L’ignoranza dell’ “intelligence”

Redazione 1 agosto 2012 0
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di Danny Schechter  – 31 luglio 2012

Alcuni anni fa ho conosciuto un pezzo grosso dei servizi d’informazione statunitensi, un membro della “Unità Cellula Rossa”. Come mi ha spiegato, la sua unità aveva in concreto il compito di valutare altre agenzie di spionaggio offrendo punti di vista diversi, criticando le valutazioni dei servizi e forse addirittura valutando i sistemi di sicurezza, come gli specialisti che verificano i sistemi aeroportuali andando alla ricerca dei loro punti deboli e delle loro vulnerabilità e provando a eluderli.  

Questo militare era stato inviato come ancora un altro ufficiale entusiasta alla guerra in Iraq solo per tornare, come molti, se non deluso, consapevole che non tutto funzionava bene. Era stato in realtà impegnato nella guardia ai cosiddetti HVT (High Value Prisoners, detenuti di alto valore), compreso lo stesso Saddam Hussein, che aveva finito per rispettare per la sua intelligenza prima della sua morte prematura con una corda al collo. I molti crimini ed errori di Saddam erano resi minori dai nostri.

Gli Stati Uniti hanno oggi un vasto apparato d’intelligence in terra, nei cieli e persino nello spazio. Tecnicamente esso fa impallidire la vecchia Unione Sovietica e risucchia milioni terabyte di dati ogni giorno.

Ma ciò non significa che quel che viene riferito sia compreso. Gli analisti cercano di dargli un senso ma quelli che stabiliscono le politiche sono spesso così prigionieri di paradigmi d’azione e di strategie pre-formulate da garantire che gli input non portino a correzioni di corso o cambiamenti di direzione. Operano con una specie di “sindrome del chiavistello” che esclude idee nuove.

Il sistema è presidiato da ideologi e soffocato dall’ideologia, con la conseguenza dei cosiddetti “fallimenti” dell’intelligence che riempiono molti scaffali di libreria. Persino quando vengono registrate le analisi a posteriori, pochi al vertice di comando dell’apparato della nostra sicurezza nazionale sono disposti a guardare al passato e a trarne lezioni. Sono troppo occupati, pigri o semplicemente o  ‘scribacchini’  […].

Un motivo: nelle operazioni mediatiche segrete che inventano e distorcono la realtà è investito così tanto denaro che quelli che stano dentro la “macchina dell’inganno” finiscono per credere alle notizie che loro stessi seminano e fabbricano.  La percezione guida la realtà molto più di quanto la realtà guidi la percezione.

Le istituzioni mediatiche svolgono un grande ruolo nel far eco alle affermazioni abbellite del governo che spesso si basano su informatori e talpe che provengono dalle burocrazie della disinformazione e dalle loro risorse mediatiche.

Le “rivolte dei ‘ribelli’” in Siria e in Libia sono casi emblematici. In entrambi i paesi è stato seminato lo scontento, sono state arruolate unità militari, addestrate, armate e dispiegate da interessi stranieri.  Alcuni collaborano addirittura con gli stessi jihadisti che siamo andati denunciando. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno assunto la guida con l’assistenza dei francesi e della NATO. Paesi come il Qatar e l’Arabia Saudita hanno riciclato alcuni dei loro profitti petroliferi per finanziare questi interventi cercando di prenderne pubblicamente le distanze. Ironicamente, alcuni di quelli che sono stati armati appartengono ai gruppi terroristici di al-Qaeda che sono sempre stati descritti come nostri “nemici”. Alla faccia della coerenza!

Anni dopo gli scribacchini e gli storici del governo scrivono a proposito di tali avvenimenti, solitamente razionalizzando le scelte politiche che hanno motivato le politiche statunitensi, ma a volte anche criticandole, specialmente quando hanno fatto fiasco. Ancora nessuno, in questo mondo, è tenuto a spiegare adeguatamente il più grande fallimento di Washington: come ha “mancato” la Rivoluzione Iraniana.

