Correre ai ripari: è probabile che Israele attacchi l’Iran prima di novembre

Redazione 17 agosto 2012 5
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Correre ai ripari: è probabile che Israele attacchi l’Iran prima di novembre

 

Di Ray Mcgovern

 

15 agosto 2012

 

Altri addetti ai lavori  di Washington stanno arrivando alla conclusione che i  leader israeliani stanno pianificando un attacco all’Iran prima delle elezioni di novembre negli Stati Uniti nell’attesa che arrivino le forze armate americane. Viene largamente riconosciuto che, senza il coinvolgimento militare statunitense, un attacco israeliano sarebbe altamente rischioso e, nel caso migliore,  avrebbe soltanto un successo marginale.

A questo punto, dissuadere i capi di Israele dall’organizzare un attacco del genere potrebbe richiedere una dichiarazione pubblica del presidente Barack Obama che avverta Israele di non contare sulle forze armate degli Stati Uniti – neppure per la “pulizia”.  Sebbene Obama abbia fatto quasi qualsiasi cosa tranne una dichiarazione di questo tipo, chiaramente vuole evitare uno scontro con Israele nelle settimane che precedono le elezioni.

Tuttavia il silenzio di Obama  riguardo a un avvertimento pubblico, la dice lunga riguardo  al Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

I recenti pellegrinaggi a Israele di funzionari statunitensi molto importanti – compresi i Segretari di Stato e della Difesa che portavano striscioni identici con “PER FAVORE PER ADESSO NON BOMBARDATE L’IRAN – ha incontrato facce impietrite e barriere di pietra. (In realtà questa sfilata importante ha ricordato a me – e forse anche a Netanyahu – l’osservazione pungente  fatta    dalla bella Priscilla Mullins (nel poema narrativo di  Longfellow intitolato: The Courtship of Miles Standish- Il corteggiamento di Miles Standish)  a un timido corteggiatore, “Perché non parli per te stesso, Obama, cioè John?”).

 

Momenti propizi

 

Come le Pistole dell’agosto 1914, (The Guns of August 1914, è anche il titolo di un romanzo storico di  Barbara Tuchman  del 1962 sui primi mesi della I Guerra Mondiale n,d.t),  la dinamica della guerra appare inesorabile. Gli importanti funzionari statunitensi e israeliani si concentrano pubblicamente  su un “momento propizio” ma diverso.

Giovedì, il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha messo l’accento sulla necessità di lasciare alle “sanzioni più rigorose  mai imposte a qualsiasi nazione il tempo di funzionare.” Questo, ha detto Carney, è il “momento propizio per persuadere l’Iran….a rinunciare alle sue ambizioni di armi nucleari.”

Lo stesso giorno, un portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza, non ha preso in considerazione le affermazioni di Israele che i servizi segreti statunitensi avevano ricevuto nuove allarmanti informazioni sul programma nucleare dell’Iran. “Continuiamo ad asserire che l’Iran non sta per acquisire un’arma nucleare,” ha detto il portavoce.

Tuttavia  il momento propizio di Israele (quella che chiama la “zona di immunità” per la costruzione della boma atomica iraniana  senza che soltanto Israele la impedisca)  è  chiaramente incentrata sul continuo lavoro di scavo sotto le montagne fatto dall’Iran per rendere le sue strutture nucleari immuni agli attacchi aerei israeliani che dovrebbero cercare di mantenere il monopolio israeliano delle armi nucleari nella regione.

Un’altra “opportunità” o “zona”  per Israele ha a che fare con il periodo pre-elettorale  negli Stati Uniti delle prossime 12 settimane. La settimana scorsa, l’ex capo del Mossad, Efraim Valevi, ha detto agli spettatori della televisione israeliana, che “Le prossime 12 settimane sono molto critiche per tentare di  valutare  se Israele attaccherà l’Iran, con o senza l’appoggio americano.”

 

Sarebbe fin troppo comprensibile, data l’esperienza che ha  il Primo ministro Netanyahu del Presidente Obama, che Nethanyahu è venuto via con l’impressione che Obama può essere intimorito, particolarmente quando si trova in un  una situazione politica difficile.

Per Neatanyahu, la necessità che il presidente percepisca di distanziare il candidato Repubblicano alla presidenza Mitt Romney nel campo dell’amore per Israele serve a isolare Obama. Questo, credo, che sia il  principale “momento propizio” che è nei calcoli di Netanyahu.

In base all’opinione di Netanyahu, è preclusa qualsiasi possibilità che Obama potrebbe mantenere le forze armate statunitensi  nelle retrovie  se Israele e l’Iran fossero coinvolti   in gravi ostilità. Quello che penso preoccupi di più il capo di Israele, è la possibilità che un secondo mandato di Obama lo farebbe sentire più libero di non  impegnare le forze statunitensi dalla parte di Israele.  Un secondo mandato di Obama potrebbe anche usare l’influenza statunitense per costringere Israele a concessioni sugli spinosi problemi collegati alla Palestina.

