La paura irrazionale e razzista della Cina

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di Andre Vltchek – 4 gennaio 2013

Iraq, Afghanistan, Palestina e Libia sono nel caos, schiacciate dal pesante stivale dell’imperialismo occidentale.

Ma ci è detto di temere la Cina.

Le intere nazioni dell’Indocina furono bombardate fino a riportarle all’età della pietra, perché i semidei occidentali non tolleravano, e ritenevano di non dover tollerare, ciò cui realmente aspiravano delle non-persone gialle in Asia. Vietnam, Cambogia, Laos … milioni di tonnellate di bombe sganciate su di loro dai B-52 strategici, dai bombardieri a tuffo e dai caccia da combattimento. Le bombe che cadevano piovevano sulla campagna immacolata, uccidendo bambini, donne e bufali d’acqua; morirono milioni di persone. Niente scuse, niente ammissioni di colpa, niente risarcimenti dalle nazioni tiranne.

L’Indonesia, il paese leader dei non allineati del mondo, con un grande Partito Comunista costituzionale, fu distrutta nel colpo di stato del 1965, dall’alleanza dei governi occidentali, dell’esercito e delle élite fasciste, e della più vasta organizzazione mussulmana degli intolleranti religiosi, la NU. Morirono tra i due e i tre milioni di persone, compresi gli appartenenti alla minoranza cinese. Insegnanti, artisti, pensatori; tutti uccisi o messi a tacere. Qui l’imperialismo creò una nazione sottomessa con quasi nessuna base intellettuale, incapace persino di analizzare la propria caduta.

Ma oggi ci è ordinato di essere consapevoli dell’ascesa cinese.

America Latina: violentata più e più volte, dal Messico alla Repubblica Dominicana, da Cuba a Granada, Panama, Haiti, Brasile, Argentina, Colombia e Cile. Per anni, decenni e secoli.  Quasi tutti i paesi dell’America Centrale e Meridionale, così come dei Caraibi, furono devastati a un certo punto della storia dall’attuazione razzista e vergognosa della “Dottrina Monroe”.

I colpi di stato più recenti contro i governi progressisti dell’Honduras e del Paraguay sono stati attuati dalla ‘dirigenza morbida’ del leader supremo dell’occidente liberale e ‘paladino della democrazia globale’: il presidente Barack Obama.

Ma è contro la Cina che va diretta la deterrenza, ci è detto! Non contro di noi, non contro l’occidente: contro la Cina.

In Medio Oriente regni ed emirati interi si inchinano in competizione tra loro su chi diventerà il prossimo collaboratore sottomesso degli interessi economici occidentali, chi accoglierà più basi militari statunitensi sul proprio suolo, chi ucciderà, arresterà o torturerà più persone, gli oppositori della dittatura globale occidentale.

Ma è la Cina, naturalmente, che sta mettendo in pericolo in modo inaccettabile il diritto ereditario dell’Europa e dell’America del Nord di regnare sul mondo. O, per essere precise, il “pericolo” e diviso tra Cina, Russia e America Latina, tre luoghi che sono riusciti a divincolarsi dalle pastoie occidentali e a imbarcarsi nei propri percorsi politici, sociali, culturali e di sviluppo. Quali che siano, ma i loro!

Ma la Cina è la ‘peggiore’, perché quei russki e latini sono ancora più o meno bianchi, o almeno la maggior parte di loro. Ma immaginare che il luogo più importante del mondo si trovi fermamente posto in Asia sarebbe impensabile, inaccettabile e veramente sacrilego.

Nell’Africa, che ovviamente non conta granché agli occhi dei governi occidentali, abitata dalla razza più bassa di ‘non-persone’ (per usare il lessico di Orwell), intere enormi aree geografiche e culture sono state saccheggiate, divise, debilitate, virtualmente cancellate. Confini ridicoli sono stati eretti, grandi guide popolari, come Patrice Lumumba, assassinate. Pazzi omicidi come Paul Kagame e Museveni sono stati formati in occidente e dall’occidente, armati e portati al potere, poi inviati in varie missioni a saccheggiare e a fare i poliziotti per contro degli interessi occidentali.

Il Congo perse dieci milioni di persone durante il regno del re genocida belga Leopoldo II (oggi l’eroe nazionale del Belgio, celebrato da innumerevoli statue in tutta Bruxelles). Sta perdendo un numero simile di persone oggi, mentre i tesorucci di Washinton e Londra del Ruanda e dell’Uganda lo invadono liberamente, rovesciando governi e devastando quella vasta e malconcia nazione dalle proprie soglie.

