Grecia: poeti e “intellettuali”

Redazione 18 gennaio 2013 1
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di Nikos Raptis – 17 gennaio 2013

Negli ultimi due anni sull’”Edizione Globale del New York Times”, l’”International Herald Tribune” (HT), storicamente uno dei più importanti giornali del mondo, sulla prima pagina, nella parte superiore destra, c’è stato quasi ogni giorno un articolo riguardante la Grecia. Il come, come ci si poteva aspettare, è stato l’economia.

Ora, oggi il numero di sabato-domenica (5-6 gennaio 2013) dell’IHT, ancora una volta, contiene un articolo sulla Grecia, che occupa gran parte della prima pagina. Titolo: “La visione tenebrosa della poetessa greca”.

La Grecia, dalla fine della seconda guerra mondiale, è considerata la “porta del petrolio del Medio Oriente”. Inoltre, una persona razionale deve tener conto del fatto che la gente di Langley e la sua coorte israeliana, operanti nel settore dell’appropriazione del mondo, inevitabilmente sono obbligate ad avere una qualche “influenza” su un giornale “globale”, come l’IHT del New York Times. Così è ragionevole supporre che questa frequenza piuttosto curiosa di articoli sulla Grecia, addirittura a proposito di poeti, sia “seguita” da vicino dalla gente di Langley. Dovremmo non dimenticare che l’isola di Creta, una parte molto importante della Grecia, è a un tiro di sasso dall’Egitto, il campo più importante della storia mondiale odierna.

La poetessa citata nell’articolo, come descritto nella didascalia sotto la sua foto in formato piuttosto vistoso: “Kiki Dimoula, 81 anni, è la prima poetessa vivente a essere inclusa nella serie di poesia del prestigioso editore francese Gallimard.”

Rachel Donatio, l’autrice dell’articolo dell’IHT, scrive: “Uno degli scrittori greci suoi contemporanei, Nikos Dimou, ha definito la signora Dimoula ‘la miglior poetessa greca dopo Saffo.”

Prima di parlare di Kiki Dimoula sembra appropriato soffermarsi un po’ sul tema della poesia e dei poeti.

Poesia e poeti

La poesia è una professione? Cioè, ci si può guadagnare da vivere scrivendo poesia?

Per scrivere poesia non è necessario alcuno sforzo, umile o di altro genere. Tutto ciò che serve è un lampo nel cervello, da svegli o dormendo, che dura millisecondi. Lo stesso vale per la matematica. Solo che per la matematica bisogna passare “una vita” ad assorbire i “lampi” degli altri nel corso dei millenni. Inoltre, per scrivere poesia non è necessario alcun sacrificio. Se il poeta è povero o alla fame, è una sua scelta, in quanto evita il lavoro, umile o d’altro genere. Storicamente i poeti sono persone nate in famiglie ricche. Si prenda Saffo, la poetessa greca menzionata dal citato Nikos Dimou. Era nata in una famiglia ricca, circa sei secoli prima della nascita di Cristo. Perciò la risposta alla domanda se la poesia possa essere una professione è: no. Una conclusione che concorda con la fondamentale morale pareconista.

Contro la possibile tesi che un poeta dedica una vita intera ad acquisire l’”infrastruttura” mentale necessaria per essere in grado di esprimere artisticamente, in una poesia, la condizione umana, si può opporre che tutti gli esseri umani acquisiscono, normalmente, tale “infrastruttura” all’età di cinque anni, nella strada, senza sforzi “extra”.

Dunque una persona di talento che non sia nata ricca non può diventare poeta? Certo che può. La cosa onesta da fare è, oltre a lavorare per guadagnarsi da vivere, scrivere poesia.

La poesia è importante per gli esseri umani? Soddisfa qualche bisogno interiore? E’ meglio cercare di rispondere con alcuni esempi:

1. Quasi quattro decenni fa, vicino a piazza Syntagma, famosa oggi come il luogo di espressione della rabbia e della miseria dei greci, incontrai L.M., un collega ingegnere civile, che non vedevo da anni. L.M. era una delle menti più brillanti mai vissute in Grecia. Dopo aver esaminato la situazione allora esistente, politicamente e professionalmente, mi disse: “Come ha scritto il poeta: ‘Abbiamo sbagliato nello sceglierci la vita’.  L.M. morì non molto tempo dopo. Non aveva più di 43 anni. C’erano solo sei parole nella poesia, ma rimasero impresse indelebilmente nella mia mente. Il poeta, George Seferis, era nato in una famiglia benestante, aveva lavorato per tutta la vita da diplomatico, e nel 1963 aveva ricevuto il premio Nobel per la letteratura. Com’era che sia L.M. sia io conoscevamo a memoria le parole della poesia di Seferis? Entrambi avevamo ascoltato la canzone composta da Mikis Theodorakis sulla poesia di Seferis.

