Nessuna tolleranza per la pace al congresso dei droni

Redazione 10 agosto 2012 0
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"Potenza senza pilota"

 

di Medea Benjamin  – 10 agosto  2012

Quando, come nazione, avremo una discussione schietta a proposito dei droni e alle uccisioni controllate a distanza? Si potrebbe pensare che un dibattito di questo tipo potrebbe aver luogo quando migliaia di persone si riuniscono, una volta all’anno, all’incontro dell’Associazione Internazionale dei Sistemi di Veicoli Senza Pilota (AUVSI). Sbagliato.

Ma l’AUVSI, il gruppo lobbistico dell’industria dei droni, non ha tollerato alcun dissenso nel suo Congresso del 6 – 9 agosto a Las Vegas.  Quando, come autrice di un nuovo libro, ‘Drone Warfare: Killing by Remote Control’ [Guerra dei droni: uccisioni col telecomando], ho cercato di affittare una camera al Centro Congressi per presentare il mio libro, l’AUVSI ha opposto il veto alla mia richiesta. Quando ho cercato di registrarmi come giornalista, mi è stato detto che non soddisfacevo i loro criteri, ma si sono rifiutati di dirmi di che criteri si trattava. E dopo essermi registrata in rete come partecipante normale e aver pagato la quota di 200 dollari, quando sono comparsa a ritirare il mio cartellino sono stata strattonata via dalla coda, circondata dalla polizia e mi è stato detto che sarei stata arrestata se avessi messo piede al Centro Congressi nel corso della riunione.

Lo stesso è successo a padre Louie Vitale, un francescano ottantenne che si era registrato e aveva pagato in anticipo per il congresso. Padre Vitale è noto per la sua solenne posizione, ispirata dalla fede, contro la guerra, comprese le uccisioni mediante i droni. “C’è qualcosa che viene dai miei giorni nell’aviazione che mi affascina a proposito dei droni e che è uno dei motivi per cui volevo entrare a vedere le mostre,” ha affermato padre Vitale, “ma volevo anche parlare con qualcuno dei produttori e degli operatori dei droni”. Non doveva essere così. Senza provocazioni, padre Vitale si è ritrovato circondato dalla sicurezza del Congresso e dalla polizia di Las Vegas che lo ha minacciato di arresto.

Il sostenitore di Code Pink [Codice Rosa]  e scrittore Tighe Barry si è fatto tutto il volo da Washington, D.C., per partecipare al congresso. Con la conferma della pre-registrazione in mano, gli è stato dato il cartellino di accesso solo per ritrovarselo strappato via venti minuti dopo. “Ero seduto tranquillo a una sessione sull’integrazione dei droni nello spazio aereo statunitense quando sono stato afferrato dagli agenti della sicurezza e trascinato fuori dalla sala. Che razza di follia è questa?” ha detto Barry. “Quella gente è fuori di testa!”

Alcuni attivisti non sono stati fermati immediatamente dai teppisti della sicurezza dell’AUVSI, ma due di loro sono stati messi al bando quando hanno osato semplicemente porre alcune domande approfondite agli espositori nello stand della General Atomics, la società che produce i droni letali Predator e Reaper. “Stavo semplicemente chiedendo se la società avverte una qualche responsabilità quando i suoi prodotti sono utilizzati per uccidere innocenti in luoghi come il Pakistan e lo Yemen”, ha detto Jim Haber, del Nevada Desert Experience, un gruppo che da decenni contesta pacificamente gli armamenti nucleari. A Janis Sevre-Duszynska, che scrive per il National Catholic Reporter, è stato consentito l’accesso all’interno ma è stata annientata dall’esperienza. “Percorrere la sala dell’esposizione è stato surreale. E’ tutto incentrato sulle prestazioni, velocità, bersagli e vendite; niente riguardo alle conseguenze,” ha detto Sevre-Duszynska. “Mi sono sentita come in zona di guerra e mi sono sentita come un’aliena. Non sembrava ci fossero altri che mettessero in discussione gli utilizzi di questa tecnologia.”

