Industria mineraria, repressione e la retorica della democrazia e dello stato di diritto in Guatemala

Redazione 23 agosto 2012 1
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Industria mineraria, repressione e la retorica della democrazia e dello stato di diritto in Guatemala

 

di Grahame Russel

20 agosto 2012

 

Negli ultimi anni è andata aumentando la pubblicazione di informazioni sulle gravi violazioni dei diritti umani e sui danni per la salute e per l’ambiente causati in Guatemala soprattutto dalle attività delle compagnie minerarie canadesi: GoldCorp Inc., Tahoe Resources, Hudbay Minerale, Skye Resources, ecc.

Non è possibile comprendere come avvengano queste violazioni e questi danni senza comprenderne il contesto politico. In breve,  le compagnie minerarie mondiali profittano dal punto di vista finanziario  e beneficiano direttamente della fondamentale mancanza di democrazia e di uno stato di diritto   in Guatemala, sia nella sua storia precedente che in quella attuale. (Questo è valido anche , in vario grado, riguardo agli affari mondiali e agli investitori che operano in molte nazioni del mondo).

A parte la retorica sul rispetto della  volontà sovrana  democratica dei funzionari debitamente eletti del Guatemala, sul  rispettare le leggi e le regole che governano il paese e l’industria mineraria, l’impunità e la corruzione sono la norma in Guatemala. Le elite ricche del Guatemala, comprese le società e gli investitori internazionali, agiscono con grandissima impunità e hanno l’immunità quasi totale dalla responsabilità  legale o politica.

Le radici dell’impunità e della corruzione in Guatemala risalgono a 500 anni fa, agli anni dell’invasione europea delle Americhe. In anni recenti, l’impunità e la corruzione hanno la loro origine nel colpo di stato militare del 1954, e nella repressione e nel genocidio di stato degli anni ’70, ’80, e dei primi anni ’90.

 

I colpi di stato militari e l’industria mineraria

 

Mentre il Guatemala ha le strutture formali di un paese democratico – partiti politici, elezione ogni quattro anni, chiara separazione di poteri tra i rami esecutivo, legislativo e giudiziario, ecc. – la nazione è profondamente caratterizzata da razzismo che ha radici storiche, da sfruttamento e povertà, dalla  repressione e l’impunità e la corruzione con la quale operano i settori di potere.

La maggior parte dei Guatemaltechi si riferisce al decennio 1944-1954, come al loro unico periodo di democrazia reale, quando sono andati al potere successivi governi civili che hanno realmente iniziato a determinare riforme positive del modo in cui operava il paese.

Questa “primavera democratica” è terminata brutalmente nel 1954, quando il governo statunitense ha orchestrato un colpo  di stato militare contro il governo del presidente Arbenz. I mezzi di informazione nordamericani hanno avuto il loro ruolo nell’appoggiate l’intervento illegale, usando la propaganda tipica della ‘Guerra fredda’ di ‘combattere il comunismo per giustificare ciò che non può essere giustificabile. Gli alleati degli Stati Uniti, particolarmente il Canada e le nazioni dell’Europa occidentale hanno chiuso un occhio su un intervento guidato dagli Stati Uniti.

Subito dopo il colpo di stato del 1954, le compagnie mondiali del nickel, specialmente il gigante canadese dell’industria mineraria INCO ( International Nickel Company) -  hanno iniziato l’attività nel Guatemala orientale, nei territori Maya Qecqchi di El Estor (dipartimento di Izabal) e di Panzos (Alta Verapaz).

Il punto fondamentale da capire, rispetto ai danni e violazioni dei  collegati  all’estrazione del nickel nel periodo di 60 anni, è che l’INCO ha ricevuto la sua concessione e in effetti ha acquistato una enorme striscia di terra dal regime installatosi in seguito al golpe militare. Fin da quando l’INCO è arrivata in Guatemala, queste concessioni e acquisti sono stati contestati come illegali dalla popolazione Qeqchi che vive in questa regione da 100 anni…ma invano. Il regime militare dopo il 1954 non avrebbe certamente rispettato la volontà democratica e i diritti umani della popolazione guatemalteca, in particolare della maggioranza Maya.