La Radio Pubblica Nazionale (NPR) ha intervistato recentemente uno di questi storici governativi, David Crist, che ha scritto un libro intitolato ‘The Twilight War’  [La guerra del crepuscolo], che dettaglia la “storia segreta” del trentennale conflitto degli Stati Uniti con l’Iran.

La NPR riferisce: “Il libro, basato su interviste a centinaia di ufficiali e su archivi segreti dell’esercito, specifica come la guerra segreta ha coperto cinque mandati presidenziali statunitensi e ha minacciato ripetutamente di portare le due nazioni a una guerra aperta.”

Crist non è Daniel Ellsberg. E’ tuttora un fedele della crociata statunitense contro l’Iran ed è favorevole ad azioni più dure.

Egli narra un caso in cui si sfiorò uno scontro tra navi statunitensi e iraniane nel 2003, quando era membro delle forze delle operazioni speciali.

“Eravamo in missione da circa un’ora quando d’improvviso tre imbarcazioni della Guardia Rivoluzionaria Iraniana arrivano fluttuando dall’altra riva del fiume, si fermano proprio di fronte a noi, scoprono le loro armi e le puntano direttamente contro di noi e poi cominciano a bombardarci con una salva di oscenità statunitensi scelte,” dice. “Il nostro comandante all’epoca era un Navy Seal che era vissuto a Teheran da quando aveva sedici anni e ha cercato di parlare con loro. Ha anche alzato una bandiera italiana girata di lato – che sembrava una bandiera iraniana – per mostrare che non avevamo intenzioni ostili. Abbiamo scoperto le nostre armi, abbiamo richiesto l’appoggio dell’aviazione e ho pensato che eravamo assolutamente sull’orlo di una guerra calda con l’Iran.”

A Crist e ai suoi commilitoni fu ordinato da ufficiali di alto livello dell’esercito di ritirarsi e non scatenare le ostilità con gli iraniani.

“Così abbiamo indietreggiato con gli iraniani alle calcagna e ciò di cui non mi resi conto all’epoca è che si trattava in errore molto significativo,” afferma. “Così facendo avevamo consegnato quell’intera via d’acqua agli iraniani e loro stavano preparando la contro-invasione dell’Iraq. E stavano inondando l’Iraq del sud di loro truppe [e armando le milizie sciite]. E quel che quelle tre imbarcazioni stavano facendo era cercare di impedirci di interferire con quella contro-invasione.”

Crist dice che gli Stati Uniti avrebbero dovuto fermare gli iraniani, o fare un tentativo più concertato di fermare gli iraniani. La sua animosità nei confronti dell’Iran è manifesta. I suoi pregiudizi sono sfrontati!

“Ritirandoci, abbiamo ceduto loro,” afferma. “Ed è qualcosa che va al di là di questo singolo incidente navale … Abbiamo perso un’occasione, ritengo, di ridurre l’influenza che l’Iran avrebbe avuto in seguito sull’Iraq.”

Più si legge il suo resoconto più bizzarro e disinformato esso diventa, ma grazie ai suoi collegamenti con i servizi segreti, canali mediatici come la NPR presumono che Crist sia un “esperto” intelligente e gli danno spazio in onda.

Eccovi un altro stralcio dell’intervista condotta da Terry Gross nel programma Fresh Air:

GROSS: Gli Stati Uniti hanno avuto diversi piani bellici segreti per attaccare l’Iran. Qual è il primo in cui ti sei imbattuto?

CRIST: Il primo, in realtà, è stato nei primissimi anni ’80, circa nel 1980. E, abbastanza stranamente, non era mirato contro l’Iran. Era mirato contro l’Unione Sovietica. L’Iran, in realtà, era la scacchiera su cui gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica avrebbero giocato la loro partita. E la cosa sbalorditiva è che in tutto il piano, mentre gli Stati Uniti stavano discutendo modi per contrastare l’invasione sovietica dell’Iran che avrebbe precorso la conquista del petrolio del Golfo Persico, il ruolo e l’orientamento degli Iraniani non compare mai.

