Le origini della prima e della seconda guerra mondiale attualmente si librano come due spade di Damocle identiche sulla testa di tutta l’umanità

Redazione 4 gennaio 2013 1
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Le origini della prima e della seconda guerra mondiale attualmente  si librano  come due spade di Damocle  identiche sulla testa di tutta l’umanità

 



Di  Francis Boyle 



3 gennaio 2013

Durante gli anni ’50 sono cresciuto in una famiglia che tifava per il successo degli afro-americani nella loro lotta giusta per i diritti civili e la completa uguaglianza legale. Poi, nel 1962, è stato il terrore del mio personale imminente annullamento  nucleare durante la Crisi dei missili cubani che per primo  ha suscitato il mio interesse per lo studio delle relazioni internazionali e della politica estera degli Stati Uniti, quando era un ragazzino di 12 anni: “Posso fare meglio di così!”

Con l’escalation della guerra del Vietnam nel 1964 e il servizio militare che si profilava a breve termine, ne ho intrapreso un’analisi dettagliata. Alla fine ho concluso che al contrario della Seconda Guerra mondiale, quando mio padre aveva combattuto e sconfitto l’esercito imperiale giapponese come giovane Marine nel Pacifico, questa nuova guerra era illegale, immorale non etica, ed era inevitabile che  gli Stati Uniti la perdessero. L’America stava proprio ricominciando da dove la Francia  aveva smesso  a Dien Bien Phu. Ho quindi deciso di fare quel poco che potevo per oppormi alla Guerra del Vietnam.

Nel 1965 Lyndon Johnson ha invaso ingiustificatamente  la Repubblica Dominicana e questo mi ha spinto a iniziare un esame dettagliato degli interventi militari in America Latina dalla Guerra ispano-americana del 1898 fino alla cosiddetta politica del “buon vicinato”  del Presidente  Franklin Roosevelt. Alla fine di questo studio, ho concluso che la Guerra del Vietnam non era stata un fatto episodico, ma invece  faceva parte di un sistema:  aggressione, conflitto, spargimento di sangue, e violenza erano proprio il modo in cui l’Elite del potere finanziario degli Stati Uniti aveva storicamente condotto i suoi affari nel mondo e in America. Perciò, come lo avevo considerato io, un giovane di 17 anni, ci sarebbero stati altri Vietnam nel futuro e forse qualche giorno anche io avrei potuto fare  qualche cosa al riguardo,   anche promuovere i diritti sociali per gli afro-americani. Queste  due preoccupazioni “gemelle” della mia gioventù sarebbero maturate gradualmente in una carriera dedicata alla legge internazionale e ai diritti umani.

Ho quindi iniziato i miei studi regolari di Relazioni Internazionali con il defunto, gande Hans Morgenthau  la prima settimana del gennaio 1970 come studente  diciannovenne del secondo anno  all’Università di Chicago iniziando il suo corso introduttivo di base sul quell’argomento. All’epoca, Morgenthau guidava le forze di opposizione dell’università per l’odiata Guerra del Vietnam, che era precisamente il motivo per cui avevo scelto di studiare con lui. Durante i dieci anni di istruzione superiore all’Università di Chicago e di Harvard mi sono rifiutato di studiare con i professori apertamente favorevoli alla Guerra del Vietnam per principio e anche con la motivazione  molto pragmatica che non avevano nulla da insegnarmi.

Storicamente, questa più recente esplosione di militarismo americano all’inizio del ventunesimo secolo, è simile a quella dell’inizio del ventesimo secolo rappresentata dalla Guerra Ispano-americana del 1898 istigata dagli Stati Uniti. Allora l’Amministrazione Repubblicana del presidente

William McKinley aveva sottratto il suo  l’impero coloniale alla Spagna a Cuba, Porto Rico, a Guam e nelle  Filippine, aveva inflitto una guerra quasi genocida contro il popolo filippino , mentre allo stesso tempo si annetteva illegalmente il regno delle Hawaii e assoggettava il popolo indigeno hawaiano (che si auto definisce Kanaka Maoli)  a condizioni quasi genocide. Inoltre, l’espansione militare e coloniale del Signor McKinley nel Pacifico era anche designata ad assicurare lo sfruttamento economico della Cina da parte dell’America sulla base della eufemistica categoria della politica delle “porte aperte”. Nei successivi quaranta anni, però, la presenza, le politiche e le pratiche aggressive dell’America nel Pacifico avrebbero, inevitabilmente, aperto la strada all’attacco dei giapponesi a Pearl Harbour del 7 dicembre 1941, e quindi al  precipitare  dell’America nella   Seconda guerra mondiale. Oggi, a un secolo di distanza, le aggressioni imperialiste in serie iniziate e minacciate dall’Amministrazione del repubblicano George Bush Junior, e ora dall’amministrazione democratica di Obama, minacciano di dare il via alla terza guerra mondiale.

