di Helen Jaccard e Gerry Condon – 9 gennaio 2013
A novembre ci siamo recati in Guatemala per studiare lo spagnolo e per conoscere la vita del popolo maya indigeno. Il Guatemala è un paese sorprendentemente bello, con innumerevoli montagne e vallate e 22 vulcani, il massimo dell’America Centrale. La gente è molto cordiale e bonaria. La cultura maya tradizionale, che si osserva prevalentemente nelle vesti colorate delle donne maya, convive a fianco a fianco con la modernità. Immaginate una contadina indigena nelle sue vesti tradizionale che accudisce il suo bestiame e le sue pecore su un pascolo collinare. Ora osservatela tirar fuori dalla gonna un cellulare per chiamare i suoi figli.
Non siamo solo studenti di spagnolo e certamente non siamo “turisti” nel senso usuale del termine. Siamo membri attivi di Veterani per la Pace, e siamo molto preoccupati per il ruolo degli Stati Uniti nell’America Centrale. L’eredità dei 36 anni della guerra scatenata dall’esercito guatemalteco contro la sua popolazione indigena è dovunque. Un accordo di pace è stato firmato nel 1996, ma molte delle persone che abbiamo incontrato, specialmente nelle comunità montane maya, ci hanno detto che la guerra continua, attraverso la discriminazione, la povertà, l’assenza di una voce nel governo e ora la sistematica distruzione delle loro comunità a favore delle miniere d’oro e d’argento, delle dighe idroelettriche, dei cementifici e delle esplorazioni petrolifere.
Abbiamo riappreso del colpo di stato organizzato dalla CIA che rovesciò il governo progressista, democraticamente eletto, di Jacobo Arbenz nel 1954. Patrocinato dall’amministrazione Eisenhower su ordine della United Fruit Company (oggi Chiquita) il colpo di stato ha portato alla guerra lunga trentasei anni di genocidio da “terra bruciata”. Più di 440 villaggi maia sono stati distrutti e più di 200.000 persone sono morte nei massacri operati dall’esercito guatemalteco, con l’aiuto e l’incoraggiamento del governo degli Stati Uniti.
Oggi prevale un ordine ingiusto. La maggior parte della terra e della ricchezza è nelle mani di solo otto famiglie. A peggiorare le cose, tra il 2000 e il 2004 il governo guatemalteco ha concesso 400 licenze minerarie e estrattive a compagnie minerarie statunitensi e canadesi che cercano oro, argento e altri metalli preziosi che stanno proprio sotto i piedi delle comunità maya povere delle montagne. Con enormi profitti da ricavare dal Guatemala, le operazioni minerarie stanno attuando una politica di “terra bruciata” loro propria.
Huehuetenango
Dopo aver studiato spagnolo per due settimane a San Pedro Laguna, sul lago Atitlan (altamente raccomandato), abbiamo soggiornato presso una famiglia del Huehuetenango, prossima al Chiapas, Messico, che faceva parte del Guatemala. Abbiamo visitato la piccola città montana di Jacaltenango, dove abbiamo conosciuto Bernardo Masariegos, un leader di comunità che ci parlato delle lotte nel dipartimento (stato) di Huehuetenango contro le miniere, le dighe idroelettriche, e l’estrazione del petrolio. La gente di Huehuetenango, il dipartimento più indigeno e rurale del Guatemala, si oppone categoricamente a tale sfruttamento.
In una riuscita opposizione a una diga idroelettrica sul fiume Mesté, un movimento di base comprendente tra le 9.000 e le 14.000 persone ha mantenuto un’occupazione nonviolenta durata tre anni (ruotando circa 100 persone a turno) della piazza principale di Jacaltenango, con punte di 6.000 persone in ogni evento di protesta. “Tutti quelli che protestano sono privi d’istruzione”, ci ha raccontato Bernardo. “Solo dieci o dodici persone nel movimento erano insegnanti e due o tre erano docenti universitari. Sono la gente vera, i poveri.”
