La Primavera Araba:”E’soltanto l’inizio di un processo rivoluzionario”/La politica neoliberale fa continuare la miseria sociale/L’Egitto ha rinnovato l’accordo con il Fondo Monetario Internazionale
Di Gilbert Achcar
4 gennaio 2012
Quasi due anni dopo l’inizio della Primavera Araba, Achar riassume: questo è un processo rivoluzionario a lungo termine. ” Le radici di tutto questo non sono solo il problema del tipo di governo che c’era, in senso formale, cioè il regime, ma il problema socio-economico, la cui manifestazione principale è la disoccupazione.” Questo finora non è cambiato nella regione. In Egitto il governo Morsi continua la politica economica neoliberale di Mubarak firmando un accordo con il Fondo Monetario Internazionale. In Tunisia le decisioni sociali ed economiche si fanno nella continuità con il vecchio regime. La gente però continua a lottare per i suoi diritti. In Bahrein e perfino in Kuwait ci sono ancora grosse manifestazioni, mentre la Siria sta subendo una guerra civile feroce. “L’Egitto e la Tunisia, i due paesi dove tutto è iniziato, vedranno ancora tanti sconvolgimenti, cambiamenti, svolte, movimenti di massa, mobilitazioni.”
Gilbert Achcar: politologo, e sociologo alla “Scuola di Studi Orientali e Africani” dell’Università di Londra, pacifista, autore del libro “The Arabs and the Holocaust” [ Gli Arabi e l'Olocausto] e insieme con Noam Chomsky, del libro: “Perilous Power”, [Potere pericoloso].
David Goessmann: Voglio parlare della ragione araba e nord-africana un anno e mezzo dopo la Primavera Araba. In Libia il Consiglio Nazionale Transitorio ha consegnato il potere a un Consiglio Generale eletto , ma tuttavia la situazione appare caotica e violenta. In Siria una guerra civile infuria nelle strade e non sene vede una fine. I regimi del tipo dell’Arabia Saudita e del Bahrein sono ancora a loro posto. Come è la situazione? Che cosa ha ottenuto finora la rivoluzione? E quali sono gli interessi degli Stati Uniti e dell’Europa in questa zona?
Gilbert Achcar: Che cosa ha ottenuto questo processo e che cosa sta succedendo? Ho descritto che cosa accadeva nella regione da quando, il 17/12/2010, una data simbolica, un giovane uomo a Sidi Bouzid, in Tunisia, si è dato fuoco. Quello che è successo da allora è quello che chiamo un processo rivoluzionario a lungo termine. E questo è un processo a lungo termine, non si tratta soltanto di tre settimane o di sei mesi e basta, oppure non si tratta di dire: abbiamo eletto un nuovo parlamento e la cosa finisce qui. No, è soltanto l’inizio, perché le radici di tutto questo non sono solo il problema del tipo di governo che si aveva, in senso formale, cioè il regime, ma il problema socio-economico, la cui manifestazione principale è la disoccupazione. Questa regione, questa parte del mondo ha avuto livelli record di disoccupazione da vari decenni e questa disoccupazione è soprattutto giovanile. Naturalmente i movimenti rivoluzionari sono sempre giovani. E’ questa gioventù che è scesa in strada in questa grossa insurrezione in quella zona e che si è poi estesa a tutta la regione. E’ cominciata in Tunisia, si è diffusa a tutta la regione di lingua araba e anche oltre; mentre siamo qui a fare questa discussione, si sta svolgendo la primavera senegalese, come è stata chiamata. Quindi, quello che accade è molto vario, molto diverso da un paese a un altro. Ma, lo ripeto, è soltanto un processo. Quello che si è avuto in Tunisia è soltanto un cambiamento di regime che però non ha cambiato la struttura sociale, non ha cambiato l’orientamento delle politiche socio-economiche che sono una continuazione del vecchio regime, dove i Fratelli Musulmani portano avanti queste politiche. In Egitto, in un certo senso, c’è ancora meno cambiamento di regime. C’è perfino più continuità. Ed economicamente la continuità è totale.
Il governo egiziano ha appena firmato un accordo con il Fondo Monetario Internazionale che si attiene alle stesse condizioni a cui il precedente governo Mubarak era solito ubbidire. Questa quindi non è affatto una soluzione per il problema reale. In Libia c’è stato un rovesciamento più radicale dello stato, del regime, rispetto a quello che si è avuto in Tunisia o in Egitto perché là le forze armate erano state ristrutturate da Gheddafi in modo tale che erano ciò che chiamiamo una guardia pretoriana, cioè una specie di guardia privata del regime e dei governanti. La rivoluzione, quindi, non poteva trionfare se non eliminando questa, ma quando si distrugge lo stato in un paese che per 44 anni era stato dominato da questo tipo di stato completamente dittatoriale e non si ha un esercito di occupazione, perché i Libici hanno rifiutato qualsiasi intervento di truppe sul terreno, allora si ha una situazione caotica. Direi che è assolutamente normale. Il miracolo è che non sia più caotica di quella che è, e che per la prima volta nella loro storia sono riusciti a organizzare libere elezioni democratiche. Questo è davvero un successo malgrado tutti i problemi che lei ha citato. Ora, al di là di questo, in Yemen la rivoluzione è stata frustrata e in un certo modo è stata interrotta da un compromesso dettato dai paesi del Golfo e dagli Stati Uniti, il che non è una soluzione neanche del più elementare problema politico. Ecco perché la situazione sta continuando a essere uguale.