Sfruttando senza vergogna la terribile tragedia dell’11 settembre 2011, l’Amministrazione di George Bush Junior, si è messa in moto per rubare un impero di idrocarburi agli stati musulmani e ai popolo che vivono in Asia Centrale, nel Golfo Persico e in Africa adducendo il pretesto    di (1) combattere una guerra conto il terrorismo internazionale; (2) e/o eliminare armi di distruzione di massa; (3) e/o promuovere la democrazia; (4) sedicente “intervento umanitario2/responsabilità di proteggere. Quata volta però, la posta geopolitica in gioco è infinitamente più grandedi quanto fosse un secolo fa: controllo e dominio di due terzi delle risrsorse di idrocarburi del mondo e quindi proprio del del fondamento e l’elemento energizzante  del sistema economico globale: petrolio e gas. Le amministrazioni di Bush junior e di Obama hanno già preso di mira le rimanenti riserve di idrocarburi in Africa, America Latina e Asia di sud est per ulteriori conquiste e dominio, insieme ai punti  di congestione strategici marittimi e terrestri necessari per il loro trasporto. Riguardo a questo, l’Amministrazione di Geoge Bush junior, aveva  annunciato di istituire il Commando del Pentagono degli Stati Uniti in Africa (AFRICOM) allo scopo di controllare, dominare e sfruttare meglio sia le risorse naturali che la varietà di popoli del continente Africa, proprio la culla della nostra specie umana. La Libia e i libici sono diventati le prime vittime a soccombere all’AFRICOM durante l’Amministrazione Obama. Non saranno gli ultimi.

Questo attuale attacco di imperialismo statunitense è ciò che Hans Morgenthau definiva “imperialismo illimitato” nel suo lavoro Politica Among Nations, [La politica tra le nazioni], (IV edizione, pagg. 52-53):

“Gli esempi storici eccezionali di imperialismo illimitato sono le politiche espansioniste di Alessandro il Grande, di Roma, degli Arabi dei secoli settimo e ottavo, Napoleoni I e Hitler. Tutti hanno in comune una brama per l’espansione che non conosce alcun limite razionale, si nutre dei suoi stessi successi e, che,se non viene fermato da una forza superiore, continuerà fino ai confini del mondo politico. Questa  brama   non sarà soddisfatta fino a quando rimarrà in qualche posto un possibile oggetto di dominio, un gruppo politicamente organizzato di uomini che proprio per la sua indipendenza sfidano la    di potere del conquistatore. E’ esattamente la mancanza di moderazione, come vedremo, l’aspirazione a conquistare tutto ciò che   alla conquista, la caratteristica di questo imperialismo senza limiti che in passato è stato il   delle politiche imperialiste di questo tipo….”

Sono gli Imperialisti senza limiti che hanno seguito le linee di Alessandro, Roma, Napoleone e

Hitler cha hanno ora l’incarico di guidare la politica estera americana. Le circostanze  basate sui fatti   che circondano  lo scoppio sia della prima che della seconda guerra mondiale, attualmente si librano come due identiche spade di Damocle sulla testa di tutta l’umanità.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-origins-of-the-first-and-second-world-wars-currently-hover-like-twin-swords-of-damocles-over-the-heads-of-all-humanity-by-francis-boyle

Originale: Francio Boyle’s ZSpace Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 4 gennaio 2013 alle 09:49 - Reply

    Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale si è instaurato in tutto il mondo come in permanente clima di tensione. Questo era dettato immediatamente dalla guerra fredda e dalle politiche di influenza di USA e URSS. Successivamente si è passati alle minacce di matrice nucleare che oggi tornato tanto di moda. L’America Latina e il Sud Est asiatico sono state aree violentate e private ai autonomia e sovranità con continui stati di guerra provocati. Oggi Medio Oriente e Nord Africa ed Africa subsahariana sono ancora teatro di morte e forti tensioni internazionali. La Cina costituisce un potente avversario nel Pacifico per l’espansione USA. E proprio gli USA, con i loro alleati vincitori della Seconda Guerra, hanno contribuito a mantenere questa “guerra mondiale permanente” invisibile, spacciata all’umanità come una necessità per cui sacrificarsi per il dono della giustizia ricevuto dal furto di materie prime e dallo sfruttamento di esseri umani.

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