La Somalia virtualmente non esiste più, divisa con la forza e regolarmente invasa dagli alleati dell’occidente: Kenia ed Etiopia. Gli Europei scaricano scorie tossiche lungo la sua costa e poi si mostrano indignati per la pirateria, un’ulteriore giustificazione per la continua militarizzazione dell’intera regione. L’orgogliosa ‘Cuba africana’, l’Eritrea, è torturata dalle sanzioni; mentre il paese/base militare di Djibouti è stato glorificato e viziato, stagliandosi come simbolo inquinato, frustrato e grottesco del militarismo francese e statunitense, dell’imperialismo occidentale nella regione che ha dato la nascita alla razza umana.

In Africa Occidentale, in Algeria, Angola, Namibia in Congo e in Somalia e in dozzine di altri paesi dell’Africa, decine di milioni di persone sono state macellate dagli imperialisti del ventesimo e ventunesimo secolo. E lo spaventoso conteggio non è stato affatto migliore nelle età precedenti, con un olocausto diretto delle popolazioni native, con genocidi come quello praticato dai tedeschi in quella che oggi è la Namibia, con schiavitù, torture, volenze e l’assoluta mancanza di rispetto per le vite umane dei non-bianchi. 

Ma una simile eredità avrebbe reso le nazioni occidentali umili, riflessive, indotte a scusarsi? Ci sarebbe stato almeno qualche sentimento di colpa profonda che avrebbe dato origine alla speranza della riconciliazione globale? No, nemmeno per sogno!  Non c’è alcun rimorso a Londra, Parigi, Berlino, Bruxelles e Washington, o nella campagna francese, nel Midwest o nel sud degli Stati Uniti. O, se ce n’è, è concentrato in piccole sacche, prevalentemente urbane, non collegate alle tendenze dominanti.

Ma è alla Cina che è ora rinfacciata la colpa di “fare affari con i dittatori africani”! Ed è quella della Cina la colpa che è inventata, gonfiata e impiantata nella testa della gente di tutto il mondo dagli apparati di propaganda dell’occidente e dai canali mediatici locali, di proprietà e “addestrati” dall’occidente.

Ad esempio, nel caso di un incidente minerario in Zambia, quando vi è coinvolta qualche impresa cinese la situazione viene esagerata sino a farle assumere dimensioni enormi. La conseguenza è che dozzine di persone morte a causa di negligenza sono messe sullo stesso piano di dozzine di milioni di morti a causa del feroce imperialismo occidentale, del commercio degli schiavi, del colonialismo e del neocolonialismo.

Le stesse tattiche propagandistiche sono usate in tutto il mondo. Ad esempio, l’Istituto Goethe di Giacarta, Indonesia, non molto tempo fa ha organizzato una mostra fotografica avente per tema gli scontri dei lavoratori polacchi di Gdansk contro la polizia, ai giorni di Solidarnosc. Pochi morirono allora. Ma l’Istituto Goethe non organizza mostre che commemorino i milioni di comunisti, atei, intellettuali e persone comuni cinesi morte nel 1965 e dopo, in Indonesia! E’ quasi come dire: “Vedete, questi tre milioni di vite hanno dovuto essere sacrificati per impedire lo scenario in cui più tardi sono morte 30 persone in Polonia.” Logica interessante. Ma sostenuta da montagne di contanti. E funziona!

In Oceania – Polinesia, Melanesia e Micronesia – britannici, statunitensi, francesi, spagnoli, tedeschi e altri padroni coloniali hanno distrutto e poi rimodellato il complesso universo che apparteneva al fiero popolo che abitava decine di migliaia di isole, isolette e atolli del Pacifico del Sud.

Gli abitanti del luogo furono ridotti in schiavitù, letteralmente; i loro regni, le loro entità geopolitiche furono prima divise in colonie e poi in stati-nazione. I loro capi furono uccisi, emarginati, minacciati e alla fine corrotti e comprati.

Le nazioni occidentali combatterono battaglie per le isole, attuarono esperimenti nucleari sulla gente locale e poi inventarono la cosiddetta “dottrina della deterrenza strategica”, garantendosi che nessuna nave ‘nemica’, nessuna idea inadatta e nessuna ideologia anti-imperialista approdasse in questo immenso universo, circondato da una massa d’acqua interminabile.

Alla fine, furono costruite grandi basi militari, statunitensi, britanniche e francesi. Fu scaricata ogni sorta di rifiuti tossici e atolli intatti, come Kwajalein, furono convertiti in aree di sperimentazioni missilistiche.

Rifiuti, radiazioni, cibo spazzatura, tutto portò a innumerevoli emergenze sanitarie che sono divenute così vaste che solo il cambiamento climatico e il conseguente aumento del livello del mare potrebbe realisticamente essere considerato una minaccia peggiore alla sopravvivenza dei popoli e degli stati dell’Oceania.

