I provocatori sanno che la politica e la religione non possono mischiarsi

Redazione 17 settembre 2012 1
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I provocatori sanno che la politica e la regione non possono mischiarsi

 

Di Robert Fisk

15 settembre 2012

 

E così un altro intellettuale vanitoso su Internet incendia il Medio Oriente: vignette sul Profeta, poi i  testi coranici bruciati, ora un video di”terroristi” con lunghe vesti e un deserto falso. Gli autori  cristiani occidentali del fatto  poi spariscono (un requisito essenziale per farsi pubblicità) mentre gli innocenti vengono asfissiati, decapitati e uccisi in altri modi – gli oltraggiati Musulmani si vendicano, “dimostrando” così le rivendicazioni razziste  dei venditori di spazzatura,  che l’Islam è una religione violenta.

I provocatori, naturalmente  sanno che la politica e la religione  non si mescolano in Medio Oriente. Sono la stessa cosa. Christopher Stevens, i suoi colleghi diplomatici a Bengasi, i preti in Turchia e in Africa, il personale dell’ONU in Afghanistan; tutti loro hanno pagato il prezzo per quei ‘preti cristiani’, ‘vignettisti’, ‘cineasti’ e ‘autori’ – le virgolette sono necessarie per segnare una sottile linea tra i prestigiatori e il fatto reale – che scelgono consapevolmente di provocare 1,6 miliardi di Musulmani.

Quando una vignetta danese su un giornale fino ad allora sconosciuto ha rappresentato un’immagine del Profeta Maometto con una bomba nel turbante, l’ambasciata danese di Beirut è andata a fuoco. Quando un pastore texano ha deciso di ‘condannare a morte il Corano’,  sono venuti fuori i coltelli in Afghanistan – stiamo lasciando da parte la piccola faccenda delle pagine del Corano bruciate ‘accidentalmente’ dal  personale statunitense a Bagram. E ora un film deliberatamente offensivo provoca l’assassinio di uno dei migliori diplomatici del Dipartimento di stato.

Da più punti di vista, è un territorio familiare. Nella Spagna del quindicesimo secolo, i vignettisti cristiani disegnavano illustrazioni del Profeta che commetteva azioni inenarrabili. E – proprio perché non si pensi che oggi abbiamo  gli artigli puliti  – quando un cinema di Parigi ha proiettato   un film in cui Cristo  faceva l’amore con una donna, la casa di produzione è stata incendiata, uno spettatore è stato ucciso, ed è venuto fuori che l’assassino era un cristiano.

Con l’aiuto della nostra nuova  meravigliosa tecnologia, tuttavia, occorrono soltanto un paio di pazzi per cominciare una guerra in miniatura nel mondo musulmano in pochi secondi. Dubito che il povero Christopher Stevens, uno uomo che capiva realmente gli Arabi al contrario di molti suoi colleghi – abbia avuto notizia del ‘film’ che ha provocato  l’assalto al Consolato degli Stati Uniti a Bengasi e la sua morte. Un conto è sostenere stupidamente che gli Stati Uniti farebbero una “crociata” contro al-Qaida – grazie George W. Bush – ma un’altra è insultare, del tutto deliberatamente, un intero popolo. Il razzismo di questo genere  agita  molti cuori folli.

E Al-Qaida -sconfitta dai rivoluzionari arabi che chiedevano dignità invece che un Califfato di Bin Laden in tutto il Medio Oriente – ha deciso ora  di approfittare delle lagnanze populiste per portare avanti la causa islamista?  Il governo in gran parte impotente della Libia incolpa gli Americani stessi dell’uccisione di Stevens – dal momento che il consolato avrebbe dovuto essere evacuato – e fa pensare che c’era  una cricca di Gheddafi era dietro all’attacco. E’ ridicolo. Se la milizia armata di Bengasi che si fa chiamare ‘I sostenitori della legge islamica’, sono poco più che uomini armati con il telefono, allora si deve sospettare un coinvolgimento di Al-Qaida.

Per ironia, c’è spazio per una discussione seria tra i Musulmani riguardo, per esempio, alla reinterpretazione del Corano; la provocazione occidentale, però, e ahimè, è proprio occidentale – conclude questo racconto. Nel frattempo, ci battiamo il petto a favore della ‘stampa libera’. Un direttore di giornale della Nuova Zelanda una volta mi ha detto orgogliosamente che il suo quotidiano aveva pubblicato di nuovo la vignetta del Profeta con la bomba nel turbante. Quando però gli ho chiesto se programmava di pubblicare  una vignetta di un Rabbino con una bomba in testa la prossima volta che Israele avesse invaso il Libano, si è affrettato ad essere d’accordo con me che questo sarebbe un atto anti semitico.

Questo è il problema, naturalmente. Alcune cose sono proibite, e giustamente.  Altre non hanno alcun limite.  Vari presentatori della radio mi hanno chiesto se i disordini al Cairo e a Bengasi possono essere stati fissati “in coincidenza con l’11 settembre”. Non gli è proprio mai venuto in mente di chiedere se i provocatori del video-clip avessero scelto che la data dell’inizio della programmazione nelle sale coincidesse con l’11 settembre.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-provocateurs-know-politics-and-religion-dont-mix-by-robert-fisk

Originale: The Indipendent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY -NC-SA  3.0

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 17 settembre 2012 alle 22:48 - Reply

    È vero che a Bengasi non c’è nessuna sede diplomatica USA?

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