Ignorando che stava acquistando le sue concessioni e la terra da un regime repressivo, insediatosi dopo un colpo di stato militare, la INCO (e altre compagnie del nickel, compresa la Skye Resources e la Hudabay Minerals), si sono sempre riferite alle popolazioni locali indigene come “occupanti illegali”.

 

Genocidio e attività mineraria

 

Andiamo avanti di 20 anni. Gli stessi settori militari e dell’oligarchia che hanno collaborato con il governo degli Stati Uniti per realizzare il colpo di stato militare del 1954, e sono quindi stati riportati al potere, hanno collaborato con il governo statunitense nei peggiori anni della repressione di stato e del genocidio alla fine degli anni ’70, ’80 e dei primi anni ’90. Anche questa volta la giustificazione di quello che non si poteva giustificare era “la guerra al comunismo.”

Nel 1999, la ‘Commissione per la Verità’ delle Nazioni Unite ha pubblicato il  suo rapporto  “Memoria del silenzio” sulle atrocità commesse in Guatemala durante gli anni della repressione e del genocidio della ‘Guerra Fredda’, che concludeva che almeno 250.000 persone erano state uccise  o fatte scomparire e che in certe regioni con predominio di popolazioni Maya, era stato programmato ecompiuto il  genocidio contro le locali popolazioni Maya. Mentre la Commissione per la Verità non ha eseguito un esame profondo  del ruolo avuto da altri governi e  protagonisti internazionali nel sostenere o partecipare alla  repressione di stato e al genocidio, ha concluso  che l’INCO (tramite la sua consociata EXMIBAL) aveva collaborato con i militari del Guatemala  nella regione di El Estor negli anni ’70 e agli inizi degli anni ’80, nel portare avanti violazioni dei diritti umani, comprese uccisioni e sparizioni, nei riguardi della locale popolazione Qeqchi.  Non è stata mai fatta giustizia di questi crimini; l’INCO non è stata mai ritenuta responsabile, né in Guatemala né in Canada, grazie alla sua collusione con i successivi regimi militari del Gutamela.

Ripeto che il punto da mettere in risalto è che mentre l’INCO, nascondeva le sue operazioni con la retorica della democrazia, lo stato di diritto, e l’aiuto che forniva per portare lo sviluppo in Guatemala, era socia diretta di regimi militari che trattavano in modo brutale la loro stessa popolazione, agendo con assoluta impunità.

Andiamo ancora avanti. L’attuale ondata di danni e di violazioni collegata con l’attività mineraria, inizia alla fine degli anni ’90, quando la maggioranza dei Guatemaltechi si stava ancora riprendendo dopo  due decenni di estrema repressione  militare e di genocidi. Anche se la maggior parte dei Guatemaltechi  stavano appena iniziando a parlare pubblicamente   degli anni della repressione e del genocidio, e mentre le comunità Maya stavano appena iniziando a scavare le fosse comuni per dare sepoltura decente ai loro cari che erano stati massacrati, il Congresso del Guatemala, antidemocratico in base a quasi ogni definizione – ha riformato la legge del paese  riguardante l’attività mineraria a favore delle compagnie e degli investitori mondiali, e il Ministero delle Miniere e dell’Energia – ugualmente antidemocratico – ha distribuito centinaia di concessioni per fare attività mineraria, soprattutto a compagnie minerarie canadesi.

La maggior parte dei Guatemaltechi non aveva conoscenza delle riforme della legge mineraria e non vi partecipava. In violazione della legge nazionale e internazionale, il governo del Guatemala non ha mai portato avanti nessuna  consultazione trasparente, per chiedere  e ottenere il permesso delle popolazioni locali, prima di dare concessioni minerarie alle compagnie internazionali.

Ripeto che il punto fondamentale è che in tutti gli anni ’90 e in quelli del 2000, i governi   democratici del Guatemala sono stati dominati dalle stesse elite oligarchiche e  militari che erano state riportate al potere dal colpo di stato militare del 1954 e che erano al potere durante gli anni peggiori della repressione e del genocidio alla fine degli anni ’70, ’80, e dei primi anni ’90.

