Paraguay: dopo il colpo di stato i movimenti sociali si mobilitano per la democrazia

Redazione 8 agosto 2012 0
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di Ben Dangl  – 8 agosto 2012

Che piova o ci sia il sole, ogni giovedì ad Asunciòn, in Paraguay, gli attivisti si riuniscono per contestare il governo di destra di Federico Franco, salito al potere il 22 giugno in seguito a un colpo di stato parlamentare contro il presidente di sinistra Fernando Lugo. Queste proteste settimanali rappresentano un nuovo spirito e una nuova strategia di protesta nel Paraguay del dopo colpo di stato.

Il colpo di stato ha dato vita a nuovi accordi imprenditoriali, alla repressione dei diritti dei cittadini e a giri di vite sulla libertà della stampa. Ha anche involontariamente creato un nuovo panorama di lotte sociali e movimenti di sinistra.

Questi movimenti per la democrazia si sono sollevati contro il governo golpista e i rinnovati attacchi dello stato e delle imprese ai diritti umani, all’ambiente e ai piccoli agricoltori. Alcuni attivisti stanno contestando i licenziamenti motivati politicamente, mentre altri stanno chiedendo una nuova costituzione.  Al di là della contestazione al governo di Franco, questi movimenti stanno proponendo un programma progressista nel dibattito su quale paese vogliano i paraguaiani, indipendentemente da chi sta al potere.

Resistenza collettiva

“Quelle cui stiamo assistendo sono proteste auto-organizzate che sono organizzate collettivamente”, ha spiegato in un’intervista telefonica da Asunciòn Gabriela Schwartzman Muñoz, portavoce del Movimiento Kuña Pyrenda, un movimento politico socialista e femminista che organizza le proteste del giovedì nella capitale.

Questa forma di mobilitazione più collettivamente organizzata è un fenomeno relativamente nuovo nei movimenti sociali del Paraguay, e ha contrassegnato le nuove manifestazioni per la democrazia nel paese.

“Prima era il presidente del sindacato che organizzava la gente in uno sciopero oppure era un campesino [piccolo contadino]che marciava alla testa di una mobilitazione. Ora non vediamo questo genere di guida tradizionale”, ha spiegato la Muñoz. “Dietro le marce di questi cittadini non c’è alcun leader politico, non c’è alcun leader di un’organizzazione; queste sono mobilitazioni spontanee.” Tali proteste coinvolgono “la partecipazione di persone che prima erano invisibili e ora sono protagoniste.”

La resistenza al colpo di stato è disseminata nel paese e tipicamente comporta piccole proteste urbane (in gran parte ad Asunciòn) che hanno utilizzato marce colorate, arte, teatro, musica e poesia come espressioni di resistenza. In modo notevole, sono stati i giovani a guidare gran parte dell’organizzazione di questo movimento e strumenti sociali di rete, come Facevo e Twistore, hanno svolto un ruolo cruciale nel riunire la gente contro il governo golpista.

“Questo [movimento urbano] rappresenta una ventata d’aria fresca all’interno del settore sociale debole e smobilitato”, mi ha spiegato in un’intervista l’avvocato paraguaiano per i diritti umani Orlando Castillo. “Il Paraguay è ora in un periodo molto interessante, in cui una nuova gamma di possibilità potrebbe rafforzare i processi sociali.”

All’esterno della nazione, priva di sbocchi sul mare, le ondate di emigranti paraguaiani il cui numero è salito alle stelle negli ultimi otto anni, si stanno anch’esse organizzando contro il golpe di Franco.  Castillo ha affermato: “Queste persone si sono organizzate per rendere globale la resistenza. Fuori dal paese questo il volto internazionale dell’opposizione al colpo.”

Lotta per la sovranità

A livello nazionale il governo di Franco non ha migliorato le prospettive di gran parte della classe lavoratrice impoverita del paese. “La situazione sociale è fondamentalmente rimasta la stessa [dopo il colpo di stato]: povertà e povertà estrema affliggono quasi il 57% della popolazione” ha dichiarato alla Revista Debate Raùl Zacarias Fernàndez, sociologo e direttore della facoltà di scienze sociali all’Università Catòlica de Paraguay.  Secondo il sociologo, gli appartenenti al movimento dei senza terra che lottano per la loro stessa terra “si stanno organizzando e preparando a occupazioni.”

Nel frattempo Franco non ha incontrato nemmeno un’organizzazione, urbana o campesino, da quando è salito al potere. Invece, secondo la sua agenda ufficiale, si è concentrato su incontri con i leader delle imprese.  Nel breve periodo da quando è al potere, Franco ha assicurato una corsia preferenziale a accordi controversi con la Monsanto e con la compagnia mineraria Rio Tinto Alcan (RTA) con sede a Montreal, accordi che i critici accusano di minacciare i diritti umani e quelli dell’ambiente nonché la sovranità economica della nazione. Queste mosse sono state motivo per numerose proteste e dibattiti nel paese.