Se impedire che Obama venga rieletto fa anche parte dei calcoli di Netanyahu, allora sicuramente sa anche che perfino una lite di poco conto con l’Iran, sia che diventi più importante o no, farebbe salire  il prezzo della benzina proprio prima delle elezioni  – una prospettiva sgradita alla squadra Obama.

E’ ovvio che i dirigenti politici israeliani inflessibili preferirebbero trattare con Mitt Romney nei prossimi quattro anni. L’ex governatore del Massachusetts ha di recente ricevuto una calda accoglienza quando è andato  a Gerusalemme con molti  sostenitori finanziari ebrei-americani al seguito, per esprimere la sua solidarietà a Netanyahu e alle sue politiche.

Rispetto  a questo contesto politico di grandi rischi, io ho trovato per conto mio delle nuove informazioni empiriche che trovo particolarmente preoccupanti. Il 30 luglio il giornale Baltimore Sun  ha pubblicato il mio contro- editoriale: “Israele sta preparando i servizi segreti per giustificare un attacco contro l’Iran?” Le informazioni acquisite soltanto il giorno dopo hanno accresciuto i miei sospetti e la mia preoccupazione.

Ex analisti dei servizi segreti ed io stavamo preparando una proposta per stabilire collegamenti per comunicare direttamente tra la marina statunitense e quella iraniana, per prevenire che un incidente o una provocazione nel Golfo Persico aumentasse in modo incontrollato. Avere appreso che una bozza ufficiale di proposta  del Pentagono sullo stesso argomento era rimasta abbandonata al Senato per più di un mese, non ci ha fatto sentire per niente meglio quando la nostra proposta è stata ignorata. (E’ comunque difficile capire perché chiunque desideri evitare l’escalation nel Golfo Persico dovrebbe rimandare o opporsi nettamente a tali  misure di sicurezza intrinseca).

Cercando opinioni da altre fonti che hanno percezione dei preparativi militari statunitensi, ho appreso che, sebbene siano state annunciate molti movimenti di forze armate degli Stati Uniti, altre, che hanno lo scopo esplicito di prepararsi per le ostilità con l’Iran, non sono state rese pubbliche.

Una fonte ha riferito che le forze statunitensi stanno nervosamente in guardia, e che operazioni segrete all’interno dell’Iran (molte di queste azioni di guerra, in base a qualsiasi punto di vista ragionevole) sono state incrementate.  Morale della favola: siamo stati avvertiti che il era ormai tardi; che ogni iniziativa per impedire calcoli sbagliati  o provocazioni nel Golfo era ormai troppo in ritardo per poter impedire che l’escalation sfociasse in una guerra calda.

 

Cercare un casus belli

 

Un casus belli, reale o combinato, sarebbe altamente auspicabile prima di un attacco all’Iran. Una provocazione nel Golfo sarebbe un modo per ottenerlo. Un’altra sarebbero presunte azioni di terrorismo da parte dell’Iran.

Nel mio contro editoriale del 30 luglio, ho suggerito che il fatto che l’Iran sia stato incolpato così rapidamente dell’uccisione di tipo terroristico di cinque Israeliani in Bulgaria il 18 luglio, può essere stata considerata  come un pretesto per attaccare l’Iran. Se è stato così, sfortunatamente per Netanyahu, non ha funzionato. Sembra che l’amministrazione Obama non abbia acquisito “le prove solide come la roccia”  che Netanyahu aveva addotto per collegare l’Iran all’attacco in Bulgaria.

 

Se all’inizio non ci riuscite, ecco un’altra idea: diciamo che c’è un altro rapporto che mostra che l’Iran è pericolosamente vicino ad avere un’arma nucleare, e che le ipotesi precedenti che l’Iran avesse smesso di lavorare per armarsi era o sbagliata o  superata dalle nuove prove.

Secondo rapporti servizi recenti  dei mezzi di informazione israeliani e occidentali, che citano diplomatici occidentali e importanti funzionari israeliani, i servizi segreti statunitensi hanno acquisito nuove informazioni  – un servizio “esplosivo” che dimostra proprio quello. Immaginate.

Il ministro della difesa di Israele Ehud Barak ha detto alla Radio israeliana che il nuovo rapporto è “molto vicino alle nostre [di Israele] valutazioni, direi in opposizione alle prime valutazioni americane. Trasforma la soluzione iraniana in un’altra ancora più urgente.”

