E’ ora di un “ambientalismo radicale”

Redazione 6 agosto 2012 0
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di Rebecca Burns  – 05 agosto 2012

Se avete voglia di perdere un po’ di sonno questa settimana, leggete il pezzo di Bill McKibben su Rolling Stone dove egli delinea “la terrificante nuova matematica” del riscaldamento globale.  Essenzialmente la quantità di carbonio che le imprese dei combustibili fossili hanno già deciso di bruciare è cinque volte maggiore della quantità che gli scienziati affermano può essere bruciata senza causare danni irreparabili. In altre parole abbiamo quella che la Carbon Tracker Initiative [Iniziativa per il Controllo del Carbonio] chiama una “bolla del carbonio”: una quantità di carbonio nelle riserve di petrolio e gas esistenti presso le imprese dei combustibili fossili che supera di molto la quantità di carbonio che può essere bruciata senza devastare il pianeta. Come dice McKibben:

“Si immagini che due gradi Celsius corrispondano al limite legale all’assunzione di alcolici, equivalente a un livello di alcool nel sangue pari a 0,08 al di sotto del quale si può farla franca tornando a casa in automobile. I 565 gigaton sono il numero delle bevande che si possono ingerire e rimanere comunque sotto il limite: le sei birre, diciamo, che si possono consumare in una serata. E i 2.795 gigaton? Sono le tre confezioni da dodici che l’industria dei combustibili fossili ha sulla tavola, già aperte e pronte da versare. “

Le metafore metereologiche possono essere di cattivo gusto in un articolo a proposito del riscaldamento globale ma andrebbe notato che c’è qui uno squarcio tra le nubi: soltanto perché qualcosa è pronto da bruciare non significa che dobbiamo bruciarlo. McKibben conclude sollecitando azioni dirette per fermare le estrazioni di petrolio e gas che ci porterebbero oltre il nostro “budget del carbonio”.

E il suo articolo, come lui sa bene, arriva in un momento in cui il tipo di disobbedienza civile che sollecita è in ascesa nel movimento ambientalista. Lo scorso fine settimana un numero stimato di 4.000 attivisti si è raccolto a Washington, D.C., per una manifestazione a favore dello  “stop all’attacco del frack” e schiere di manifestanti hanno brevemente interrotto le operazioni presso la miniera a cielo aperto di Hobet, nella contea di Lincoln, West Virginia.  Ci sono stati circa 20 arresti in quella che è risultata essere la più vasta azione diretta contro la rimozione delle cime montane. Queste azioni hanno fatto seguito a una serie di blocchi di chiatte di carbone e di siti di smaltimento di acque di scarico, nonché alla prima riuscita chiusura di un sito di fracking da parte di Earth First in precedenza, quest’estate.  

Il senso dell’articolo di McKibben – che i cambiamenti degli stili di vita e la “svolta verde” siano troppo limitati e troppo concentrati sui singoli piuttosto che su azioni collettive – non è un’idea nuova. L’utilizzo di tattiche come sedersi sui rami degli alberi e blocchi per interrompere il taglio dei tronchi, la costruzione di strade e lo sviluppo delle periferie è emerso dalla critica di grandi organizzazioni ambientaliste professionalizzate che lavorano prevalentemente attraverso i canali istituzionali. Ma la pesante criminalizzazione di queste azioni – nel 2005 il vicedirettore del FBI, John Lewis, ha affermato che quello che definiva “eco-terrorismo” rappresentava la maggiore minaccia terroristica interna negli Stati Uniti –  ha determinato la loro diminuzione in frequenza nel corso del decennio scorso, e quelli che le attuano sono sempre più emarginati dal movimento più generale.

Due cambiamenti importanti, tuttavia, stanno preparando il terreno per quella che è stata soprannominata una “rivolta nazionale contro le estrazioni”.  Innanzitutto il pubblico non è più ingannato dalla sostituzione di una forma di energia sporca e insicura con un’altra. In una recente dichiarazione sul suo sito web, il Sierra Club si è scusato per la sua decisione, rivelata in precedenza quest’anno, di accettare più di 26 milioni di dollari per la sua campagna ‘Beyond Coal’ [Oltre il carbone] dalla compagnia di estrazione del gas Chesapeake Energy.  Dopo aver ricevuto aspre critiche per la sua mancanza d’iniziative contro il fracking, il gruppo ora riconosce: “La posizione del Club sul gas avrebbe potuto e avrebbe dovuto essere più dura.”

Le lobby dei combustibili fossili sono state a lungo in grado di giocare un’enorme partita efficace di divide et impera, opponendo l’economia all’ambiente o una forma di ambientalismo all’altra. Hanno procurato sostegno ai “combustibili ponte “ come il gas per “creare occupazione” e rallentare il cambiamento climatico, causando nel frattempo grande inquinamento dell’aria e dell’acqua nelle comunità colpite dal fracking. Tuttavia, grazie alla crescente opinione generale che, come dice McKibben, l’industria dei combustibili fossili nel suo complesso è il “Nemico Pubblico Numero Uno per la sopravvivenza della nostra civiltà planetaria”, questa partita è diventata molto più dura da giocare, come indica la presenza del Sierra Club e di altri gruppi tradizionali alla manifestazione ‘Stop the Frack Attack’.

