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Redazione 10 settembre 2012 9
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di Badri Raina – 10 settembre 2012

La devozione e la religiosità non sono una garanzia contro il male.

I giornali ci informano del fatto che alcuni giovani mussulmani, tra cui un giornalista ed un impiegato della DRDO, sono stati arrestati per presunti coinvolgimenti nella pianificazione di attività illecite.
Circa un’ora fa ho sentito la madre di uno di questi dichiarare che suo figlio non avrebbe mai potuto fare una cosa simile perché è così “religioso”.

 
E’ più che probabile che tanto questo giovane quanto gli altri siano completamente estranei alle accuse mosse loro ma pensare, come fa l’autentico fedele, che essere religiosi sia una garanzia contro comportamenti sbagliati, ecco, questo è un discorso diverso.
A dirla tutta la nostra esperienza nel mondo, nel corso dell’ultimo decennio, punta nella direzione opposta.
 

Al punto che mi sono ricordato di qualcuno che affermò: “la religione è un insulto alla dignità umana. Con o senza di essa avremo brave persone che compiono buone azioni e persone malvagie che compiono atti crudeli. Solo che le buone persone che fanno cose brutte, ecco per quelle ci vuole la religione”.
E quando intendo dire religione in questo caso non mi riferisco solo alle singole denominazioni.
Quanto detto si applica ad ogni immersione in qualunque forma di totalitarismo che indurisca il cuore e renda anche i migliori di noi degli stupidi.
 
Pensate a Maya Kodnani: una donna moderna ed elegante, una ginecologa con una reputazione da difendere.
Com’è stato possibile che la ragione l’abbia abbandonata al punto di spingerla ad organizzare il massacro di donne e bambini che, in altri momenti, invece avrebbe difeso e protetto?
Mi chiedo davvero cosa potrebbe dire in una seduta con uno strizzacervelli.
 
E questo mi ricorda degli stupefacenti versi del King Lear di Shakespeare, quando Lear, avendo volontariamente lasciato il trono a favore delle due figlie più anziane, si trova cacciato dal regno e dal cuore di entrambe.
Parlando di Regan, la più giovane delle due, con il leale Fool (buffone) dice: “Allora si faccia l’autopsia a Regan, vediamo che cosa le cresce intorno al cuore. C’è una qualche causa naturale che renda i cuori così duri?” 
 
Quante volte nell’ultimo decennio ho pensato a Narendra Modi in un simile contesto.
Perché capita così spesso che gli autonominati protettori e fanatici di una religione non riescano a comprendere che non sono altro che immagini specchio e fratelli di sangue di coloro contro i quali si scagliano?
 

Perché sembra sempre che le cose migliori e più semplici di una religione non li riguardino mai (prendete il semplice adagio: “Non fare ad altri quello che non vorresti venisse fatto a te”)?
Perché non riconosciamo il paradossale fatto che spesso uomini e donne privi di religione ma spinti da quella che Matthew Arnold definisce la “migliore ragione” sono molto più vicini agli importanti insegnamenti dei grandi uomini (e dei testi sacri) di quanto non lo siano quelle orde di persone che proclamano la superiorità su tutto?
 
Perché nascendo come “cuore di un mondo senza cuore” la religione è divenuta la più frequente maledizione dell’umanità?
E perché i più impressionanti progressi dell’umanità sulla natura sono serviti solo ad alimentare ulteriormente un letale, inumano ed irrazionale desiderio di potere?
Il pensatore francese del 19° secolo, Auguste Comte, una volta parlò della “religione dell’umanità”.
 
E’ arrivato il momento che venga compiuto uno sforzo globale congiunto per trovare e diffondere questa forma alternativa di religione, un progetto che obblighi contemporaneamente la ricerca di un politica economica coerente con i principali fondamenti degli insegnamenti religiosi, come l’eguaglianza tra uomini e donne nelle possibilità, nelle speranze, nelle aspirazioni e nella morte.

 

(Il professor Badri Raina è uno scrittore di Delhi)

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/analyse-this-by-badri-raina

traduzione di Fabio Sallustro

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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9 Commenti »

  1. Attilio Cotroneo 10 settembre 2012 alle 17:01 - Reply

    Costruirsi la propria morale non è semplice n’è scevro da sofferenze ma incredibilmente duraturo, in quanto non imposto.

