Canada: lo sciopero degli studenti del Quebec

Redazione 6 agosto 2012 0
Print Friendly

di CLASSE  – 6 agosto 2012

Gli studenti del Quebec quest’anno hanno organizzato uno sciopero protratto contro il piano del governo per una grossa impennata delle tasse scolastiche e hanno in programma di proseguire l’azione in autunno. La forza motrice dello sciopero studentesco è stata la Coalizione dell’Associazione per la Solidarietà Sindacale Studentesca) Coalition large de l’association pour une solidarité syndicale étudiante, o CLASSE).

In questo manifesto, pubblicato in luglio, CLASSE sollecita i sindacati e le altre lotte sociali a unirsi nel rifiuto del neoliberalismo e a costruire un tipo diverso di futuro per gli studenti e i lavoratori.

Per mesi in tutto il Quebec le strade hanno vibrato al ritmo di centinaia di migliaia di piedi in marcia. Quello che era iniziato come un movimento clandestino, ancora inceppato nella partecipazione invernale, ha raccolto nuova forza in primavera ed è sgorgato liberamente, galvanizzando studenti, genitori, bambini e quelli con e senza lavoro.

Lo sciopero studentesco iniziale si è tradotto in una lotta di popolo, mentre il problema delle tasse scolastiche ha aperto la porta a un malessere molto più profondo: abbiamo ora di fronte un problema politico che ci colpisce veramente tutti.  Per scoprirne il rimedio e dare sostanza alla nostra visione riportiamo la mente alla radice del problema.

Per come la vediamo noi, la democrazia diretta dovrebbe essere vissuto in ogni momento di ogni giornata. Le nostre voci dovrebbero farsi sentire nelle assemblee scolastiche, al lavoro, nei quartieri. La nostra idea di democrazia mette permanentemente il popolo al comando della politica e per “popolo” intendiamo quelli di noi che stanno alla base della piramide, il fondamento della legittimità politica. Questa diventa un’opportunità per tutti quelli che non vengono ascoltati mai. E’ ora che le donne parlino da uguali e sollevino problemi che sono troppo spesso ignorati o semplicemente dimenticati.

La democrazia che vediamo noi non fa promesse: entra in azione. La nostra democrazia mette al bando il cinismo, invece di alimentarlo. Come abbiamo dimostrato molte volte, la nostra democrazia riunisce la gente. Ogni volta che scendiamo in strada e formiamo picchetti, è questo genere di democrazia che finalmente respira liberamente. Parliamo di una democrazia partecipativa, condivisa.

La democrazia, com’è vista dall’altra parte, è etichettata come “rappresentativa”, e ci chiediamo cosa davvero rappresenti. Questo genere di “democrazia” esce a prendere una boccata d’aria una volta ogni quattro anni, per dedicarsi un po’ al gioco delle sedie. Mentre le elezioni vanno e vengono, le decisioni restano immutate al servizio degli stessi interessi: quelli dei leader che preferiscono i sussurri dei lobbisti allo sbattere di pentole e padelle.

Ogni volta che il popolo alza la voce per far sentire il suo scontento, ecco che arriva la risposta: leggi emergenziali con manganelli, spray urticanti e gas lacrimogeni antisommossa. Quando l’élite si sente minacciata nessun principio è sacro, nemmeno quegli stessi principi che essa predica: per l’élite la democrazia funziona soltanto quando noi, il popolo, teniamo la bocca chiusa.

LA NOSTRA VISIONE è che le decisioni veramente democratiche emergono da uno spazio condiviso in cui agli uomini e alle donne è riconosciuto valore. Da uguali, in questi spazi, uomini e donne possono collaborare per costruire una società che sia dedita al bene pubblico.

Sappiamo che un uguale accesso ai servizi pubblici è vitale per il bene comune. E l’accesso può essere uguale solo se è gratuito.

L’accesso gratuito fa più che semplicemente abolire i prezzi: abbatte le barriere economiche che si frappongono a ciò che ci è più caro. L’accesso gratuito rimuove i blocchi che intralciano il pieno fiorire della nostra condizione di esseri umani. Dove c’è accesso gratuito, condividiamo il pagamento dei servizi condivisi.