In secondo luogo, un numero sempre maggiore di persone si dimostra disponibile ad accettare i maggiori costi che si accompagnano all’impegno in azioni di disturbo, e i movimenti ambientalisti di base stanno costruendo il genere di reti localizzate che consentono la partecipazione di attivisti a tempo parziale.

La chiusura della miniera a cielo aperto, organizzata dal gruppo Azione Radicale per la Sopravvivenza delle Popolazioni Montane (R.A.M.P.S. : Radical Action for Mountain Peoples’ Survival) fa seguito a una lunga tradizione di mobilitazione contro il carbone nella regione. Il Gruppo degli Appalachi per Salvare la Terra e il Popolo ha inscenato azioni dirette contro le miniere in superficie per tutti gli anni ’70, compresa l’occupazione di una miniera a cielo aperto nella Contea di Knott, nel 1972, da parte di venti donne. L’azione di sabato ha visto affluire attivisti contro il fracking dalla Pennsylvania e dall’Ohio, nonché membri di Occupy Wall Street e di Occupy D.C., ma gli organizzatori dicono che partecipano sempre più persone locali. (La partecipazione futura potrebbe tuttavia essere compromessa dalla dura reazione della polizia. La cauzione per gli arrestati risulta essere stata fissata a 25.000 dollari a testa e risulterebbe che la polizia abbia picchiato un manifestante ventenne.  In un’intervista a Waging Nonviolence  [Scatenare la nonviolenza], l’organizzatore del R.A.M.P.S. Mathew Louis-Rosenberg ha dichiarato: “Questo è quel che succede quando si è efficaci … Usano tattiche [intimidatorie] perché [le iniziative] possono funzionare.”

Ancora all’orizzonte di quest’estate vi è un blocco programmato del ramo meridionale dell’oleodotto Keystone XL, che il presidente Obama ha annunciato in marzo che avrebbe accelerato. Di fatto la settimana scorsa la Transcanada ha ottenuto l’ultimo di tre permessi dal Corpo degli Ingegneri dell’Esercito per cominciare la costruzione di una sezione di 485 miglia tra Cushing, Oklahoma, e la costa del Golfo del Messico.

La campagna per il Blocco delle Sabbie Bituminose mira a portare a termine una serie di interruzioni lungo il percorso di costruzione dell’oleodotto collegando quelli che sono disponibili a rischiare l’arresto con quelli la cui terra sarà attraversata dall’oleodotto. Guidata da gruppi di base per la giustizia climatica, come Rising Tide North Texas, la campagna sta attualmente conducendo preparativi in tutta la regione per far crescere il numero dei disponibili a partecipare.

Gli organizzatori affermano che ai preparativi ha aderito una coalizione ampia. “Si potrebbe dire che questa è una storia di strani compagni di letto” ha dichiarato a In These Times Ron Seifert, un portavoce del Blocco delle Sabbie Bituminose. “Abbiamo attivisti del Tea Party preoccupati dei diritti di proprietà privata e proprietari terrieri conservatori del Texas del Sud, assieme a attivisti della giustizia climatica e a persone che si preoccupano per le violazioni dei diritti umani nei luoghi di estrazione [delle sabbie bituminose].”

Seifert osserva che ciò è stato reso possibile da una svolta della percezione pubblica a proposito della posta in gioco nel cambiamento climatico e delle azioni necessarie per interromperlo. Gli arresti davanti alla Casa Bianca, l’estate scorsa, di quasi 2.000 dimostranti contro l’oleodotto, egli afferma, “hanno portato l’accessibilità dell’azione diretta all’attenzione di un pubblico più tradizionale. Sono stato sorpreso nel constatare nei preparativi che persino le tattiche più aspre che abbiamo citato non hanno fatto fuggire nessuno.” Diverse dozzine di persone, dice, si sono già impegnate a rischiare l’arresto.   

Naturalmente la maggior parte di queste azioni – chiusure delle miniere per tre ore, ritardi temporanei nei lavori – sono mirate a costruire un movimento più vasto, piuttosto che a garantire una vittoria immediata. Come riconosce McKibben, il tempo per farlo, alla fin fine, è proprio che può mancare al movimento. Tuttavia Seifert spera che imporre un numero sufficiente d’interruzioni alle industrie estrattive cambierà i calcoli economici che rendono così lucrosa la ‘bolla del carbonio’:  “Ogni ritardo che determiniamo è una vittoria”.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/time-for-radical-environmentalism-by-rebecca-burns

Originale: In These Times

 

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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