Il New York Times è ampiamente criticato per aver chiuso la sua redazione per l’ambiente, eliminando incarichi redazionali
Di Joe Romm
16 gennaio 2013
“Mantenere efficaci i servizi giornalistici sull’ambiente non sarà facile avverte il Garante dei lettori (Public Editor).
Il New York Times chiuderà la sua redazione dedicata all’ambiente tra poche settimane e assegnerà i suoi sette articolisti e due redattori ad altri dipartimenti. Stanno eliminando gli incarichi di redattore per l’ambiente e di vice redattore per l’ambiente.
Il sito Inside Climate News ha riferito, nelle notizie esclusive del venerdì, che il Times insiste che questo fatto non influenzerà la copertura dei temi ambientali. Io, però, sono molto scettico, come anche moltissimi altri, giudicando dai commenti che risuonano nella “blogsfera”, su Twitter e sulla mia casella di posta.
Per esempio, il giornalista vincitore di premi, Peter Dykstra – che ha lavorato alla CNN per 17 anni, che ora pubblica il sito Daily Climate mi ha mandato questa nota condividendo la sua notevolissima esperienza:
E’ lontana da una copia precisa della nostra situazione di quattro anni fa alla CNN – siamo stati tutti licenziati, non c’è stato un rimpasto. E, naturalmente, la CNN non verrà mai confusa con il Times. La CNN, però, ha analogamente assicurato tutti che la copertura giornalistica non avrebbero avuto ripercussioni. Un’area dove una decisione come questa avrebbe probabilmente lo stesso impatto al Times di quello avuto alla CNN: Quando si abolisce una redazione indipendente, la decisione manda un messaggio forte a qualsiasi inviato a cui interessa la carriera e a qualsiasi direttore: andare a caccia di notizie sull’ambiente non è la strada verso un miglioramento.
Chiunque segua la scienza del clima, le soluzioni e la politiche a riguardo, sa che il cambiamento di clima sta per emergere come la notizia del secolo -e questo soltanto se tutte le nazioni importanti si mettono insieme per trasformare rapidamente l’economia globale per evitare una catastrofe. Se il silenzio e l’nazione riguardo al clima, continuano, potrà essere certo la notizia del millennio; vedere NOAA: [National Oceanic and Atmospheric Administration - è un'agenzia federale statunitense che si occupa di meteorologia, n.d.t.)] il cambiamento di clima è “ampiamente irreversibile per 1000 anni,” con zone permanenti di siccità e tempeste di polvere nel Sudovest degli Stati Uniti e in tutto il globo.”
Penso quindi anche che, in quanto ancora “giornale influente che scrive su tutto” mandi un pessimo messaggio al resto dei media. Questa è una cosa importante che ha scritto in un e-mail il Dottor Robert J.Brulle della Università Drexel, che il New York Times ha citato l’anno scorso come “esperto di comunicazioni ambientali:
La decisione da parte del New York Times di chiudere la sua pagina dedicata all’ambiente, accelera la scomparsa del cambiamento di clima dalle nostre discussioni pubbliche. Nell’anno passato, l’Amministrazione Obama non ha parlato dell’argomento, e abbiamo appena avuto una campagna elettorale per la presidenza durante la quale non si è mai trattato il problema del cambiamento di clima. Ora il Times abolisce la pagina sull’ambiente. Malgrado le loro dichiarazioni ufficiali in contrario, questa mossa ridurrà il fulcro istituzionale e la capacità di scrivere servizi sui problemi dell’ambiente.
La copertura data dai media al cambiamento del clima ha un enorme impatto sia sull’opinione pubblica che sui programmi politici. In quanto quotidiano principale degli Stati Uniti, il New York Times influenza il resto dei media. Questo atto invia il messaggio importante che i problemi dell’ambiente non giustificano più la speciale centralità istituzionale loro concessa. Possiamo soltanto sperare che gli altri mezzi di informazione non seguano “l’esempio” del Times di abdicare alle loro responsabilità per i servizi sull’ambiente.
Nessuno è estremamente contento di questo, ma alcuni sono notevolmente più scontenti di altri. La
redattrice che di occupa dei contatti con il pubblico ha scritto una lunga colonna intitolata “Mantenere viva l’informazione giornalistica sull’ambiente non sarà facile.” Cita un’ampia gamma di opinioni e conclude:
“Dal punto di vista simbolico, questa è una brutta notizia, e il simbolismo è importante . dimostra un impegno e un’intensità di interesse per un argomento di importanza cruciale.
Nella vita comune non deve essere una brutta notizia, Una struttura podcast’, che non fa parte delle sezioni più importanti del giornale: gli esteri, gli affari, le notizie nazionali e cittadine, per sua natura indica che la copertura non è integrata in quella regolare delle altre sezioni, che hanno il loro proprio spazio sul giornale e la loro influenza interna.
Se la copertura che riguarda l’ambiente non dovrà soffrirne, moltissime persone, compresi i redattori del del Times che occupano le posizioni più importanti – dovranno assicurarsi che questo non accada.
Dicono che lo faranno. Mantenere quella centralità di attenzione sarà una sfida particolare per una redazione che sta subendo un cambiamento intenso, dato che diventa sempre più digitale e che allo stesso tempo sta tagliando i costi.”