2. Creta è un luogo molto interessante. I cretesi conversano come se ciò fosse un’esperienza gioiosa. Date loro pochi secondi e la maggior parte di loro creerà quelli che chiamano “mantiniathes”: distici melodici in rima. Questi versi sono prevalentemente spiritosi. Sull’altro versante della vita, quello buio, i cretesi cantano poesie come questa:

Come pesa il ferro, così pesano le vesti nere.”

Un lamento per una persona che perso un suo caro, specialmente il suo o la sua compagna di vita. La poesia è rivestita della musica popolare cretese appropriata. Inutile dire che gli ateniesi “sofisticati”, poeti e altri, non “toccheranno” tale arte volgare nemmeno con un palo lungo tre metri. Questo è il “risultato” naturale dell’inondazione, all’inizio del ventesimo secolo, sull’élite intellettuale greca della merda surrealista, iperrealista e post-modernista d’altro genere francese.

3. “Seid umschlungen, Millionen!” [“Oh voi, milioni, io vi abbraccio!” tradotto dal tedesco […]].

Tutto ciò di cui Beethoven ebbe bisogno per la sua Nona Sinfonia fu la parola: Millionen. Una parola trovata in una poesia di Schiller. Ai tempi nostri si tratta del “99%”, ma è meno eufonico.

4. “All we are saying, is give peace a chance”  [Ciò che tutti diciamo è ‘date un’occasione alla pace]

Si noti la differenza tra i Millionen e il verso dei Beatles. Perché diavolo dovremmo pregare Nixon, Clinton, W. Bush, Obama e il resto dei criminali di “dare un’occasione alla pace”? Noi, i Millionen, abbiamo un solo modo di trattarli per le loro guerre: una serie continua di Norimberghe, nelle piazze, nelle arene e negli stadi di tutto il mondo. Inoltre la guerra attuale non è soltanto quella in cui usano i droni, in questo preciso istante, è anche quella della fame, della mancanza di aiuto per i malati, della depressione al punto del suicidio per i giovani e i vecchi, e così via.

E allora possiamo dire, o almeno io posso dire, che questo genere di poesia, così come presentata negli esempi citati, è poesia “degna”.

Tuttavia c’è un genere di poesia “moderna” come quella dell’esempio che segue:

Degno è il tavolo di legno.”

Odysseas Elytis, io poeta greco che ha scritto questo, ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1979. Elytis era nato in una famiglia ricca.

Questo genere di poesia è “degno”? Ben poco di essa, forse.

Nel “Messiah” di Handel ascoltiamo: “Degno è l’Agnello che fu sgozzato per ricevere potere e ricchezza e saggezza e forza e onore e gloria e benedizione.” Questa frase brutale e idiota fu scritta da un tizio piuttosto fuori di testa, di nome Giovanni, nell’isola greca di Patmos, 95 o 96 anni dopo la morte di Cristo, in un testo dal titolo “La Rivelazione” [Rivelazioni 5:12, Versione di Re Giacomo]. Handel da questa frase creò un capolavoro con una serie “tonante” di suoni per il “potere”, la “ricchezza”, e la “saggezza”, eccetera.

Il termine greco per “degno” [‘worthy’ nell’originale; vale anche ‘meritevole’, ‘prezioso’, ‘di valore’, ‘utile’ – n.d.t.] è “axion” [da cui il termine “assioma”, qualcosa che è “degno” di essere considerato come vero]. Così l’espressione “Degno è” in greco è resa come “Axion esti”. “Esti” essendo il verbo “è”. Elytis, utilizzando il biblico “Axion esti” [“Degno è”, nel nostro caso … l’agnello sacrificale] per creare una lunga poesia. Mikis Theodorakis compose un oratorio, “Axion esti”, sulla poesia di Elytis. Tale oratorio, “Axion esti” di Mikis, fa parte della cultura non solo dell’Europa, ma del mondo, ed è ammirato e amato da milioni di persone, specialmente dai tedeschi della Merkel. Ovviamente i tedeschi non comprendono le parole greche dell’oratorio, ma “comprendono” la musica.

