Sudafrica: il massacro di minatori a Marikana. Commento editoriale di Amandla!

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di Amandla! – 21 agosto 2012

Nessun avvenimento dopo la fine dell’apartheid sintetizza la vacuità della trasformazione di questo paese meglio del massacro di Marikana. Ciò che è accaduto sarà discusso per anni. E’ già chiaro che ai minatori sarà imputato di essere violenti. I minatori saranno dipinti come selvaggi. Tuttavia il fatto è che la polizia, pesantemente armata, ha sparato proiettili esplosivi e ha ucciso più di 35 minatori. Molti altri sono feriti. Alcuni moriranno per le ferite. Altri dieci lavoratori erano stati uccidi appena prima di questo massacro.

Non si è trattato di un’azione di singoli poliziotti. Questo massacro è la conseguenza di una decisione presa al vertice delle strutture della polizia. La polizia aveva promesso che avrebbe reagito con la forza ed è arrivata armata di pallottole esplosive. Non si è comportata meglio della polizia dell’apartheid quando ha affrontato le rivolte di Sharpeville del 1976 a Soweto e le proteste degli anni ’80 in cui molta della nostra gente è rimasta uccisa.

La reazione aggressiva e violenta della polizia alle proteste per la fornitura di servizi alla comunità trova la sua eco e riverbero in questo massacro.

Rappresenta una macchia sanguinosa sul nuovo Sud Africa.

Rappresenta una mancanza di leadership. E’ un fallimento della leadership governativa: i suoi ministri del lavoro e delle risorse minerarie che sono rimasti assenti durante l’intero episodio; il suo ministro della polizia che dichiara che questa non è una disputa politica bensì una mera disputa sindacale e difende l’operato della polizia; un fallimento del presidente che riesce a diffondere soltanto banalità di fronte a questa crisi e non mobilita il governo e le sue enormi risorse per affrontare immediatamente le preoccupazioni dei minatori e, ora, dei loro famigliari in lutto.

E’ stata una mancanza e un tradimento della direzione della miniera della Londmin che ha rifiutato di dar seguito agli impegni presi con i leader sindacali di incontrare i lavoratori e occuparsi dei loro reclami. La direzione fa le capriole tra l’accettare di negoziare con i lavoratori e il successivo negare di avere un contratto biennale in corso con il Sindacato Nazionale dei Minatori (NUM).

E’, sfortunatamente, anche un fallimento della dirigenza sindacale. In primo luogo il fatto che il NUM considera ogni opposizione alla propria leadership come criminale e afferma che tale opposizione deve necessariamente essere una creazione della Camera delle Miniere. Naturalmente ciò non è vero. E’ anche un fallimento della dirigenza dell’Associazione dei Sindacati delle Miniere e dell’Edilizia (AMCU), che agisce in modo opportunistico in un tentativo di reclutare i membri scontenti del NUM, mobilita i lavoratori per rivendicazioni irrealistiche e non condanna la violenza dei propri membri.

Il livello di violenza nelle nostre miniere dimostra la profonda divisione e polarizzazione della società sudafricana. I minatori sono impiegati in condizioni di povertà estrema, vivendo spesso nello squallore di accampamenti abusivi privi dei servizi fondamentali. I minatori sono spesso assunti mediante intermediari e in nero, senza condizioni di lavoro oneste.

Gli scioperi “a gatto selvaggio” (come altri scioperi simili nelle miniere) che hanno avviato gli eventi che hanno portato al massacro sono una reazione alla violenza strutturale del sistema minerario sudafricano. Tuttavia sono anche una reazione a qualcos’altro che non osiamo ignorare.

I proprietari arricchiti di miniere con esperienza della co-opzione BEE [*] vedono un’opportunità di inserire un cuneo tra i dirigenti sindacali “ragionevoli” e i lavoratori. Attirano i sindacati in rapporti di fidanzamento dividendoli dalla base operaia. La rabbia nelle miniere è una rabbia che ha radici profonde contro la direzione delle miniere che progressivamente si sta indirizzando contro l’incapacità della direzione sindacale di difendere e rappresentare gli interessi dei lavoratori.

La separazione tra membri del sindacato e dirigenza sindacale è un fattore che sta dietro ciò che è accaduto alla Lonmin e ciò che sta accadendo in altre miniere di platino.

Ciò nonostante il massacro di più di 35 minatori è la conseguenza della violenza dello stato e più specificamente della polizia. Al minimo il ministro Mthethwa deve assumersene la responsabilità e dimettersi.

 

[*] N.d.t.: BEE sta per Black Economic Empowerment, la legislazione sudafricana per l’emancipazione della popolazione nera. La legge prevede diversi parametri per definire una classificazione per punteggi del posizionamento delle imprese nell’attuazione degli obiettivi perseguiti e delle conseguenti agevolazioni concesse. Un’impresa BEE, nel linguaggio corrente, è un’impresa il cui capitale è per più del 50% di proprietà di neri. In realtà ne esistono diverse categorie. Non è ovviamente difficile per un bianco  far figurare una miniera come di  proprietà di neri.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/amandla-editorial-comment-a-brutal-tragedy-that-should-never-have-happened-by-amandla

Originale:  Amandla!

 

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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3 commenti su “Sudafrica: il massacro di minatori a Marikana. Commento editoriale di Amandla!

  1. Attilio Cotroneo il said:

    La violenza che il capitalismo esercita con le sue manifestazioni è più che mai visibile nel connubio con regimi polizieschi che si spacciano per democrazie, ma che in realtà continuano a tutelare pochi interessi privati contro la miseria dilagante dei lavoratori. Accusare questi ultimi di violenza è la loro logica conseguenza per macchiare persino una logica reazione di fronte alla dignità umana violata.

  2. giuseppe il said:

    Parere personalissimo
    Da qualche parte Arundhati Roy ha detto una cosa del tipo: “Una protesta non violenta in piazza a Nuova Delhi, davanti alle telecamere delle TV di tutto il mondo, è una strategia di opposizione. Una protesta non violenta nella giungla è un suicidio di massa, utile solo agli assassini.”
    La nonviolenza è una bellissima cosa e sono convinto sia normalmente la scelta migliore. Ma la violenza non può essere un tabù o un metro di giudizio morale per le azioni di chiunque, sempre e dovunque e, se mi è permessa l’espressione, “a prescindere”.
    Poi, certo, qui ci si muove su un ghiaccio sottilissimo e bisognerebbe parlarne a lungo per evitare malintesi.

  3. Pingback: Marikana: l’ultima miniera. | W Rebeldia

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