Come i giovani organizzatori volontari sono diventati vittime inconsapevoli della lotta contro le bande finanziata dagli Stati Uniti

Redazione 15 gennaio 2013 1
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Come i giovani organizzatori volontari sono diventati vittime inconsapevoli della lotta contro le bande finanziata dagli Stati Uniti

 

Di Alexandra Early

14 gennaio 2013

Il 12 dicembre  2012, dodici giovani sono stati arrestati nella povera comunità  di El Progresso 3, nella parte nord orientale della città di San Salvador. Vestiti tutti di nero, con le facce coperte, la l’Unità della polizia polizia anti-bande, molto temuta, ha assaltato la comunità nel cuore della notte, andando di casa in casa calpestando tutto e strattonando via i giovani da un centro della comunità. La polizia ha sostenuto che lo scopo dell’assalto era di arrestare dei membri sospetti della banda, ma anche  molti giovani capi della comunità sono stati arrestati, mentre le loro famiglie e i vicini terrorizzati guardavano. Gli studenti sono stati portati direttamente in carcere, accusati di  associazione illecita, e gettati in celle affollate e già piene di criminali incriminati e  in attesa di processo.

 

Ora, quasi un mese dopo l’assalto, i vicini e i membri del Movimento Popolare di Resistenza – 12 Ottobre  (il MPR-12), un’alleanza nazionale di organizzazioni e sindacati della comunità, stanno domandando che i sei giovani arrestati siano rilasciati dal carcere temporaneo superaffollato dove sono tenuti in condizioni disumane. I membri della comunità si sono riuniti di fronte all’ufficio  del Difensore  dei Diritti Umani al centro della città, per dimostrare il loro appoggio a questi giovani dirigenti accusati falsamente e per chiedere che la polizia nazionale e le unità speciali contro le bande smettano di terrorizzare le comunità della zona dove sono stati arrestati gli studenti  e quelle dei dintorni.

Circa 50 persone, compresi i membri della famiglia e i vicini dei giovani arrestati, si sono rivolti alla stampa di San Salvador, e reggevano dei cartelli che dichiarano: ” L’attività organizzativa per migliorare le nostre comunità non è un crimine”, e  “Basta con la criminalizzazione della protesta.” Ana Gladis Rivera ha parlato del suo figlio di  25 anni,  Emerson Rivera, che, insieme a un amico e compagno di organizzazione, Giovanni Aguirre, si è nascosto da quando c’è stato l’assalto, temendo che consegnarsi alle autorità lo avrebbero fatto finire in un’altra cella superaffollata della prigione.

 

Come gli altri, la madre di Emerson era indignata per le accuse di associazione illecita rivolte contro suo figlio, che ha organizzato scuole di educazione popolare, tornei di calcio e campagne sanitarie nella comunità,  e che ha lavorato con i suoi vicini a progetti per infrastrutture, per quali il governo municipale ha rifiutato di fare investimenti. Il MPR ha assegnato a Emerson e a Giovanni delle borse di studio in riconoscimento della loro attività organizzativa per i giovani a livello locale  e nazionale e i due ragazzi erano in attesa di iniziare i loro studi universitari questo mese. La Signora Rivera crede che suo figlio e i suoi compagni di organizzazioni giovanili siano stati presi di mira perché a causa del loro coinvolgimento con il partito di sinistra FMLN (Fronte di Liberazione Nazionale [Farabundo] Marti) e delle loro esplicite critiche  all’amministrazione del sindaco Norman Quijano del partito di destra ARENA. Quijano, che è anche candidato per l’ARENA alle elezioni presidenziali del 2014, è stato ampiamente criticato per il fatto che trascura i settori più poveri di San Salvador. In novembre, Quijano ha ordinato lo sfratto violento di migliaia di venditori ambulanti, la maggioranza dei quali sono madri nubili che non hanno  nessun altra fonte di reddito.

