Lupi e uomini – Lo stupro e l’omicidio di Delhi

Redazione 12 gennaio 2013 1
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"Puoi essere stuprata, ma non manifestare contro lo stupro" – La più vasta democrazia del mondo

 

di Badri Raina – 11 gennaio 2013

Mi risulta misterioso il perché ai lupi sia stata attribuita la cattiva reputazione di essere dei predatori sessuali.

La mia esperienza nel leggere a proposito degli animali e nel seguire con impegno i molti documentari su di loro, basati su ricerche eccellenti, della catena dei canali Discovery, tra cui quello del National Geographic, mi insegna che nessun animale, lupi inclusi, si impone mai su una femmina riluttante o acerba della sua specie. Senza nessuna eccezione.

Il solo animale che lo fa, con nauseante insistenza, è il maschio della specie umana. Una chiara macchia sulla teoria dell’evoluzione, pare.

Tra gli altri animali avrete notato un insieme di onorevoli riconoscimenti delle mutue capacità tra i generi. Il leone sa di non valere, come cacciatore, nemmeno la metà della leonessa e così raramente cerca di imporre la sua triste incompetenza quando si tratta di cacciare. E così via.

Gli uomini, temendo la consapevolezza più donne sono, più spesso che no, più competenti e resistenti, e così capaci di prendersi il braccio e viene dato loro un dito, ricorrono a quell’istinto bruto finale, cioè l’aggressione fisica. Questo ricorso alla bestialità, quando tutto il resto fallisce, è inteso a ricordare alle donne che Dio le ha volute, dopotutto, sottoposte al segmento muscoloso della specie e prone a soddisfarne ogni richiesta.

Bestialità, ho detto; tuttavia scusandomi con gli animali non umani, a proposito dei quali va detto che attaccano fisicamente per il cibo, o in reazione a un attacco, o per la sicurezza della prole, raramente, se mai accade, per il dominio settario. E’ come se Dio li avesse creati più razionali di noi umani, la cui violenza è quasi sempre gratuita e indifendibile.

E l’aspetto più razionale della vita animale non umana deve essere che la sua sessualità non è mai anarchica o indiscriminatamente ossessiva, o diretta a garantire il dominio psicologico o politico del maschio. Ha una stagione e uno scopo, cioè la prosecuzione della specie. E di tale schema di cose, il maschio e la femmina sono partecipi consapevoli.

Così gli animali non umani, lupi non esclusi, non stuprano mai. Quando un animale maschio è respinto ha la grazia di desistere e di cercare altrove, per quanto mortificato.

Lo stupro, dunque, non è mai un atto sessuale. Quasi sempre è la confessione del maschio di non avere altro modo di sopraffare la femmina per ridurla in schiavitù, di escluderla dall’uguaglianza che le è dovuta.

A questa rabbia dannatamente impotente che il maschio, essenzialmente debole, prova invariabilmente di fronte a una femmina che ha una mente – e, per deduzione, un corpo – per conto suo, si cerca naturalmente, in tutte le culture del mondo, di dare una legittimità facendo riferimento a scritture che, viene insegnato, hanno un imprimatur divino.  

Salvo che, naturalmente, al meglio del nostro spassionato sapere, tali scritture sono, innanzitutto, prodotti non di un qualche incantesimo rivelatore bensì delle ponderate cospirazioni degli uomini dalle origini della specie.

Datemi un solo resoconto di un testimone oculare che ci sia stato un Dio a creare Eva dalla costola di Adamo o che la prima abbia ceduto al frutto proibito; o che ci sia stato un Dio o un profeta che ha decretato che la donna debba sempre essere agli ordini dell’uomo, che lo dica il Manusmriti o il Corano. Tuttavia tali racconti partigiani sono stati e continuano a essere incessantemente impiegati per rendere “comprensibili” le brutalità maschili e, tirate le somme, “scusabili” oggi dalle ricche organizzazioni degli autonominati arbitri della “giusta condotta”.

La battaglia contro questo genere di costruzioni di squilibri “autorizzati” tra gli uomini e le donne si può dire largamente vinta dalle donne nelle aree democratiche del mondo occidentale. Dove sono nuovamente visibili tendenze opposte – negli Stati Uniti Repubblicani, per cominciare – è evidente che le donne oggi in quei luoghi sono volenterose collaboratrici politiche di tali scelte revisioniste, anziché collaboratrici forzate di tali distopie. E qualsiasi cosa promani dall’esercizio volontario di scelte non ha necessità di invocare l’intromissione di nessuno.

Per quanto possa sembrare “elitario” l’attuale clamore in India contro gli stupri, il suo contenuto intellettuale e le sue possibilità esponenziali suggeriscono chiaramente che per la prima volta vi è un’adesione concertata alla buona battaglia. Rimarchevolmente, un’intera nuova generazione di giovani maschi indiani, sempre più devoti al concetto di scelta individuale in questioni di ogni genere di lavoro produttivo e consumo, sembra aver deciso di unirsi alle donne che protestano nell’interesse dell’uguaglianza di genere e del diritto al libero esercizio delle scelte.

Resterà da vedere se questo punto di ingresso alla chiamata al liberalismo sarà o meno perseguito in modo da essere esteso oltre quella che può essere la sua configurazione di classe o di casta per abbracciare le vaste moltitudini di donne indigenti che soffrono quotidianamente l’obbrobrio e la violenza della brutalità maschile nelle città, paesi, distretti, taluka, villaggi e nelle baraccopoli di periferia, escluse dal ricorso a qualsiasi forma di rimedio sociale o ufficiale.

Avvertimento: in questo momento significativo, dobbiamo anche prendere nota che molte cricche della destra della nostra vita politica e culturale sono ansiosamente in attesa di mettere l’attuale clamore al servizio di un medievalismo screditato. Mentre il loro sinistro obiettivo può essere di usare l’avvenimento per riportare le donne nella soffocante fornace del patriarcato, deve essere nostro impegno perseguire trasformazioni in grado di promuovere i diritti naturali e costituzionali delle donne alla libertà e all’uguaglianza nella vita personale e sociale, obbligando lo stato e le comunità a garantire che così vadano le cose.

In conclusione, mi sia permesso di citare pochi versi da una poesia che scrissi un tempo, intitolata “La nostra parte del mondo”.

Ecco quel che diciamo:

ricordiamo notte e giorno ciò che è alterato;

gli uomini e le donne devono trovare insieme

una volontà onesta di gettarsi alle spalle

un’umanità abitualmente distorta.

C’è molto da sperare che il momento sia giunto.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: http://www.zcommunications.org/of-wolves-and-men-by-badri-raina

Originale: Kashmir Times

 

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 12 gennaio 2013 alle 11:51 - Reply

    Ogni autoritarismo è causa di sopraffazione. In ambito politico e religioso la cultura dell’arroganza, della forza e dell’imposizione costruisce mostruosità che colpiscono parti della società scelte come deboli o minoritarie solo per giustificare abomini.

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