Per contro il concetto di determinazione del prezzo – la cosiddetta “quota equa” – è, in verità, nient’altro che una discriminazione velata. In base al presunto principio condiviso del “paga chi fruisce” è in realtà imposta una sovrattassa a quelli i cui bisogni sono già l’ultima ruota del carro. Dove sta la giustizia quando un ospedale può addebitare esattamente la stessa parcella a un avvocato e a un commesso di supermercato? Per l’avvocato l’importo è irrisorio; per il commesso è un onere durissimo.

Questo è un onere che tutti noi sopportiamo, ciascuno di noi, che siamo studenti o no: questa è una lezione che il nostro sciopero ci ha insegnato. Poiché noi, studenti, siamo anche affittuari e dipendenti; siamo studenti internazionali, messi da parte da servizi pubblici discriminatori.

Veniamo da mondi diversi e fino a quando il colore della nostra pelle non passerà inosservato come il colore dei nostri occhi continueremo a subire razzismo, disprezzo e ignoranza quotidiani. Siamo donne, e se siamo femministe è perché ci confrontiamo quotidianamente con il sessismo e con le barriere create contro di noi dal sistema patriarcale; combattiamo costantemente un pregiudizio profondamente radicato. Siamo gay, eterosessuali, bisessuali, e fieri di esserlo. Non siamo mai stati un segmento separato della società. Il nostro sciopero non è diretto contro il popolo.

Noi siamo il popolo.

Il nostro sciopero va oltre l’aumento di 1.625 dollari delle tasse scolastiche. Se, buttando sul mercato le nostre istituzioni educative, ci sono tolti i nostri diritti fondamentali, possiamo dire lo stesso degli ospedali, dell’Hydro-Quebec [la compagnia elettrica dello stato – n.d.t.], delle nostre foreste e del suolo sotto i nostri piedi. Condividiamo molto di più che non solo i servizi pubblici; condividiamo i nostri spazi vitali, spazi che c’erano prima che noi nascessimo. Vogliamo che ci sopravvivano.

Tuttavia un pugno di avidi, che non rispondono a nessuno, si dà un gran da fare per devastare tali spazi, e la sta facendo franca, con progetti come Plan Nord [un programma statale venticinquennale da 80 miliardi di dollari per la promozione, prevalentemente, dell’attività estrattiva e forestale – n.d.t.] , i gas da argille  e altro.  Per questi pochi, che vedono il futuro in termini di utili del prossimo trimestre, la natura ha valore soltanto quando misurata in termini di ricadute economiche.

Cieca alla bellezza del bene comune, questa cricca è avida e imprevedibile, con occhi soltanto per i suoi remoti azionisti. Serve gli sfizi di tali azionisti in stile coloniale, senza consultarsi con nessuno. Le principali vittime di questa liquidazione all’ingrosso sono le donne native, lontane dai media, povere e facilmente ignorate.

Fortunatamente, anche se i nostri popoli nativi sono cacciati ogni volta che si trova ricchezza sotto o sopra la loro terra, essi hanno mantenuto viva la lotta. Alcuni di questi spietati progetti di sfruttamento sono stati congelati grazie alle donne e agli uomini che hanno osato opporvisi. Questi uomini e questo donne hanno tenuto la loro posizione contro questo saccheggio di risorse, nonostante tremendi ammonimenti che la nostra sopravvivenza economica dipende dal veloce sfruttamento della nostra ricchezza sotterranea, non importa a quale prezzo.

INSIEME, tutti e ciascuno, saremo colpiti dallo spreco delle nostre risorse, perché siamo interessati non solo a quelli che verranno dopo di noi ma anche a quei popoli che con noi condividono tali spazi; vogliamo avere pensieri migliori. Vogliamo essere previdenti.

Questo è il significato della nostra visione e l’essenza del nostro sciopero: è un’azione collettiva condivisa la cui portata va ben oltre gli interessi dei soli studenti. Osiamo chiedere un mondo diverso, un mondo ben lungi dalla cieca sottomissione che il nostro attuale sistema basato sulle merci esige da noi. Le persone, la natura, i nostri servizi pubblici, sono considerati merci: la stessa minuscola élite è indaffarata a vendere tutto ciò che appartiene a noi. E tuttavia noi sappiamo che i servizi pubblici non sono spese inutili, né sono prodotti di consumo.