Ho vissuto nel Pacifico del Sud per più di quattro anni e visitato e lavorato in tutti i paesi dell’area, eccettuati Niue e Nauru. Ho scritto della lotta degli isolani che abitano il Pacifico del Sud nel mio libro documentario Oceania.

Numerosi paesi – Kiribati, le Isole Marshall, gli Stati Federati della Micronesia nonché varie isole e atolli oggi appartenenti ad altri stati – stanno rapidamente diventando inabitabili. L’acqua del mare sta invadendo le loro terre basse e la vegetazione sta morendo.

L’occidente, responsabile della maggior parte dell’inquinamento, delle emissioni di anidride carbonica e del riscaldamento globale, non ha fatto quasi nulla per salvare questi paesi dalla sparizione. 

Gli aiuti esteri donati da Stati Uniti, UE, Australia e Nuova Zelanda sono spesso dannosi quanto gli stessi gas velenosi. Sono abitualmente utilizzati per corrompere i dirigenti governativi locali, per farli volare in giro per il mondo, incorporando la cosiddetta ‘mentalità per diem’. Domati e corrotti, i governanti locali non chiedono reali risarcimenti e reali soluzioni per i loro paesi sofferenti. Gli ‘aiuti esteri’ sono usati anche per pagare esperti stranieri per visitare, ‘analizzare’ e redigere innumerevoli e per lo più futili rapporti. Tutto ciò soltanto al fine di creare la percezione che qualcosa viene fatto, e solo per essere sicuri che nulla sarà fatto mai!

La gente dell’Oceania non vuole essere evacuata; la maggior parte vuole battersi per la sopravvivenza delle proprie isole. Ho parlato con loro: a Kiribati, Tuvalu, FSM, RMI e altrove. Ma l’occidente e i governi locali insistono su piani idioti di evacuazione, per molti motivi riprovevoli.

A un certo punto la Cina ha cominciato ad aiutare, nello spirito dell’internazionalismo, il modo in cui dovrebbe comportarsi un paese socialista. Si è tirata su le maniche e ha cominciato a costruire scuole, ospedali, edifici governativi, strade, stadi e barriere protettive e altre infrastrutture pesanti, progettate per difendere le aree popolate in pericolo.  

L’occidente ha immediatamente attaccato tali sforzi, iniettando nichilismo, trascinando nel fango ogni cosa pura e onesta. La prima fase della propaganda occidentale, la stessa che è stata usata in Africa e altrove, è consistita in un fuoco di fila di messaggi negativi circa il fatto che la Cina “non fa nulla altruisticamente, mai”; persegue semplicemente i propri oscuri disegni e interessi.

Le battute ‘filosofiche’ e propagandistiche sono semplici e prevedibili: “Se noi siamo merde, se la nostra cultura ci manda a saccheggiare e schiavizzare il mondo, allora l’umanità dovrebbe convincersi che gli altri condividono la nostra stessa essenza. In questo modo quello che facciamo non sarà considerato straordinario. Siamo tutti esseri umani, tutti uguali!”

E’ spazzatura, naturalmente, e persino uomini come Gustav Jung considerarono la cultura occidentale come eccezionalmente aggressiva, una sorta di patologia. Ma, come dimostrato ripetutamente da propagandisti occidentali quali Joseph Goebbels e Rupert Murdoch, se la propaganda è ripetuta mille volte, e se riusciamo a corrompere/pagare abbastanza gente di tutto il mondo perché ripeta quello che vogliamo che dica, la spazzatura si converte in splendenti diamanti di verità e, alla fine, in un’opinione comune incontrastabile.

Ma torniamo alla Cina e all’Oceania:

Quando la Blitzkrieg del discredito della Cina non ha funzionato, o almeno ha fallito nei paesi beneficiati dall’assistenza cinese, l’occidente ha inventato una strategia unica: si è recato a Taipei e ha cominciato a ‘incoraggiare’ Taiwan a ‘coinvolgersi’. I taiwanesi sono stati disponibili e pronti e hanno cominciato a offrire bustarelle ai leader dell’Oceania, in cambio del riconoscimento di Taiwan come stato indipendente. Una volta che Taiwan è ‘riconosciuta’, cosa che persino USA e UE rifiutano di fare, nella maggior parte dei casi la Cina (Repubblica Popolare Cinese) reagisce rompendo le relazioni diplomatiche.

E quello, decisamente, è stato il piano della astute vecchie potenze coloniali.