GROSS: Cosa intendi affermando che il ruolo degli iraniani non compariva mai nel piano?

CRIST: Non ci si è dato alcun pensiero di come gli iraniani avrebbero reagito a un’invasione statunitense o sovietica. Era come se fossero una specie di territorio neutrale, su cui noi avremmo condotto una guerra. Non è stato che circa tre anni dopo che gli Stati Uniti hanno cominciato a esaminare con attenzione, sai, al fatto che agli iraniani in verità non piacciamo né noi né l’Unione Sovietica. Come sappiamo che ci accoglieranno a braccia aperte se cerchiamo di invaderli come preludio a fermare i sovietici?

GROSS: Così questo piano bellico consisteva nell’invadere l’Iran se i sovietici lo avessero invaso o per prevenire un’invasione sovietica imminente durante la Guerra Fredda?

CRIST: Assolutamente corretto.

 

Il suo punto di vista è accettato così com’è espresso. Nessun critico della politica statunitense è presente nel programma. Nessuno che sia a conoscenza delle cose lo contrasta.

Si tratta di una grande rivelazione? In realtà no. Ma non è tutto. Crist successivamente ammette che nessuno legge la sua opera. E che non è autorizzato a rendere pubblico ciò che sa della storia attuale.

 

CRIST: Sono stato di recente anche consigliere dell’alta dirigenza. Dunque, sì, c’è molto che so e che non ho potuto mettere in questo libro.

GROSS: Così tu stai scrivendo per il Dipartimento della Difesa libri che finiscono in cassaforte. Quando … quando finiranno per essere aperte quelle casseforti?

CRIST: Beh, proprio ora stiamo … il mio ufficio sta adesso rivedendo, penso, l’amministrazione Ford per la declassificazione. Dunque siamo indietro di circa trent’anni. Così c’è un buon intervallo lungo per permettere che cada la sensibilità di un mucchio dei temi e anche c’è tempo abbastanza per poter poi riguardare indietro e riconsiderare un tema con una specie di occhio più obiettivo rispetto a quello che si potrebbe avere scrivendo di un evento sostanzialmente contemporaneo.

GROSS: E le storie che stai scrivendo sono basate su documenti classificati?

CRIST: Sì.

GROSS: Che lavoro insolito e interessante!

CRIST: Oh, è affascinante. Secondo me è il lavoro migliore per uno storico.

GROSS: Tuttavia sarebbe meglio se avessi lettori, giusto?

CRIST: Scusa?

GROSS: Sarebbe meglio se tu avessi dei lettori.

CRIST: E’ molto meglio. Nessuno legge queste cose.

 

E l’intervista prosegue sullo stesso tono. Queste sono le banalità che passano per analisi giornalistiche approfondite. “Esperti” dell’intelligence con niente da dire o, forse, non autorizzati a dire quello che sanno.

C’è da meravigliarsi se gli statunitensi sono così disinformati sulle relazioni USA-Iran? Queste cose sono davvero “interessanti” (Gross) o “affascinanti”? (Crist).

E’ ora che io chiami l’Unità Cellula Rossa, perché le mie cellule cerebrali stanno morendo.

L’analista della stampa Danny Schechter tiene un blog su Newwdissector.net.  I suoi libri più recenti sono ‘Dissecting Occupy Wall Street’  [L’analisi di Occupy Wall Street] e ‘Blogothon’ (Cosimo Books). Conduce un programma su ProgressiveRadioNetwork.com (PRN.fm). Questo saggio è comparso inizialmente su PressTV.com. Commenti a dissector@mediachannel.org.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-ignorance-of-intelligence-by-danny-schechter

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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