Madonna contro Marine Le Pen: bigottismo e spettacolo.

Redazione 4 agosto 2012 0
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Di Alexander Billet  – 3 agosto 2012

Se c’è una cosa per la quale Madonna è diventata famosa è lo spettacolo. Spettacolo nel senso più vero, il senso definito nel dizionario come “programma o esibizione pubblica, specialmente su larga scala.” Si noti che questa definizione non dice nulla della sostanza concreta dell’esibizione; potrebbe essere del tutto priva di qualsiasi contenuto importante. In realtà è stata quest’assoluta mancanza di contenuto – specialmente nell’arte e nella cultura – che ha indotto il teorico radicale francese Guy DeBord a demolire la “società dello spettacolo”.

Può essere per certi versi appropriato – anche se in un senso molto distorto – che sia il paese stesso di DeBord dove il debole di Madonna per la spettacolarità la mette nei guai. Ma non si tratta dei compagni di pensiero situazionisti di DeBord o di altri della sinistra che cercano di contestare la regina del pop. E’ il loro polo opposto, il genere peggiore di immondizia xenofoba, razzista e ispirata all’odio.

Marine Le Pen che ha assunto la guida del Fronte Nazionale (FN) di estrema destra dal suo famigerato padre Jean-Marie, ha messo Madonna nel mirino per la prima volta a giugno. Allo spettacolo di apertura del suo tour “MDNA” [l’artista] aveva come il solito, un maxischermo sul retro del palco che proiettava immagini intese a colpire. Tra di esse c’era una fotografia della Le Pen da giovane con una svastica sulla fronte; l’immagine poi si trasformava in quella di Adolf Hitler.

“Se prova a farlo in Francia, vedremo cosa succederà”, ha dichiarato la Le Pen a un giornalista, sottintendendo che se ne sarebbe seguita un’azione legale. Beh, nella recente tappa a Parigi del tour di Madonna, lei ci ha effettivamente provato. Ha utilizzato esattamente la stessa sequenza di immagini e la Le Pen, mantenendo la promessa, l’ha denunciata per diffamazione.

C’è qualcosa di davvero assurdo in tutto questo. Precisamente che una politica di sistematicamente racconta menzogne diffamatorie su mussulmani francesi e sulla comunità degli immigrati possa essere offesa dal fatto che le sue stesse posizioni sono ridotte e semplificate al loro estremo logico.

Quel che sembra davvero strano, tuttavia, è che alcuni siano dell’idea che la Le Pen e il Fronte Nazionale possa in realtà guadagnare da un confronto in tribunale. Bruce Crumley, scrivendo per la rivista Time, espone tale logica in questo modo:

“Se è vero che la cantante ottiene prevalentemente applausi dal pubblico internazionale che identifica la Le Pen come il volto europeo più noto della politica xenofoba di destra, può trovare minori alleati in Francia a causa dell’associazione della Le Pen con il nazismo. Motivo? Anche se la Le Pen presiede un partito reazionario e islamofobo, è anche chiaramente non fascista, non nazista e non è Hitler.”

Il ragionamento, almeno a prima vista, è convincente. Madonna ha trasformato in vittima la politica, cementando così ulteriormente la sua immagine di oppressa in quanto “ragazzaccia” della politica francese (definizione che non è la mia).  Viene rinfocolata simpatia, i voti al FN aumentano, e tutto il malloppo orribile, nazista e islamofobo che costituisce il cuore della sua politica imposto con una forza schiacciasassi come se fosse legge.

Il problema con questo modo di ragionare, tuttavia, è duplice. Per prima cosa esso presuppone che prepotenti con Marine Le Pen siano in qualche modo convinti a non fare i prepotenti se si agisce razionalmente con loro. Inoltre commentatori come Crumley si sbagliano gravemente, orribilmente nel trattare il Fronte Nazionale come semplicemente un altro partito conservatore borghese, soggetto alle stesse regole che valgono per il resto di noi. In realtà c’è poco che ci spinga a ritenere che il FN non sia un partito fascista.

