La fine della giustizia negli USA: un processo politico a un uomo generoso

Redazione 9 novembre 2012 1
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di John Pilger – 8 novembre 2012

Nel 1999 mi sono recato in Iraq con Denis Halliday, che si era dimesso da Segretario Generale aggiunto delle Nazioni Unite piuttosto che mettere in atto un embargo punitivo dell’ONU contro l’Iraq. Ideata e controllata dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, l’estrema sofferenza provocata da queste “sanzioni” ha incluso, secondo l’UNICEF, la morte di mezzo milione di bambini iracheni sotto i cinque anni.

Dieci anni dopo, a New York, ho conosciuto l’alto dirigente britannico responsabile dell’imposizione delle sanzioni. E’ Carne Ross, un tempo noto all’ONU come “Mister Iraq”. Gli ho letto una dichiarazione da lui resa a un comitato parlamentare scelto nel 2007: “Il peso delle prove indica chiaramente che le sanzioni hanno causato enormi sofferenze umane ai cittadini iracheni comuni, particolarmente ai bambini. Noi, il governo degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, siamo stati i principali ideatori e responsabili delle sanzioni e ben consapevoli di queste prove all’epoca, ma le abbiamo ampiamente ignorate o ne abbiamo attribuita la colpa al governo di Saddam. In effetti abbiamo negato all’intera popolazione i mezzi per vivere.”

Ho detto: “E’ un’ammissione sconvolgente.”

“Sì, concordo,” ha risposto, “Mi vergogno molto di ciò … Prima di andare a New York passai al Foreign Office aspettandomi un aggiornamento sulle grandi quantità di armi che ancora pensavano l’Iraq possedesse e il funzionario responsabile mi ha rivolto uno sguardo leggermente impacciato e mi ha detto ‘Beh, in realtà pensiamo che non ci sia nulla in Iraq.’”

Era il 1997, più di cinque anni prima che George W. Bush e Tony Blair invadessero l’Iraq per motivi che sapevano essere inventati. Il bagno di sangue che causarono, secondo studi recenti, è maggiore di quello del genocidio in Ruanda.

Il 26 febbraio 2003, un mese prima dell’invasione, il dottor Rafil Dhafir, un eminente oncologo di Syracuse, New York, fu arrestato da agenti federali e interrogato riguardo all’ente di beneficienza da lui fondato, ‘Aiutiamo i bisognosi’. Il dottor Dhafir era uno dei molti statunitensi, mussulmani e non mussulmani, che per tredici anni avevano raccolto fondi per cibo e medicine destinati agli iracheni malati e affamati che erano vittime delle sanzioni. Aveva chiesto ai funzionari statunitensi se tali aiuti umanitari fossero legali e gli era stato assicurato che lo erano … fino al giorno in cui fu trascinato fuori dalla sua auto mentre stava per recarsi al suo lavoro di chirurgo. La porta di casa sua fu abbattuta e sua moglie si vide puntare armi alla testa. Oggi egli sconta 22 anni di carcere.

Nel giorno del suo arresto il procuratore generale di Bush, John Ashcroft, annunciò che erano stati catturati “finanziatori del terrorismo”. Il “terrorista” era un uomo che si era dedicato a prendersi cura degli altri, compresi malati di cancro della sua stessa comunità di New York. Furono raccolti più di 2 milioni di dollari per la sua cauzione e molti offrirono le loro case; tuttavia la libertà su cauzione gli è stata rifiutata sei volte.

Accusato in base alla legge sui Poteri Economici nelle Emergenze Internazionali, il crimine del dottor Dhafir è stato di inviare cibo e medicinali nel disastrato paese dove è nato. Gli è stata “offerta” la prospettiva di una pena più mite se si fosse dichiarato colpevole ed egli si è rifiutato per principio. La negoziazione dell’ammissione di colpevolezza è un’iniquità del sistema giudiziario statunitense che dà alla pubblica accusa i poteri di giudice, giuria e carnefice. Per aver rifiutato è stato punito con accuse aggiuntive, tra cui aver frodato il sistema Medicare, un “crimine” basato sul non aver compilato correttamente i formulari di richiesta, e di riciclaggio di denaro e di evasione fiscale, cavilli gonfiati relativi allo status di ente di beneficienza di “Aiutiamo i bisognosi”.