Elytis era “un conservatore”. Mikis era, ed è, un uomo di sinistra. Mikis, come Handel, ha dimostrato che musica può trasformare una poesia, quasi ogni poesia, in un’opera d’arte eterna. La poesia è “nata” per essere “sposata” alla musica. Inoltre, non va ignorato che Seferis e Elytis sono diventati nomi familiari grazie alla musica di Mikis, e verosimilmente hanno ottenuto il Nobel grazie a ciò.

Tanto basti quanto alla poesia e ai poeti.

Tornando all’IHT

La professione di ciascuno, inevitabilmente, determina delle abitudini peculiari a tale professione. In un settore della mia professione, la meccanica del suolo, una delle prime cose che si apprendono è la classificazione dei suoli. Così, se io dovessi classificare i fattori più importanti della vita comincerei dall’aria, dall’acqua, dal cibo e (forse) … dalla storia.

Kiki Dimoula è nata ad Atene nel 1931. Io sono nato ad Atene nel 1930. Le viveva in via Pythias. Io vivevo in via Anafis. La distanza tra le due strade è di circa 400 metri. Lei ha vissuto in via Pythias per trent’anni. Io ho vissuto in via Anafis per trent’anni. I primi due decenni delle nostre vite furono gli anni ’30 e ’40, in un’Europa dominata dai nazisti. Così entrambi abbiamo vissuto la stessa “storia” del nostro quartiere, Kypseli, e del nostro paese, la Grecia.

Pythia fu la signora che si occupò di futurologia, i cui soci sacerdotali uccisero Esopo in una località turistica chiamata Delphi (vedere il mio articolo su ZNet “Un mito esopico” del 12 febbraio 2011.

Anafi è una minuscola isola greca nel mezzo dell’Egeo, vicina a Santorini, che durante gli ultimi 3.000 anni è stata abitata da circa 500 – 1.000 forti esseri umani. Anafi è stata un luogo d’esilio, specialmente per la gente della sinistra.

Kiki Dimoula sposò Athos Dimoulas, nato nel 1921, che viveva in via Pythias, aveva studiato ingegneria civile al Politecnico di Atene e, da ingegnere, si era specializzato in ferrovie e in strutture d’acciaio. Athos Dimoulas era anche un poeta, molto ammirato da sua moglie. Morì nel 1985. Io mi sono laureato in ingegneria civile al Politecnico di Atene circa dieci anni dopo Athos Dimoulas. Il mio primo libro tratta di un’importante questione sociale: i trasporti e l’uso della ruota di metallo su binari di metallo; la ferrovia, la metropolitana leggera e il tram.

Anche se le nostre vite si sono svolte molto vicino, non ho mai conosciuto Kiki Dimoula o Athos Dimoulas.

Kiki Dimoula pare una persona molto seria che attraverso la sua poesia ha tentato di capire la natura umana in senso chomskiano; un’impresa da Sisifo. Non è una poetessa “professionale”. Per decenni ha lavorato da impiegata alla Banca di Grecia, la banca centrale greca, in una “prigione”, secondo le sue parole nell’IHT, ma componeva anche le sue poesie. A me la sua poesia sembra forte, ma triste.

L’articolo dell’IHT su Kiki Dimoula ha scelto di offrirci l’opinione di Nikos Dimou sulla sua poesia, una scelta che rispettiamo con tutto il cuore. Così, oltre alla citata osservazione di Dimou a proposito di Saffo, ecc., egli scrive: “Il principale oggetto della poesia della Dimoula è il ‘nulla’.” In un altro articolo, in greco, Dimou scrive: “La poesia [di Kiki Dimoula] non ha oggetto, poiché il suo oggetto è lo zero … (cosa si può scrivere a proposito dello zero) …” Le parole tra parentesi sono di Dimou.

Da greco anch’io, potrei suggerire a Dimou di leggere ciò che un non greco ha potuto scrivere e ha scritto a proposito dello zero:

“Questa è una spettacolare applicazione dell’intuizione greca che il mondo distante può essere afferrato mediante l’analogia con il mondo a portata di mano. Ma è resa ancora più spettacolare quando ci si rende conto che Archimede non disponeva della nostra comoda connotazione per le potenze di dieci, tutte costruite sull’uso dello zero.” Le parole sono di Robert Kaplan, di Harvard, nel suo eccellente libro “The Nothing That Is: The Natural History of Zero” [Il nulla che esiste: storia naturale dello zero] (Allen Lane, 1999, pag. 31).

