Crisi economica USA e globale: un diverso approccio analitico

Redazione 30 luglio 2012 2
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di Jack Rasmus  – 29 luglio 2012

Entrambi gli schieramenti principali degli economicisti tradizionali – ‘Retro-classicisti’ e ‘Ibrido-keynesiani’ – mancano di comprendere, in modi fondamentali, le caratteristiche qualitative della crisi economica che continua a colpire l’economia statunitense e quella globale. Nessuno degli schieramenti è riuscito a predire la profonda e rapida contrazione che ha avuto inizio nel 2007, a spiegare perché enormi iniezioni multitrilionarie di liquidità nel sistema bancario dal 2007 non siano riuscite a generare una sostenuta ripresa economica o a capire perché le economie attuali, statunitense e globale, stiano oggi, nel 2012, scivolando costantemente verso un’altra crisi bancaria globale e una conseguente generale contrazione dell’economia.

Ci sono vari motivi per questo insuccesso della tradizione. Ma una breve lista includerebbe l’incapacità di capire la natura degli investimenti del ventunesimo secolo, in particolare il rapporto tra le forme speculative d’investimento e quelle in beni reali; il cambiamento del rapporto tra la provvista di liquidità da parte delle banche centrali e le forme di creazione di credito interne alle banche e le interdipendenze causali tra le forme di debito e di reddito che chi scrive ha sintetizzato altrove creando una nuova analisi concettuale basata su termini quali ‘fragilità sistemica’.

La fragilità, come concetto di analisi, è derivata dalla nozione di fragilità finanziaria di Minsky, in cui la fragilità è una funzione dei livelli d’indebitamento, delle condizioni di rimborso del debito e dei flussi di cassa. Questa nozione è ulteriormente sviluppata, ampliata ed estesa a includere la fragilità dei consumi delle famiglie e la fragilità dei bilanci pubblici. Esiste un rapporto quantitativo tra le tre forme di fragilità che, assieme, costituiscono la ‘fragilità sistemica’. Le interdipendenze causali tra le tre forme di fragilità variano nel corso del ciclo industriale. Al picco del ciclo, in cui ha luogo un’esplosione di uno o più prezzi di mercato dei beni, tocca il picco anche la fragilità del sistema. Quando la bolla del prezzo del bene scoppia, la fragilità sistemica a sua volta subisce un rapido deterioramento e una corrispondente ‘ spaccatura’.  L’ulteriore rapido deterioramento della fragilità ha come conseguenza una contrazione notevolmente peggiore della spesa delle imprese e dei consumi delle famiglie che, diversamente, si sarebbe verificata in una recessione ‘normale’ scatenata da traumi esterni. Si tratta di recessioni ‘epiche’ caratterizzate dal deterioramento della fragilità sistemica, da bolle dei prezzi dei beni e loro esplosioni e contrazioni economiche reali più gravi di quelle che si verificano in recessioni ‘normali’. Le recessioni epiche sono contrazioni endogene, scatenate da eventi d’instabilità finanziaria. Le recessioni epiche si differenziano anche dalle cosiddette “Grandi Recessioni”, espressione popolare impiegata dagli economisti tradizionali che non è supportata da alcuna analisi ma semplicemente suggerisce che la recessione è ‘peggiore di’ una recessione tipica (normale) ma non ‘così brutta come’ una vera depressione. Questo tipo di analisi per avverbi è respinto.

Nell’analisi delle recessioni epiche la ‘fragilità sistemica’ è la condizione che spiega come e perché gli eventi d’instabilità finanziaria (le bolle dei prezzi dei beni) si traducono in contrazioni dell’economia reale che sono più profonde, più rapide e più ingestibili, e conseguentemente più resistenti, delle tradizionali azioni di politica monetaria delle banche centrali e delle reazioni dei governi mediante politiche fiscali. La fragilità del sistema spiega perché queste reazioni tradizionali sono sempre più inelastiche in termini di generazione di una sostenuta ripresa economica dalla contrazione ‘epica’, e contemporaneamente più elastiche quanto a causare una ricaduta e anche una nuova recessione a doppio minimo quando sono reintrodotte politiche contrattive nella fase di recupero.

