di George Monbiot – 16 gennaio 2013
Il neoliberalismo non è scomparso
Come devono sanguinare per noi! Nel 2012 i cento più ricchi del mondo sono diventati più ricchi di 241 miliardi di dollari. Il loro patrimonio è ora di 1,9 trilioni di dollari; poco meno dell’intera produzione del Regno Unito.
Non è accaduto per caso. L’ascesa delle fortune dei super-ricchi è il risultato diretto di certe politiche. Eccone alcune: la riduzione delle aliquote e dei controlli fiscali; il rifiuto dei governi di recuperare una quota onesta delle imposte dai minerali e dai terreni; la privatizzazione di beni pubblici e la creazione di un’economia “da casellanti”; la liberalizzazione dei salari e la distruzione della contrattazione collettiva.
Le politiche che hanno reso così ricchi i monarchi globali sono le politiche che spremono tutti gli altri. Non è questo che la teoria aveva previsto. Friedrich Hayek, Milton Friedman e i loro discepoli – in un migliaio di facoltà di economia e commercio, nel FMI, presso la Banca Mondiale, presso l’OCSE e praticamente quasi ogni governo moderno – hanno sostenuto che meno il governo tassa i ricchi, difende i lavoratori e redistribuisce la ricchezza, più prosperi diventeranno tutti. Qualsiasi tentativo di ridurre la disuguaglianza danneggerebbe l’efficienza del mercato, impedendo la marea crescente che solleva tutte le imbarcazioni. Gli apostoli hanno condotto un esperimento globale durato trent’anni, e ora abbiamo i risultati: fallimento totale.
Prima che io prosegua devo segnalare che non credo che una crescita economica perpetua sia né sostenibile né desiderabile. Ma se la crescita è lo scopo – uno scopo che ogni governo dichiara di sottoscrivere – non si potrebbe comprometterla di più che liberando i super-ricchi dai vincoli della democrazia.
Il rapporto annuale della Conferenza dell’ONU sul Commercio e lo Sviluppo dell’anno scorso avrebbe dovuto essere un necrologio del modello neoliberale sviluppato da Hayek e Friedman e dai loro discepoli. Esso dimostra inequivocabilmente che le loro politiche hanno determinato risultati contrari a quelli previsti. Da quando le politiche neoliberali (tagli fiscali a favore dei ricchi, privatizzazione dei beni statali, deregolamentazione del lavoro, riduzione della sicurezza sociale) hanno cominciato a mordere, dagli anni ’80 in poi, le percentuali di crescita hanno cominciato a declinare e quelle di disoccupazione a crescere.
La notevole crescita delle nazioni ricche durante gli anni ’50, ’60 e ’70 fu resa possibile dalla distruzione della ricchezza e del potere dell’élite, come conseguenza della depressione degli anni ’30 e della seconda guerra mondiale. Il loro imbarazzo diede all’altro 99% un’occasione senza precedenti per rivendicare la redistribuzione, la spesa statale e la sicurezza sociale, che, tutte, stimolarono la domanda.
Il neoliberalismo è stato un tentativo di invertire queste riforme. Generosamente finanziari dai milionari, i suoi sostenitori hanno avuto un successo sorprendente, politicamente. Economicamente hanno fatto fiasco.
In tutti i paesi dell’OCSE la tassazione è divenuta più regressiva: i ricchi pagano di meno, i poveri pagano di più. La conseguenza, secondo i neoliberali, sarebbe stata la crescita dell’efficienza economica e degli investimenti, arricchendo tutti. Si è verificato il contrario. Con la diminuzione della tassazione dei ricchi e delle imprese, la capacità di spesa sia dello stato, sia dei più poveri è crollata e la domanda si è contratta. Il risultato è stato il declino delle percentuali degli investimenti, di pari passo con le aspettative di crescita delle imprese.
I neoliberali hanno anche insistito nell’affermare che una disuguaglianza di reddito senza vincoli e salari flessibili avrebbero ridotto la disoccupazione. Ma in tutto il mondo ricco la disuguaglianza e la disoccupazione sono esplose. Il recente balzo della disoccupazione nella maggior parte dei paesi sviluppati – peggiore che in qualsiasi recessione precedente degli ultimi tre decenni – è stato preceduto dal livello dei salari più basso come quota del PIL dopo la seconda guerra mondiale. Fine della teoria. E’ fallita perla solita ragione evidente: i bassi salari sopprimono la domanda, il che sopprime l’occupazione.
Con la stagnazione dei salari le persone hanno integrato il loro reddito indebitandosi. Il debito crescente ha alimentato le banche deregolamentate, con le conseguenze che tutti conosciamo. Quanto più elevata diventa la disuguaglianza, rileva il rapporto dell’ONU, tanto meno stabile diventa l’economia e più bassi diventano i suoi tassi di crescita. Le politiche mediante le quali i governi neoliberali cercano di ridurre i propri deficit e di stimolare le proprie economie sono controproducenti.
L’imminente riduzione dell’aliquota massima dell’imposta sul reddito in Gran Bretagna (dal 50% al 45%) non promuoverà le entrate del governo o le imprese private, ma arricchirà gli speculatori che hanno sinistrato l’economia. La Goldman Sachs e altre banche stanno ora pensando di rimandare i pagamenti dei premi per avvantaggiarsene. La legge sul welfare approvata la settimana scorsa dal parlamento non contribuirà a far pulizia del deficit o a stimolare l’occupazione: ridurrà la domanda, cancellando la ripresa economica. Lo stesso vale per il tetto alle paghe del settore pubblico. “Riapprendere alcune vecchie lezioni sull’equità e la partecipazione”, afferma l’ONU, “è il solo modo per superare alla fine la crisi e perseguire un corso di sviluppo economico sostenibile.”
Non ho interessi in gioco se non la convinzione che nessuno, in mezzo a questo mare di ricchi, dovrebbe essere costretto alla povertà. Ma osservando sbalordito le lezioni non apprese in Gran Bretagna, in Europa e negli Stati Uniti sono colpito dal fatto che l’intera struttura del pensiero neoliberale è una frode. Le pretese degli ultra-ricchi sono state ammantate da sofisticate teorie economiche e sono state applicate indipendentemente dai risultati. Il completo fallimento di questo esperimento su scala mondiale non ne impedisce la ripetizione. Questo non ha nulla a che fare con l’economia. Ha tutto a che fare con il potere.
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Originale: The Guardian
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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Il vero risultato del neoliberismo è quello di avere ridotto all’impotenza l’opinione pubblica. L’incapacitá di reagire in Europa e USA è incredibile. Non è il benessere ancora diffuso a impedire il rifiuto di queste misure di austerità che sono vessazioni e soprusi. Purtroppo la macchina capitalista è riuscita a meccanizzare le popolazioni. Fino a quando?