Idle No More: l’insurrezione dei nativi canadesi dilaga in Nord America
di Kristin Moe
11 gennaio 2013
Ci sono volute settimane di protesta, brevi manifestazioni improvvisate, lettere, raduni e migliaia di messaggi di indignazione su Twitter, ma il Primo ministro canadese Stephen Harper, alla fine ha ceduto. Ha accettato un incontro con la donna che per 24 giorni gli aveva fatto delle richieste, alimentandosi soltanto con brodo di pesce, accampata in un tepee (tenda dei pellirossa) nel cuore dell’inverno gelido, il Capo degli Attawapiskat, Theresa Spence che ha fatto lo sciopero della fame.
No, questo non è un normale procedimento parlamentare. Lo sciopero della fame è stato un ultimo, disperato tentativo di ottenere l’attenzione di un governo i cui rapporti con il polo dei nativi canadesi è stato, nel migliore dei casi, ambivalente, e nel peggiore, genocida e lo ha costretto a occuparsi delle loro crescenti preoccupazioni. L’incontro, stabilito per questo venerdì, 11 febbraio, è improbabile che provochi qualche importante cambiamento per la politica aborigena in Canada. Tuttavia, la mobilitazione che ha accompagnato lo sciopero della fame del Capo Spence è già cresciuta fino a includere più ampie idee di colonialismo e il nostro rapporto collettivo con la terra. Il movimento si è fuso sotto un solo nome, una sola risoluzione: Non Più Inattivi. (Idle No More).
I negoziati a porte chiuse suscitano un movimento
Il movimento Idle No More è sorto come reazione a a quella che gli organizzatori chiamano il più recente assalto ai diritti indigeni in Canada: la legge C-45 che è stata approvata il 14 dicembre. Questa legge apporta dei cambiamenti all’Indian Act, (Trattato sugli Indiani), elimina le protezioni dell’ambiente e intacca ulteriormente i trattati con i popoli nativi in base i quali è stato creato il Canada.
Il 4 dicembre, quando i rappresentanti delle First Nations, * sono arrivati alla Camera dei Comuni per condividere le loro preoccupazioni sulla proposta di legge, è stato loro proibito di entrare. Una settimana dopo, dopo che è stato loro ripetutamente negato un incontro con Harper, il Capo Spence ha iniziato il suo sciopero della fame. Da allora, il movimento è cresciuto fino a includere il frutto di cento anni di reclami contro il governo canadese, cui si richiede in base alla sezione 35 dell’Atto Costituzionale di consultare i popoli nativi prima di promulgare leggi che li riguardano. I capi indigeni accusano l’Amministrazione Harper di “imporre le leggi” senza dibattiti e consultazioni.
Ancora peggiore è “l’indebolimento della valutazione ambientale e l’eliminazione della protezione dei laghi e dei fiumi” contenuti nella legge,” dice Eriel Deranger, Coordinattice della Comunicazione della Prima Nazione Athabasca Chipewyan, che è direttamente a valle rispetto alla zona mineraria delle sabbie bituminose. Eriel ha informazioni di prima mano direttamente dalla fonte dell’importanza di proteggere le vie d’acqua dall’inquinamento delle industrie. “Dice: “I diritti dei popoli indigeni sono intrinsecamente legati all’ambiente. L’eliminazione di tali protezioni prepara la strada all’estrazione delle risorse, portando il Canada più vicino agli obiettivi che ha auto-dichiarato, o diventando una superpotenza energetica. Questa non è soltanto un fatto che riguarda dei nativi, è una cosa che ha effetto su tutti.
E comincia così la più grande manifestazione di massa di nativi della storia recente. I popoli nativi e i loro alleati di tutto il Nord America si sono riuniti per dare voce pacificamente al loro appoggio per i diritti indigeni; hanno organizzato proteste, dibattiti, e blocchi delle autostrade e delle ferrovie anche girotondi improvvisati nei centri commerciali.
Usando Twitter e Facebook come principali strumenti organizzativi, #idlenomore è apparsa come il modello dominante di comunicazione nel movimento per i diritti indigeni. Oltre a eventi in tutto il Canada, una “incursione” nei dei media statunitensi ha ispirato azioni di solidarietà in tutto il Nord America e anche in Europa, Nuova Zelanda e Medio Oriente. I mezzi di comunicazione tradizionali e il governo di Harper stanno prestando attenzione.
Trabocca la rabbia per la distruzione dell’ambiente in Canada
Perché ora, però? La risposta, dice Deranger, è che la gente è pronta. Idle No more è sorto in un momento di crescente consapevolezza per i problemi di giustizia ambientale, di frustrazione per la mancanza di governativo, e pe la diffusa opposizione all’estrazione di risorse sulle terre indigene – come le sabbie bituminose della provincia natale di Deranger, l’Alberta, e le miniere di diamanti nell’Ontario, patria del capo Spencer. Arriva dopo anni di che i gruppi di base popolari si per trattare dei diritti dei nativi, che sono, alla fine, diritti umani fondamentali.
Visitate quasi tutte le riserve in Canada e probabilmente vedrete indicatori sociali da terzo mondo in una nazione del primo mondo: alte percentuali di incarcerazioni, alloggi e servizi igienici inadeguati, ridotta aspettativa di vita – dovuta in parte ai suicidi di frequenza abnorme- mancanza di occupazione, e di opportunità educative, dipendenza da sostanze. Tutto questo, dopo più di un secolo di colonizzazione da parte di un governo che rifiuta di riconoscere la sua identità di potenza coloniale. Nel frattempo, i giovani nativi, sono il segmento della popolazione canadese che cresce più in fretta, secondo il dipartimento governativo Aboriginal Affairs. Ci si deve sorprendere che si oppongano a leggi repressive e che usino i mezzi di comunicazione sociale per organizzarsi?
Per i canadesi, e potenzialmente, per tutti i nord-americani, questo è un momento di valutazioni. Proprio come lo sciopero della fame del Capo Spencer ha costretto Harper a prendere la una decisione Harper, così le forze di Idle No More ci costringono ad affrontare la bruttezza della nostra storia coloniale collettiva e a riconoscere che la colonizzazione continua anche oggi.
E’ uno specchio della nostra società, e mette in dubbio la narrazione storica che ci hanno insegnato a credere. Chiede: su quali valori è stata fondata la nostra società? E, poiché la realtà nasce da quella narrazione, ci chiedimao:chi siamo noi, realmente? E che cosa vogliamo essere?
*http://it.wikipedia.org/wiki/Prime_nazioni
Kristin Moe ha scritto questo articolo per la rivista YES! Magazine, un’organizzazione di media senza scopo di lucro che unisce potenti ideali con azioni pratiche. Kristin scrive sul clima, su mo vimenti popolari e sui cambiamenti sociali.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/idle-no-more-indigenous-uprising-sweeps-north-america-by-kristin-moe
Originale: Yes! Magazine
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0
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La ribellione dei popoli del Chiapas, del Guatemala, del Niger e di tanti altri, hanno un’unica matrice: la riappropriazione di un’identità e di un’autodeterminazione che sempre più si sta impadronendo di vaste aree geografiche saccheggiate e inquinate da potentati economici che stanno cercando di distruggerci. Unire sotto l’unica bandiera del vero villaggio globale, quello che non toglie nulla ai singoli, significa riprendersi il pianete con innumerevoli rivolte che sfianchino la criminalità del Capitale.