Insieme abbiamo compreso che la ricchezza del nostro sottosuolo non può essere misurata in tonnellate di metallo e che il corpo di una donna non è un punto vendita. Allo stesso modo, non può essere venduta l’istruzione; dovrebbe essere assicurata a tutti e a ciascuno, indipendentemente dal nostro status all’immigrazione o dalla nostra condizione. Il nostro obiettivo è un sistema d’istruzione che sia per noi, che condivideremo insieme.

Poiché l’istruzione è il terreno di addestramento dell’umanità e poiché l’umanità non si piega alla competitività economica, ci rifiutiamo di permettere che le nostre scuole si pieghino sotto il peso di portafogli ben forniti. Insieme, chiediamo un sistema scolastico ugualitario che spezzi le gerarchie, che rappresenti una minaccia per quegli uomini e per quelle donne che ancora pensano di poter avere mano libera su di noi.

Offrendo a tutti le risorse di cui necessitano per sviluppare il loro completo potenziale, riusciremo a creare una società in cui siano condivisi il processo decisionale e i modi in cui organizzeremo insieme le nostre vite. Questo è il centro della nostra visione. L’istruzione non è una branca dell’economia, né è un servizio di addestramento a breve termine. Il nostro sistema d’istruzione, che è alla radice di tutto il sapere, ci può permettere di aprire la strada verso la liberazione della società nel suo complesso; può offrire un’istruzione liberatoria che getterà le fondamenta dell’autodeterminazione.

Crediamo che se il nostro sistema d’istruzione deve essere considerato come uno spazio in cui è condiviso il sapere universale, deve bandire ogni forma di discriminazione e di dominio basata sul genere. E tuttavia le donne, nel sistema d’istruzione attuale, hanno un cammino difficile quanto lo hanno nella società odierna.

E’ futile credere che uno status ineguale non sarà più riprodotto nelle sale delle accademie; siamo disgustati nel vedere che le professioni tradizionalmente associate alle donne sono ancora sottovalutate e che tuttora sono per la maggioranza donne che studiano tali professioni. Noi donne siamo numerose nelle classi delle lauree triennali, ma quante di noi salgono fino ai gradini più elevati della scala accademica?

Siamo contro la prosecuzione di questa discriminazione contro le donne così come contro chi in qualsiasi modo sia emarginato dalla società. Il nostro obiettivo consiste nel rendere il nostro sistema d’istruzione uno spazio in cui davvero regni l’eguaglianza e siano rispettate le differenze. Il nostro fervido desiderio è di un sistema d’istruzione che consenta a tutti noi di svilupparci.

Nello scegliere di scioperare, abbiamo scelto di batterci per queste idee. Abbiamo scelto di stabilire un rapporto di forza, l’unico meccanismo che ci consentirà di far pendere la bilancia. Condividendo tra noi questa responsabilità possiamo realizzare molto: ma al fine di farlo dobbiamo schierarci, e schierarci con forza.

La storia ci ha dimostrato in modo eloquente che se scegliamo la speranza, la solidarietà e l’eguaglianza, non dobbiamo mendicarle: dobbiamo prendercele. E’ questo che intendiamo per sindacalismo combattivo.

Ora, in un momento in cui nuovi spazi democratici stanno spuntando dovunque attorno a noi, dobbiamo farne uso per creare un mondo nuovo. Ora non è più il momento di semplici dichiarazioni d’intenti: dobbiamo agire. Nel proclamare uno sciopero sociale oggi, marceremo a fianco a fianco con voi, gente del Quebec, nelle strade domani.  Nel proclamare uno sciopero sociale oggi speriamo che domani marceremo, insieme, a fianco a fianco con l’intera società del Quebec.

Insieme possiamo ricostruire. Condividiamo il nostro futuro.

Together, we can rebuild. Share our future.

Translated by Tamara Loring for Rouge Squad. First published at StopTheHike.ca.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/share-our-future-by-classe

Originale: Socialistworker.org

 

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Lascia un commento »

*

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: