Dividi e comanda nella terra dell’oro

Redazione 29 luglio 2012 0
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Dividi e comanda  nella terra dell’oro

di Frauke Decoodt

27 luglio 2012

 

A San Miguel Ixahaucán, in Guatemala, la miniera d’oro Mina Marlin, gestita dalla Goldcorp, ha diviso le comunità indigene per mezzo di doni, di sussidi e di violenza. La miniera ha causato molti   danni. Non soltanto ha avuto un profondo impatto sull’ambiente, ma anche sulla coesione sociale delle comunità e delle famiglie della zona e sui loro legami culturali con la terra.

 

Donna Deodora ha soltanto un occhio. Ha perso l’altro una notte nel 2010 quando i locali, dipendenti di una compagnia mineraria, sono andati a casa sua e le hanno sparato. Non era la prima volta che aveva visto la violenza. Alcuni anni fa una autorità ufficiale locale, le ha messo un machete sul collo. Non le ha fatto male perché Dona Deodora teneva in braccio la sua bambina. Donna Deodora racconta la storia  in  spagnolo  stentato, mescolato con la sua lingua nativa,  che si chiama Mam.  Ha 58 anni e ha un aspetto umile e povero. Deodora vive  allevando il suo bestiame sulle terre della sua comunità nel comune di San Miguel Ixahaucán, che è nel dipartimento di San Marcos in Guatemala, vicino al confine con il Messico. San Miguel è sempre stata una regione montuosa isolata dove gli abitanti nativi vivono principalmente di agricoltura di sussistenza e emigrano per lavori temporanei nelle piantagioni di caffé della costa. Le cose sono cominciate a cambiare nel 1996, quando la compagnia mineraria canadese Goldcorp ha iniziato a tenere d’occhio  la terra. Per coincidenza, è stato proprio in quell’anno che la guerra è finita e che gli Accordi di pace sono stati firmati. (1) Nel 2005, la Goldcorp per mezzo del suo  consociato  nazionale, ha cominciato a estrarre  oro e argento in quella che ha chiamato “Miniera Marlin”.

 

“Attacchi dai nostri fratelli”

 

A pochi metri dalla casa di Donna Deodora si può vedere un enorme buco nella montagna e. Deodora è l’unica donna del villaggio che non ha venduto la sua terra e che non lavora nella miniera.  Le arrivano quasi ogni giorno  suppliche e minacce per farle vendere la terra. Dice piangendo: “Vogliono uccidere me e la mia famiglia. Vivevamo qui in pace. Adesso c’è tanta paura, solitudine, dolore e tristezza. “  Un attivista locale spiega: “Questi attacchi le arrivano dalla nostra stessa comunità, dai nostri fratelli che non sono proprietari della compagnia, ma che la difendono.”

La strategia di dividere una popolazione, di rompere la sua resistenza, è comune in Guatemala. Non è neanche una strategia nuova. Anche dall’altro lato del Guatemala, al confine con l’Honduras, le comunità devono far fronte all’intrusione delle compagnie minerarie; un Chorti  (popolazione indigena del Guatemala) esorta i suoi compagni a ricordare le conquista spagnola. “Hanno cooptato i capi, e quelli che uccidevano i nativi e erano i nativi stessi. Le miniere comprano i nostri capi, per dividerci e mettere fine alla nostra lotta.”

 

Dividere con i regali

 

San Miguel Ixtahaucán è povero, inospitale e freddo. Avvicinandosi alle miniere si vedono scuole nuove, e ambulatori e quasi nessun graffito contro le miniere. Quello che è meno visibile, ma invadente  come le nuove strade, è la divisione sociale causata dalla presenza della miniera. “Ci sono tre gruppi”  spiega Carmen Mejía, una giovane madre che è una delle donne in prima linea nell’opposizione contro la miniera. “Alcuni sono con noi, , e altri con la compagnia, non sono molti, ma hanno grandi risorse. Un altro gruppo, la maggioranza, ha paura di esprimere un’opinione.”  Carmen ammette che c’erano dei  disaccordi  nella comunità indigena anche  prima dell’arrivo della Goldcorp, “ma c’era armonia. C’era pace tra le comunità e le famiglie. La compagnia è riuscita a impiantarsi qui per mezzo di imbrogli. 

Salomón Bámaca,  ha quaranta anni ed è un contadino povero, la saggezza irraggia dalle sue espressioni e parole. Vive così vicino alla miniera, che  quando usano gli esplosivi, la terra trema. “Nel 1999 quando la compagnia mineraria è arrivata qui per comprare la terra, hanno portato molte cose. Si potevano sentire delle feste dove adesso c’è la miniera.”  Bámaca che è stato sindaco indigeno per un anno, afferma che la compagnia offre regali, denaro e progetti di infrastrutture alle autorità locali per ottenere il loro appoggio.

Il parroco locale non è un indigeno Mam, ma un belga. Dopo aver trascorso 27 anni nel villaggio, parla spagnolo con più facilità che il fiammingo. Erick Gruloos pensa che la Golcorp abbia diviso troppo la comunità. Si è opposto alla miniera, ma capisce perché molti non lo hanno fatto. “La gente che parla apertamente contro la miniera non può trovare lavoro, oppure lo perde, non solo quello in miniera, ma anche nell’ambito del comune, del locale  dipartimento della giustizia, o anche se è muratore o insegnante. La miniera è onnipresente. Offre lavoro e  regali dove c’è opposizione.. Alcune comunità sono ora a favore della miniera. E’ comprensibile, quasi nessuno può resistere a una pressione del genere. Le gente deve arrendersi, in modo che i figli possano studiare, mangiare e avere un futuro più luminoso.”

 

Sviluppo…. per chi?