Mentre i paesi rimasti attaccati alla Cina, come Samoa, hanno avuto le loro barriere marine protettive, gli stadi e gli edifici del parlamento costruiti in solidarietà e con ottimismo socialista, paesi come Kiribati, un luogo che potrebbe essere agevolmente descritto come quello davvero fuori di testa in Oceania, sono stati inondati dal nichilismo inflitto da Taiwan. I soldi sono affluiti, ma non alla gente bensì nelle profonde tasche del governo.

Mentre interi piccoli paesi dell’Oceania sono prossimi all’estinzione, i loro leader, prevalentemente allevati e addestrati in Australia e negli USA, sono occupati a vendere i loro voti all’ONU; voti a sostegno dell’occupazione israeliana della Palestina, a sostegno delle invasioni statunitensi in tutto il mondo o contro le risoluzioni sull’ambiente che avrebbero potuto avere un effetto positivo sulla difficile situazione dei loro paesi!

“Un giorno sono stato assediato da una troupe televisiva israeliana,” mi ha raccontato un sacerdote della capitale degli Stati Federati della Micronesia (FSM). “Il pubblico israeliano voleva sapere chi fossero queste creature che votano costantemente a sostegno di Israele, assieme agli Stati Uniti e contro il mondo intero.”

Beh, gli stessi che danno il benvenuto alle corazzate taiwanesi e alle loro bande che suono inni nazionali sulle spiagge e marciano dappertutto come folli, agitando bandiere!

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E, per inciso, quelli che pensano che la Cina non possa fare nulla altruisticamente, dovrebbero leggere Fidel Castro e le sue parole potenti e grate, che descrivono come Cuba fu salvata dalla nazione cinese, dopo l’accesso di pazzia di Gorbaciov e l’orgia alcoolica, incoraggiata e glorificata dall’occidente, di Yeltsin, con la distruzione dell’URSS e molti anni spaventosi di saccheggio incontrastato del mondo da parte dell’impero occidentale, come appendice della vicenda.

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Quando i media cinesi mi intervistano, pongono spesso la tessa domanda: “Cosa può fare la Cina per placare l’occidente?”

E la mia risposta è sempre la stessa: “Niente!”

La propaganda occidentale non cerca modi oggettivi per analizzare la Cina; non guarda alla buona volontà cinese. Esiste per distorcere e danneggiare ogni paese che insista nel suo proprio modello di sviluppo, nel servire il proprio popolo anziché soccombere in modo sottomesso agli interessi dell’occidente e a quelli delle imprese multinazionali.

L’occidente cerca di distruggere la Cina socialista come ha cercato di distruggere il Vietnam, durante che in Asia è chiamata la “Guerra degli Stati Uniti”. Come ha dedicato sforzi enormi a rovinare Mosca, sin dalla Rivoluzione del 1917 e fino alla sua vera fine. Come ha cercato di distruggere tutti i paesi che hanno insistito nei propri principi: Cuba, Egitto, Indonesia, Cile, Nicaragua, Eritrea e l’Iran prima dello Scià, per citarne solo alcuni.

Alcuni, come la Corea del Nord, sono stati prima devastati e poi spinti agli estremi, costretti a radicalizzarsi e poi ridicolizzati e esposti sugli schermi televisivi come un esempio mostruoso di terra dei matti comunista.

Quello che l’occidente ha in serbo per la Cina è chiaro e non è molto diverso dai suoi progetti durante la Guerra dell’Oppio. Lo scenario perfetto sarebbe una nazione paralizzata, divisa e sottomessa, ammiratrice degli Stati Uniti. Il governante migliore sarebbe una specie di Yeltsin cinese che accettasse di commettere tradimento, di ridurre il paese in pezzi, di aprirlo agli oligarchi e agli interessi stranieri, di cancellare tutte le aspirazioni sociali e bombardasse il parlamento pieno dei rappresentanti del popolo che ancora credono nel socialismo.

Allora potremmo “fare affari con la Cina” e darle un completo sostegno ideologico e propagandistico.

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Il mio consiglio usuale ai media cinesi è: “Usate i numeri! I numeri sono dalla vostra parte.”

Ma sembra che la squadra dei propagandisti cinesi non sia all’altezza degli apparatchiks occidentali.

La Cina è troppo timida, troppo morbida, come in realtà è il mondo intero, rispetto ai delinquenti politici ed economici occidentali.

In una serie di attacchi mortali l’occidente può bombardare un paese, avvelenare il suo popolo con uranio impoverito, imporre sanzioni che uccidano centinaia di migliaia di donne e bambini indifesi, poi bombardare di nuovo il paese, invaderlo, saccheggiarli e assicurarsi che le proprie industrie guadagnino miliardi nel processo di ricostruzione che in realtà non mostra risultati concreti.

Nessuno può essere all’altezza di un approccio simile, né la Cina né l’Unione Sovietica, che si era sempre assicurata che i suoi stati satelliti godessero di un tenore di vita superiore a quello di Mosca!

