arsenale di Morte per Stupidità è impressionante per una specie intelligente come l’Homo sapiens.”
Tu continui a ispirare una nuova generazione, poiché ci sono congolesi veri amanti della pace, pan-africanisti e internazionalisti che in tutto il mondo stanno lavorando in silenzio per la pace e la giustizia sociale per il popolo del Congo. Analogamente, nella terra dove sei nato c’è una pletora di partiti politici che reclama la tua eredità spirituale e politica. Sta al popolo decidere quali di loro rappresentano sinceramente la tua vera eredità.
Il lavoro da fare
Il lavoro da fare in termini di costruzione della pace, di riconciliazione, di sviluppo socioeconomico che benefici le donne, i poveri, i giovani, i bambini soldato, i mutilati, gli invalidi, delle malate di HIV/AIDS in conseguenza di stupri, di guarigione delle ferite mentali dei traumi e della guerra, è colossale. Parte integrante di tale lavoro deve essere una giustizia riparatrice e ricollegare il popolo a una comprensione di una più vasta storia continentale che è sempre stata intrisa di sangue, poiché, come ci dice Marcus Garvey: “Abbiamo una storia magnifica e ne creeremo un’altra in futuro che stupirà il mondo.” Tu stessi scrivesti una volta: “La storia un giorno farà sentire la sua voce, ma non sarà la storia che insegnano a Bruxelles … sarà una storia di dignità e gloria.” Dobbiamo guardare al passato ma, come ci ha implorato l’altro grande pan-africanista, lo scomparso Tajudeen Abdul-Raheem: “La vita va compresa guardando indietro, ma vissuta guardando avanti.”
E così, Patrice, nel cinquantaduesimo anno dal tuo assassinio, che addolora profondamente e induce a riflettere sul passato e il presente del Congo e dell’Africa, io ti ricordo con un essere umano e un leader politico con una visione basata su principi. I tuoi valori, la tua dedizione al Congo e il tuo impegno a migliorare la vita del tuo popolo sono parte della tua eredità che dobbiamo attuare non solo per il Congo, ma per tutti gli africani e per tutti gli esseri umani di questo nostro pianeta. Tutto quel che mi resta da dire è: “A luta continua!”
Note: 1. Citato in The African Dream: the Diaries of the Revolutionary War in the Congo by Ernesto ‘Che’ Guevara, New York: 2000, p. 86. [Il sogno africano: diari della guerra rivoluzionaria in Congo di Ernesto ‘Che’ Guevara’. 2. Ibid. 3. Vedere http://friendsofthecongo.org/pdf/coltan_facts.pdf 4. Citato in Revolutionary Path by K. Nkrumah, 1973, p.147-148 [Percorso rivoluzionario] 5. Ibid, p. 148. 6. Ibid, p. 149. 7. Ibid, p. 149. 8. Vedere Damming the Flood Haiti and the Politics of Containment by P. Hallward, 2007, p. 35. [Argine all’inondazione haitiana e politica del contenimento] 9. Vedere Paramilitarism and the Assault on Democracy in Haiti by J. Sprague, 2012. [Forze paramilitari e assalto alla Democrazia di Haiti]
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Fonte: http://www.zcommunications.org/letter-to-patrice-emery-lumumba-by-ama-biney
Originale: Pambazuka
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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Se i cittadini europei e statunitensi non possono più fingere nè di non sapere nè di credere alla menzogne dei loro governi in merito a conflitti aziendali e strategie di mercato basate sulle vite umane. Gli interessi economici e politici del binomio stati-multinazionali non può mostrare umanità e attenzioni per disastri umanitari e genocidi. Andrebbe contro il loro interesse di profitto e legittimazione. Ma gli uomini e le donne che vivono sulla base di uno sfruttamento antico e criminale, stanno assaggiando sulla loro pelle il prezzo e le contraddizioni del sistema militarista del capitale. Reagire col dissenso e col pacifismo in senso antimilitarista, con il sostegno a politiche ecologiche ed antifinanziarie, non può che essere un atto di civiltà e di solidarietà di fronte a violenze uguali a ripetute che avvinghiano i popoli di Asia, Africa e America Latina. Siamo noi che dobbiamo essere infornati e partecipi per distaccarci dalla follia assassina e sfruttatrice di logiche espansionistiche e predatorie a danno di quei popoli a danno dei quali abbiamo inventato il nostro benessere.