Alle fine degli anni ’90 e nei primi anni del 2000, quando la maggior parte delle concessioni illecite sono state acquistate dalle compagnie minerarie mondiali, il FRG (Fronte Repubblicano del Guatemala) era il partito politico dominante del Guatemala. L’ex generale Efrain Rioss Montt era il presidente del FRG e il politico più potente del Guatemala. Rioss Montt è noto, in campo internazionale, per essere stato uno dei principali autori  ispiratori dei peggiori anni di repressione e genocidi del Guatemala. Infatti è sotto processo per essere stato l’autore che ha ispirato  il genocidio nella regione Maya Ixil.

In questi anni, altri governi e la comunità internazionali degli investitori e degli affari, non ha avuto nessun tipo di  scrupolo a fare affari con un regime guidato da Rioss Montt.  La maggior parte delle compagnie canadesi che operano oggi in Guatemala, compresa la Goldcorp, hanno in realtà avuto le concessioni per la loro attività mineraria quando il partito FRG ha formato il governo e quando Rioss Montt era presidente del Congresso e in assoluto il più potente politico del paese.

Allo stesso modo, oggi il governo del Guatemala è guidato dall’ex generale Perez Molina, noto anche per essere uno degli ispiratori del genocidio e della repressione di stato in Guatemala. Oggi nessun governo, per non parlare della comunità internazionale di affaristi e investitori, ha mai espresso qualsiasi preoccupazione per fare affari con un governo guidato da Perez Molina.

Nell’ordine mondiale, basato sullo stato di diritto,  sia Rios Montt che Perez Molina sarebbero stati condannati all’ergastolo, con l’accusa  di crimini di guerra.

In aggiunta a questa  realtà politica triste e anti democratica, ogni gruppo nazionale  e internazionale che diffonda resoconti sulle  violazioni dei diritti umani in Guatemala, conclude che l’impunità rimane la regola in Guatemala. Circa i 99% di tutti i crimini è rimasto irrisolto, e non sono state neanche mai fatte delle indagini a riguardo.

In questo contesto, è prevedibile che le compagnie minerarie mondiali  violino i diritti umani e provochino danni alla salute e all’ambiente con le loro attività, sapendo benissimo che in Guatemala non saranno ritenuti colpevoli.

 

Rapporti di rapine

 

Questo non è però strettamente un problema ‘guatemalteco’; è un profondo problema ‘canadese’.

Le operazioni minerarie e le lotte che si  sviluppano in Guatemala sono esempi dell’economia globale in azione. E’ una faccenda di nord e sud, per definizione, ed è profondamente iniqua  e ingiusta.  Dato che la grande maggioranza dei profitti va verso il nord ai direttori delle compagnie, agli azionisti, agli investitori e per il pagamento delle tasse, tutti i danni e le violazioni avvengono dove operano le miniere.

Considerata la realtà della tradizione storica di repressione, impunità e corruzione del Guatemala, è estremamente difficile che i Guatemaltechi richiedano la responsabilità ai loro governo e ai potenti settori economici. E tuttavia, continuano a lottare pacificamente, a difesa del benessere delle loro comunità, delle risorse idriche, delle foreste e della terra, per la vera democrazia e per un sistema legale giusto e funzionante. La repressione – comprese le sparatorie, le uccisioni, gli sfratti illegali violenti, la carcerazione in base ad accuse inventate  – continuano senza tregua.

In definitiva, sono i Canadesi  i beneficiari diretti e indiretti di queste attività minerarie, che hanno quindi altrettanta, se non maggiore responsabilità se non contestano  e cambiano  questi rapporti tra operazioni minerarie, danni e violazioni dei diritti umani e arricchimento ingiusto.

 

Grahame Russell è un avvocato che si occupa di diritti umani ed è condirettore di Rights Action

 

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/mining-repression-and-the-rhetoric-of-democracy-and-the-rule-of-law-in-guatemala-by-grahame-russell

Originale: rabble.ca

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNEI Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY NC-Sa  3.0

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 23 agosto 2012 alle 10:23 - Reply

    Sia che si partecipi o che si rimanga indifferenti, a noi occidentali la storia chiedere dov’era il nostro senso di responsabilità quando i nostri governi facevano affari, per interessi di pochi, con autori di genocidi che sterminavano uomini e donne come noi. Nessuno ci arresterà per questa indifferenza, nessuno ci dirà che saremo stati responsabili ma noi sapremo di aver legittimato tutto questo.

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