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Se la Cina non lo fa, permettete che lo faccia io, brevemente. Usiamo i numeri e dimostriamo al mondo, specialmente a quei cittadini “preoccupati” dell’occidente, cosa sta davvero facendo la Cina. Confrontiamo. E facciamo su basi pro capite, il solo modo corretto.

Quanti sono stati assassinati dall’occidente oltre i propri confini a partire dalla seconda guerra mondiale; nel mondo arabo, nell’Asia del Pacifico, in Africa, in America Latina, in Oceania, in pratica dovunque? L’ho calcolato, e la mia stima prudenziale è tra i 50 e i 60 milioni di persone. Ben oltre 200 milioni in azioni indirette.

La Cina, poche migliaia, nel corso dell’invasione punitiva e sbagliata del Vietnam, dopo che il Vietnam aveva liberato la Cambogia dai Khmer Rossi. Ma ciò è stato il peggio che la Cina abbia mai fatto! E si è ritirata rapidamente. E non ha mai bombardato il Vietnam sino a ridurlo all’età della pietra!

Così se, diciamo, l’invasione cinese ha cancellato 10.000 vite, l’occidente ha ucciso almeno 5.000 volte più persone della Cina. Semplice matematica, giusto?

Quanti sono i governi rovesciati dall’occidente, compresi quelli eletti mediante procedure democratiche scrupolose ed entusiastiche? Non ho la pazienza di passarli in rassegna tutti: Nicaragua, Cile, Brasile, Repubblica Dominicana, Indonesia, Iran, Zaire, Paraguay e dozzine di altri. Fondamentalmente qualsiasi governo che le imprese e i politici occidentali non approvavano è finito in cenere.

La Cina: zero.

L’occidente ha davvero impartito al mondo una grande lezione di democrazia!

Ma continuiamo i nostri confronti.

Chi oppone il veto alle risoluzioni delle Nazioni Unite sulla Palestina e su altri temi internazionali chiave?

Chi si pone fuori dalla portata dei tribunali internazionali, persino minacciando di invadere l’Olanda nel caso propri cittadini siano portati di fronte al Tribunale Internazionale dell’Aia?

Chi è il maggiore inquinatore, su base pro capite? La Cina non è alla pari delle nazioni scandinave, e si situa al secondo posto come minaccia all’ambiente, dopo gli Stati Uniti, solo se si considerano i numeri assoluti, un modo assolutamente curioso di utilizzare le statistiche. Usando la stessa logica si concluderebbe: “Ci sono più fumatori in Francia che nel Principato di Monaco”.

Persino l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore, non certo un innamorato della Cina, ha scritto che la Cina ha norme ambientali più severe di quelle degli Stati Uniti.

Ma torniamo alla difesa, a quella ‘minaccia’ che la Cina si presume rappresenti per il resto del mondo.

Secondo l’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace (Annuario SIPRI 2012) gli Stati Uniti, con una popolazione di 315 milioni di abitanti, spendono (ufficialmente) circa 711 miliardi di dollari per l’esercito. Molti analisti insistono che la cifra supera in realtà il miliardo di dollari; altri affermano che l’importo è anche più elevato, ma incalcolabile, a causa di un’interazione complessa e non trasparente tra il governo e il settore privato. Ma atteniamoci alle cifre ufficiali e accettiamo, a fini di discussione, la stima inferiore, di 711 miliardi di dollari.

Anche gli stretti alleati degli Stati Uniti spendono tutti alla grande. Sono tutti fanatici degli acquisti di testate nucleari, missili e caccia da combattimento. Il Regno Unito, con 63 milioni di abitanti, spende 62,7 miliardi di dollari per la “difesa”. La Francia, con 65 milioni di cittadini ne spende 62,5 miliardi. Il Giappone, con 126 milioni di abitanti, sgancia 59,3 miliardi, anche se, ufficialmente, non ha neppure un esercito. Due dei più stretti alleati dell’occidente in Medio Oriente sono anche più radicali:

L’Arabia Saudita, con 28 milioni di abitanti, spende 48,2 milioni di dollari e Israele, con una popolazione di soli 8 milioni di cittadini, spende 15 miliardi, cifre proporzionalmente simili.

La Cina, il paese più popoloso del mondo, con 1.347 milioni di abitanti, spende 143 miliardi di dollari, approssimativamente quanto la Gran Bretagna e la Francia messe insieme, ma con dieci volte più persone da difendere!

Su base pro capite, gli Stati Uniti spendono per la difesa 21 volte più della Cina. Il Regno Unito più di 9 volte e l’Arabia Saudita più di 16 volte!