Stare a cavillare su se il FN si adatti perfettamente alla definizione di “fascismo”, fa troppo spesso dimenticare che il partito ha una storia e un carattere molto reali. Cosa ancor più pericolosa, si tralascia che l’ascesa del FN fa parte di una tendenza terrificante al progredire di partiti dichiaratamente anti-immigrati e islamofobi in tutta Europa. Alcuni di tali partiti che potrebbero essere descritti meglio come “populisti di destra”, come il Partito Olandese della Libertà di Geert Wilders, l’Alba Dorata greca e il Partito Jobbik ungherese, non lasciano dubbi sulle loro simpatie fasciste.

Tuttora altri, come il recentemente scisso British National Party [BNP – Partito Nazionale Britannico] conservano un nucleo centrale fascista che si spingono molto in là per celare. Martin Smith, uno dei principali attivisti delle campagne antifasciste, chiama questa la “strategia euro-nazista”. Egli ricorda una giovane ex recluta del BNP che si era offerta volontaria per partecipare sotto copertura a un’assemblea del partito per conto di  “Uniti contro il fascismo”.

“Dopo la riunione, mentre ha ancora addosso la telecamera e il microfonino nascosti sotto la camicia, l’organizzatore del BNP lo incontra … e gli dice ‘guarda, Nick Griffin (presidente del BNP), quel che ti ha detto proprio ora è un sacco di merdate. Ha dovuto dirlo nel caso ci siano in giro spie della sinistra … Ma credimi, dovremo farla finita con gli asiatici in questo paese, anche se ciò significasse un altro Olocausto come quello attuato da Hitler’”.

Il Fronte Nazionale francese può essere con maggiore accuratezza accomunato a questa categoria finale (e in realtà c’è una storia di collaborazione tra FN e BNP). In effetti il vecchio Le Pen fu un innovatore della strategia euro-fascista a un certo punto definita “enlever le pied-noir” (togliersi gli stivali).  Il partito continua anche a utilizzare la “fiamma tricolore” come proprio simbolo; modellata sul logo del Movimento Sociale Italiano, un partito apertamente fascista creato dopo la seconda guerra mondiale dagli ammiratori di Mussolini.

Questa natura fondamentale è cambiata nel corso dei diciotto mesi da quando Marine Le Pen ha assunto la dirigenza dal padre? E’ diffusamente considerata più democratica di Jean-Marie e ha affermato che vuole soltanto limitare fortemente l’immigrazione, anziché abolirla.

E’ comunque certamente disposta a utilizzare le stesse generalizzazioni razziste a proposito dei mussulmani: che sono criminali, analfabeti riguardo ai modi occidentali, una minaccia allo stile di vita francese. La base partito, stimata in circa 50.000 persone, è piena di bande di strada bianche che sono disponibili ad atti di violenza contro gli africani e gli arabi. A questo punto c’è poco che suggerisca che una retorica leggermente ammansita abbia un qualche significato di rilievo. Il paragone con Hitler fatto da Madonna, anche se forse grossolano, non è del tutto fuori luogo.

Tuttavia il cambiamento di tattica, l’esibizione dei saluti a braccio teso e delle camicie nere sullo sfondo del partito, è stato efficace, come lo è stato per gli omologhi del FN in tutta Europa. Ha dovuto esserlo, se Florian Philippot, il vicepresidente del partito, ha potuto dire della trovata di Madonna (e farla franca) che “Non possiamo accettare questa deprecabile associazione … Marine Le Pen difenderà il proprio onore, ma lo faranno anche i membri [del partito], i suoi sostenitori e milioni di elettori del Fronte Nazionale.” 

Dunque, l’assurdità: un’organizzazione colpevole di aver continuamente diffamato la gente di colore, gli immigrati e le minoranze religiose, si protesta diffamata perché un’artista ha operato una semplificazione di gran lunga più moderata della leader del partito.

Naturalmente chiunque abbia un minimo a cuore la libertà di parola e la lotta al razzismo deve condannare i tentativi della Le Pen e del FN di trascinare Madonna in tribunale (anche se molto probabilmente la cantante si limiterà a mandare i suoi avvocati a dibattere il caso). Se non altro perché una vittoria della Le Pen si tradurrebbe in un’accresciuta sicumera dei razzisti del FN e di quelli che gravitano attorno a esso.

