Gli strani soci dell’ Occidente
Di Patrick Cockburn
E’ una guerra feroce intrapresa uccidendo, massacrando, imprigionando, e perseguitando, che ha ucciso diecine di migliaia di persone. I non-musulmani, e molti musulmani, hanno notato poco questo conflitto crescente che mette la minoranza sciita contro la maggioranza sunnita.
Le vittime della guerra in anni recenti sono stati soprattutto sciite. La settimana scorsa un attentatore suicida è entrato in un locale dove si gioca a biliardo, in un distretto sciita di Quetta, in Pakistan, e si è fatto esplodere. I soccorritori e la polizia sono stati sorpresi dall’esplosione di un’autobomba che è esplosa dieci minuti dopo. In totale, sono state uccise 82 persone e ne sono state ferite 121. “E’ stata la fine del mondo,” ha detto un poliziotto. “C’erano corpi dappertutto.”
La responsabilità del bombardamento è stata rivendicata dal gruppo fondamentalista sunnita messo al bando, Lashkar-e-Jhangvi, che sta dietro molti attacchi analoghi che l’anno scorso hanno ucciso 400 sciiti in Pakistan.
I morti di Quetta provengono dalla comunità sciita di etnia Hazara, e molti suoi componenti sono emigrati dall’Afghanistan nel secolo scorso. “Vivono in stato di assedio,” dice Ali Dayan Hasan, dell’Osservatorio per i Diritti Umani. “Uscire dal ghetto significa per loro rischiare di morire. Tutti gli sono venuti meno: le forze di sicurezza, il governo, le istituzioni giudiziarie.” In questo sono poco diversi dai 30 milioni di Sciiti in Pakistan che sono sempre più accerchiati e impauriti in mezzo una marea crescente di settarismo anti-sciita.
L’episodio atroce di Quetta sarà presto dimenticato fuori della zona, ma le vittime non sono state l’unica comunità sciita a essersi trovate sotto attacco la settimana scorsa. Nel Bahrein, dove la maggioranza sciita è governata dalla famiglia reale sunnita al-Khalifa, l’alta corte ha confermato le sentenze di carcerazione – comprese sette ergastoli per 20 attivisti che nel 2011 avevano preso parte a delle dimostrazioni a favore della democrazia. Questo è accaduto anche se le sentenze originarie erano state approvate da tribunali militari che usavano le prove estorte con la tortura.
La natura settaria di ciò che avviene attualmente in Bahrein, non è mai stata messa in dubbio. Nel momento peggiore delle misure restrittive, le forze di sicurezza del Bahrein hanno spianato con i bulldozer 35 moschee sciite, le husseiniyas (le case dove si fanno raduni di tipo religioso), e luoghi sacri. Le autorità hanno sostenuto che erano stati mossi da un improvviso entusiasmo di attuare le regole per l’edilizia, malgrado i disordini politici.
La frizione tra sunniti e sciiti ha una lunga storia, ma ha assunto la sua forma più violenta dopo la deposizione dello Scià da parte dell’Ayatollah Komeini nel 1979 e dopo la creazione di uno stato teocratico rivoluzionario sciita in Iran. La guerra tra Iraq e Iran durata dal 1980 al 1988 sembrava volesse mettere fine alle speranze iraniane di diffondere la rivoluzione ai paesi vicini, ma dopo l’invasione statunitense del 2003 – con lo sgomento della Casa Bianca e con l’orrore dell’Arabia Saudita -l’Iraq è diventato uno stato governato dagli Sciiti. “Siamo il primo stato arabo controllato dagli Sciiti da quando i Fatimidi governavano l’Egitto 800 anni fa,” mi ha detto esultante un attivista sciita iracheno in quel periodo.
Come risultato della guerra civile tra sunniti e sciiti in Iraq, nel 2006-2007, Baghdad è diventata una città sunnita in maniera preponderante. I sunniti della capitale vivevano sempre di più nei ghetti. Il governo, l’esercito, la polizia e le istituzioni giudiziarie sono finite sotto io controllo sciita. In tutto il Medio Oriente, gli sciiti sembrava cavalcassero l’onda del successo, esemplificato dal fatto che Hezbollah resistesse all’attacco israeliano contro il Libano, nel 2006. In Afghanistan, la maggioranza sciita di etnia Hazara, è fiorita dopo la sconfitta dei talebani. Tuttavia si è esagerata la portata complessiva del successo sciita: nella maggior parte dei paesi musulmani, gli sciiti formano una minoranza vulnerabile. Negli ultimi due anni la rivoluzione sciita è stata seguita da una controffensiva sunnita. L’insurrezione democratica sciita è stata repressa in Baherin, ed Hezbollah si chiede come andranno le cose se in futuro affronterà un governo sunnita ostile a Damasco. Fino a pochi mesi fa, l’equilibrio di potere settario ed etnico in Iraq, sembrava stabile, ma profezie di una presa del potere dei sunniti in Siria, stanno avendo conseguenze destabilizzanti.