La popolazione indigena ha un diritto costituzionale nazionale e internazionale a non vedere sfruttate le proprie risorse naturali senza informazione e consenso informato. E’ chiamato consulta comunitaria de buena fe, o referendum comunitario di buona fede. Ventisei dei trentadue municipi (contee) del Huehuetenango hanno votato contro le miniere nei referendum locali.
La nostra visita alla miniera di Marlin e alle comunità colpite
La grande miniera d’oro di Marlin si trova in prossimità della cittadina di San Miguel Ixtahuacàn, in alto nelle aspre montagne del dipartimento di San Marcos. E’ gestita dalla Montana Exploradora, una sussidiaria interamente di proprietà della compagnia canadese Goldcorp. E’ sia una miniera a cielo aperto sia una miniera in galleria. Questa regione è già danneggiata da decenni di guerra.
Il 6 dicembre 2012, accompagnati dall’organizzatore comunitario Aniseto Lòpez, abbiamo visitato la gente colpita dalla miniera di Marlin, adiacente a molte comunità indigene del dipartimento di San Marcos. Secondo Amnesty International, nel febbraio del 2011, manifestanti della regione nord-occidentale guatemalteca di San Marcos sono stati attaccati dopo aver parlato contro la miniera di Marlin. Aniseto Lòpez è stato condotto nell’ufficio del sindaco locale, dove dirigenti lo hanno malmenato e minacciato di ucciderlo se avesse continuato a parlare contro la miniera.
A San Marcos abbiamo visitato:
- La comunità di Agel e un gruppo chiamato FREDEMI “Frente de Defensa Miguelense, San Miguel Ixtahuacàn” (Fronte di difesa di San Miguel Ixtahuacàn). Contrastano le attività minerarie dal 2007. Nel febbraio del 2010, il FREDEMI ha organizzato una protesta in cui 700 persone hanno bloccato per tredici giorni l’ingresso alla miniera.
- Diodora Hernandez, cui hanno sparato in un occhio per essersi rifiutato di vendere la sua terra alla Goldcorp.
- Solomon, che ha lavorato per la Goldcorp per due anni. Ha affermato: “Sono arrivati nel 1996 a esplorare e nel 2003 hanno cominciato a insediarsi con macchinari; ora la gente sta cominciando a rendersi conto di quanto grave sia la situazione. Ci sono quattro problemi: l’acqua (contaminazione, animali morti, eruzioni cutanee, perdita dei capelli), crepe nelle case, esplosioni che fanno tremare il suolo, e la terra.”
Tra il 10 e il 12 dicembre abbiamo visitato un proposto progetto di miniera, El Tambor, a circa un’ora d’autobus da Città del Guatemala. La società Kappes, Cassiday & Associates di Reno, Nevada, è proprietaria della licenza. Tra le cittadine di San Jose del Golfo e San Pedro Ayampuc c’è un’area chiamata La Puya, e l’ingresso dell’area mineraria. Centinaia di residenti nelle comunità locali mantengono una riuscita occupazione non violenta qui dal 2 marzo 2012.
Siamo arrivati tardi e abbiamo passato la prima notte dormendo su una piattaforma di legno nel mezzo dell’occupazione. Questo e l’avere volantini in spagnolo che spiegavano chi siamo ci ha aiutato a essere bene accetti.
La violenza della polizia e dell’impresa si confronta con la resistenza nonviolenta
Soltanto pochi giorni prima che arrivassimo a La Puya, venerdì 7 dicembre, la polizia aveva attaccato violentemente gli occupanti di La Puya con gas lacrimogeni e manganelli. Quasi 2.000 membri della Polizia Nazionale di tutto il Guatemala erano affluiti all’accampamento. Al mattino c’erano solo venti persone della comunità; si sono stese di fronte alla polizia e hanno telefonato di nascosto; immediatamente le campane della chiesa della cittadina vicina hanno cominciato a dare l’allarme. Nel pomeriggio erano arrivati 1.500 membri della comunità a dar man forte agli occupanti.