In un paese in cui la brutale caccia islamofoba al capro espiatorio è spaventosamente prossima a essere la norma, ciò ha conseguenze concrete. I tribunali francesi sono stati sin troppo felici di imporre sanzioni e ingiunzioni legali contro gli scioperi per le pensioni dell’autunno 2010. Nell’imminenza della famigerata approvazione del “bando al hijab [velo islamico]” quegli stessi tribunali sono stati sin troppo felici di imporre restrizioni all’abbigliamento mussulmano. Non manca molto alla loro gran felicità nell’assicurare alla Le Pen e al Fronte una piattaforma più vasta dalla quale sputare le loro oscenità.

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C’è tuttavia una differenza tra l’opposizione incondizionata al FN e la difesa acritica di Madonna.  E’ importante operare tale differenza specialmente perché di recente la stessa Madonna ha fatto molto per rendere parecchio più facile i compiti della gente del tipo Le Pen, cioè l’imperialismo e l’islamofobia.

Nessuno può negare che la musica e le esibizioni di Madonna hanno infranto a suo tempo, nei primi anni ’80, un modello molto rigido. Erano gli anni in cui MTV era ancora una specie di ultima arrivata e c’era spazio perché i suoi video facessero quello che hanno fatto.  C’è stata una quantità di dibattiti in vari settori del femminismo intorno all’interrogativo se il lavoro di Madonna fosse liberatorio nel suo inevitabile trattamento della sessualità femminile o se esso abbia semplicemente rafforzato la peggior spazzatura sessista del sistema (secondo chi scrive, probabilmente ha fatto entrambe le cose, in gradi diversi).

E certamente se una famosa politica francese – per quanto opportunista – è stata spinta all’indignazione bigotta, allora c’è almeno un nocciolo dello spirito provocatorio di Madonna che resta intatto.  Ma ciò che la regina del pop ha introdotto inizialmente nella musica trent’anni fa è diventato oggi la normalità.  Non fa più granché sensazione vedere una cantante in abbigliamento succinto che rotea in mosse di danza che simulano un qualche genere di stimolazione femminile. La differenza è che ora la sua normalità nell’industria musicale (che rimane ostinatamente dominata dai maschi)  è ora sfruttata appieno.  In altre parole la ribellione riconfezionata di Madonna oscura più di quanto riveli. Un caso emblematico: il suo spettacolo a Tel Aviv, Israele, dove ha lanciato il suo tour ed è finita per la prima volta sotto gli occhi di Marine Le Pen.  Ha molto pubblicizzato la sua decisione di esibirsi là e ha, pure pubblicamente, liquidato la richiesta di aderire alla richiesta dei palestinesi di un boicottaggio culturale contro l’apartheid israeliano.

Madonna afferma che i suoi concerti promuovono la “pace mondiale”. La contraddizione è stata evidente in modo lampante, anche ai molti che hanno difeso lo spettacolo a Tel Aviv. Mentre banalità da pia illusione sono state sbandierate a proposito del potere della musica di riunire la gente, il governo israeliano ha reclamizzato lo spettacolo come una vittoria propagandistica (hasbara).  L’occupazione israeliana della Palestina e il trattamento da apartheid riservato agli arabi è stato ribattezzato come una questione di due schieramenti che si fraintendono in misura uguale. Il colonialismo non è mai stato affrontato sul palcoscenico, né il viscerale razzismo anti-arabo vomitato quotidianamente dallo stato d’Israele.

Questa, in poche parole, è la realtà della cultura e della politica nel capitalismo. Ciò che sembra ribelle può essere facilmente piegato a promuovere il sistema.  Politici intolleranti sono presentati come vittime emarginate. Star del pop che un tempo possono aver scandalizzato il sistema ne divengono i più eminenti apologeti e la causa della pace mondiale è utilizzata come carta da parati per coprire i crimini contro l’umanità.

E’ stato detto che attaccare l’estrema destra richiede una strategia a breve e una a lungo termine: respingerli dovunque esibiscano i loro brutti musi e presentare una società alternativa in cui siano cancellate le condizioni che consentono ai fascisti di fiorire. Ciò significa non soltanto negare a bigotti come Marine Le Pen e il Fronte Nazionale qualsiasi genere di piattaforma, ma anche perorare la causa di un mondo fondamentalmente diverso, cioè un mondo in cui la nostra arte non sia utilizzata in modo così grossolano per coprire il fascismo e l’imperialismo.

 

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/from-sanctimony-to-spectacle-madonna-vs-marine-le-pen-by-alexander-billet

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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