Indignados: l’austerità come violazione dei diritti umani

Redazione 11 agosto 2012 0
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di Marta Sànchez – 9 agosto  2012

“I diritti umani possono riportare il loro ruolo redentore

nelle mani di chi li restituirà alla tradizione

della resistenza e della lotta.”

 

Costas Douzinas

(Questo è il primo di due articoli di Marta Sànchez, scritto come parte di un progetto di ricerca sul movimento 15-M presso il Centro per i Diritti Umani di Norimberga).

Il movimento che ha decostruito la crisi

“La lotta per i nostri diritti di esseri umani è alla base di tutto ciò che abbiamo rivendicato in ogni piazza e in ogni dimostrazione di questo anno storico di cambiamento globale”, ha proclamato il gruppo ‘Scendiamo in piazza’ nel suo appello a una Giornata Alternativa d’Azione nella Giornata dei Diritti Umani. Dal suo emergere, il movimento degli indignados si è impegnato in un processo duplice a proposito dei diritti umani: da un lato, il movimento identifica e denuncia i difetti del sistema attuale che hanno condotto alla diffusa violazione dei diritti umani, specificamente dei diritti sociali ed economici.

Il movimento è nato sulla scia della crisi finanziaria globale, nel contesto di un’ondata di proteste che ha spazzato l’Europa in reazione alle misure d’austerità scelte per affrontare la crisi e la “finanziarizzazione” dello spazio economico globale. Dal loro emergere, nel maggio 2011, gli indignados sono stati attivamente impegnati in un dibattito pubblico sulla crisi e hanno promosso un processo deliberativo di decostruzione della versione convenzionale del potere politico ed economico che circonda la crisi globale, fornendo una spiegazione alternativa delle sue cause e delle sue conseguenze. Gli indignados denunciano il fatto che gli interessi economici hanno assunto priorità sugli interessi e i diritti del popolo; si appellano alla dignità umana, la cui altra faccia della medaglia è l’indignazione.

Sul secondo versante gli indignados stanno tentando di colmare i vuoti del sistema attuale con i propri spazi comunitari, guidati dai principi di solidarietà e auto-organizzazione e occupandosi di una protezione collettiva dei diritti socio-economici. I movimenti Occupy di tutto il mondo hanno una cosa in comune, come sostiene Mike King: tutti considerato che i difetti dell’ordine esistente e l’attuale crisi economica globale sono un ‘opportunità per colmare i vuoti di un mondo morente mentre se ne costruisce uno migliore.

Quando l’ordine sociale presente rende la vita impossibile a un vasto numero di persone, esse si organizzano nelle loro comunità mentre combattono per una società giusta che soddisfi le necessità del popolo. Questi movimenti, in quanto tali, stanno sperimentando modi nuovi per garantire i diritti umani: la loro lotta non riguarda soltanto l’ottenere che specifici diritti siano garantiti dai governi ma è anche parte di una rivolta politica più vasta in cui le persone stanno cominciando a decidere per conto loro ciò di cui hanno bisogno e come possono aiutarsi reciprocamente a soddisfare tali necessità.

Con lo scopo di promuovere un dibattito sull’attuale crisi economica e finanziaria, gli indignados hanno recentemente lanciato la campagna “smontare le bugie” (“desmontando mentiras”) che, con lo slogan “stavamo dormendo, poi ci siamo svegliati”, cerca di decostruire la versione convenzionale del potere politico ed economico a proposito della crisi globale e di offrire una spiegazione alternativa delle sue cause e conseguenze. I temi cruciali di questa campagna sono, da un lato, le misure d’austerità adottate dal governo spagnolo in ossequio alle raccomandazioni della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale e, dall’altro, le contraddizioni dell’architettura del sistema finanziario globale come tale.

L’avanguardia del movimento: contrattaccare l’austerità!

Le misure d’austerità sono uno dei temi centrali per il movimento 15M: fin dall’inizio gli indignados hanno affermato chiaramente che l’austerità danneggia il godimento dei diritti economici, sociali e culturali e che peggiora il livello di vita di una percentuale crescente della popolazione spagnola. Il movimento ha fatto appello a massicce mobilitazioni di massa in reazione all’annuncio di ulteriori piani d’austerità lanciati dal governo spagnolo.  

L’ultimo piano, annunciato il 13 luglio 2012, mirante a tagliare 65 miliardi di euro dal bilancio pubblico di quest’anno, ha corrisposto alle raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale di proseguire sulla via dei tagli e della stabilizzazione fiscale. Gli indignados hanno reagito rapidamente contro le nuove misure e le hanno definite un “attacco” ai diritti sociali. In un’assemblea straordinaria tenuta il 16 luglio 2012, il movimento 15M ha sollecitato una “reazione dei cittadini” contro il “colpo di stato finanziario” perpetrato contro il 99% della popolazione e chiamato ad aderire a una massiccia mobilitazione nazionale organizzata il 19 luglio 2012. Proteste di massa hanno radunato migliaia di persone in più di ottanta città del paese, unite contro l’austerità.  A Madrid una dimostrazione spettacolare di centinaia di migliaia di persone ha sfilato con un obiettivo comune: contrattaccare l’austerità.

L’impatto delle misure d’austerità sul godimento dei diritti umani è stato sottolineato dall’esperto indipendente delle Nazioni Unite sull’indebitamento estero e i diritti umani, Cephas Lumina, che ha avvertito che ha messo in guardia sul fatto che le misure d’austerità e le riforme strutturali imposte dalla UE e dal FMI alla Grecia possono tradursi in violazioni dei diritti umani fondamentali del suo popolo. Il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, dopo la comparizione della Spagna davanti al Comitato il 7 maggio 2012, ha sollecitato il governo a riesaminare le misure d’austerità  che stanno causando danni sproporzionati ai gruppi e ai singoli più vulnerabili ed emarginati.

Queste espressioni di preoccupazione raccolgono quel che il movimento 15M è andato denunciando sin dal suo stesso sorgere: che i piani d’austerità stanno principalmente tagliando le spese in investimenti sociali, colpendo così i segmenti più poveri della popolazione del paese. Nel suo manifesto del febbraio 2012 il Gruppo di Lavoro sull’Economia dell’Assemblea Popolare di Puerta del Sol ha denunciato che il progetto dei tagli non affronta la disuguaglianza e, in conseguenza, ha un effetto devastante sui diritti fondamentali dei segmenti più vulnerabili della popolazione, mentre lo strato più ricco della società ha visto a malapena intaccato il proprio livello di vita.

La principale giustificazione offerta per l’attuazione di queste plateali misure d’austerità è la necessità di contrastare il crescente indebitamento pubblico e di consolidare il bilancio nazionale. Il movimento degli indignados ritiene che sia stato ignorato un passo essenziale in questo processo: prima di stringere la borsa della finanza pubblica, il debito dovrebbe essere esaminato al fine di stabilire se è sorto da spese pubbliche legittime o se è il risultato di trasferimenti illegittimi di fondi pubblici dai contribuenti al settore privato, al fine di controbilanciare la temeraria assunzione di rischi del settore bancario spagnolo (corrotto e in bancarotta).

Il movimento 15M ha perciò deciso di creare una piattaforma per una “revisione cittadina del debito” con l’obiettivo di promuovere un’analisi popolare del debito pubblico governativo e di quello privato destinato a diventare pubblico mediante salvataggio e piani di pulizia.  Mediante questa piattaforma saranno controllate le caratteristiche del debito in un processo aperto e partecipativo che avrà anche una visione complessiva, analizzando non soltanto i temi economici e finanziari, ma anche l’impatto sugli aspetti di genere, ambientali, culturali, sociali e politici. La piattaforma ha promosso la creazione di una Rete Internazionale dei Cittadini per la Revisione del Debito” (ICAN) che, con lo slogan “Non siamo in debito! Non pagheremo!”, ha tenuto la sua prima riunione a Bruxelles nell’aprile del 2012, riunendo movimenti e reti di diversi paesi europei e del Nord Africa che stanno lottando contro l’austerità.

Ridefinizione del rapporto tra finanza e diritti umani

Il movimento 15M ha anche affermato sin dalla sua creazione che l’attuazione delle misure d’austerità non può essere considerata la sola causa di compromissione del godimento dei diritti fondamentali, ma che la causa principale della crisi e delle violazioni dei diritti umani sta nella struttura stessa del sistema finanziario, la cui concezione ha dato priorità al mercato rispetto allo stato come motore e garante principale dello sviluppo umano. Nel suo Appello Internazionale per una Giornata Alternativa d’Azione nella Giornata dei Diritti Umani, il gruppo ‘Scendiamo in Piazza’ ha dichiarato che “la nostra libertà e la nostra dignità sono sotto attacco in conseguenza delle dinamiche del mercato e delle istituzioni governative corrotte che stanno trasformando le nostre società locali e globali in luoghi sempre più ingiusti.”

Di fatto, quel che gli indignados denunciano è che negli ultimi decenni, mediante la definizione della struttura finanziaria ispirata dall’ideologia neoliberale, lo stato ha abdicato a molte delle sue responsabilità fondamentali nei confronti dei cittadini – compresa la tutela dei diritti sociali ed economici – lasciando al mercato la responsabilità di garantire tali diritti pubblici. Specificamente i governi di tutto il mondo hanno mancato di adempiere il dovere di proteggere i diritti umani contro le azioni di terzi, così come il dovere di sostenere la realizzazione di diritti umani con il massimo delle risorse disponibili.

Da un lato, come sostiene Radhika Balakrishnan, le istituzioni finanziarie ha nuociuto ai diritti umani approfittando dell’inerzia governativa.  Nell’era neoliberale, gli stati non hanno solo mancato di regolare il settore finanziario e di proteggere i diritti del popolo; essi hanno attivamente incoraggiato la deregolamentazione finanziaria, esponendo così proprietari di case, pensionati, depositanti e lavoratori inconsapevoli a gravi rischi finanziari. Chiaramente un tale sviluppo va direttamente contro gli obblighi dello stato, in base alla legge internazionale, di intervenire per proteggere i diritti sociali ed economici quando una singola impresa o istituzione minaccia di interferire con tali diritti.

Dall’altro, i fondi pubblici spesi in enormi salvataggi bancari mettono in discussione il principio dei diritti umani secondo cui lo stato dovrebbe utilizzare il massimo delle risorse disponibili per adempiere i suoi obblighi riguardo ai diritti umani, poiché ciò dimostra che il denaro pubblico è stato in realtà speso per salvare banche troppo grandi per fallire, invece di creare reti di protezione sociale a sostegno dei più colpiti dalla crisi.  Se mai c’è stato un esempio di privatizzazione dei profitti e di socializzazione delle perdite, è stato questo.

Lasciare la salvaguardia dei diritti e dei bisogni umani al mercato senza alcun tipo di intervento correttivo da parte del governo ha lasciato campo libero alle istituzioni finanziarie e alle banche per perseguire ulteriori profitti mediante forme di speculazione imprevedibili.  Gli investitori privati hanno finito per speculare su attivi per miliardi di euro – attivi che spesso neppur possedevano ma relativamente ai quali avevano acquistato complessi derivati – colpendo così gravemente la sussistenza di milioni di persone, come ha dimostrato lo scoppio della bolla immobiliare in Spagna. Mentre i banchieri si sono arricchiti, quasi mezzo milione di famiglie spagnole ha perso la casa da quando è cominciata la crisi. In un grandioso atto di “accumulazione per spoliazione”, queste case sono successivamente divenute di proprietà delle stesse banche che, tanto per cominciare,  avevano così avventatamente concesso i mutui ipotecari a valere su di esse.

Per questi motivi il movimento degli indignados sin dal suo stesso avvio ha chiesto che le istituzioni finanziarie, i banchieri e gli speculatori coinvolti in tale comportamento siano chiamati a risponderne. In quest’ottica il 15M ha lanciato una nuova iniziativa che chiamare a rispondere Rodrigo Rato, capo della più grande banca spagnola, Bankia, e i suoi dirigenti di vertice. La Bankia, il cui bilancio è oberato da attività immobiliari tossiche, ha richiesto il soccorso pubblico a livello di 19 miliardi di euro nel maggio 2012 per ripulire i suoi conti. Il governo Rajoy ha volenterosamente provveduto al salvataggio per un importo finale di 23,5 miliardi di euro, che rappresentano il più grande salvataggio bancario singolo della storia della Spagna.