La figlia dodicenne di Paola Aquino Gutierrez è stata picchiata duramente dalla polizia. “Mia figlia di dodici anni è stata picchiata venerdì; sta ancora male fisicamente e, di più, psicologicamente,” ci ha detto la Aquino cinque giorni dopo. “Non ho mai picchiato mia figlia e ora lo ha fatto la polizia. Molti hanno ancora mal di gola per il gas lacrimogeno usato contro di noi. Eravamo per terra quando è stato lanciato il gas lacrimogeno proprio sopra le nostre teste. Mia figlia ed io siamo più decise che mai a proseguire questa lotta.”
Due donne e una ragazza hanno avuto bisogno di cure mediche dopo essere state colpite dal gas lacrimogeno e quattro leader della resistenza sono stati arrestati.
“La polizia ha catturato quattro di noi al fine si spaventare gli altri, ma non sono stati intimoriti, sono stati ancor più coraggiosi, così hanno cominciato a chiamare gente in aiuto”, ha detto Jorge Lòpez. “Siamo qui per difendere la nostra acqua, la nostra vita e il nostro territorio.” Sotto custodia della polizia, dopo due ore distesi sotto il sole cocente senza cibo, acqua, e nemmeno la possibilità di orinare, i prigionieri sono stati portati davanti a due tribunali che hanno rifiutato di dibattere il caso per mancanza di accuse o di prove, e li hanno rilasciati.”
Questa è una resistenza del tutto nonviolenta che, secondo gli organizzatori, è stata la chiave per evitare morti quando la polizia ha attaccato con i gas lacrimogeni e i manganelli.
Scarsità d’acqua e coercizione ad abbandonare la terra
Il clima si è fatto più secco qui. La stagione delle piogge cominciava normalmente in maggio, ma ora è asciutto. La mancanza di pioggia sta causando quest’anno mancati raccolti in molte aree del Guatemala. A peggiorare le cose, le comunità che disponevano di acqua appena sufficiente per sopravvivere, se la vedono rubare dalle compagnie minerarie per la lavorazione dei minerali. Pozzi, sorgenti e corsi d’acqua nelle vicinanze delle miniere si stanno prosciugando.
La miniera di Marlin aveva un pozzo meccanico, ma è già asciutto. Ne stanno costruendo un altro più vicino alla sorgente. La gente teme che presto non avrà più acqua. Cristana Pérez ha detto: “Abbiamo cercato di parlare con il direttore dove stanno costruendo il pozzo meccanico, ma sono venuti invece quelli della sicurezza e ci hanno detto che se continuiamo a ostacolarli, ci denunceranno. Il direttore sta dicendo che il pozzo è costruito in consultazione con la comunità locale: non è vero.”
Solomon ci ha detto: “Nel 1987 la comunità aveva acquistato la sorgente, che ha dato acqua fino all’anno scorso; ora è asciutta. La commissione per i diritti umani ha detto alla compagnia di fornire acqua, ma non ne abbiamo avuta.”
La miniera di Marlin ha anche allontanato comunità. Ad esempio, c’erano almeno 60 case sulla collina che ora è un cratere nel terreno.
Nel sito El Tambor, la gente è preoccupata per la mancanza d’acqua e per essere costretta ad abbandonare la propria terra.
“Per me la motivazione è la vita, la vita stessa. Sono qui da 71 anni e sono riuscito a vivere una vita tranquilla. Sono stato in grado di vivere la mia vita felicemente, così voglio che i miei figli siano in grado di vivere una vita felice. Se non abbiamo acqua, se non abbiamo alberi e tutto il resto, diventerà semplicemente un deserto”, ha detto un uomo. “Ci battiamo per la vita, l’acqua e la pace. Se non avremo quest’oro saremo in grado di vivere lo stesso. Ma se non avremo l’acqua, moriremo.”