[Parentesi: lasciando da parte le potenze di dieci, il numero di Archimede delle particelle dell’Universo, o degli universi, eccetera, e tornano alla “natura dell’uomo” appena citata, possiamo dire che un modo per risolvere tale “universale” problema (della natura dell’uomo) consiste nell’afferrare l’informazione “a portata di mano”: noi stessi. E’ ciò che Kiki Dimoula ha fatto per tutta la vita. Inoltre, come scrive Kaplan, i greci non possedevano l’idea dello zero, che era già stato scoperto in Iraq, quasi 3.500 anni prima della Grecia di Pericle. Una grande delusione per i nazisti ateniesi del 2013].

NIkos Dimou è un caso interessante. Il suo atteggiamento filosofico nella vita ha radici nel suolo concimato di Madison Avenue. La sua fede “teologica” è che una parte essenziale dell’esistenza della razza umana consista nella pubblicità, “in quanto soddisfa i bisogni preesistenti” degli uomini, delle donne e dei bambini. Dopo tale sconvolgente scoperta, Dimou ha deciso di essere un “intellettuale” e, come ci si poteva aspettare, ha persuaso i greci del segmento superiore della classe media di essere davvero un intellettuale.

Ho incontrato Dimou due volte, per caso. Circa vent’anni fa, mentre mi recavo nel parcheggio di un supermercato a riprendermi la macchina, ho notato che l’auto accanto alla mia aveva il finestrino sul lato del guidatore aperto. Decisi di restare presso il finestrino aperto di guardia, per ogni eventualità. Dopo un po’ appare il proprietario dell’auto e gli spiego la faccenda del finestrino. L’uomo mi passa davanti, con la testa orgogliosamente rivolta in alto, lo sguardo diretto verso l’infinito, non dice nulla e se ne parte. L’uomo, un genuino “intellettuale”, Nikos Dimou. Ovviamente non sapevo che l’auto apparteneva a Dimou, tuttavia conoscevo le sue teorie a proposito dei “bisogni” degli umani.

Poi, circa tre o quattro anni fa, sono stato invitato da J. Michas, l’autore di un nuovo libro su Noam Chomsky, a partecipare alla presentazione del suo libro. Nell’avvicinarmi all’edificio dove doveva aver luogo la presentazione ho notato che anche Dimou vi era diretto. Non vi ho prestato ulteriore attenzione e non so nemmeno dove fosse seduto nella sala. Comunque sono avvenute, durante la presentazione, cose più interessanti della presenza di Dimou.

C’erano cinque o sei persone nel comitato di presentazione. Tra loro un ministro del commercio (o qualcosa del genere) dell’allora governo greco, il cui nome non conoscevo. Anche se suona incredibile, la gente del comitato, specialmente il ministro, stava dandosi da fare per dimostrare che Noam era ed è un … neoliberale. Poi, con una certa riluttanza, il moderatore ha annunciato il momento delle domande e risposte. Così mi sono rivolto al ministro, una persona educata e dai modi gentili, il cui nome non conoscevo ma che indossava una camicia rosa. Così l’ho identificato come “il signore che indossa una camicia rosa” e, piuttosto arrabbiato, gli ho chiesto se sapeva che Noam era un anarchico. Sembra che il ministro non avesse mai letto una parola scritta da Chomsky. Comunque l’autore del libro in presentazione, rivolgendosi a me chiamandomi per nome, ha informato l’uditorio che avevo ragione. Dopo un po’ il signore con la camicia rosa ha lasciato la sala. In seguito ho appreso che il nome del signore con la camicia rosa era, ed è, Kostis Chatzidakis.

[Nota scritta in preda a una grande rabbia: a un certo punto, mentre scrivevo questo articolo, mi sono interrotto per un po’ per pranzare. Nella cucina di fronte a me, sullo schermo della televisione, c’era lo stesso signore educato e dai modi gentili “in camicia rosa” che oggi è ministro dello “Sviluppo” del governo greco. Stava orgogliosamente celebrando la sua opera per rendere la Grecia un paese prospero. Al suo fianco Samaras, il primo ministro greco. Nel guardarli mi sono reso conto che l’insensibilità di queste persone è non solo senza fondo, bensì interamente criminale.