L’esperta neo conservatrice del Washington Post Jennifer Rubin, giovedi è stata svelta raccogliere il suggerimento, esprimendo la speranza che il nuovo rapporto sul programma nucleare iraniano  “sarebbe un’inversione totale rispetto all’infame Valutazione dei Servizi Segreti nazionali (NIE – National Intelligence Estimates) del 2007 che asseriva che l’Iran aveva abbandonato il suo programma per le armi nucleari.”

“Infame?” Certo. La Rubin ha avvertito: “Il Rapporto del NIE rappresenta un tributo e un avvertimento

riguardo alla dimenticanza decisa del nostro apparato nazionale dei servizi segreti,” e ha aggiunto che nessuno politico responsabile pensa che il rapporto del 2007 del NIE sia accurato.”

Tuttavia, il NIE rappresenta la principale valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti riguardo alle intenzioni nucleari dell’Iran, riaffermate ripetutamente nei 5 anni  passati, dai funzionari statunitensi di più alto grado. La definizione della Rubin di “responsabile”  sembra applicarsi soltanto a coloro che negli Stati Uniti decidono le politiche che cederebbero il controllo della politica estera statunitense a Netanyahu.

Il Rapporto del NIE del 2007 riferiva, con “grande sicurezza” il giudizio unanime di tutte le 16 agenzie dei servizi segreti statunitensi che l’Iran aveva smesso di lavorare a un’arma nucleare nell’autunno del 2003 e non aveva  più ricominciato. Lo stesso memoriale di George W. Bush e le osservazioni di Dick Cheney  dicono chiaramente che questo onesto NIE  spingeva una sbarra di acciaio nelle ruote dell’autotreno che aveva iniziato a uscire verso la guerra con l’Iran nel 2008, l’ultimo anno dell’amministrazione Bush/Cheney.

I giudici fondamentali del NIE 2007 sono stati riconfermati ogni anno da allora, dal direttore dei servizi segreti nazionali con testimonianza formale al Congresso.

E, sfortunatamente per la Rubin e per altri che speravano di trasformare la “informazione segreta”  presumibilmente “nuova”,  “più allarmistic ” in un atteggiamento ancora più aggressivo nei riguardi dell’Iran, un portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza ha gettato acqua fredda sulle “nuove” informazioni, dicendo che “la valutazione dei servizi segreti  degli Stati Uniti sulle attività nucleari dell’Iran non era cambiata.”

Basandosi sulla rivendicazione di Israele non confermata circa le “nuove” informazioni riguardanti il programma nucleare iraniano, la Rubin aveva già dichiarato la politica dell’amministrazione Obama per l’Iran, un fallimento. Ha scritto:

“Gli esperti di politica estera possono discutere se una strategia di sanzioni era difettosa fin dall’inizio, dato che valutava in modo scorretto le motivazioni del regime iraniano, oppure possono discutere se era da criticare l’attuazione della politica delle sanzioni (troppo lenta, troppo permeabile). Sono, però, passati 3 anni e mezzo dall’inizio dell’amministrazione Obama e l’Iran è  molto più vicino al suo obiettivo rispetto all’inizio di questa. In base a  qualsiasi valutazione ragionevole, l’approccio di Obama è stato un fallimento, qualsiasi cosa dica il NIE. “

 

Le pressioni  continueranno

 

La dura critica del Consiglio Nazionale di Sicurezza riguardo al  rapporto di Israele non garantisce necessariamente, tuttavia, che il Presidente Obama continuerà a  tollerare la pressione da parte di Israele e dei suoi sostenitori di “preparare” i servizi segreti per giustificare  l’appoggio a un attacco all’Iran – il tipo di preparazione  che era stato fatto prima dell’attacco all’Iraq nel marzo del 2003.

Si può vedere una specie di promessa nel rifiuto di Obama di comprare nuove “prove solide come la roccia” della responsabilità dell’Iran dell’attacco terrorista in Bulgaria. Si può scorgere una speranza anche nella riluttanza che finora ha la Casa Bianca di dare  credibilità troppo rapida  alla “prova” più recente dei piani iraniani per la bomba nucleare.

Un casus belli concordato può essere difficile da inventare  quando una delle parti  vuole la guerra entro 12 settimane e l’altro non la vuole. La pressione da parte di Netanyahu e dei sostenitori  neoconservatori come Jennifer Rubin – per non parlare di Mitt Romney – aumenterà man mano che le elezioni si avvicinano, sia con un casus belli concordato o senza di esso.

Netanyahu dimostra in ogni modo di credere che – nelle prossime 12 settimane – si trova in una posizione di potere e che, se provoca ostilità con l’Iran, Obama si troverà costretto a coinvolgersi rapidamente,  cioè scegliendo dalla vasta gamma di forze già radunate nella zona.

Tristemente credo che Netanyahu faccia un calcolo giusto. Correre ai ripari.

