Damien Hooper: la punizione del ribelle olimpico antirazzista

Redazione 5 agosto 2012 0
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di Dave Zirin  – 5 agosto 2012

In ogni evento in cui parla, John Carlos, l’atleta dal pugno alzato in protesta alle Olimpiadi del 1968, ricorda sempre con rispetto la medaglia d’argento su quel podio, il grande velocista australiano Peter Norman. In quel giorno fatale Norman esibì un simbolo di solidarietà con il vincitore della medaglia d’oro Tommie Smith e con Carlos e al ritorno in patria pagò un prezzo terribile. Anche se Norman era bianco, o forse perché Norman era bianco, divenne un paria per aver osato schierarsi per i diritti umani. Come dice Carlos: “Non dimenticate mai che c’è stato un tempo in cui l’Australia era malvagia quanto il Sudafrica in termini di politiche razziali.” Ha ragione. All’epoca c’erano leggi esplicitamente mirate a de-umanizzare la popolazione australiana indigena, spesso definita aborigena.

Oggi nella politica australiana mostrare orgoglio e solidarietà nei confronti della popolazione indigena della nazione è ancora materia scottante. Damien Hooper lo sta scoprendo a proprie spese. Hooper è un pugile olimpico che alza polveroni fuori e dentro il ring. Il peso mediomassimo minaccia ora di conquistare la medaglia d’oro dopo aver sconfitto il tanto reclamizzato pugile statunitense Marcus Browne. Minaccia anche di essere rispedito in patria dal Comitato Olimpico Australiano. Prima di battere Browne la tenuta da ring del ventenne includeva una maglietta decorata con la bandiera aborigena. Hooper, che ha antenati indigeni, sapeva di star infrangendo la regola olimpica a proposito del “niente politica”, che afferma che si può rappresentare solo il proprio paese o sponsor aziendali approvati.  (Val la pena di notare che tali sponsor aziendali comprendono entità politicamente neutre come la Dow Chemical, la British Petroleum e McDonalds).

Dopo l’incontro Hooper non si è mostrato dispiaciuto,  dicendo: “Cosa pensate? Sono aborigeno. Rappresento la mia cultura, non solo il mio paese ma anche tutta la mia gente. E’ questo che ho voluto fare e sono contatto di averlo fatto. Pensavo soltanto alla mia famiglia ed è questo che m’importa davvero. Guardate cosa ha fatto: ha semplicemente reso molto migliore la mia prestazione con tutto quel sostegno dietro di me. Non sto dicendo che non m’interessa nulla (della possibile sanzione), sto solo dicendo che solo molto fiero di quello che ho fatto.”

Il giorno dopo il Comitato Olimpico Internazionale ha detto al Comitato Olimpico Australiano che avrebbe fatto meglio a sistemare le cose con Hooper o ne avrebbe subito le conseguenze.  Gli allenamenti della squadra sono stati interrotti in modo molto plateale e Hooper è stato convocato a un incontro con il capo del Comitato Olimpico Australiano, Nick Green. Green è emerso dall’incontro informando i media che il pugile lo aveva “guardato negli occhi” ed era stato “estremamente contrito … Ha imparato la lezione e non lo farà di nuovo.”

Ma quale lezione è appresa? Cosa viene insegnato non solo a Hooper ma anche all’Australia? La bandiera aborigena è riconosciuta come una bandiera ufficiale australiana, ma non è riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale. Il CIO non sta facendo altro che dichiarare la sua sovranità sulla squadra australiana e ciò sta scatenando una tempesta di proteste in patria.

Un ex campione del mondo, il pugile australiano aborigeno Anthony Mundine ha dichiarato al Sidney Morning Herald che Hooper “ha fatto la cosa giusta”.

“Gli faccio tanto di cappello per la sua presa di posizione,” ha detto Mundine. “Ci vuole una persona con grandi  palle per prendere una posizione così forte. Sono dalla sua parte, ogni giorno e sempre, perché lui sta dalla parte giusta.”

Phil Cleary, un politico e attivista australiano, ha dichiarato: “Diversamente dalle bandiere imperiali in cui sono drappeggiati giovani atleti in lacrime, la bandiera indigena non ha una storia di territori stranieri occupati. Tristemente è il simbolo di un popolo privo di stato, un popolo della cui storia non osiamo parlare. Vietare questa bandiera è tanto patetico da apparire ridicolo.”

Il Congresso Nazionale dei Primi Popoli dell’Australia ha manifestato il proprio sostegno a Hooper “per aver mostrato orgoglio di essere chi è e per da dove viene.”

Il Congresso ha ricordato che la medaglia d’oro australiana nei 400 metri, Cathy Freeman, ha portato entrambe le bandiere dopo la sua vittoria ai giochi di Sidney del 2000.  Jody Broun, copresidente del Congresso, ha affermato: “Non sono a conoscenza di alcuna iniziativa formale di un qualsiasi organismo olimpico quando le immagini di Cathy Freeman sono state trasmesse in tutto il mondo dopo la sua medaglia d’oro nei 400 metri. Quelle immagini hanno dato una spinta incommensurabile al popolo aborigeno e hanno detto a quelli della prossima generazione che per loro è anche possibile essere i migliori del mondo.”

L’umiliazione di Damien Hooper trasmette un messaggio molto diverso, in linea con ciò che dovette soffrire Peter Norman nel 1968. Come disse Mark Twain: “La storia non si ripete. Però fa le rime.”

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/damien-hooper-the-sanctioning-of-an-anti-racist-olympic-rebel-by-dave-zirin

Originale: The Nation

 

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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