Ecco perché è Wikileaks è importante e perché il New York Times dovrebbe difenderla

Redazione 16 gennaio 2013 1
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Ecco perché è Wikileaks è importante  e perché il New York Times dovrebbe difenderla

Di Mathew Ingram

 

14 gennaio 2013

Fin da quando WikiLeaks è apparsa sulla scena nel 2010, c’è stato un dibattito per vedere se l’organizzazione doveva qualificarsi come un’entità mediatica e in questo caso che merito le riconosciamo. Molti giornalisti hanno preferito considerarla semplicemente  come un  mediatore  di informazioni, peraltro  leggermente sciatte e poco raccomandabili, e quindi per nulla come una vera entità giornalistica. Però il processo dell’ex  soldato semplice dell’esercito statunitense, Bradley Manning,  dimostra perché quella differenza (se c’è) è largamente irrilevante  e perché Wikileaks e Manning meritano l’appoggio di giornalisti ed entità giornalistiche di tutti i generi.

 

Manning, che è stato in detenzione negli Stati Uniti per più di due anni, è la fonte governativa che presumibilmente ha fornito a Wikileaks il video denominato “Omicidio collaterale” di un attacco militare statunitense contro civili in Iraq, e anche diecine di migliaia di dispacci governativi  riservati che l’organizzazione ha diffuso come enorme massa  di documenti su internet,  alla fine del 2010. Anche molti giornali ed altri mezzi di informazione tradizionali, compresi il New York Times e il Guradian, hanno stampato alcuni dei dispacci e hanno scritto articoli al riguardo come parte di un accordo di partnership  con Wikileaks.

 Wikileaks è un’entità mediatica in tutti i modi che contano

 Come fa notare Glenn Greenwald in un messaggio pubblicato sull’edizione on line del  Guardian, il pubblico ministero militare  del processo a Manning,  ha fornito una delle  migliori giustificazioni per considerare Wikileaks un’entità mediatica che quindi merita le stesse protezioni di un giornale. Giovedì, in tribunale, hanno chiesto al Capitano Angel Overgaard se Manning sarebbe stato processato se avesse diffuso le stesse informazioni riservate al New York Times, e il pubblico ministero ha semplicemente detto: “Sì, signora”. In altre parole, per gli scopi del governo, Wikileaks e il New York Times sono intercambiabili. Come Greenwald lo descrive:

 

“[Le dichiarazioni del governo contro Manning] si applicano praticamente a ogni  fuga di informazioni riservate che vanno a qualsiasi organizzazione di  media, trasformando quindi l’ordinaria spiate nell’equivalente di un tradimento.”

L’opinione diffusa per un po’ di tempo è stata che Wikileaks  era semplicemente un intermediario – come la busta marrone che arrivava con i documenti segreti  o il garage del parcheggio che usava la talpa del Water Gate, Gola profonda del Watergate  – e che i giornali e altri media hanno compiuto il vero lavoro giornalistico filtrando i dispacci, verificando i fatti, ecc. Durante una discussione sui media e Wikileas del 2010, l’ex redattore esecutivo del New York Times, Bill Keller, ha detto del fondatore Julian Assange: “Non lo considero uno spirito affine a me – non è il tipo di giornalista che sono io.”

L’estate scorsa, tuttavia, in un’intervista per mail con me, dopo che avevo scritto un messaggio sul blog sostenendo che si dovrebbe pensare a Wikileaks come a un’entità mediatica, Keller ha ammesso che sia Assange che l’organizzazione meritano l’appoggio di tutti i giornalisti, per il semplice motivo che un attacco a Wikileaks è effettivamente un attacco alla libertà di parola e di stampa nel suo insieme (anche se Keller non voleva ancora chiamare Assange giornalista). Come ha detto l’ex redattore del New York Times:

“Considererei il tentativo di criminalizzare la pubblicazione da parte di Wikileaks di questi documenti, come un attacco a tutti noi, e credo che i mezzi di informazione tradizionale dovrebbero venire in sua difesa. Non bisogna accogliere Julian Assange come se fosse uno spirito affine per credere che quello che ha fatto con la pubblicazione di quei dispacci rientra nella protezione prevista dal Primo Emendamento.”

 

I media potrebbero essere il prossimo obiettivo

 

Il rischio non è soltanto che il governo applicherà le stesse tattiche o la stessa logica ad altri informatori segreti, che ha applicato a Manning anche se  fanno trapelare documenti al New York Times – il rischio reale è che considerare il New York Times e altri organi di stampa  equivalenti di Wikileaks, incoraggerà il governo a tentare di perseguire penalmente anche questi, proprio come il Dipartimento di stato sta tentando di perseguire Julian Assange e Wilkileaks per ciò che crede siano degli atti di spionaggio.

Queste sono  proprio più che congetture oziose: il messaggio sul blog a cui Bill Keller stava rispondendo quando mi ha inviato la mail, concerneva una discussione che ha avuto luogo al Congresso, durante la quale vari Rappresentanti chiedevano a esperti di legge che stavano rendendo testimonianza al sottocomitato per la giustizia della Camera, se c’era una logica legale per perseguire gli organi di stampa come il New York Times in base all’Atto sullo Spionaggio, per aver pubblicato informazioni riservate nel modo in cui lo ha fatto Wikileaks.

Questo può essere inverosimile, ma giudicare equivalenti  il New York Times e Wikileaks, è chiaramente un passo in quella direzione. Se il fatto che  Manning fornisca documenti a Wikileaks, è calcolato tradimento, perché è definito “aiutare ed essere correo  del  nemico,”  come può essere diverso qualcuno che fornisce dati al New York Times? O, se è per questo,  un membro importante dell’establishment della sicurezza nazionale che fornisce documenti al giornalista esperto di indagini,  Bob Woodward, come osserva Greenwald nel suo pezzo?

La giustificazione per sostenere i diritti di  Wikileaks in quanto entità giornalistica sembra chiara; come ha detto Benjamin Franklin, “Dobbiamo stare uniti,oppure certamente saremo impiccati     separatamente.”

 

http://it.wikipedia.org/wiki/I_emendamento_della_Costituzione_degli_Stati_Uniti_d’America

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

wwww.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommmunications.org/

Originale: Haaretz.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons – CC  BY-NC-SA  3.0

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 16 gennaio 2013 alle 22:49 - Reply

    Non c’è molto da dire. Quello che sta vivendo Assange è una persecuzione politica. Quello che sta subendo Manning è un atto di violazione dei diritti umani degno dei peggiori regimi. Quello che ha fatto Wikileaks è stato difendere il diritto dei cittadini a sapere. Il resto è pseudo intellettualismo organico ai sistemi di potere.

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