  2. Athos 11 settembre 2012 alle 19:25 - Reply

    Un mio desiderio è quello di poter avere una sorta di “finestra” per vedere come si sarebbe evoluta l’umanità in assenza di qualsiasi religione, secondo me in questa condizione avremmo raggiunto a livello globale una vera evoluzione interiore e di coscienza. Per me le religioni sono le maggiori, se non le uniche, fomentatrici di odio e razzismo nell’essere umano. Sono nauseato dalla stupida mentalità umana indottrinata dalle religioni, voglio solo che tutto questo finisca

    • giuseppe 11 settembre 2012 alle 22:32 - Reply

      Non sarei così tassativo contro le religioni. Secondo me la “finestra” che tu auspicheresti, un’umanità senza religione, sarebbe utile per verificare se gli uomini si sbranerebbero a vicenda o se svilupperebbero un modo di vivere in solidarietà tra loro. Sono pessimista al riguardo. Per questo la religione non è il male in assoluto. Credo sia nata come superstizione per trovare risposte a fenomeni inspiegabili quando la scienza doveva ancora muovere i primi passi. Il progresso scientifico ha risposto alla maggior parte di queste domande ma ce ne sono alcune che ancora rimangono: ad esempio la vecchia questione di chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. E anche, in realtà, di cosa sia il bene e il male.
      Che qualcuno abbia bisogno di credere in un qualche Dio, perché non accetta l’ignoranza circa il ‘dove andiamo’ e perché solo da quel ‘sapere’ riesce a derivare un’etica non mi turba particolarmente. Il problema è se quell’etica è compatibile con l’etica di chi ritiene che alcune domande non avranno mai risposta e lo accetta come limite del nostro essere umani su cui è sterile speculare e arrovellarsi.
      Penso ci sia molto di eticamente buono in quasi tutte le religioni e molti credenti sono/sono stati dei notevoli esempi per l’umanità. Purtroppo c’è, per contro, molto di pessimo nel settarismo e nella pretesa di ‘evangelizzazione dei miscredenti’ di tutte le gerarchie che del messaggio religioso dei fondatori si sono impossessate creando delle organizzazioni, alla fin fine, molto terrestri e politiche. “A maggior gloria di Dio” ! Se Dio c’è sarei più preoccupato per questi suoi miserabili ‘servi’ che per il mio agnosticismo

  3. Fabio Sallustro 12 settembre 2012 alle 07:30 - Reply

    Una volta ero agnostico al 50% (circa).
    Il resto era ateismo.
    Una mera questione di percentuali…?
    Non proprio.
    Adesso la percentuale di agnosticismo è scesa, se va bene, ad un misero 1%.
    Tutto il resto continua ad essere ateismo.

    Se avessi dovuto fare una simile scelta passando non dalla ragione ma dalla valutazione del vissuto/visto negli altri la percentuale di agnosticismo sarebbe arrivata a 0.

    Così questo articolo mi ricorda il famoso detto:
    “God, protect me from your followers.”

    In linea teorica trovo ineccepibili alcuni punti espressi da Giuseppe ma in modo analogo oltre all’eticamente buono presente in alcune religioni trovo l’eticamente inopportuno nelle stesse.
    E soprattutto l’applicazione di questa etica mi spaventa molto.

    Il problema, per come la vedo io, non è l’applicazione come frutto casuale che in alcuni casi (religioni) è andato meglio ed in altri peggio.
    L’applicazione deforme di alcuni precetti religiosi in realtà mi sembra la costante più che l’anomalia.

    Nelle religioni, almeno come sono attualmente diffuse su questa terra, non riesco a non vedere UNA COSTANTE esplicita di applicazioni aberranti.
    Come se nella teoria più ampia di ciascuna religione, sociologicamente, si dovesse innestare un gene contorto.

    Arrivo al punto: anni addietro sarei stato neutro nei confronti della religione.
    Adesso non riesco più ad esserlo.
    Riconosco i meriti dei singoli, riconosco i singoli gesti ed opere positivi.
    Ma trovo culturalmente e praticamente troppo radicati gli effetti negativi che quotidianamente si dipanano dalle singole denominazioni.
    IMHO

  4. giuseppe 12 settembre 2012 alle 18:16 - Reply

    Insisterei un po’ sul cercare di storicizzare. Per millenni le religioni sono state contemporaneamente (a seconda dei pulpiti) o alternativamente (a seconda delle vicende storiche) un modo sia di elevare e sia di abbrutire le coscienze delle masse illetterate.
    E’ storicamente molto recente (e non universale) il fenomeno dell’istruzione diffusa, della democrazia (con i loro limiti) e dei mezzi di diffusione delle informazioni/della cultura che consentono ai più di formarsi un’etica personale.
    Tirare un bilancio universale del fenomeno religioso è, per quanto mi riguarda, parecchio arduo.
    Convengo che, nelle gerarchie religiose (in tutta analogia con le gerarchie politiche di cui quelle religiose sono, tutto sommato, un caso particolare) emergono e dominano soprattutto gli str…. con tutte le conseguenze del caso, in un campo e nell’altro.
    Non escluderei tuttavia che un ‘aggiornamento’ del pensiero religioso rendere del pacifica e compatibile la convivenza tra laici e credenti.