E a uno viene da chiedersi: da chi si ‘difendono’ la Francia e il Regno Unito? Potrebbe trattarsi di Andorra, del Principato di Monaco o dell’Irlanda? O forse quel frammento d’Europa fuori mano, l’Islanda?

Per contro la Cina, che è stata attaccata in numerose occasioni, che è stata occupata, colonizzata e saccheggiata dalle potenze occidentali, in modo notevole da Regno Unito e Francia (la cui barbarie nel saccheggiare Pechino fu leggendaria), ora ha centinaia di bombardieri e missili nucleari strategici puntati contro, da Okinawa e Guam, dalle flotte statunitensi nella regione e dalle basi delle vicine repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale.

Gli Stati Uniti, in spregio della Costituzione delle Filippine, stanno svolgendo esercitazioni militari presso la base di Clark e in altre installazioni militari sul territorio della loro ex colonia. Hanno una rilevante presenza militare nella Corea del Sud, giusto a un tiro di sasso dalla Cina e stanno attuando aperture pubbliche e riservate al Vietnam, cercando, bizzarramente, di affittare alcune delle proprie vecchie basi, che erano state utilizzate durante la guerra. E non è un segreto che la Mongolia è ora uno più fedeli alleati dell’occidente, con migliaia di chilometri di un lungo confine con la Cina.

Cosa giustifica spese militari così contrastanti tra l’occidente e la Cina?

La risposta è: nulla! Come nel caso della “Dottrina Monroe”, l’occidente non ha bisogno di sciocche giustificazioni.  La sua presunzione di superiorità razziale e culturale, non dichiarata ma presupposta, sembra sufficiente a mettere a tacere tutti gli scettici e i critici interni.

Le élite, gli intellettuali e i media della maggior parte del mondo sono addestrati e pagati per inginocchiarsi e inchinarsi a tale evidente ma incontrastata farsa.

Ciò che sto facendo qui, ponendo tutte queste domande, è non solo inaccettabile in Europa e negli Stati uniti: è considerato sgarbato!

E la Cina, molte volte vittima delle aggressioni dell’occidente, oggi si trova sulla difensiva, accusata di ‘mostrare i muscoli’, nonostante il suo bilancio della difesa sproporzionatamente basso e nessun precedente di invasioni e di imperialismo.

***

La Cina è dipinta come una minaccia, quando si schiera fianco a fianco con la maggior parte delle nazioni dell’America Latina e con la Russia nel bloccare risoluzioni dell’ONU mirate ad aprire la porta all’invasione occidentale della Siria.

Agli occhi del regime occidentale, cercare di prevenire un’invasione rappresenta un crimine supremo, quasi affine al terrorismo. I paesi che si mettono di mezzo a intralciare sono diffamati dalla propaganda più al vetriolo.

Va ricordato che la stessa retorica fu usata dalla Germania nazista, durante la guerra. I membri di qualsiasi resistenza, i partigiani e le forze d’opposizione erano definiti terroristi. E chi può dimenticare i coloriti insulti riservati alle nazioni che stavano per essere attaccate! O all’Unione Sovietica che affrontò i nazisti, alla fine sconfiggendoli!

In base alle mie ricerche nella regione, le forze occidentali stanno addestrando non soltanto l’”opposizione siriana”, ma anche gli jihadisti e mercenari del Qatar, nei cosiddetti “campi profughi” in Turchia, presso Hatay, e nella base dell’aviazione statunitense di Adana.

Ma chi perdonerà alla Cina, alla Russia e all’America Latina di aver cercato di prevenire un altro scenario dell’orrore di tipo libico?

E poi, ci sono quelle Isole Spratly: quel tour de force della propaganda occidentale!

Le Isole Spratly potrebbero in effetti essere l’unica prova che la Cina sta ‘mostrando i muscoli’, o che è pronta a difendere i propri interessi.

Il governo delle Filippine, ex colonia statunitense, è in prima linea nelle aspre critiche contro la Cina.

Mi sono recato a parlare con il mondo accademico filippino, i maggiori studiosi di Manila, e sono riuscito a parlare con diversi di loro.

Le opinioni sono state in generale simili, sintetizzate da Roland G. Simbulan, Membro Anziano e Professore di Studi sullo Sviluppo e sull’Amministrazione Pubblica all’Università delle Filippine, che ha spiegato:

“Parlando francamente, quelle Isole Spratly non sono così importanti per noi. Quel che sta succedendo è che le nostre élite politiche sono chiaramente incoraggiate dagli Stati Uniti a provocare la Cina e c’è anche una forte influenza dell’esercito statunitense sulle nostre forze armate. Direi che l’esercito delle Filippine è molto vulnerabile a tale tipo di “incoraggiamento”. Così gli Stati Uniti stanno costantemente coltivando tale atteggiamento aggressivo. Ma continuare con questo tipo di approccio potrebbe essere disastroso per il nostro paese. Essenzialmente siamo molto vicini alla Cina, geograficamente e in altri modi.”