Le risposte di politica monetaria, se di dimensione sufficiente, possono determinare una temporanea stabilizzazione del sistema bancario, ma non possono generare una ripresa economica sostenuta del resto dell’economia. Hanno anche la conseguenza negativa di generare un ulteriore deterioramento della fragilità sistemica nel lungo termine, se proseguite. Analogamente le tradizionali risposte di politica fiscale non affrontano i problemi fondamentali della fragilità dei consumi delle famiglie. Entrambe le politiche, fiscale e monetaria (cioè economicamente tradizionali), si traducono in un peggioramento della fragilità del bilancio pubblico, che alla fine rialimenta nel tempo la fragilità finanziaria e dei consumi. I meccanismi attraverso i quali la fragilità del sistema si trasmette al resto dell’economia si situano in vari modi nel rapporto tra debito, deflazione e inadempienza.  Il debito si definisce in termini di livello del debito, tasso di cambio del debito e condizioni di rimborso del debito. La deflazione viene valutata in un sistema di prezzi tridimensionale: prezzi degli attivi, prezzi dei prodotti e prezzi dei fattori. La deflazione dei prezzi degli attivi nella fase di contrazione dopo una bolla guida la deflazione dei prezzi dei prodotti che, a sua volta, guida la deflazione dei salari. Le tre forme di deflazione si alimentano l’una l’altra e in conseguenza alimentano anche l’indebitamento reale. La deflazione si traduce in inadempienze che a loro volta alimentano sia il debito sia la deflazione. Insieme, questo meccanismo di debito-deflazione-inadempienza trasferisce condizioni di  ‘fragilità sistemica’ ai vari indicatori economici mediante i quali gli economisti dell’Ufficio Nazionale delle Ricerche Economiche definiscono le condizioni della recessione.

Contrariamente all’economia tradizionale, perciò, non esiste qualcosa come un unico sistema dei prezzi che reagisce prevedibilmente alla domanda e all’offerta per rendere possibile un ritorno alle condizioni di equilibrio. Ci sono tre sistemi separati di prezzo – attività, prodotti e salari – con i prezzi delle attività che agiscono da forza che origina la destabilizzazione e non come elemento che riporta l’instabilità all’equilibrio.  Tra le forze motrici fondamentali dell’economia globale vi è l’esplosione della liquidità globale, spinta non solo dall’ultradecennale ininterrotta creazione di denaro per opera delle divise internazionali di riserva delle banche centrali, ma anche dalla crescente separazione tra la creazione di credito da parte del sistema bancario (e dell’attività bancaria ombra) e delle banche centrali al fine di alimentare la crescente ‘svolta d’investimento speculativa’ in corso sin dagli anni ’60.  Vengono create nuove istituzioni finanziarie globali per accogliere la liquidità, vengono creati nuovi mercati di liquidità per consentirne la riproduzione e sono introdotti nuovi strumenti finanziari per consentire la circolazione. Nell’insieme costituiscono la ‘parata monetaria globale’. Il capitale monetario e creditizio conseguentemente si rivolge alle forme finanziarie d’investimento più redditizie, provocando un’accresciuta divergenza e un accresciuto squilibrio tra gli investimenti finanziari speculativi e gli investimenti in beni reali nel corso del ciclo economico.  L’espansione del debito, basata sempre più su credito non monetario è una caratteristica chiave della svolta speculativa, che si traduce in un rapporto sempre più avverso tra debito e reddito (fragilità) sotto ogni forma all’interno del sistema, come descritto più sopra.

 

NOTA: Per ulteriori dettagli sugli elementi principali di quest’analisi vedere i recenti libri di questo autore ‘Epic Recessione: Prelude to Global Depression’, Maggio 2010, [Depressione epica: preludio alla depressione globale] ‘ ‘Obama’s Economy: Recovery for the Few’, aprile 2012, [L’economia di Obama: la ripresa per i pochi] e l’imminente terzo testo della serie ‘Transitions to Global Depression’ [Transizioni alla depressione globale]. (Per un’analisi delle categorie economiche marxiste vedere un’imminente contributo alla Monthly Review).

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/a-different-approach-to-analysis-of-the-u-s-and-global-economic-crisis-by-jack-rasmus

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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2 Commenti »

  1. Cat zu Felics 30 luglio 2012 alle 23:32 - Reply

    Salve. Segnalo questo post, in cui cerco di denunciare l’ideologia del “non ci sono alternative” che domina l’informazione ufficiale.

    http://cat-so-infelix.blogspot.it/2012/07/sattanino-non-protegge-piu-i.html

  2. giuseppe 31 luglio 2012 alle 14:03 - Reply

    Grazie per la segnalazione.
    Vedo che in una nota ti definisci ‘capra’ e solleciti correzioni di eventuali svarioni riguardo al fatto che diminuendo le entrate in conseguenza della diminuzione dei redditi causata dall’austerity i debiti non potranno mai essere rimborsati.
    Probabilmente bisogna proprio essere ‘capre’ (siamo almeno in due) per comprendere una verità così lapalissiana.
    O forse gli esperti la capiscono benissimo ma preferiscono non dire che molto banalmente la cosiddetta austerity è la ‘cravatta’ che gli strozzini stringono al collo dei malcapitati loro ‘clienti’ quando, dopo averli indotti a indebitarsi oltre le loro possibilità, rivogliono indietro il capitale sotto forma di interessi usurai.
    L’informazione è, purtroppo, nelle mani dei ‘cravattari’, servi consapevoli o opportunisti ignoranti. Non so a quale categoria appartenga la signora di cui parli nell’articolo.

    Comunque se vuoi una ‘correzione’ ce ne sarebbe una ortografica. In un paio di posti lo ‘spread’ ti è diventato ‘spead’.

    Col che sei legittimato a farmi le pulci su tutti i refusi che permangono nelle mie traduzioni.

    :-)

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