di Victor Grossman – 21 gennaio 2013
Innanzitutto uno sguardo a una storia ormai passato da molto tempo, all’eroe statunitense Friedrich Wilhelm Augustin von Steuben, noto come Barone Steuben. Per molti versi egli fu realmente un millantatore. Il suo titolo nobiliare e il suo rango di “generale di corpo d’armata prussiano” furono invenzioni; in realtà egli era stato cacciato dall’esercito di Federico il Grande da semplice capitano. Che fosse probabilmente omosessuale può aver peggiorato le cose. Ma con l’aiuto e il consiglio di Benjamin Franklin a Parigi e una splendida uniforme da generale confezionatagli dal sarto di Franklin fu in grado di impressionare Giorgio Washington e altri alti dirigenti e quando arrivò negli Stati Uniti Steuben dimostrò la sua tempra: in mezzo alle capanne e alle tende gelate di Valley Forge svolse un ruolo di primo piano nel forgiare un esercito rivoluzionario disciplinato, combattivo e vittorioso. Si può vederne una statua a Magdeburgo, dove era nato.
E oggi Magdeburgo fa notizia. Come a Valley Forge il tempo era gelido. Ma non sono stati gli ostili soldati dell’Assia [al servizio degli inglesi] a marciare. Molto peggio: sono stati i nazisti. Dopo che le loro annuali marce attraverso Dresda nell’anniversario della sua distruzione, nel febbraio del 1945, erano state ripetutamente bloccate dalla resistenza antifascista, sono scesi più giù lungo l’Elba a Magdeburgo, anch’essa una capitale della Germania Est. Ancora una volta hanno scelto una data prossima al giorno in cui Magdeburgo aveva sofferto il suo più devastante attacco areo, il 16 gennaio 1945. Di nuovo hanno sperato di guadagnarsi simpatia per la loro costante affermazione che nella guerra fu la Germania a soffrire più di tutti.
Proprio come a Dresda, i padri della città si sono sentiti tenuti a contestare l’arrivo di diverse migliaia di nazisti da tutta la Germania e dai paesi vicini, ma non hanno voluto guai né scontri; è risultata accettabile soltanto una protesta in una via del centro con chioschi e bancarelle che offrivano di tutto, dai libri a wurstel caldi, mentre ai nazisti è stato consentito di marciare, ma ben lontano dal centro. E’ stata la politica dei cristiano-democratici, dei socialdemocratici e anche di alcuni sindacati e gruppo di chiese. Organizzazioni più militanti, tra cui la Sinistra e i Verdi, avrebbero voluto piuttosto bloccare le marce dei nazisti, come a Dresda, e convincerli a non tornare mai più con i loro tipici colli taurini, le loro bandiere nere e i loro minacciosi sloga xenofobi. Come a Dresda, la politica ufficiale è stata contro qualsiasi blocco antinazista e loro qui ce l’hanno fatta. Hanno modificato all’ultimo momento il percorso nazista, usando di nuovo l’Elba, così mentre gli antinazisti aspettavano e gelavano sulla riva orientale del fiume, la polizia ha protetto i nazisti in marcia sulla riva occidentale, anche una manifestazione provocatoria di fronte al Centro Libertario antifascista di sinistra. Quando poi gli antifascisti hanno cercato di arrivare là per proteggere il loro centro, sono stati circondati dalla polizia; alcuni sono stati arrestati. Come sempre, le stime variano: ci sono stati probabilmente circa 900 nazisti, e 2.000 antinazisti, in azione nello spirito del vecchio Steuben.
A circa 150 chilometri a est, a Berlino, il quadro è stato molto diverso. Domenica era il giorno in cui la gente di sinistra commemora Karl Liebnecht e Rosa Luxembourg, brutalmente assassinati dai predecessori dei nazisti nel gennaio del 1919. A migliaia si recano ogni anno al monumento commemorativo dove furono sepolti, spesso a depositare garofani rossi attorno alla grande e semplice lapide che dice: “I morti ci ammoniscono!” Attorno a loro, in una parete semicircolare ci sono le urne di eminenti socialisti e comunisti dai primi anni del 1900 fino al 1990.