Milton Carrera ha spiegato, a proposito della scarsità d’acqua: “Ci stiamo battendo perché se loro vengono qui, non avremo acqua. Abbiamo una grande, grande scarsità d’acqua. Alcune comunità hanno acqua soltanto forse per un’ora alla settimana. Altre comunità, come la grande città, hanno acqua soltanto per un’ora al giorno. La società è insediata dove sono tutte le sorgenti, proprio qui. L’acqua per la città … i pozzi sono qui vicino. Allora cosa sarà di noi, se tra cinque o dieci anni non avremo acqua?”
Contaminazione dell’acqua, problemi sanitari, animali morti
Le miniere, inoltre, contaminano l’acqua. La miniera di Merlin ha un bacino di decantazione che contiene la miscela di cianuro, arsenico, metalli pesanti e radioattivi, esplosivi e altre sostanze chimiche, normali per una miniera che usa il cianuro per estrarre l’oro. Il 23 settembre 2010, di notte, quest’acqua contaminata è stata scaricata nel fiume Quivichil, che scorre verso il Messico.
Crisanta Pérez ci ha detto: “Il 29 novembre 2012 siamo andati a guardare la sorgente e abbiamo trovato condutture dalla miniera che scaricavano nel fiume che attraversa la nostra comunità. Adesso è un fiume contaminato.”
Sia il FREDEMI sia Solomon ci hanno parlato di molti problemi alla pelle e di perdita di capelli. Secondo Solomon: “Nel 2008-09 molti hanno avuto problemi all’epidermide; due sono morti. I loro corpi si erano coperti di eruzioni dolorose e poi sono morti.”
Bestiame è morto per aver bevuto l’acqua del fiume. Diodora Hernandez ci ha detto: “La madre di un vitello è rimasta avvelenata. L’acqua era di un bianco puro, simile al latte.” Anche il suo cavallo è morto a causa dell’acqua avvelenata. Ci sono molte notizie di pastori le cui greggi sono morte dopo aver bevuto acqua a valle della miniera.
Divisioni e conflitti
Quando le compagnie minerarie avviano la loro campagna di propaganda in prossimità di un sito minerario, causano divisioni, nelle famiglie e nelle comunità. Aniseto Lòpez ci ha detto: “Nella comunità sono sempre in conflitto; l’atmosfera è così pesante di conflittualità che la si può tagliare con il coltello; conflitti tra quelli che appoggiano la miniera e quelli che sono contro.”
“Eravamo comunità pacifiche prima di tutto questo”, ha detto un settantunenne di La Puya, riferendosi alla concessione mineraria.
Tra i 75 uomini che lavorano nella miniera di Marlin, molti hanno lasciato mogli e figli per altre donne, senza pagare nulla per contribuire a sostenere le famiglie d’origine, cosa che non avrebbero fatto se non avessero avuto più soldi in tasca, ha detto Crisanta di FREDEMI. “Siamo molto addolorati da questo, perché tanto tempo fa le cose andavano meglio; andavamo nelle fattorie, uomini e donne lavoravano insieme a raccogliere il caffè, non c’erano divisioni tra le famiglie.”
Molti dei minatori e dei membri delle comunità si sono dati pesantemente al bere e all’uso di droghe. Solomon ci ha detto: “C’erano solo quattro bar/rivendite di liquori; ora ce ne sono cento.”
A un Tribunale della Salute tenutosi a San Miguel Ixtahuacàn il 154 e 15 luglio 2012 un uomo ha testimoniato: “C’è prostituzione, criminalità, inquinamento della Madre Terra. I lavoratori, i Cocodes (le autorità locali) mi hanno malmenato. Quando sono sotto l’influenza dell’alcool vengono a casa mia a minacciarmi.”
Intimidazione, violenza e corruzione
I capi della miniera di Marlin non si fermano davanti a nulla e hanno un atteggiamento arrogante nei confronti della popolazione maya, la cui terra stanno distruggendo. Costringono villaggi interi ad abbandonare la loro terra e pagano pochissimo per la terra che acquistano, secondo il FREDEMI. Quando incontrano resistenza, accusano falsamente le persone di crimini, e addirittura sparano loro contro e le uccidono. Avvelenano intenzionalmente animali: cani, cavalli, mucche e polli.