La cofondatrice di Code Pink, Jodie Evans, che è riuscita a entrare per un paio d’ore, ha avuto la stessa sensazione da aliena, specialmente da un punto di vista femminile. “C’erano così poche donne che era una cosa spettrale,” ha detto la Evans. “Direi che il rapporto tra uomini e donne era di circa cinquecento a uno, e alcune delle donne erano fidanzate dei tizi. Diciamo semplicemente che la toilette delle signore era vuota.”

La Lockheed Martin si è servita dell’occasione per annunciare di aver completato i test di volo di un nuovo drone che può essere rifornito in aria a mezzo laser. “Sai come hanno chiamato il loro drone? Lo Stalker [il molestatore, persecutore – n.d.t.],” ha detto la Evans, che è da molto sostenitrice dei diritti delle donne. “Messaggi misogini, macho e violenti erano dappertutto – molestare, neutralizzare, eliminare il nemico – e naturalmente i simboli fallici cominciano con gli stessi droni.”

Mary Lou Anderson, membro del consiglio del Nevada Desert Experience, anche lei cacciata dallo spazio dell’esposizione, ha osservato che c’era un’enorme discrepanza tra i discorsi d’apertura, concentrati sui potenziali utilizzi e vantaggi civili dei droni e la predominante presenza dell’esercito nella sala delle esposizioni. “Direi che più dell’85% dei venditori e dei produttori che esponevano era interamente basato sull’esercito o associato all’esercito e alla polizia.”

L’esercito, la marina, l’aviazione e il corpo dei marine avevano i loro prodotti. Lo stesso i fabbricanti di armi come la General Atomics (produttrice dei droni Reaper e Predator), la Northrop Grumman (produttrice del drone Grey Eagle, noto per la sua “perseveranza letale”) e la Boeing (produttrice del Phantom Eye).

Altri esibitori erano basi militari come la Yuma Proving Grounds, in Arizona, e la base dell’aviazione Edward, in California, che stanno cercando di affittare spazi da società private per sperimentare e sviluppare droni e università, come l’università del Nord Dakota, che reclamizzano i loro programmi di addestramento per gli operatori dei droni.

“Alcuni di noi sono preoccupati per la proliferazione sregolata dei droni e per gli innocenti che sono uccisi nelle nostre guerre comandate a distanza”, ha detto Jim Haber, che vive a Las Vegas e spesso sorveglia  dall’esterno la vicina base dell’aviazione Creech da dove sono pilotati i droni che ammazzano la gente in Afghanistan. “Ma l’AUVSI è preoccupata dalla pace e dalle persone che professano idee pacifiste. Immagino che ci considerino un danno per gli affari.” In effetti alcune delle sessioni hanno affrontato le preoccupazioni dei fabbricanti di droni per trovare nuovi mercati con le guerre in Iraq e in Afghanistan che si stanno esaurendo.

All’esterno del Centro Congressi i manifestanti hanno inscenato una manifestazione in cui si sono finti morti per commemorare gli innocenti uccisi dai droni letali. E la mattina dopo, alle sei, un pugno di attivisti si è diretto alla base dell’aviazione Creech, distante quaranta miglia, per accogliere il personale militare in ingresso nella base, parte del quale è costituito da operatori di droni.

Del gruppo hanno fatto parte padre Vitale e il settantacinquenne padre Zawada, seduto sul suo deambulatore sotto il sole infuocato. Vitale e Zawada avevano uno striscione che diceva “Mettete a terra i droni, se non volete raccogliere quel che seminate”. Un altro dei vigilanti aveva un cartello con disegno di un’ape dall’aria amichevole che diceva “Fate il miele, non fate la guerra.”

“La pace sia con voi, fratelli”, hanno detto i preti all’arrivo dei soldati nelle loro auto. Sopra le loro teste un drone Reaper trafiggeva il cielo del deserto.

Venti minuti dopo, allertati contro il gruppo pacifista alla buona, numerosi grandi SUV della polizia sono arrivati sbandando lungo la Route 95 verso la base. L’AUVSI non è il solo gruppo minacciato dai devoti portatori di pace.

Medea Benjamin, autrice di ‘Drone Warfare: Killing by Remote Control’ [Guerra dei droni: uccisioni col telecomando]è cofondatrice di Code Pink e di Global Exchange.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/at-drone-convention-zero-tolerance-for-peace-by-medea-benjamin

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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