L’insurrezione in Siria finora non è completamente settaria, ma a suo modo lo sta diventando. Gli abitanti dei villaggi sciiti e alauiti fuggono, mentre il Libero Esercito Siriano avanza. Un video pubblicato su YouTube, mostra i ribelli che saccheggiano e bruciano un’ husseiniyia fuori da Idlib, nella Siria nord-occidentale.
Tutto questo pone gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali davanti a nuovi dilemmi. Nel 2003 gli Stati Uniti hanno scoperto che in Iraq essi avevano aperto la porta all’Iran con il rovesciamento di Saddam Hussein. La loro soluzione era cercare di mantenere il poter in Iraq per mezzo di un’occupazione fuori moda, ma questa è fallita disastrosamente. Dal 2007 hanno adottato una nuova strategia nota ad alcune persone della Casa Bianca come il “cambiamento di rotta”, rendendo più militante la politica statunitense anti-iraniana e filo-saudita, e, perciò, più filo-sunnita e più anti-sciita.
In un articolo rivelatore sul New Yorker, nel 2007, Seymour Hersh ha descritto come questo cambiamento di rotta abbia portato “gli Stati Uniti più vicini a un confronto aperto con o l’Iran, e, in parti della regione, lo ha spinto in un conflitto che si ampia tra i musulmani sciiti e quelli sunniti”. L’Iran, rafforzato dal risultato dell’invasione statunitense dell’Iraq, è stato demonizzato come una minaccia maggiore che gli estremisti sunniti. I suoi alleati, Hezbollah e la Siria, sono stati obiettivo di operazioni clandestine. Hersh dice che un “prodotto collaterale di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili all’America e comprensivi verso al-Qaida.”
Infatti le principali rappresentanze di al-Qaida in Iraq e in Pakistan sono sempre state più entusiaste di uccidere gli sciiti che di uccidere gli americani. Il successo dei movimenti della Primavera Araba è stato dovuto in parte alla nuova disponibilità di Washington di tollerare che la Fratellanza Musulmana prendesse il potere, giudicando che questo non avrebbe aperto le porte ai jihadisti che cercano di fare la guerra santa.
La logica della politica statunitense di collaborare segretamente con i gruppi fondamentalisti sunniti ha raggiunto la sua conclusione logica. Adesso c’è una al-Qaida buona dalla nostra parte, e una al-Qaida cattiva che combatte dalla loro. In Siria, la prima opera con il nome di Fronte al-Nusra, a cui gli Stati Uniti hanno dato l’etichetta di ramo siriano di al-Qaida, ed è la principale forza combattente della Coalizione Nazionale ribelle, riconosciuta dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna e da molti altri, come la rappresentante legittima del popolo siriano.
Nel frattempo, in Mali, un progresso della settimana scorsa da parte delle forze della locale rappresentanza di al-Qaida che noi non approviamo, ha portato all’azione immediata da parte dell’esercito francese e dell’aviazione, contro di loro. L’ipocrisia di tutto questo è sconcertante.
PATRICK COCKBURN è l’autore di: Muqtada: Muqtada Al-Sadir,* the Shia revival, and the Struggle for Iraq [Muqtada: Muqtada Al-Sadir, il risveglio sciita e la lotta per l'Iraq].
* http://it.wikipedia.org/wiki/Muqtada_al-Sadr
21 gennaio Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/the-west-strange-bedfellow-by-patrick-cockburn
Originale: Counterpunch
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0
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Differenze etniche e religiose tra popoli musulmani usate strumentalmente, fazioni armate oggi per essere riscoperte come forze nemiche domani, tensioni regionali sfruttate indirettamente come arieti o come micce per conflitti convenienti, governi criticati e poi accettati per soluzioni di comodo e tanto altro, sono ormai parte integrante della politica estera USA e dell’UE con minor profilo. Se in questo gioco con la vita e contro l’autodeterminazione di questi popoli, i morti e la devastazione sono all’ordine del giorno poco conta. Tanto poi si è pronti a stupirsi di fronte a un attacco come quello dell’11 settembre. Come se “giocare” con queste forze in campo in base alla propria convenienza fosse senza un prezzo.