Ogni anno gruppi di diverse migliaia di persona, prevalentemente giovani, con bandiere, striscioni e musica, percorrono i circa tre chilometri dalla Karl Marx Allee. All’arrivo si uniscono alla folla molto più vasta che si sposta in metropolitana o con altri mezzi e percorrono a piedi gli ultimi sette o otto isolati sino al sito del memoriale al confine di un grande cimitero dove si trovano le tombe di molti progressisti.
Questo evento annuale, resuscitato dopo gli anni del nazismo dal governo della Repubblica Democratica Tedesca, anche se in un modo ufficiale eccessivamente organizzato, è stato rispettato fino alla fine della DDR ed è divenuto una riunione commovente di tutti i vecchi fedeli della sinistra e di un crescente numero di giovani. Ma questo spirito e questa solidarietà sia con il passato sia con il presente internazionale hanno sempre irritato certa gente importante, e ogni mezzo è stato usato per interrompere la tradizione. Negli anni ’90 ci hanno provato con l’intimidazione, con costanti perquisizioni, centinaia di furgoni della polizia, elicotteri, polizia a cavallo e frequenti attacchi contro i gruppi in marcia, spesso quando individuavano qualche giovane curdo con una piccola bandiera del Partito Curdo dei Lavoratori (PKK) fuorilegge. Un anno una dubbia minaccia scritta di un attentato dinamitardo contro la dimostrazione e il conseguente Verbot (e il ritiro della sinistra) hanno quasi posto fino alla marcia, ma molti hanno disobbedito al divieto, utilizzando vie laterali per arrivare quanto più vicino possibile.
Un’altra minaccia, alcuni anni fa, è venuta dall’interno del partito della Sinistra, i cui dirigenti sono solitamente i primi a deporre i loro garofani sul sito. Una lapide con la scritta “Alle vittime dello stalinismo” è stata incassata presso l’ingresso, causando immediate controversie; molti hanno considerato quello il posto sbagliato per una simile lapide o sono rimasti sconcertati da quello che hanno considerato come sostegno ai costanti tentativi di denunciare la DDR come soltanto un’altra dittatura, a malapena migliore (e forse persino peggiore) dei nazisti. Ci sono stati tafferugli, alcune teste calde radicali hanno strappato via i fiori posti là e i media hanno abboccato. Ma a parte alcuni dissensi la gente continua a venire, se non nei grandi numeri dei primi anni post-DDR – molti sono troppo vecchi, molti sono scomparsi – ma con una nuova infusione di entusiasmo da parte dei giovani.
Quest’anno è stata prodotta una nuova incrinatura. Tra quelli che seguono il percorso più lungo ci sono vari gruppi di ultrasinistra da tutta la Germania (e anche da altri paesi). Ci sono gruppi maoisti, trotzkisti e spartachisti in un’ampia varietà, più alcuni gruppi turchi, curdi e altri gruppi minori di immigrati, con i loro diversi striscioni e una possibilità di parlare al microfono. In generale le fazioni sono semplicemente d’accordo di dissentire l’una dall’altra. Ma l’anno scorso è stato notato che un gruppo radicale turco e uno radicale tedesco recavano striscioni con i ritratti non soltanto di “Karl e Rosa”, e occasionalmente di Lenin, ma anche di Stalin e Mao. I dirigenti della marcia sono riusciti a spingere tali striscioni ben indietro nella retroguardia, ma un gruppo chiaramente non spontaneo di giovani in un edificio lungo il percorso ha cercato di provocare, mediante slogan, una mischia al riguardo. Il conseguente scontro a suon di urla e forse di qualche botta innocua è passato inosservato da quasi tutti i partecipanti alla marcia. Ma in qualche modo i media si trovavano proprio sul posto e ne hanno ricavato il massimo.
