Che cosa accadrà alle ‘città morte’ della Siria?

Redazione 11 agosto 2012 2
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Che cosa accadrà alle ‘città morte’ della Siria?

Di Robert Fisk

10 agosto 2012

 

Londra – I tesori inestimabili della storia della Siria – dei castelli dei Crociati, delle antiche moschee e chiese, dei mosaici romani, le famose  “città morte” del nord e i musei zeppi di oggetti antichi – sono diventati preda dei saccheggiatori e della distruzione operata dai ribelli armati e dalle milizie governative mentre i combattimenti avvolgono il paese.

Mentre i monumenti e i musei delle due grandi città, Damasco e Aleppo, sono finora stati in gran parte risparmiati, le notizie che arrivano da tutta la Siria parlano di danni irreparabili ai siti che sono un patrimonio artistico  che non  ha uguali in Medio Oriente. Perfino il magnifico Krak dei Cavalieri – descritto da Lawrence di Arabia come “forse il castello meglio preservato e più mirabile  del mondo” e che il Saladino non riuscì a conquistare – e stato bombardato dall’esercito siriano che ha danneggiato la cappella che c’è all’interno.

La distruzione del patrimonio artistico dell’Iraq, nel periodo caotico seguito all’invasione anglo-americana del 2003 -il saccheggio del museo nazionale, l’incendio dalla biblioteca coranica e la distruzione  delle antiche città sumere – forse si ripete ora in Siria.

Rapporti di archeologi siriani e di specialisti occidentali dell’età del bronzo e delle città romane, parlano di un tempio assiro distrutto a Tell Sheikh Hamad, di massicce distruzioni della cinta muraria e delle torri della cittadella del castello di al-Madiq – una delle fortezze crociate  più avanzate  del Levante che in origine cadde nelle mani di  Bohemond di Antiochia nel 1106 – e il saccheggio dei magnifici mosaici di Apamea, dove i ladri hanno usato le ruspe per tirare su  i pavimenti di epoca romana e trasportarli via dal sito. Incredibilmente, sono riusciti a prendere due giganteschi capitelli dalle colonne che fiancheggiano il “decumanus”, cioè principale strada romana della città che va da est a ovest.

In molti casi, ribelli armati hanno cercato il santuario dietro le spesse mura degli antichi castelli soltanto per scoprire che le forze armate siriane non avevano esitato a sparare a raffica contro  questi edifici storici per distruggere i loro nemici.

Si sono combattute battaglie accanite tra i ribelli e le truppe siriani dentro le “città morte”, le centinaia di città greco-romane abbandonate da lungo tempo che sono disseminate nella la campagna fuori Aleppo e che una volta formavano il cuore dell’antica Siria. Le truppe siriane hanno occupato il Castello di Ibn Maan che sovrasta la città romana di Palmira e hanno parcheggiato i carri armati e i veicoli blindati nella Valle delle Tombe, a ovest della vecchia città.

E’ stato segnalato che l’esercito governativo ha scavato una profonda trincea di difesa all’interno delle rovine romane.

“La situazione del patrimonio artistico della Siria oggi è catastrofica”, secondo Joanne Farchakh, un’archeologa libanese che ha anche fatto ricerche sulla distruzione e il saccheggio dei tesori storici dell’Iraq nel 2003, e ha aiutato il museo di Baghdad a recuperare  alcuni dei suoi reperti rubati.

“Uno dei problemi è che per 10 anni prima della guerra, il regime siriano ha istituito 25 musei culturali in tutto il paese, per incoraggiare il turismo e per mantenere gli oggetti di valore in questi siti – molti hanno sistemato monumenti di pietre nei giardini, in parte per dimostrare che il regime era abbastanza forte da proteggerli.

Ora il museo  di Homs è stato saccheggiato – dai ribelli o dalle milizie governative, chi lo sa?  e gli antiquari mi dicono che i mercati della Giordania e della Tirchia sono invasi da reperti che arrivano dalla Siria.”

C’è, naturalmente, un problema morale nella nostra preoccupazione per la distruzione dei tesori della storia. L’umanità comune suggerisce che la morte di un solo bambino siriano sulle  19.000 vittime della tragedia siriana, deve certamente avere più peso del saccheggio e della distruzione di tremila anni di civiltà. Vero.

Avere però ridotto in polvere e derubato della loro storia intere città priva le generazioni future -  milioni di individui – del loro diritto di nascita e dei semi della loro vita. La Siria è sempre stata nota come “la Terra delle civiltà” – Damasco e Aleppo sono tra le più vecchie città abitate del mondo e la Siria è il luogo di nascita della società agraria – e il terribile conflitto che ora sta sopraffacendo il paese priverà per sempre noi e i nostri discendenti di questa storia

Va a enorme merito degli archeologi siriani che abbiano da soli catalogato in maniera anonima la distruzione dei siti storici della loro nazione di nascita.

L’elenco comprende i bombardamenti da parte delle forze governative dei villaggi che esistono all’interno di città antiche; i ribelli sembra che abbiano trovato rifugio, per esempio, nel piccolo insediamento  civile    costruito all’interno delle meravigliose rovine di Bosra, che contiene uno dei teatri romani meglio preservati del mondo – il che non ha però impedito che diversi edifici venissero distrutti. Bombardamenti analoghi hanno sfasciato la struttura degli edifici di epoca bizantina ad al-Bara, Deir Sunbel e Ain Larose nella Siria settentrionale.