    PS: Atei/agnostici. Ho cercato di approfondire un po’ la nozione di ‘ateismo’. Come temevo anch’esso ha diverse correnti, di cui una, l’apateismo, che all’incirca corrisponde alla mia idea di agnosticismo.
    Un ateismo che si interessi principalmente di negare l’esistenza di Dio è uno spreco di energie, a mio parere. Credo sia stato Bertrand Russell a dire che la razionalità (la scienza, la filofosofia), non è in grado di dimostrare la non esistenza di qualcosa.

  5. Athos 18 settembre 2012 alle 07:28 - Reply

    La strumentalizzazione religiosa è ciò che attacco principalmente, questa cosa di inserirsi in schiere come se fossero tifosi di curva convinti di fare del bene nel loro malato credo, interpretato ed imposto da uomini oltretutto.
    La mia visione di ateismo è un credo personale, senza simboli o colori, senza alcuna necessità di imporlo su altri, dare pieno potere alla razionalità ridurrebbe le capacità umane del 50% o più, le cose più fantastiche di un essere umano nascono proprio dall’irrazionalità.
    Detto questo un mondo privo di religione non so come poteva far nascere in se dei valori sani, è un quesito importante, ma a furia di scannarsi nel corso della loro evoluzione forse gli uomini iniziavano a domandarsi “ma che diavolo stiamo facendo?” e lentamente questo pensiero si estendeva in più menti, senza alcun gruppo che ti dica “eretico, strega, infedele, la nostra religione!” forse avremmo potuto raggiungere il rifiuto totale della violenza senza mai più spaccature tra i vari popoli, solitamente create proprio dalle care religioni.
    Questa è una visione molto ottimista della faccenda, resta il fatto che non possiamo sapere come poteva diventare un mondo con questa struttura, ma abbiamo la certezza che con la presenza delle religioni, complici o meno, ci ritroviamo un mondo insulso ed impregnato di odio e violenza

  6. giuseppe 18 settembre 2012 alle 17:45 - Reply

    Una delle mie tesi, un po’ bizzarre, sulla religione è che Dio è stato, consciamente o inconsciamente per i fondatori o gli innovatori di religioni, uno strumento necessario, un ‘testimonial’ pubblicitario di grande efficacia.
    Diciamo che tu, attraverso l’esperienza e la riflessione, hai sviluppato una teoria etico-politica che credi renderebbe il mondo migliore se fosse condivisa.
    Quale modo migliore per diffonderla che dichiarare che ti è stata rivelata da Dio? Se la tua teoria risponde ad aspettative di larghi strati della popolazione molti non avranno difficoltà a crederti (e non si può andare a chiedere conferma a Dio perché, si sa, Lui parla solo con chi gli pare). Se la tua teoria non avrà gran seguito, avrai sempre la tua piccola setta con tutti i vantaggi che ne derivano; anche con qualche seccatura, occorre riconoscerlo, tipo finire sul rogo da eretico.
    Una religione può essere fondata cinicamente, a tavolino, o può capitare che il nuovo profeta sia realmente convinto che le sue idee gli vengano da Dio: una forma di autosuggestione.
    Ma la cosa funziona molto più che fare appello alla razionalità dell’umanità. Disgraziatamente.
    Ha a che fare con la psicologia individuale e di massa. Negare il bisogno di certezze degli uomini, anche e soprattutto dove il mistero è più fitto e pauroso, è pretendere troppo a mio parere.
    La mia idea è: cerchiamo di esaltare il buono che c’è, se c’è, nelle varie fedi religiose e cerchiamo di far ragionare i nostri interlocutori su certi dogmatismi insensati, quando è possibile. Accettiamo che alcuni, molti, siano irrecuperabili e che inevitabilmente finiremo per scontrarci con loro. Ma con molti è possibile collaborare. Ai cristiani basterebbe ricordare le parole del loro Maestro (per quanto riferite di seconda mano) tipo: ‘amatevi gli uni e gli altri’ oppure ‘è più facile che un canapo passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli’. A quel punto qualcuno riconoscerà che la società in cui viviamo, di cristiano ha ben poco. Qualcun altro dirà che il messaggio del Vangelo è ‘è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago eccetera.’ E se si incaponirà su questo, nonostante la dimostrazione dell’errore di traduzione, sapremo che continuare a parlarci è tempo perso e che la sua fede è soltanto un pappagallare parole senza avere idea del loro significato. Di gente che pappagalla ce n’è un fottio. Giusto ieri ho visitato un blog in cui si commentava l’omicidio di due coniugi a Lignano (è dalle mie parti, per questo ho dato un’occhiata) ad opera di una cubana. Ovviamente dilagavano i commenti sulla criminalità degli immigrati, gli appelli alla pena di morte (e anche peggio), le accuse ai magistrati e alla cultura buonista cattocomunista. Un’avvilizione! E questa belluinità incitante all’odio e alla violenza non ha origini in una qualche religione, tutto il contrario.
    Diamo alla religione, nel bene e nel male, quel che è della religione, ma prendiamo atto che, anche senza religione, gli imbecilli e i farabutti restano imbecilli e farabutti. O, più buonisticamente, gli ignoranti restano ignoranti e sono carne da cannone per gli sciacalli di turno. La via d’uscita è educare (educarci a vicenda). Ma è un investimento a lungo termine.
    Nel frattempo, purtroppo, bisogna battersi contro l’immondezzaio creato da certa religione e da certa politica (e certa economia).
    Ma non arriverei a dire che religione, politica ed economia sono, in assoluto, immondizia.