Parlando dell’accordo con la RTA e la Monsanto, l’economista paraguaiano Luis Rojas ha dichiarato a IPS News che “è preoccupante che un governo che non è stato eletto da un voto popolare stia introducendo questi investimenti stranieri senza alcun genere di controllo.” Nel caso degli accordi con entrambe le società Franco sta procedendo senza gli studi che sono tipicamente richiesti in accordi di tal genere.

Il 30 luglio è stata lanciata la campagna “No al colpo di stato della Rio Tinto Alcan” dall’ex presidente Lugo e da Ricardo Canese, un ingegnere e leader dell’organizzazione sociale Fronte Guasu. Stanno cercando di impedire che la compagnia arrivi nel paese e stanno lavorando a raccogliere 100.000 firme contro l’accordo con la RTA che essi affermano abbia preparato il terreno per il colpo di stato.

Reagendo all’accordo fatto recentemente dal governo di Franco con la Monsanto a sostegno di semi di cotone geneticamente modificati, il leader campesino Jorge Galeano ha dichiarato alla AP che l’uso di questi semi “va contro l’economia dei piccoli agricoltori” e farà uso di prodotti chimici agricoli che avvantaggiano solo la produzione su vasta scala. “Questa è una condizione commerciale che viola l’idea della nostra lotta per la sovranità agricola del Paraguay”, ha detto Gaelano.

Numerose proteste e numerosi scioperi sono stati organizzati anche dai lavoratori e dai sindacati per denunciare il licenziamento motivato politicamente, da parte del governo di Franco, di dipendenti statali in una vasta gamma di agenzie, ministeri, impianti idroelettrici e canali mediatici pubblici. I lavoratori dicono di essere cacciati per il loro sostegno a Lugo o per le loro idee politiche di sinistra. Il fatto che questa purga di dipendenti pubblici sia attuata da un’amministrazione che non è stata eletta democraticamente ha fatto ulteriormente infuriare i lavoratori e i loro sostenitori.

Fuori dall’ombra del dittatore

Gran parte di questi recenti cambiamenti politici e sociali può essere fatta risalire all’ombra della dittatura di Alfredo Stroessner (1954-1989), che tuttora incombe sulla nazione. Dopo la caduta della dittatura nel 1989 molti degli stessi politici di quel regime sono semplicemente rientrati in politica con ruoli nuovi, ha detto Castillo. “Mentre la dittatura è scomparsa, il sistema di potere è rimasto intatto.” E questa struttura di potere – feudale, repressiva, elitaria e conservatrice – continua a decidere oggi la politica del Paraguay.

“Quel che il colpo di stato è riuscito a fare è stato fondamentalmente riposizionare i protagonisti politici, smascherandoli e consentendo ai cittadini rurali e urbani di poter distinguere tra quelli che propongono di cambiare lo status quo e quelli che vogliono mantenerlo,” ha spiegato Castillo.

Tale consapevolezza politica rinnovata si è manifestata in vari modi. Secondo la Muñoz il colpo ha dimostrato che la costituzione del 1992 non vale nulla, in quanto è stata manipolata dai politici che l’hanno usata per attuare un colpo di stato parlamentare illegittimo. “E così la gente dice ‘No!’. Dobbiamo cominciare a impiantare un nuovo modello di democrazia, un altro modello di società e si sta già parlando di organizzare un’assemblea costituzionale nazionale in cui discutere di questi temi.”

Ha detto che l’attuale crisi del paese non sarà risolta dalle elezioni presidenziali previste per l’aprile 2013. La soluzione, secondo la Muñoz, emergerà quando i cittadini potranno sedersi a discutere del loro futuro in un’assemblea costituzionale. “C’è ora un urgente bisogno,” ha detto, “di sviluppare meccanismi più forti che garantiscano che i diritti dei cittadini non siano violati … ci stiamo muovendo in questa direzione, stiamo discutendo un nuovo paradigma.”

***

Benjamin Dangl è un giornalista concentrato sull’America Latina e autore di ‘Dancing with Dynamite: Social Movements and States in Latin America’ (AK Press)  [Giocando con la dinamite: movimenti sociali e stati in America Latina] e di ‘The Price of Fire: Resource Wars and Social Movements in Bolivia’ (AK Press) [Il prezzo del fuoco: guerre per le risorse e movimenti sociali in Bolivia]. E’ direttore di TowardFreedom.com  [Verso la libertà] un sito progressista sugli eventi mondiali e di UpsideDownWorld.org [Mondo alla rovescia], un sito che si occupa di attivismo e politica in America Latina. Email: Bendang@gmail.com

 

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/in-the-shadow-of-paraguays-coup-social-movements-mobilize-for-democracy-by-ben-dangl

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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