Le esplosioni minerarie fanno tremare l’area. Assieme allo scavo delle gallerie e al traffico costante di camion pesanti, più di cento case sono state gravemente danneggiate da grosse crepe. I grossi camion guidano velocemente e investono polli e cani. La gente subisce pressioni per vendere la terra e per smettere di parlare degli effetti della miniera. La polizia è comprata dalla miniera, così non persegue questi delitti. Il Ministro dell’Ambiente, che ha la responsabilità di stilare un rapporto sull’inquinamento, era stato ospite della Goldcorp.
Il 12 marzo 2007, Alvaro Sànchez, un abitante maya di un villaggio vicino alla miniera di Marlin è stato ucciso da lavoratori della miniera nel corso di un’accesa discussione.
Diodora Hernandez si è rifiutata di vendere la propria terra alla compagnia e nel 2010 due dipendenti della miniera sono venuti a spararle in un occhio. “Non venderò la mia terra. Mai. Se vendessi dove metterei i miei animali?” In un altro incidente, lei si è recata a una riunione e un uomo ha minacciato di ucciderla con un machete.
Solomon ha lavorato due anni per la compagnia e poi ha cominciato a parlare contro di essa, quanto ha costatato i problemi. Ha affermato che la compagnia viene a casa sua – a volte di notte – a intimidirlo. E’ stato falsamente accusato di cinque crimini, una tattica comune contro gli oppositori della miniera.
Crisanta Pérez, del FREDEMI, è stata anch’essa falsamente accusata di un crimine. “A causa del mandato d’arresto, ho lasciato la mia famiglia e mi sono spostata da un luogo all’altro, nascondendomi per sei mei. Quando sono tornata a casa, mi hanno catturata, ma a quel punto la gente era più consapevole e ha bloccato l’auto della polizia e mi ha liberato dopo due ore.” Un altro uomo della comunità è stato picchiato a morte.
Milton Carrera, di La Puya, ha detto: “Avevamo un piccolo allevamento di capre. Hanno ucciso tutti i miei animali, circa due mesi fa. Un altro della mia famiglia aveva un allevamento di pesce e pochi mesi fa hanno versato veleno nella vasca e hanno ucciso circa 2.000 pesci. Un’altra signora teneva dei polli a casa sua e hanno gettato del grano avvelenato.”
Il 13 giugno hanno sparato a una signora … ha ancora la pallottola a soli cinque centimetri dalla spina dorsale … Solo Dio sa come possa ancora camminare. Ha problemi ai nervi, ma è una signora molto forte. Ha fermato lo scontro venerdì scorso … se non fosse stato per lei, ci sarebbe stato un mucchio di uccisi qui.”
Abbiamo parlato con Yolanda “Yoli” Oqueli Veliz, trentatre anni, la leader della comunità, sopravvissuta al tentativo di omicidio del 13 giugno 2012, dopo aver ricevuto minacce di morte. Le hanno sparato tre volte mentre lasciava l’occupazione della resistenza a La Puya.
Le comunità si battono per la propria sopravvivenza
Ci sono sette comunità a distanza di 700 metri dalla miniera. Lo Studio d’Impatto Ambientale propone di trasferire tali comunità. La gente vive qui da 300 o 400 anni. “Come possono aspettarsi che ci trasferiamo se non sappiamo nemmeno dove dovremmo andare?”
Deodora Oliva vive a circa 700 metri dalla miniera. “Vedete quella collina là?” Indica una collina a circa cento metri dall’accampamento. “Io vivo sull’altro lato di quella collina e quella collina sarà fatta sparire. Temo che alla fine il mio villaggio sparirà, perché la collina è proprio di fronte al mio villaggio.” Soltanto in due dei villaggi più vicini ci sono circa 150 case, circa 1.000 persone.