Nel monastero di Sednaya, che sembra sia stato fondato dall’Imperatore Giustiniano – gli abitanti del villaggio parlano ancora Aramaico, la lingua di Gesù – i bombardamenti hanno danneggiato la sezione più vecchia dell’edificio, che risale al 574.

Anche la moschea Omayyade di Deraa, una delle strutture più vecchie dell’era islamica in Siria, costruita su richiesta del Califfo Omar Ibn al-Khattab è stata danneggiata. Il Dottor Bassam Jamous, il direttore generale delle antichità della Siria, nominato dal governo, dice che i “terroristi” – ironicamente la terminologia usata nel mondo occidentale per i nemici di stato – hanno preso di mira gli edifici storici di Damasco, Aleppo, Bosra, Palmira, e la Cittadella di Salah al-Din (il Saladino), una fortezza dei Crociati conquistata dall’eroe guerriero curdo nel 1188, l’anno dopo che ha ripreso Gerusalemme per i Musulmani da Balian di Ibelin.

Vari mesi fa, le autorità siriane hanno fatto sapere del furto della statua d’oro di un dio aramaico dell’VIII secolo a.C. – non ancora ritrovata, anche se il furto era stato denunciato all’Interpol – e hanno ammesso furti nei musei governativi di Deir ez-Zor, Raqqa, Maarat al-Numan e Qalat Jaabar.

Hiba Sakhel, il direttore siriano dei musei, ha confermato che gli oggetti del museo di Aleppo sono stati trasferiti nei caveau  della banca centrale a Damasco per tenerli al sicuro.”

” Il Patrimonio archeologico in pericolo”,un gruppo di specialisti che sul loro sito web fanno l’elenco dei tesori del loro paese distrutti e saccheggiati, ha rivelato che il primo ministro siriano, Adel Safar, ha scritto ai ministri suoi colleghi l’11 luglio dell’anno scorso,  avvisandoli che “il paese è minacciato da gruppi criminali armati che hanno strumenti di alta tecnologia e sono specializzati nel furto di manoscritti e di oggetti antichi, e anche nel saccheggio di musei.

Gli archeologi trovano questo avviso  “molto strano” perché sembra mettere in guardia da saccheggi che non erano ancora accaduti – e fa quindi pensare che i funzionari del regime forse stiano preparando la strada per i loro furti privati e per rivendere l’eredità del paese,  una cosa che in effetti è accaduta quando governava il padre del presidente Assad, Hafez al-Assad.

Quindi il saccheggio e la distruzione sono alla porta di tutte le fazioni del conflitto siriano, insieme ai ladri che avanzano in tutti i siti storici quando la sicurezza dello stato svanisce. A dire il vero la Siria ha sempre sofferto – e il regime lo ha sempre tollerato – di una quantità limitata di furti nei siti storici, per incrementare l’economia nelle zone povere nel nord del paese e per arricchire i mafiosi del regime. Quello che accade ora, però, è di una portata epica e spaventosa.

“In quanto alle vecchie chiese, alle vecchie case, alle vecchie case di Homs, dimenticatevele, non esistono più,” dice l’archeologa Joanne Farchakh.  Specialista del patrimonio artistico all’epoca della guerra in Libano, in Iraq e nel nord di Cipro e anche in Siria, riferisce malinconicamente informazioni sui siti del secondo millennio a.C. dove i saccheggiatori hanno scavato enormi buche per  dissotterrare  i tesori della preistoria.

Gran parte della distruzione sta avvenendo non soltanto nel mondo dell’antica Roma, dei Crociati e della conquista musulmana  e della sua rinascita, ma nella terra dei “terroristi” originari, gli Assassini, i cui  attacchi omicidi a ogni tipo di autorità, mille anni fa, erano guidati dal “Vecchio delle montagne”. Egli una volta assediò il castello di Al-Madiq, il cui bombardamento a opera dell’esercito siriano è ora disponibile su videocassetta.

 

L’Indipendent di domenica

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/what-will-happen-to-syria-s-dead-cities-by-robert-fisk

Originale: Indipendent  Online

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons – CC BY – NC-SA  3.0

 

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2 Commenti »

  1. Severo Magiusto 13 agosto 2012 alle 15:50 - Reply

    Quest’articolo, così palesemente antigovernativo, sembra scritto direttamente dai servizi segreti inglesi. Personalmente lo trovo molto poco credibile o comunque gonfiato nei dati. Qualora effettivamente l’esercito siriano usasse le rovine archeologiche come nascondiglio, la spiegazione potrebbe essere in un tentativo di proteggersi dagli “esportatori di democrazia a suon di bombe”.

  2. fabiosallustro 13 agosto 2012 alle 16:34 - Reply

    Non mi sembra anti governativo. O meglio… non mi sembra SOLO anti governativo. Non incollo le parti in cui attribuisce colpe ai ribelli perche’ possiamo rileggerle. Inoltre, anche se andrebbe approfondito, concordo sul sarcasmo che esprimi parlando dell’esportazione di democrazia a suon di bombe. Quello che avrei maggiormente voluto da Fisk in questo articolo, anche se mi rendo conto che e’ difficile in simili contesti… ecco, avrei preferito meno ‘si dice’ ‘sembra’ e ‘forse’ e piu’ certezze e riferimenti. E’ difficile, lo so. Ma avrei preferito.
    Fabio

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