Queste parole importanti sono simili a quelle che mi ha detto Andy Revkin, l’ex reporter specialista di ambiente, e ora principale blogger del New York Times per il clima. Fa parte del gruppo dei “meno contenti” – guardate il suo post qui* e sulla sua pagina di Facebook** – in parte perché dice che è una tendenza inevitabile nei mezzi di informazione e che il Times non isolava l’ambiente. Ha detto che il “giornalismo specializzato è il primo a essere colpito” quando c’è un qualsiasi riduzione di dimensioni e la ” lotta per diventare onnicomprensive e bravi sugli argomenti, sta aumentando perfino se la struttura viene eliminata.” Abbiamo anche discusso se il giornalismo crollerà prima che crolli un clima vivibile.
Revkin ha notato che le recenti acquisizioni del New York Times erano incentrate sugli incarichi di gestione, come i redattori, e ha scritto sulla sua pagina di facebook*:
“Non sono stato mai un sostenitore della redazione indipendente per l’ambiente perfino quando vi lavoravo. L’ambiente non è una redazione. Gli impatti ambientali sono uno dei risultati delle decisioni e delle azioni umane. Penso, che sia comunque un errore eliminare l’incarico di REDATTORE per l’ambiente Più che mai il giornale ha bisogno di qualcuno trovi, coordini ed esamini i contenuti riguardanti l’ambiente che arrivano attraverso qualsiasi altra sezione del giornale.
Il direttore in questione la pensa allo stesso modo, come nota il redattore addetto ai contatti con il pubblico:
Sandy Kennan, direttrice della redazione per l’ambiente, mi ha detto che vorrebbe che la decisione non fosse stata mai presa.
“Naturalmente sono delusa,” ha detto.”Cercherò di fare in modo che tutti mantengano la loro promessa che la copertura giornalistica non ne soffra.” Ha detto di essere incerta sulla sua prossima mossa.
Poi abbiamo questa sconcertante citazione di Elisabeth Rosenthal, “un medico e articolista del Times da 19 anni” che ha fatto parte del podcast ambientale:
“Il pro della situazione è che si presta attenzione specifica a un argomento che ne ha bisogno,” ha detto.”Il contro è che estrae l’argomento dal flusso delle notizie comuni.” Le aree tematiche “non hanno un loro proprio posto sul giornale e questo può significare che è più difficile ottenere l’attenzione per le loro storie.”
“Ci sono un sacco di notizie in questa area – osserviamo i ghiacciai che si sciolgono -quindi non c’è l’urgenza di mettere subito le notizie sul giornale,” ha detto la signora Rosenthal. L’integrazione nelle sezioni principali può essere un aiuto in questi casi.
C’è infatti una quantità sbalorditiva di notizie in questo campo – una volta che ci si rende conto che il riscaldamenti provocato dall’uomo è pronto a trasformare la nazione e il mondo nei prossimi decenni, e forse per secoli e che gli impatti si stanno già facendo sentire qui e dovunque.
Ironicamente, il podcast sembra avere fatto qualche cosa di buono. Come ha scritto sul sito il Daily Climate soltanto una settimana prima:
“Mi chiedo: ‘Fra 20 anni, di quali temi che abbiamo trattato saremo più orgogliosi, e in che caso ci gratteremo la testa e diremo: perché non ci siamo concentrati di più su quel tema?” ha detto Glenn Kramon, vice caporedattore del New York Times.
Il Times ha pubblicato la maggior parte delle notizie sul cambiamento del clima e ha avuto il più grosso incremento di copertura giornalistica tra i cinque più grandi quotidiani degli Starti Uniti, secondo gli analisti dei media dell’Università del Colorado.
“Il cambiamento del clima è uno dei pochi argomenti così importanti, che dobbiamo dimenticarci dei cicli e impegnarci sempre per quanto più possiamo nella loro copertura giornalistica,” ha detto Kramon.
Kramon, il vice caporedattore del Times, ha attribuito il miglioramento dello scorso anno nei servizi giornalistici del quotidiano, a uno sforzo di 4 anni di raggruppare gli articolisti migliori in una sezione separata dedicata all’ambiente.
E’ una citazione incredibile da parte di un’organizzazione che apparentemente già allora aveva deciso di mandare proprio quella sezione nel deposito dei rottami.
*http://dotearth.blogs.nytimes.com/2013/01/11/the-changing-newsroom-environment/?smid=tw
*https://www.facebook.com/andrew.revkin.5/posts/518575601509416
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/ new-york-times-widely-criticized-for-dismantlig-its-environment-desk-eliminating-editorial-positions-by joe-romm
Originale: Thinkprogress.org
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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Se vogliamo avere reale contezza di quanto la questione ecologica abbia risonanza tra la gente e di quanto la macchina bellica neoliberista sia preoccupata di ciò, dobbiamo guardare a fatti come quelli del NYT. Avere giornalisti che si occupino di tutti significa centralizzare le notizie e con esse le interpretazioni e le ripercussioni sociali e politiche. Questo non solo è programmato ma anche volutamente oppressivo. Le notizie d’inchiesta saranno sempre più rare e forse passeranno per vie cui ci stiamo abituando e che verranno puntualmente denigrate.