di Marjorie Cohn – 11 gennaio 2013
L’11 gennaio, undici anni dopo il giorno in cui George W. Bush trasferì i primi detenuti a Guantanamo, fa il suo debutto nazionale il film candidato all’Oscar Zero Dark Thirty. Zero Dark Thirty è inquietante per due motivi. Primo e principale: lascia lo spettatore con l’impressione errata che le torture abbiano aiutato la CIA a scoprire il nascondiglio di Bin Laden in Pakistan. Secondariamente ignora sia l’illegalità sia l’immoralità dell’uso della tortura come strumento d’interrogatorio.
Il thriller si apre con le parole: “Basato su resoconti di prima mano di eventi reali”. Dopo aver mostrato riprese degli orrendi attacchi dell’’11 settembre, passa a una descrizione visita e lunga delle torture. Il detenuto “Ammar” è sottoposto al finto annegamento, a posizioni dolorose, alla privazione del sonno ed è chiuso in una piccola scatola. Reagendo alle torture fa il nome del corriere che alla fine conduce la CIA al luogo dove si trova bin Laden e al suo assassinio. Può essere grande teatro, ma è inaccurato e fuorviante.
L’affermazione “basato su resoconti di prima mano di eventi reali” è ingannevole perché induce lo spettatore a pensare che il racconto sia accurato. Tutto ciò che significa, tuttavia, è che la CIA ha fornito a Hollywood informazioni riguardanti gli eventi rappresentati nel film. Il direttore temporaneo della CIA, Michael Morrell, ha scritto una lettera al Comitato Scelto del Senato sui Servizi Segreti in cui ha ammesso che la CIA ha collaborato estesamente con i produttori. Una volta ricevuto tale lettera, i senatori John McCain, Dianne Feinstein e Carl Levin hanno chiesto informazioni e documenti relativi alla collaborazione della CIA.
I senatori hanno inviato una lettera a Morrell affermando di essere “preoccupati per la chiara implicazione del film che le informazioni ottenute nel corso delle tecniche coercitive d’interrogatorio della CIA, o dopo di esse, abbiano svolto un ruolo cruciale nel localizzare Osama Bin Laden (OBL).” Hanno segnalato: “il film presenta funzionari della CIA che torturano ripetutamente detenuti. Il film poi attribuisce ai detenuti della CIA assoggettati a tecniche d’interrogatorio coercitive la rivelazione di informazioni cruciali sul corriere che ha guidato alla residenza di OBL.” Affermano categoricamente: “Tale informazione è scorretta.”
La lettera spiega che dopo un’analisi di più di sei milioni di pagine di documenti della CIA, Feinstein e Levin sono giunti alla seguente conclusione:
“La CIA non ha appreso inizialmente dell’esistenza del corriere di OBL dai detenuti della CIA sottoposti a tecniche coercitive d’interrogatorio. Né la CIA ha scoperto l’identità del corriere dai detenuti sottoposti a tecniche coercitive d’interrogatorio. Nessun detenuto della CIA ha rivelato il nome completo o la posizione specifica del corriere e nessun detenuto ha identificato l’edificio in cui era nascosto OBL. La CIA ha invece appreso l’esistenza del corriere, il suo vero nome e la sua localizzazione attraverso mezzi non collegati al programma di detenzione e di interrogatori della CIA.”
In un discorso al Senato, McCain ha dichiarato: “Non sono state le torture o i trattamenti crudeli, disumani e degradanti dei detenuti che ci hanno portato agli indizi principali che alla fine hanno consentito alla nostra comunità dei servizi segreti di scoprire Osama bin Laden.” McCain ha aggiunto: “In realtà, non solo l’utilizzo di “tecniche potenziate d’interrogatorio” su Khalid Sheik Mohammed non ci hanno fornito gli indizi chiave sul corriere di bin Laden, Abu Ahmed; in realtà hanno prodotto informazioni false e fuorvianti.”
Molti inquisitori di alto livello, tra cui Glenn L. Carle, Ali Soufan e Matthew Alexander, riferiscono che la tortura è in realtà inefficace e che spesso interferisce con l’ottenimento di informazioni reali. Uno studio del 2006 del College dei Servizi d’Informazione della Difesa Nazionale ha concluso che le tecniche d’interrogatorio tradizionali, basate sulla costruzione di un rapporto [con l’interrogato – n.d.t.] sono molto efficaci anche con i detenuti più recalcitranti, mentre le tattiche coercitive provocano resistenza.
Inoltre la tortura è controproducente. Un inquisitore in servizio in Afghanistan ha dichiarato a Forbes: “Non sono neppure in grado di dire il numero delle volte in cui mi sono trovato faccia a faccia con detenuti che mi hanno detto di essere stati principalmente motivati a fare quello che avevano fatto a causa dell’aver sentito che noi impiegavamo la tortura … Le torture praticate dagli statunitensi nel passato continuano a uccidere statunitensi oggi.”
La tortura è anche illegale e immorale, punti importanti ignorati in Zero Dark Thirty. Dopo aver assistito alle feroci percosse contro un detenuto, all’inizio del film, la splendida eroina “Maya” afferma: “Sto bene.” Nel lasciare il Pakistan il collega di Maya, Dan, le dice: “Devi stare molto attenta con i detenuti adesso. La politica sta cambiando e non vorrai essere l’ultima con in mano il collare del cane, quando arriva il comitato di supervisione.”
La tortura è illegale in qualsiasi circostanza. La Convenzione Contro la Tortura e Altri Trattamenti o Punizioni Disumane o Degradanti, un trattato ratificato dagli Stati Uniti che fa parte della legge statunitense, afferma inequivocabilmente: “Nessuna circostanza eccezionale di alcun genere, che si tratti di uno stato di guerra o di una minaccia di guerra, di instabilità politica interna o di qualsiasi altra emergenza pubblica, può essere invocata come giustificazione della tortura.” Il divieto della tortura è assoluto e inequivocabile. La tortura non è mai legale.
Tuttavia, nonostante copiose prove di torture e abusi diffusi durante l’amministrazione Bush e il mandato costituzionale che il presidente faccia rispettare la legge, Obama rifiuta di chiamare i dirigenti e gli avvocati di Bush a rispondere delle loro violazioni della legge.
La garanzia d’impunità ai torturatori assieme a film di propaganda come Zero Dark Thirty, che potrà probabilmente vincere diversi Oscar, affievolisce qualsiasi significativa opposizione pubblica contro le crudeli tecniche d’interrogatorio del nostro governo. Armati di informazioni complete e accurate, dobbiamo impegnarci in un dibattito onesto sulla tortura e i maltrattamenti e chiamare alla loro completa responsabilità quelli che hanno commesso tali atti illegali.
Marjorie Cohn è docente alla Scuola di Legge Thomas Jefferson. Il suo libro più recente è ‘The United States and Torture: Interrogation, Incarceration and Abuse’ [Gli Stati Uniti e la tortura: interrogatori, incarcerazioni e violenze].
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Fonte: http://www.zcommunications.org/zero-dark-thirty-torturing-the-facts-by-marjorie-cohn
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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La tortura è adoperata dagli USA in modo assolutamente coerente e proporzionato a tutto il resto.