L’allora governatore di New York, George Pataki, ha definito ciò “un riciclaggio di denaro per aiutare organizzazioni terroristiche … ad attuare azioni orribili.” Ha descritto il dottor Dhafir e i sostenitori di “Aiutiamo i bisognosi” come “terroristi che vivono qui a New York, in mezzo a noi … che appoggiano e aiutano e favoriscono quelli che vogliono distruggere il nostro modo di vivere e uccidono i nostri amici e i nostri vicini.”  Per i giurati il messaggio è stato potentemente manipolatorio. Questi sono stati gli Stati Uniti sulla scia isterica dell’11 settembre.

Il processo, nel 2004 e 2005, è stato qualcosa di kafkiano. E’ cominciato con l’accusa che si è appellata con successo al giudice affinché proibisse che fosse menzionato il “terrorismo”. “Tale decisione è diventata un muro per la difesa,” afferma Katherine Hughes, un’osservatrice in tribunale. “All’accusa era consentito di alludere ad accuse più gravi, ma alla difesa non è mai stato permesso di seguire quella linea per contrastarla e demolirla. In conseguenza il processo non è stato incentrato, in realtà, su quello che era il suo vero oggetto.”

E’ stato un processo-spettacolo di dimensioni staliniste, un evento anti-islamico collaterale alla “guerra al terrore”. Alla giuria è stato detto minacciosamente che il dottor Dhafir era un mussulmano salafita, come se ciò fosse qualcosa di sinistro. E’ stato citato, senza che fosse rilevante, Osama bin Laden. ‘Aiutiamo i bisognosi’ aveva pubblicizzato apertamente i suoi fini umanitari e c’erano fatture e ricevute per l’acquisto di aiuti alimentari d’emergenza, ma la cosa non ha incontrato interesse. Nel febbraio scorso lo stesso giudice, Norman Mordue, ha “ri-condannato” il dottor Dhafir a 22 anni: una crudeltà degna del Gulag.

“Vinta” la loro causa contro il “terrorista” i membri della pubblica accusa hanno organizzato una cena celebrativa “festeggiando”, ha scritto un avvocato di Syracuse al giornale locale, “come se avessero vinto la Super Coppa … avendo perpetrato una menzogna mostruosa [contro un uomo] che aveva aiutato migliaia di iracheni che soffrivano ingiustamente … il processo è stato una perversione.”  Nessun dirigente delle compagnie petrolifere che aveva realizzato miliardi di dollari in affari illegali con Saddam Hussein durante l’embargo è stato incriminato. “Sono ammutolito dalla condanna di questa persona umanitaria,” ha detto Denis Halliday, “specialmente quando il Dipartimento di Stato USA ha infranto le sue stesse sanzioni al livello di 10 miliardi di dollari.”

Nel corso della campagna presidenziale USA di quest’anno, entrambi i candidati si sono mostrati d’accordo sulle sanzioni contro l’Iran che, hanno affermato, rappresenta una minaccia nucleare per il Medio Oriente. Ripetuta in continuazione, questa affermazione ha evocato le menzogne raccontate sull’Iraq e l’estrema sofferenza di tale paese. Le sanzioni stanno già devastando gli iraniani malati e disabili. Mentre i medicinali importati diventano costosi a un livello impossibile, i malati di leucemia e di altre forme di cancro sono le prime vittime. Il Pentagono definisce questo “dominio a tutto campo”.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

www.znetitaly.org

 

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-political-trial-of-a-caring-man-and-the-end-of-justice-in-america-by-john-pilger

 

Originale: Johnpilger.com

 

traduzione di Giuseppe Volpe

 

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 9 novembre 2012 alle 20:13 -

    Dovremmo interrogarci sul perché tante menzogne così dimostrate e ben spiegate non riescono a far capire e a far reagire. Forse la risposta è che la progressiva espansione della “grande bugia” ha attecchito su un terreno di soffice ignoranza difficile da sconfiggere. Farci passare per paranoici sarà il loro sport preferito.

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