In Baherein il movimento è stato represso con l’intervento dei paesi del Golfo, ma sta continuando. Ci sono quasi ogni giorno grosse dimostrazioni, tutto è lungi dall’essere finito. La Siria, naturalmente, è in mezzo a una guerra civile, che sta durando da tempo, una guerra civile dove un’insurrezione affronta un apparato militare che è superiore per equipaggiamento e addestramento e tutto il resto. Abbiamo visto guerre anche nella storia recente che possono durare a lungo. Se in Libia non è stata così lunga, è stato perché c’è stato questo intervento della NATO che ha contribuito ad abbreviarla, malgrado il fatto che la NATO abbia tentato di controllare il movimento e in definitiva ci è riuscita. Il processo che è iniziato, come ho detto, è continuato. Ora in Giordania il movimento si sta estendendo. Quello che abbiamo visto molto di recente in Giordania è che il movimento ha raggiunto una fase di insurrezione più grande e più acuta. Anche in Kuwait, malgrado il fatto che in un certo grado sia una società artificiale, ci è stata di recente una grossa mobilitazione e si può essere sicuri che le stesse Tunisia ed Egitto, i due paesi dove tutto questo è cominciato, vedranno un sacco di sconvolgimenti, di cambiamenti, di svolte, di movimenti di massa, di mobilitazioni e altro. Ripeto, questo è soltanto un inizio. E’ l’inizio di un’insurrezione, un processo evolutivo, del quale nessuno può prevedere il momento in cui finirà, come continuo a dire. C’è sta una nazione storicamente, la Francia e la sua rivoluzione, e una data simbolica dell’inizio, il 14 luglio 1789. Ora, dopo di questo, ci sono state grosse discussioni tra gli storici. “Quando è finta?” La scadenza più prossima che era data era il 1799, cioè 10 anni dopo. Altri storici dicono: “No, nel 19° secolo”. Alcuni ponevano la fine quasi un secolo dopo. Spero che non ci voglia un secolo perché finisca il processo rivoluzionario arabo, per avere un esito positivo, ma certamente ci vorranno vari anni.
David Goessman: Lei è molto impegnato nel movimento pacifista internazionale. E’anche marxista. Ci parli del suo impegno politico. Perché e così?
Gilbert Achcar: Perché è così? Penso che qualsiasi impegno politico sia un problema di valori etici. Quali sono i suoi valori etici? Nella mia evoluzione intellettuale iniziata dalla mia adolescenza, sono stato molto attratto da valori di giustizia, di uguaglianza, di auto-determinazione, di emancipazione da ogni tipo di oppressione. Questo è il vero motivo per cui, naturalmente, sono contrario all’oppressione, alle guerre di oppressione, alle guerre per mezzo delle quali le potenze forti tentano di opprimere e schiacciare le altre persone. Non sono contrario alle guerre di librazione, non sono un pacifista nel senso di non-violenza o in senso gandiano. No, appoggio il diritto degli oppressi, di coloro che vivono in un regime di occupazione, di oppressione, a lottare con tutti i mezzi necessari per la loro liberazione ed emancipazione. Quindi la mia motivazione profonda è questo diritto delle persone, a determinarsi, a determinare il loro futuro, liberamente, e , ripeto la giustizia e l’uguaglianza che è, naturalmente, il motivo principale per cui sono marxista, in senso ampio, se vuole. Questo però è perché credo davvero che l’attuale tipo di società in cui viviamo sia profondamente ingiusto e che noi abbiamo bisogno di un importante cambiamento della società per poter andare verso un tipo diverso di società, anche verso un tipo diverso di mondo, dove ci sia maggiore uguaglianza e giustizia rispetto a quella che abbiamo adesso.
David Goessmann: Grazie, signor Achcar.
Gilbert Achcar: Non c’è di che. E’ stato un piacere.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/arab-spring-its-just-the-beginning-of-a-revolutionary-process-neioliberal-policy-continues-social-misery-egypt-has-renewed-agreement-with-the-international-monetary-fund-by-gilbert-achcar
Originale: Kontext
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0
Comments
Powered by Facebook Comments













Il fatto che in diverse nazioni del mondo il malcontento e la lotta prendano forme differenti, non deve far credere che anche la sostanza sia differente. La forte ed insopportabile diseguaglianza economica in diverse aree del pianeta assume ormai contorni preoccupanti anche all’interno dei singoli paesi occidentali sviluppati. Così come un regime totalitario non ha solo la veste di un monarca o un militare che reprime dissenso ma anche quella di un presidente eletto in modo spettacolare in una “democrazia mediatica”. La comunicazione tra differenti parti del pianeta rende possibile il gioco di rimbalzo del disagio socio/economico e amplifica la lotta rendendola senza confini. La lotta globalizzata contro il capitale finanziario è permanente e il futuro assetto imprevedibile. Quel che è certo è che la Resistenza fibra aumentare in modo proporzionale alla repressione. E la repressione sarà dura.