In Vietnam gli USA sfruttano chiaramente vecchie rivalità, mettendo l’un contro l’altro due stati socialisti.

***

Poi il problema dei diritti umani.

Di nuovo, facciamo dei confronti.

Ci sono più persone in carcere negli Stati Uniti che in Cina. Non semplicemente di più, incomparabilmente di più.

Secondo il Centro Internazionale per gli Studi sulle Carceri gli Stati Uniti hanno il numero più elevato di persone in prigione, rispetto a tutto il resto del mondo: 730 ogni 100.000 abitanti! Su 221 nazioni e territori sui quali sono stati raccolti i dati, la Cina si classifica al 123° posto, con 121 detenuti ogni 100.000 abitanti. Sono sei volte meno degli USA e persino inferiore al Lussemburgo (al 120° posto con 124 detenuti ogni 100.000 abitanti) e all’Australia (al 113° con 129 detenuti ogni 100.000 abitanti).

E’ un fatto noto che negli Stati Uniti, molte carceri sono privatizzate e i detenuti sono trattati fondamentalmente come manodopera gratuita o a basso costo. Se tenere in prigione milioni di persone, per crimini minori, al solo fine di riempire i forzieri delle imprese private non è una violazione dei diritti umani, cosa lo è?

L’uso della tortura è accettato e praticato dagli inquisitori statunitensi in tutto il mondo.

La Cina giustizia ancora più persone che non gli Stati Uniti, anche su base pro capite, il che è disgraziato, ma il numero delle esecuzioni in Cina va riducendosi ed è in corso di limitazione il numero dei crimini punibili con la morte.

Ma mentre la pena di morte in Cina è spesso citata in rapporto a violazioni dei diritti umani, è raramente menzionato che gli USA stanno attuando esecuzioni extragiudiziali in numerose parti del mondo, tra cui l’Afghanistan e il Pakistan, dove usa i cosiddetti droni per mettere nel mirino arbitrariamente sospetti terroristi, comprese donne e bambini.

E che dire della principale carta della propaganda, il Tibet? Se paragoniamo la situazione in quel paese con quelle dei territori governati dagli alleati dell’occidente, come l’Indonesia e l’India, arriviamo a conclusioni molto sgradevoli.

Il dominio indiano sul Kashmir può essere descritto solo come una vera e propria carneficina. Il dominio dell’Indonesia su Papua, con più di 120.000 uccisi (una stima molto prudenziale) non è nulla di meno che un genocidio.

Ma l’India e l’Indonesia non sono mai descritte come nazioni che andrebbero bloccate in considerazione delle grossolane violazioni dei diritti umani. Né lo sono le nazioni occidentali per i loro infiniti crimini contro l’umanità in tutti i continenti.

I diritti umani valgono solo in patria? I 50, 60 o addirittura 200 milioni che l’occidente ha ucciso prevalentemente in paesi poveri sono non “umani”?

*

Sarebbe risibile affermare che non ci sia razzismo nel modo in cui la Cina è percepita.

Ho amici, uomini e donne altrimenti ragionevoli e progressisti, che, quando è citata la Cina, si tappano gli orecchi e cominciano a strillare: “No, non vorrò mai andarci. E’ terribile!”

Comuniste, socialiste o capitaliste, il successo delle nazioni asiatiche non è mai preso alla leggera in occidente.

Chi può dimenticare il sarcasmo e la “diffidenza” rivolte contro il Giappone quando superò, economicamente e socialmente, la maggior parte delle nazioni europee? E tuttora, quando qualcuno cita il fatto che Singapore ha molti indicatori sociali migliori di quelli dell’Australia, immediatamente viene contestato con accessi d’ira spregiativi, diretti contro la città-stato tropicale.

Sia Singapore sia il Giappone sono fedeli alleati dell’occidente ed economie altamente sviluppate, integrate nel sistema capitalista.

La Cina è diversa. Sta sviluppando il proprio modello: sta liberando e creando la propria via verso un territorio ignoto. Non è disponibile a obbedire agli ordini di altri. E’ troppo grande, la sua cultura è troppo antica.  

In passato, come il Giappone, la Cina era chiusa, vivendo nel proprio regno, mai aggressiva nei confronti dell’esterno, senza ambizioni espansionistiche.

Arrivarono gli occidentali e la costrinsero ad aprirsi. Quelli che seguirono furono bagni di sangue e inganni, caos e lungi periodi di umiliazione e ristagno.