Quest’anno, sfruttando come giustificazione quella piccola controversia, un’organizzazione giovanile autonoma collegata al partito della Sinistra chiamata “Solid” [sozialistich, links,demokratisch – socialista, di sinistra, democratica – n.d.t.], che è spesso lacerata da controversie, ha deciso, con una stretta maggioranza di voti, di unirsi ad alcune organizzazioni prevalentemente di Berlino Ovest, la Gioventù Socialdemocratica, i Giovani Verdi, le sezioni giovanili di alcuni sindacati e la secolare organizzazione della gioventù di sinistra Die Falken (I Falchi) per boicottare la marcia di quattro chilometri e tenere una cerimonia commemorativa separata a Berlino Ovest, terminata nel luogo sul canale in cui il corpo di Rosa Luxembourg fu gettato in acqua. La scissione è stata vista con grande costernazione dalla maggioranza che criticava severamente la celebrazione di Stalin o Mao ma che considerava la scissione come un nuovo pericolo, che poteva finire con l’interrompere e far morire l’intera tradizione commemorativa.
Alla fine solo tra le 400 e le 800 persone si sono presentate al nuovo raggruppamento a Berlino Ovest; circa 4.000 militanti hanno percorso i quattro chilometri, mancandone alcuni di altri gruppi, hanno avuto una partecipazione proporzionalmente maggiore dei “rrrrivoluzionari” dell’ultrasinistra. Ma nel sito del memoriale, con la via fiancheggiata a destra e a sinistra da venditori di libri, circa una dozzina di gruppi politici e chioschi di alimenti, salvo pochissimi agitatori sbruffoni, la folla è stata socievole e assorta. Molti sono pensionati, molti altri sono attivi in cause per la pace, l’ambiente … e anche per il socialismo democratico.
Non tutto è stato pacifico. Una piccola folla si è riunita, come al solito, attorno alla lapide controversa. Anch’essa è stata pacifica. Ma due arcigni cordoni di minacciosi poliziotti con l’elmetto sostavano nei pressi, il cordone esterno con cani poliziotto. Poi una giovane è passata loro davanti, del tutto innocentemente. Ma il suo cane, grande la metà dei cani poliziotto, si è trovato presto a litigare rabbiosamente, prima ringhiando e poi abbaiando forte e poi scattando contro un grosso avversario che ha risposto per le rime. Nel giro di un minuto tutti i cani hanno cominciato ad abbaiare. Anche dopo che il piccolo marciatore è stato trascinato via, i cani poliziotto hanno cominciato a discutere molto animatamente tra di loro. E’ a quel punto che è arrivato l’ordine e il gruppo dei poliziotti canini è stato ritirato dalla scena, tra le risate di quasi tutti i presenti, alcuni dei quali sono andati a congratularsi con la donna per il suo “cane di sinistra” e per la sua vittoria.
Ma ora l’attenzione dei cinque maggiori partiti tedeschi è concentrata nervosamente sulle elezioni statali di domenica prossima nella Bassa Sassonia. La Sinistra, i liberaldemocratici di destra e il giovane Partito dei Pirati temono tutti di perdere l’indispensabile cinque per cento e di essere lasciati fuori dalla partita elettorale ad Hannover, la capitale. Mentre i Cristiano-democratici temono di perdere contro una coalizione di Socialdemocratici e Verdi, i Socialdemocratici, di fronte a un costante declino del sostegno, devono temere anch’essi di restare all’asciutto. Tutti stanno controllando le manovre dell’ultimo minuto degli oppositori e hanno lo sguardo fisso sugli ultimi dati dei sondaggi come conigli ipnotizzati da serpenti. I risultati influenzeranno certamente il grande voto di settembre. Il tempo in Germania resta gelido. E anche se molti leader sono dei millantatori, non molti possono essere considerati valorosi come il “Barone Steuben”.
Victor Grossman, giornalista e scrittore statunitense, risiede da molti anni a Berlino Est. E’ autore di Crossing the River: A Memoir of the American Left, the Cold War, and Life in East Germany (University of Massachusetts Press, 2003). [Oltre il fiume: memorie della sinistra statunitense, della guerra fredda e della vita nella Germania dell’Est].
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Fonte: http://www.zcommunications.org/what-would-karl-and-rosa-say-by-victor-grossman
Originale: Mr Zine
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
Comments
Powered by Facebook Comments














Il ricordo serve a due cose: far capire a INA certa socialdemocrazia quanta tradizione di sinistra ha tradito e far capire che il rischio della sinistra che non vuol tradire impropri valori non è la potenziale sconfitta ma la possibilità di farsi sfuggire il mutamento della lotta politica.