    Al solito, scrivo piuttosto disordinatamente e di getto. Magari dove quel che dico appare più scemo può essermi chiesto di spiegarmi meglio prima di sputacchiarmi.

  7. Athos 19 settembre 2012 alle 05:40 - Reply

    Condivido il tuo commento, anche perché riflettendo sulla mia visione sono sicuro che dal pensiero “che stiamo facendo?” si passava a tramandare insegnamenti, creare gruppi che condividevano la stessa corrente ed infine religione con gli approfittatori di turno e schiere di chi la pensava diversamente con guerra al seguito, quindi effettivamente non c’era alcuna via di scampo. Non penso che tutti istantaneamente potevano entrare in un unica corrente e vivere in pace e armonia, forse in caso di un alto livello evolutivo si poteva raggiungere questo status, ennesima visione utopica.
    Siamo pieni di tecnologie sempre più avanzate ma presi come semplici esseri rimaniamo a dei livelli che definirei primitivi, sicuramente non per tutti ma una grandissima parte, è questa la cosa che più mi fa imbestialire.
    Nonostante la mia giovane età già inizio a sentirmi rassegnato di fronte a tutto questo, deve essere ripulito il marcio insediato ovunque, la maledetta fama di potere e denaro (il denaro poi, il sistema più psicopatico per fregare un mondo intero, basta pensare alla struttura della sua emissione per capire quanto sia insulso) che crea omuncoli arrivisti capaci di tutto, sono totalmente disgustato e non riesco più a vedere lati positivi.
    Se veramente esistono delle entità superiori, cosa di cui sono abbastanza convinto, è ora che diano una strigliata a tutto questo, solo un evento assurdo potrebbe cambiare le carte in tavola.
    Per tornare a risponderti Giuseppe condivido che, a questo punto, prendere quel poco di buono che c’è nelle religioni sia una soluzione, cercando di dare un pizzico di razionalità ai fanatici, in fondo i valori positivi che più o meno seguiamo sono stati tramandati dalla religione, devo riconoscerlo.

  8. giuseppe 19 settembre 2012 alle 08:41 - Reply

    Io direi che tutto è cominciato con la superstizione e i miti che erano l’unico modo in cui gli uomini primitivi riuscivano a farsi una ragione di cose altrimenti incomprensibili e, possibilmente, a modificare/prevenire gli avvenimenti ingraziandosi un presunto, o più presunti esseri superiori.
    Dal mito si sono nel tempo organizzate religioni più complesse ma anche la filosofia, che, anche attingendo alla scienza, ha cominciato a interrogarsi sul mondo e la vita seguendo un percorso sempre più autonomo dal trascendente (anche se il percorso è stato tortuoso).
    C’è uno scambio tra filosofia e religione, a volte inconscio, a volte strumentale, a volte sincero, a volte basato sul conflitto.
    Ne deriva un’etica che è sempre provvisoria ma che sembrerebbe andar migliorando nel tempo. Gli effetti sulla vita dei popoli possono essere rapidi nel manifestarsi se l’interprete di un’etica ha sufficiente potere politico, ma sono lenti nel consolidarsi, nell’essere interiorizzati. Sono più spesso subiti, nel bene e nel male.
    Noi siamo parte di un processo e possiamo esserne protagonisti o succubi. Essere protagonisti, pur nel piccolo, implica anche soffrire a volte un senso di impotenza e vivere come sconfitta il fatto che le cose non procedono come vorremmo. Credo che la sofferenza più grande, ma anche l’energia più grande per sopportare e reagire, sia nella gioventù. L’età, forse, porta una certa consapevolezza e accettazione dei limiti, che significa non che si rinuncia a lottare, ma che si accetta la mancata gratificazione di una vittoria che ci si sforza di costruire per altri.
    Non scoraggiarti. E’ essere vivi che è faticoso. Ma è anche stupendo.
    Compiango di vero cuore (anche se a volte insulto) chi vive da morto, non avendo più niente da scoprire salvo il modo in cui infinocchiare il resto del mondo o semplicemente sopravvivere.

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