Poi giunse la lotta per l’indipendenza e la rivoluzione. Non facili, non dolci, ma la Cina crebbe di nuovo, cominciò a sollevarsi sulle proprie gambe, a istruire il proprio popolo, ad alloggiare e curare i poveri.

E’ andata per la sua strada; una strada complessa di equilibrio tra la propria cultura e le situazioni globali, tra la realtà socialista e quella capitalista che domina il mondo.

Ha vissuto alcune battute d’arresto ma anche molte più conquiste. E in realtà non è ‘emersa’; ha semplicemente cominciato a riconquistare il suo giusto posto nel mondo, il posto che le è stato negato così a lungo, dopo anni di saccheggi e di invasioni debilitanti.

E’ in generale una nazione benevola, abitata da persone generose. Quasi tutti quelli che conoscono la Cina concordano su questo.

Ma è anche una nazione estremamente determinata e orgogliosa. E’ saggia, e in cerca di armonia, sempre disponibile al compromesso.

Cercare di metterla all’angolo, di provocarla, di attaccarla, sarebbe folle e quasi suicida. Questa volta la Cina non cederà, non quando sono in gioco temi essenziali. C’è ancora una memoria fresca nel paese di ciò che è successo quando lo ha fatto.

L’occidente, accecato dalla paura di poter perdere i privilegi della dittatura, sta facendo l’impensabile, sta cacciando una barra di ferro nelle fauci del dragone. Qui, in Asia, i dragoni sono rispettati e amati, creature mitiche di grande saggezza e potenza.

Ma i dragoni possono anche essere feroci quando è infranta la buona volontà e gli invasori minacciano di devastare la nazione.

***

La Cina sta crescendo e cercando di capire il mondo, di interagire con esso. Il suo popolo è entusiasta di ciò che vede, vuole fare amicizia.

L’occidente sta agendo nel modo più antagonista; una volta ancora scatenando una guerra agli armamenti, diffondendo la propaganda più corrosiva, corrompendo nazioni intere in Asia e in Oceania affinchè adottino una posizione anti-cinese.

Comprensibilmente l’occidente non ha sacrificato tutti quei milioni di persone, in tutto il mondo, solo per abbandonare la propria presa esclusiva e dittatoriale sul potere.  Non ha distrutto dozzine di nazioni alla ricerca della libertà, non ha bombardato decine di milioni di persone consegnandole all’oblio, solo per fare adesso  marcia indietro.

Non si può escludere uno scontro in futuro, ed è chiaro di chi sarà la colpa.

La Cina non abbandonerà il suo corso. Non ci sarà uno Yeltsin cinese. Rimanendo inflessibile la Cina sta proponendo un esempio al mondo.

Mentre scrivo queste parole l’America Latina sta resistendo e vincendo. La Russia resiste mentre cerca la propria direzione. E altri potranno unirsi. L’Africa sogna di resistere, ma ancora non osa; ancora troppo ferita. I paesi arabi osano, ma devono ancora decidere in quale direzione riporre i loro sogni.

Ma lo scontento contro gli stivali che schiacciano la libertà cresce. E non è la Cina quella che li indossa.

L’irrazionalità e il razzismo dell’occidente possono ritorcerglisi contro.

Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Ha seguito guerre e conflitti in dozzine di paesi. Il suo libro sull’imperialismo occidentale nel Pacifico del Sud – Oceania – è pubblicato da Lulu.  Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e sul modello del fondamentalismo del mercato si intitola “Indonesia – The Archipelago of Fear”  [Indonesia – l’arcipelago della paura] (Pluto). Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania ora Vltchek risiede e lavora nell’Asia Orientale e in Africa. Può essere contattato sul suo sito web.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: http://www.counterpunch.org/2013/01/04/the-irrational-racist-fear-of-china/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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One thought on “La paura irrazionale e razzista della Cina

  1. Attilio Cotroneo il said:

    Non mi interessa fare un bilancio tra numero di morti, nazioni invase e quant’altro. Quello che mi importa è combattere ogni forma di totalitarismo, palese ed edulcorato da una falsa democrazia, e di sfruttamento. La Cina è una dittatura in mano ad un manipolo di gerarchi di un partito-stato e non ha nulla di diverso da una nazione che ha sparso terrore e morte in ogni dove per esportare concetti malati di democrazia e progresso. Non so se la Cina si espanderà e colonizzerà ma credo sia nella natura di paesi capitalisti come USA o Cina occupare aree geografiche altrui, usare destini di popoli a fini strategici, ammutolire il dissenso dentro i confini, armarsi e armare, insomma comportarsi da imperialisti. Come la fascista Russia di Putin e tutt’altro dall’America Latina.