 

Dato che i giovani sono accusati di essere legati a una banda o al crimine organizzato, i loro casi fanno parte di un sistema giudiziario  specializzato di  formato da giudici di polizia addestrati dall’Accademia Internazionale per l’applicazione della legge, (ILEA – International Law Enforcement Academy). Nel regime di  questo sistema specializzato, sembra che la polizia abbia bisogno di pochissime o di quasi nessuna prova per accusare le persone sospette di associazione illecita. Durante la prima udienza svoltasi in dicembre, né i giovani, né i loro avvocati sono stati in grado di presentare delle prove a loro difesa. Nel 2007 Il Comitato di Solidarietà con il popolo di El Salvador (CISPES), ha riferito circa l’incremento di istanze di atti di violenza delle polizia contro giovani ed attivisti da quando si è aperta l’ILEA nel 2005. Questi e altri rapporti sulle preziose lezioni impartite dall’ILEA sembrano contraddire il suo scopo dichiarato di voler creare “una comunità regionale di professionisti nell’applicazione della legge capaci di combattere effettivamente ed efficacemente il crimine, attraverso l’uso di tecniche e strumenti moderni, con il massimo rispetto per i diritti umani e il benessere delle persone.” I terrorizzati residenti delle comunità urbane come El Progreso 3, metterebbero certamente in dubbio quella descrizione fatta delle loro forze di polizia locali. Uno dei residenti di El Progreso 3, ha detto al personale dell’ufficio per i Diritti Umani, che un ufficiale di polizia ha rubato 2000 dollari a un suo vicino durante l’assalto del 12 dicembre e ha minacciato di ucciderlo se denunciava quel reato.

 

I membri della comunità di El Progreso 3 hanno lottato per alcuni anni subendo la duplice pressione dei maltrattamenti  della polizia e della violenza delle bande di strada. Carlos Vasquez che opera con la Chiesa Cattolica per tentare di evitare le violenze a El Progreso 3 e nelle comunità circostanti,  si sono lamentati che le polizia non abbia fatto neanche indagini sulle uccisioni  di membri della comunità assassinati da componenti delle bande negli anni passati. la loro unica attività è stata di entrare nella comunità a raccogliere i cadaveri. Vasquez dice che invece di lavorare per la prevenzione della violenza, la polizia ha intensificato i maltrattamenti nei confronti dei giovani della comunità, monitorando e fotografando le loro attività e i loro movimenti organizzativi. I residenti temono che la polizia anti-bande farà di nuovo incursione nella comunità usando le informazioni che ha ricavato e si preoccupano di chi sarà il prossimo ad essere arrestato.

Nel frattempo, Emerson Rivera e il suo amico Giovanni  Aguirre rimangono nascosti. I loro amici organizzatori sono relegati in una prigione sovraffollata e hanno il permesso di vedere le mamme una volta alla settimana per tre minuti quando loro vanno a portargli da mangiare. I giovani non sono stati quindi in grado di partecipare a un torneo di calcio e non hanno potuto festeggiare le feste con le loro famiglie. Aspettano che si continui il lento iter giudiziario, dal momento che la l prossima udienza forse non ci sarà prima di tre o quattro mesi. Ana Gladis Rivera e i suoi vicini ed amici, continueranno comunque a organizzarsi per il rilascio dei giovani capi, sperando che con l’appoggio delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, Emerson, Giovanni e gli altri possano tornare a svolgere il loro importante lavoro di miglioramento della comunità e a lottare per un El Salvador più giusto e più bello.

Alexandra Early lavora nel Salvador come Coordinatrice per la rete di solidarietà  U.S.-El SavadorSister City (Città Sorelle (elsalvadorsolidarity.org).Si può contattare Alexandra su elsalvador.solidarity@gmail.orgHa scritto su CounterPunch e MR Zine riguardo a questo caso.

 Da: Z Net – Lo spirito della reistenza è vivo

 

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/how-young-organizers-have-become-unwitting-victims-of-the-u-s-funded-figh-against-gangs-by-alexandra-early

Originale: Counterpunch

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 15 gennaio 2013 alle 19:39 - Reply

    Credo che in un futuro non troppo lontano, in seguito all’intensificarsi di varie forme di attivismo, ci sarà una dura reazione dei governi schiavizzati dalle multinazionali e con interessi volti a non diffondere consapevolezza e istruzione. Al crescere di questa coscienza politica, non ci sarà una sorta di denigrazione o emarginazione dei fenomeni perché la rete porta ad una diffusione sempre maggiore di prospettive antagoniste. La repressione sarà legittimata in forma di misure poliziesche senza criteri di salvaguardia dei diritti. Essere pronti a questo è la domanda da farsi.

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