Milton Carrera ci ha detto: “Abbiamo detto al governo che ci devono uccidere. Il governo deve ucciderci se vuole entrare. Tanta gente ha deciso; se devono morire, moriranno per salvare la terra per la prossima generazione. Per favore dite al vostro governo che siamo esseri umani, non animali e che dovremmo veder rispettati i nostri diritti.”
Quella di essere uccisi per questa lotta non è una preoccupazione a vuoto. Il 4 ottobre 2012 almeno sette persone sono state uccise e più di trenta ferite dai soldati dell’esercito guatemalteco vicino a Totonicapàn, a circa 150 chilometri da Città del Guatemala. Indigeni disarmati stavano bloccando l’autostrada Inter-Americana per protestare contro le modifiche alla costituzione, le modifiche alle leggi sull’istruzione che rendono impossibile la carriera di insegnante ai poveri, l’aumento dei prezzi dell’energia, i servizi inadeguati e per essere costretti a pagare per l’illuminazione stradale che nemmeno arriva da loro. Secondo Al Jazeera “la comunità indigena di Totonicapàn è ben organizzata, diffusamente rispettata, e ha storicamente perseguito una strategia di coinvolgimento e negoziato con il governo per risolvere le dispute. Che lo stato reagisca con la violenza su simile scala ha suscitato timori riguardo alla sua volontà di reprimere brutalmente le proteste e di farsi beffe dei diritti umani.” Fortunatamente un colonnello e otto soldati sono stati arrestati e il presidente Otto Perez Molino, ex generale addestrato alla Scuola delle Americhe, ha dichiarato che non impiegherà più l’esercito contro le proteste. E’ stata la Polizia Nazionale, non l’esercito, ad aggredire recentemente la gente di La Puya.
Accordi commerciali neoliberali: intervento con altri mezzi
Secondo il documento “Porte aperte all’estrazione delle risorse”, della Commissione Pastorale Guatemalteca per la Pace e l’Ecologia (COPAE), tradotto dalla Rete di Solidarietà al Popolo del Guatemala (NISGUA):
“Nel 1524, con l’arrivo degli interessi imperiali della Spagna, iniziò il saccheggio delle ricchezze naturali del Guatemala e del Centro America. Oggi gli Stati Uniti stanno intervenendo in modo simile, anche se più discretamente, mediante accordi commerciali neoliberali sbilanciati, come gli Accordi di Libero Scambio del Nord America e del Centro America (CAFTA, NAFTA).
In tutta la lunga storia dello sfruttamento dell’America Centrale, tra le uniche sfide a questo sistema ci furono quelle attuate durante i dieci anni del Guatemala noti come la “Rivoluzione d’Ottobre” (1944-1954). All’epoca due presidenti socialdemocratici misero in atto leggi a favore della nazione e del popolo del Guatemala. Durante tale periodo l’estrazione delle risorse da parte di società di proprietà estera fu vietata. Parte della strategia di “sviluppo” progettata dagli Stati Uniti e attuata come parte della controrivoluzione nei 36 anni del conflitto interno in Guatemala (1960-1996) comportò il rafforzamento del settore imprenditoriale privato e la promozione degli investimenti esteri, il che servì a gettare le basi per lo sfruttamento a tutto campo cui assistiamo oggi.
Con il CAFTA i paesi dell’America Centrale sono essenzialmente esclusi dalle concessioni per 50 anni, il che rende di fatto impotenti i governi, privati del diritto di controllare o regolare le imprese straniere. Il Capitolo 10 del CAFTA, il capitolo relativo agli investimenti stranieri, crea un terreno di confronto disuguale: è molto difficile per uno stato intraprendere azioni legali contro una multinazionale, mentre le compagnie investitrice possono citare lo stato in giudizio a loro piacimento per la perdita, o la potenziale perdita, di profitti causata da qualsiasi cambiamento dei regolamenti, delle leggi o della politica.