 

Ray Mcgovernlavora con Tell the World, il ramo editoriale della Chiesa Ecumenica del Salvatore che si trova nei quartieri degradati di Washington. Nei 27 anni trascorsi nella divisione della CIA per le analisi, i suoi compiti comprendevano la preparazione e la distribuzione del Rapporto Quotidiano del Presidente, e la presidenza del National Intelligence Estimates. (Valutazioni  dei servizi segreti nazionali).

 

Da: Z NET – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/batten-down-the-hatches-israel-likely-to-strike-iran-before-november-by-ray-mcgovern

Originale: Warisacrime.org

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione ©  2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY -NC-SA   3.0

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5 Commenti »

  1. Attilio Cotroneo 18 agosto 2012 alle 02:56 - Reply

    Una cosa è arginare un pericolo, un’altra cosa affermare una supremazia. Se per pericolo intendiamo la criminale tendenza ad imporsi sugli altri con la forza, allora sapremo qual è il pericolo da contenere.

  2. Fabio Sallustro 18 agosto 2012 alle 06:55 - Reply

    Beh, ricordo ancora il famoso sondaggio che tanto scalpore fece circa 10 anni addietro. Da allora non credo sia cambiato molto. Per citare un intervento di Giuseppe in un diverso contesto… alcune informazioni ormai emergono e diventa difficile, pur con tutti i media a disposizione, fingere di non vederle.
    http://www.repubblica.it/2003/j/sezioni/esteri/moriente4/sondaggiopace/sondaggiopace.html

  3. Andrea il folle 19 agosto 2012 alle 01:23 - Reply

    Proprio ieri parlavo con un amico il cui padre è ebreo. Mentre parlavamo degli sviluppi e delle cause della situazione Israele-Iran, ha affermato con decisione che l’Iran è da considerare uno stato pericoloso in quanto, ottenendo la bomba atomica ed essendo governato da un pazzo, potrebbe essere capace di qualsiasi cosa. Il mio amico è una persona sveglia, informata, colta e soprattutto intellettualmente onesta, ma nonostante ciò non posso perdonargli di aver sostenuto che l’Iran sta cercando di ottenere armamenti nucleari. Semplicemente perchè non è vero. E allora mi sono chiesto: Come è possibile che tra la gente non ci sia ancora chiarezza sul tema centrale che ha dato il via a tutto? Può la causa essere ricercata nei media, i quali continuano imperterriti ad accostare la crisi israelo-iraniana al “programma nucleare iraniano”? Cavolo, il vero casus belli, (non il secondario che potrebbe dare il via alla guerra) è basato esclusivamente su questa fandonia. L’Iran non ha armi atomiche, non ha intenzione di costruirle e cosa più importante gli stessi USA lo confermano.

    • Redazione 19 agosto 2012 alle 14:07 - Reply

      Da Giuseppe (a titolo personalissimo)

      Dovresti perdonare al tuo amico. Insomma, capirlo.
      Temo che parlare con la maggior parte degli ebrei di temi che hanno a che fare con una presunta minaccia all’esistenza dello stato d’Israele significhi scontrarsi con una specie di ‘pensiero unico’ in cui la razionalità non ha spazio, soppiantata da qualsiasi cosa propagandino la dirigenza israeliana e le più potenti organizzazioni ebraiche all’estero (negli USA in primis).
      Naturalmente solo per aver detto questo mi aspetto di essere accusato di antisemitismo, accusa buona per ogni stagione e per ogni pipì di gatto.
      Sono riflessi condizionati.
      Elaborare il concetto richiederebbe troppo spazio e si finirebbe in un ginepraio. Comunque autori ebrei (Chomsky in primis, Norman Finkelstein, per citare un ‘maledetto’ dai suoi, e molti altri tradotti anche qui) un po’ aiutano a non fare di ogni erba un fascio. Il mondo ebraico è, fortunatamente, molto vario e vivace. Ma anche in quel popolo chi si fa notare di più, e ha più potere, non sono i migliori. A mio sommesso parere.

  4. Fabio Sallustro 19 agosto 2012 alle 07:40 - Reply

    Gli stati nucleari, in quanto detentori di materiale nucleare bellico, hanno sempre avuto un criterio di valutazione del rischio del tutto “particolare”.
    I membri permanenti dell’ONU se non sbaglio sono stati i primi a dotarsi di tali armamenti.
    Questo ci dice un sacco di cose (nel caso ricordi male chiedo venia).
    L’USA è l’unico ad averlo usato contro civili.
    Israele condanna a vita chi ne parla nel suo paese.
    La Francia si diletta con Mururoa.

    Ma il rischio sono i pazzi iraniani.

    Devo essere onesto: l’Iran di certo non mi rassicura. Ancor meno però fa Israele.
    Che, per quanto mi riguarda, ha adottato da un pezzo la logica della “teoria del pazzo”.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_pazzo

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