Cinque anni fa una famiglia greca doveva spendere circa 600 dollari per il gasolio da riscaldamento. Oggi, deve pagare circa 3.000 dollari per la stessa quantità di gasolio. Così, la maggior parte delle famiglie greche ha cominciato a bruciare legno. Ci sono circa quattro milioni di persone a Atene. Cioè un milione di famiglie. Quasi il 70% delle famiglie brucia legno per mantenersi al caldo. La conseguenza: migliaia di giovanissimi e di molto vecchi muoiono, per danni ai polmoni. A Salonicco le particelle solide di legno bruciato hanno già coperto la città di uno strato di smog che si può quasi prendere in mano. Non è stata la Merkel a ordinare di farlo; è stato deciso che tassare il gasolio in misura esorbitante era la  … soluzione ai problemi economici della Grecia.]

Una volta di più, devo una spiegazione del perché, vivendo nella miseria dell’Atene del gennaio 2013, scelgo di commentare … dei film (vedasi il mio ultimo articolo su ZNet) o della poesia. Da tredicenne o quattordicenne, durante l’occupazione nazista, dal 1941 al 1945, ero solito guardare la vetrina di una libreria non lontana da via Pythias, la via dove abitava Kiki Dimoula. I miei pensieri all’epoca: com’è che ci sono ancora libri di poesia, letteratura e persino di filosofia nella vetrina della libreria, mentre attorno a noi c’è la fame e la morte per mano dei nazisti?  Risposta: Speranza. Quello che inquieta davvero oggi è che nella maggior parte della gente di Atene c’è la sensazione che ci sia meno speranza che durante l’occupazione nazista. Perciò la necessità per noi di restare persone normali e di leggere libri e ancor più imperativa.

Le ultime da Atene

Ecco un breve resoconto degli ultimi eventi ad Atene.

A questo punto è del tutto evidente che i poteri che contano hanno un piano di provocazione contro la sinistra greca.

1. Ad Atene ci sono alcuni edifici che sono occupati dagli anarchici greci da più di due decenni. Ora, tutto a un tratto, un paio di giorni fa, la polizia ha fatto irruzione negli edifici e ha arrestato circa 100 anarchici; i nazisti hanno festeggiato l’avvenimento e i tribunali greci hanno rilasciato gli anarchici. Informazione necessaria: i giudici e il resto del personale della magistratura si sono visti tagliare gli stipendi di recente. Altrimenti …

2. Gli anarchici hanno reagito attaccando diversi obiettivi governativi e politici.

3. Il governo ha reagito accusando la SYRIZA, il partito di sinistra, di essere un “protettore” degli anarchici.

4. Il sistema sanitario greco si sta dirigendo verso una catastrofe umanitaria. Il governo di destra dei cristiani ferventi e protettori di “patria, religione e famiglia”, tra altri atti criminali, sta chiudendo le unità di terapia intensiva.

5. Il piano di provocazione comprende attacchi incredibilmente crudeli contro gli immigrati asiatici e africani, mediante percosse, accoltellamenti e persino omicidi. Gli aggressori: squadre di teppisti nazisti, sotto la protezione dei poliziotti, molti dei quali sono anch’essi nazisti. Ovviamente gli ideatori stranieri del piano si aspettano una reazione, per loro benvenuta, contro i greci da parte delle centinaia di immigrati africani e asiatici, dopo il loro ritorno nei loro paesi. Già stanno cominciando a considerare i greci estremamente razzisti.

6. L’aggressione USA-UE ai terreni e agli altri beni della Grecia è diventata più sfacciata e svergognata.

7. I nazisti sembrano avere dei ripensamenti, dopo che alcuni di loro sono stati pestati dai greci comuni.

Per concludere questo articolo: permettete che questo sia un appello non solo alla sinistra mondiale ma anche a tutta la gente onesta del mondo perché mostri solidarietà al popolo greco. Specialmente i popoli di Norvegia, Svezia, Germania, Russia e Turchia. I turchi lo hanno già fatto nel 1941, durante l’occupazione nazista di Atene, mediante la “Kurtulus”, la nave che ha portato cibo alla gente di Atene che moriva di fame. Io sono uno dei sopravvissuti.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: http://www.zcommunications.org/greece-poets-and-intellectuals-by-nikos-raptis

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 18 gennaio 2013 alle 19:41 - Reply

    C’era un poeta a Sarajevo. Anzi c’è. Il suo nome è Sarajlic. Sarajlic è morto ma c’è. Quando arrivó il freddo a ricordare agli uomini quanto fosse assurda una guerra che chi subiva non aveva nemmeno voluto, quel poeta non aveva più nulla da bruciare se non i suoi libri. Allora cominció da quelli di economia e poi via via, senza mai pensare di bruciare libri di poesia. Erano tutto quello di umano che rimaneva in quei giorni non voluti di Sarajevo.

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