La legge guatemalteca sulle miniere, messa in atto dal governo neoliberale del presidente Alvaro Arzu (1995-1999), impone che il 99% degli utili siano rimpatriati dalle compagnie multinazionali, lasciando al Guatemala diritti per il solo 1%, una riforma basata sull’ideologia neoliberale che mira ad attirare investimenti stranieri creando condizioni favorevoli agli investitori a spese dei vantaggi per la popolazione.”
La Lucha Continua
Chiaramente, la guerra dell’imperialismo contro il Guatemala e la sua popolazione indigena non è finita. Le compagnie minerarie statunitensi e canadesi, aiutate da accordi commerciali iniqui e da collaboratori nel governo guatemalteco, stanno distruggendo sistematicamente le comunità maya, mentre riportano in Nord America il 99% degli enormi profitti.
Continua anche la resistenza dei maya e di altre comunità guatemalteche. Ora non è più una resistenza armata, ma è forte, profonda e vasta. Le comunità rurali, come La Puya, stanno impiegando strategie nonviolente, mentre il governo preferisce dipingere la loro resistenza come violenta e affrontarla con la violenza.
Il governo sta freneticamente tentando di isolare i leader delle comunità, accusandoli di essere manipolati da ONG e finanziati dall’estero. Apparentemente il governo e le comunità che resistono concordano su una cosa. La solidarietà internazionale rafforza il movimento di resistenza.
Rights Action [Azione per i diritti], con sede a Toronto, e NISGUA, con sede a Oakland e che ha un ufficio a Città del Guatemala, forniscono aggiornamenti regolari, avvisi di iniziative, organizzano delegazioni di solidarietà e provvedono anche a un “accompagnamento” non violento degli organizzatori delle comunità le cui vite sono a rischio. Le iniziative di solidarietà sono dirette anche contro i dirigenti e gli azionisti delle imprese colpevoli in Canada e negli Stati Uniti. Un’altra organizzazione, la Commissione per i Diritti Umani in Guatemala (GHRC-USA) con sede a Washington, D.C., opera dal 1982 per assistere i richiedenti asilo e per difendere i diritti della donne e della popolazione indigena del Guatemala.
Negli ultimi quattro decenni, molti membri dei Veterani per la Pace hanno intrapreso iniziative audaci di solidarietà con i popoli del Centro America e continueremo a farlo. Attendiamo di tornare in Guatemala. Nel frattempo ci sono molte compagnie minerarie da visitare nell’America del Nord.
Il colpo di stato del 1954 contro la democrazia guatemalteca ai suoi primi passi fu organizzato al fine di bloccare le riforme fondiarie e di garantire che una società statunitense fosse la principale beneficiaria della terra fertile e del clima ideale del Guatemala per i raccolti. Il colpo di stato della CIA fu anche inteso come un ammonimento ai governi della regione che fossero stati così avventati da mettere i bisogni dei loro popoli al primo posto. Apparentemente, tuttavia, la gente del Nicaragua e di El Salvador, non diede ascolto al messaggio, né lo ha fatto la gente del Guatemala.
Trentasei anni di genocidio non hanno posto fine alla resistenza profondamente radicata delle comunità maya che desiderano vivere vite libere e sane. Viaggiando nella splendida campagna abbiamo spesso visto cartelli con la scritta: “No a la mineria. Guatemala no se vende.” No alle miniere, il Guatemala non è in vendita. Forse, tra tutte, questa è stata la nostra miglior lezione di spagnolo.
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Fonte: http://www.zcommunications.org/guatemalans-resist-invasion-of-north-american-mines-by-helen-jaccard
Originale: Warisacrime.org
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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Non dobbiamo più pensare agli eserciti come schiere di soldati regolari addestrati. Il sistema capitalista ha creato giganteschi eserciti chiamati multinazionali. Queste sono responsabili di un colonialismo subdolo e efficace. Irrompono in un territorio e distruggono l’ambiente, si appropriano di tutto e demoliscono tradizioni e usi, rubano, uccidono e producono i desideri di un popolo occidentale ben educato all’indifferenza.