L’acqua da ‘mangiare’: la più recente minaccia a un mondo che ha sete

Redazione 28 agosto 2012 4
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di Thalif Deen –  28 agosto 2012

Paradossalmente l’acqua che ‘mangiamo’ diventerà probabilmente uno dei crescenti nuovi pericoli per milioni di assetati del mondo, avidi di questa risorsa naturale finita.

“Più di un quarto di tutta l’acqua che usiamo nel mondo è impiegata per coltivare più di un miliardo di tonnellate di cibo che nessuno mangia” ha dichiarato Torgny Holmgren, direttore esecutivo dell’Istituto Internazionale dell’Acqua di Stoccolma (SIWI), ai delegati all’apertura, lunedì, del congresso annuale internazionale sull’acqua, World Water Week [Settimana Mondiale dell’Acqua] nella capitale svedese.

“Quell’acqua, assieme ai miliardi di dollari spesi per far crescere, spedire, imballare e acquistare il cibo, è buttata nel lavandino,” ha detto.

“E ridurre lo spreco di cibo è la via più intelligente e diretta per alleviare la pressione sulle risorse d’acqua e di terreni. E’ un’opportunità che non possiamo permetterci di trascurare,” ha aggiunto.

Il congresso, una delle più grandi riunioni singole di esperti dell’acqua e dell’igiene, ha attirato più di 2.000 delegati, compresi alti dirigenti dell’ONU, scienziati, studiosi, attivisti dell’acqua e rappresentanti della comunità industriale, di organizzazioni non governative (ONG) e dei media, da oltre 100 paesi.

Poiché tutto ciò che gli esseri umani mangiano necessita di acqua per essere prodotto, il paradosso dell’acqua che “mangiamo” è stato bene illustrato in una esposizione all’ingresso della conferenza che segnalava come la produzione di un hamburger medio – due fette di pane, carne, pomodoro, lattuga, cipolla e formaggio – consuma 2.389 litri di acqua, confrontati con i 140 litri di una tazzina di caffè e i 135 per un uovo.

Un pasto medio di riso, carne e verdure richiede circa 4.230 litri d’acqua mentre una bella, succulenta bistecca, l’alimento base dei ricchi nei paesi industriali del mondo, consuma una delle maggiori quantità d’acqua: circa 7.000 litri.

Rivolgendosi lunedì ai delegati, il dottor Colin Chartres, direttore generale dell’Istituto Internazionale per la Gestione dell’Acqua (IWMI), ha affermato che alimentare nove miliardi di persone entro il 2050 è possibile, “ma dobbiamo riflettere sul costo per l’ambiente in termini di prelievo d’acqua e di risorse terriere.”

Inoltre ciò imporrà una pressione fenomenale agli apporti degli ecosistemi dai quali la nostra società dipende.

“Risparmiare l’acqua riducendo lo spreco di cibo, aumentare la produttività, la coltivazione di piante e il riciclo dell’acqua delle acque di scarico è critico per tutti noi,” ha detto il dottor Chartres, premio 2012 dell’Istituto dell’Acqua di Stoccolma.

Jose Graziano da Silva, direttore generale dell’Organizzazione per il Cibo e l’Agricoltura (FAO), con sede a Roma,  ha affermato che le statistiche dimostrano che l’agricoltura è una delle più grandi consumatrici d’acqua.

“Ma ciò significa anche che l’agricoltura detiene le chiavi per un utilizzo sostenibile dell’acqua”, ha affermato, segnalando che investire in piccole fattorie è “critico per avere la sicurezza dell’acqua e del cibo per tutti.”

Al tempo stesso un rapporto di cinquanta pagine dell’Istituto Internazionale dell’Acqua di Stoccolma (SIWI), diffuso qui, segnala che quasi un miliardo di persone soffre tuttora di fame e malnutrizione, nonostante  la produzione di cibo aumenti costantemente da decenni su base pro capite.

Produrre cibo per dar da mangiare bene a tutti, compresi i due miliardi di persone in più attese a popolare il pianeta entro la metà del secolo, un aumento importante rispetto ai sette miliardi di oggi, imporrà una maggiore pressione sulla disponibilità di risorse d’acqua e di terra.

Intitolato “Alimentare un mondo assetato: sfide e opportunità per un futuro sicuro per l’acqua ed il cibo”, il rapporto si concentra sul tema principale della conferenza di quest’anno: “Sicurezza idrica e alimentare.”

Conseguire la sicurezza alimentare, sostiene il rapporto, è una sfida complessa che implica una quantità di fattori. Due dei più critici sono stati identificati nell’acqua e nell’energia, entrambe componenti essenziali della produzione di cibo.

Il dottor Anders Jagerskog, caporedattore del rapporto, ha affermato che alimentare bene tutti è una delle sfide principali di questo secolo. “Gli eccessi alimentari, la malnutrizione e gli sprechi sono tutti in crescita, è l’aumento della produzione di cibo può vedersi limitata in futuro dalla scarsità d’acqua”, ha affermato.

“Avremo bisogno di una nuova ricetta per alimentare il mondo del futuro”, ha ammonito.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/eating-water-latest-and-rising-threat-to-a-thirsty-world-by-thalif-deen

Originale: Inter Press Service

 

 

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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4 Commenti »

  1. Attilio Cotroneo 28 agosto 2012 alle 23:09 - Reply

    Una nuova visione dei diritti fondamentali dovrà prevedere aria, acque e terra come beni comuni, pubblici ed inviolabili. (da una discussione con Rocco Cotroneo, mio cugino e membro IOPS)

    • giuseppe 28 agosto 2012 alle 23:58 - Reply

      Limitandoci all’Italia.
      Direi che il diritto all’aria, salubre, lo abbiamo di fatto perso in gran parte del paese.
      Sull’acqua abbiamo vinto una battaglia ma la guerra prosegue e non so se riusciremo a essere tanto tignosi quanto è necessario contro i mossi dall’avidità.
      Perchè, infine, la terra diventi bene comune sarà necessaria una rivoluzione. Non credo che vivrò abbastanza a lungo per assistervi. Ma nell’attesa, e nel costruirla, ci si può almeno sforzare di difendere a oltranza gli spazi che ancora restano pubblici. L’attuale foia dell’austerità, con il conseguene riflesso automatico delle dismissioni del patrimonio pubblico, rende ardua anche questa battaglia meramente difensiva.

  2. Attilio Cotroneo 29 agosto 2012 alle 07:53 - Reply

    Non pensiamo ad una metà, Giuseppe. Piuttosto ad un atteggiamento permanente che ci ponga innanzi ad una prospettiva dinamica. Questo impone l’ora e qui, senza timore che sia tardi e senza pensare che ci sia sempre tempo.

    • giuseppe 29 agosto 2012 alle 13:01 - Reply

      Forse non mi sono spiegato bene.
      Ho detto che la rivoluzione è da costruire e confermo il mio parere che ci vorrà molto, considerate le forze in campo e se vogliamo una rivoluzione seria. Nel frattempo credo di essere, un po’, impegnato nel qui ed ora e di non “pensare a metà”.
      Senza spirito polemico. Solo per chiarire.

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