Alcune settimane prima, era stato approvato un piano di aggiustamento del bilancio che introduceva 27 miliardi di euro di tagli a servizi sociali cruciali. C’era perciò da aspettarsi che la gente avrebbe reagito con forza contro il salvataggio di Bankia, ancor più quando è stato rivelato che la banca aveva manipolato il suo bilancio per nascondere le perdite; e nemmeno allora è stata lanciata alcuna inchiesta governativa per stabilire chi fosse responsabile e se, tanto per cominciare, fosse o meno legittimo l’enorme trasferimento di fondi pubblici e questa istituzione finanziaria privata corrotta.

Gli indignados hanno preso l’iniziativa e deciso di mandare un messaggio chiaro: “l’era dell’impunità è finita-“ E’ stata lanciata una campagna intitolata 15MpaRato mirante ad attivare azioni legali contro il massimo dirigente della Bankia. Il gruppo di lavoro motore dell’iniziativa ha presentato una serie d’indirizzi d’azione, ha cominciato a reclutare avvocati volontari e ha cercato e trovato più di 50 azionisti che si erano sentiti personalmente defraudati da Bankia ed erano disponibili a sostenere la campagna. Anche se gli avvocati sono volontari, una grossa causa costa denaro, così il movimento si è rivolto al “finanziamento del pubblico” [crowdfunding], chiedendo piccole donazioni alle masse di sostenitori, attraverso un sito specializzato in raccolta fondi. In meno di un giorno hanno raccolto 19.348 euro da 965 sostenitori individuali, un importo che ha superato l’aspettativa iniziale (gli organizzatori avevano segnalato 15.000 euro come budget richiesto).  La causa è stata avviata a giugno di quest’anno e accettata a luglio dalla Corte Nazionale spagnola.  

Ciò nonostante, anche se perseguono banchieri e speculatori chiamandoli a rispondere, gli indignados contemporaneamente vanno oltre un’attenzione ai soli individui, dichiarando chiaramente che giudicare i responsabili della crisi non è sufficiente; che il rapporto tra la finanza e i diritti umani, in sé, debba essere ripensato a un livello molto più fondamentale. La dipendenza strutturale dello stato dal capitale finanziario privato è stata fortemente influenzata da un processo recente, chiamato “finanziarizzazione” dell’economia globale, nel corso degli ultimi tre decenni. Questo processo ha condotto a una situazione in cui il sistema finanziario in quanto tale ha un enorme impatto sui risultati delle strutture e istituzioni politico-economiche, in tal modo colpendo i diritti socio-economici del popolo su una scala globale in crescendo.

Gli indignados denunciano i governi a livello mondiale per aver consentito i fiorire di un ambiente così permissivo per la speculazione e ancor di più per aver agito da garanti dei banchieri privati, assicurando che le perdite delle loro avventate assunzioni di rischio saranno coperte da salvataggi sempre più insostenibili con denaro pubblico. Tuttavia contemporaneamente i governi si sono rifiutati di agire da garanti dei loro stessi cittadini, che ora stanno perdendo le case in pignoramenti e sfratti coatti. Ci sono stati infiniti salvataggi di istituzioni finanziarie che hanno conseguito perdite per mutui non sostenibili; ma non c’è stato un singolo salvataggio per i proprietari di case che hanno perso i loro mezzi di sussistenza nel processo.

Perciò di indignados promuovono una drastica ridefinizione del rapporto tra finanza e diritti umani, un rapporto che preveda “una ‘rivalutazione’ della vita e una ‘de-finanziarizzazione’ della realtà”, in altre parole un radicale nuovo approccio che dia priorità ai diritti della gente rispetto agli interessi economici. Questa è una delle rivendicazioni centrali del movimento sin dal suo inizio, quando migliaia di persone sono scese in stata in Spagna con lo slogan “non siamo merci nelle mani dei politici e dei banchieri!”.

Questo è il primo di due articoli di Marta Sànchez, scritto come parte di un progetto di ricerca sul movimento 15-M presso il Centro per i Diritti Umani di Norimberga. La parte II seguirà la settimana prossima.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/indignados-austerity-as-a-violation-of-human-rights-by-marta-s-nchez

Originale: Roarmag.org

 

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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