 

Coloro che propongono un’attività mineraria responsabile, sostengono che se la miniera offre lavoro, promuove lo sviluppo locale, costruisce scuole e ambulatori, e ha buoni rapporti con le autorità locali, questa è “attività mineraria responsabile”.

“La compagnia non è qui per fare opera sociale, e sollevare la gente dalla povertà”, dice Javier De León dell’organizzazione ADISMI, (2) che è la forza che spinge all’opposizione contro la miniera.  E’ qui per ricavare profitti”.  Nel 2011, in base ai resoconti inviati dalla Goldcorp ai suoi investitori, la Miniera Marlin ha prodotto 607 milioni di dollari di profitto.  Ha pagato al Guatemala l’1% – meno di 9 milioni di dollari -  di diritti di sfruttamento. L’ammontare delle tasse che la Goldcorp ha pagato non è su un resoconto pubblico. Un giovane contadino, Noe Navarro, che fa parte anche lui dell’ADISMI, aggiunge: “ci sono circa 35.000 persone a San Miguel, e circa 700 lavorano per la miniera. La compagnia mineraria offre loro un miglioramento.  La Goldcorp dice che non c’è più povertà estrema qui, ma sperimentiamo e vediamo un’altra realtà. Restiamo poveri. Non ci sono vantaggi  per tutti.”

Ci sono, invece danni per tutti, evidenziati sia dai locali che da studi condotti da organizzazioni nazionali e internazionali.  (3) I muri di mattoni crudi  delle case di fatte di terra si crepano, ci sono anche fenditure lunghe chilometri nel terreno. L’acqua sta diminuendo e in alcuni posti è contaminata dall’arsenico. Si è avuta notizia anche di malattie della pelle e di perdita di capelli. Ci state abbastanza lamentele con la CIDH (4) perché ordinasse una sospensione temporanea delle attività nella miniera Marlin  nel 2010.  Gli abitanti devono fronteggiare anche vari  danni indiretti. Il costo degli alloggi e degli alimenti  principali di base  sono aumentati, il prezzo della terra è triplicato. Più denaro per gli altri ha comportato anche un aumento di, di armi, di violenza, di furti, e di  reati.

 

Dividere con la violenza

 

“Quando ci siamo resi conto di quanto denaro e di quanto oro rendeva la miniera, e di come, a parte i regali,  ci procurava anche   grossi  danni, abbiamo cominciato a organizzarci. Da allora in poi ci sono stati altri attacchi. repressione e minacce”, racconta Javier De León.

Le proteste pacifiche sono state criminalizzate  e  sono trovate di fronte a forze sproporzionate. La compagnia perseguita numerosi attivisti, altri li mette in prigione, su altri pendono ordini di detenzione. Il dipartimento di giustizia, tuttavia, non agisce in seguito ad accuse verso la compagnia o i suoi lavoratori. Se lo fa, le punizioni sono leggere. Inoltre, il governo del Guatemala e la Goldcorp hanno ignorato le misure ordinate dal CIDH.

L’impunità e la repressione della compagnia e del governo,  smobilita i dimostranti e rafforza gli atti di violenza da parte dei lavoratori o di altri abitanti favorevoli alla miniera. La maggioranza degli attivisti è stata intimidita in varie occasioni con il vigilantismo, gli insulti, le umiliazioni e le minacce di morte. Molti sono stati picchiati, altri, come Javier De León, ferito da colpi di arma da fuoco, alcuni, come la famiglia Bamacá, sono stati terrorizzati.

Sperano di sfrattarci con la violenza. Tre comunità dei dintorni sono contro di me e alcuni capi locali  hanno minacciato di uccidermi.”  Florenzo Yuc, tutti lo chiamano Lencho, ha 46 anni e 12 figli. E’ un contadino povero, ma possiede un pezzetto di terra che gli ha lasciato il suo defunto nonno. La miniera ha acquistato centinaia di appezzamenti di terra dai contadini, offrendo loro lavoro, denaro e minacce di sfratto. Lencho,  però, non venderà. “Hanno cercato di farmi convincere dalla mia famiglia. Ho litigato con mio padre e i miei fratelli. Tutta la mia famiglia è a favore della miniera, la maggior parte di loro vi lavora. Non mi considerano più parte della famiglia. Succede così nella maggior parte delle famiglie.  Questo è lo ‘sviluppo’ portato dalla compagnia.

 

La terra non può essere venduta

 

Lencho è chiaro: “Non voglio vendere la mia terra, non voglio vendere me stesso, i miei figli, la mia comunità, la mia gente. Non abbiamo i soldi per comprare le cose, ma la terra  basta a coprire le spese. Se la compagnia arriva e se la porta via, dove andremo? Il denaro se ne va in fretta, ma la terra resterà sempre lì.” Javier dell’ADISMI  spiega che la miniera non sta soltanto abbattendo la coesione sociale delle comunità e delle famiglie, ma anche la cultura tradizionale dell’auto-sufficienza. “Ci convincono che abbiamo bisogno di tante cose e quindi di lavoro retribuito. Ci vogliono trasformare in semplici consumatori. Ci stiamo separando dalla nostra identità.”

Non potete comprendere del tutto l’opposizione degli abitanti di San Miguel contro la miniera senza aver prima capito proprio il rapporto che specifico e sacro che il popolo indigeno ha con la terra. Le parole di Noe Navarro, dell’ADISMI sono illuminanti. “Quando gli Spagnoli sono arrivati, hanno occupato le regioni costiere fertili e abbiamo dovuto spostarci verso le montagne. Adesso arrivano di nuovo a cacciarci via., a prendere l’oro che è sotto le nostre terre. Essi vogliono soltanto eliminare i popoli indigeni.”  Sfortunatamente, molti considerano questo un’operazione che ha un valore, perché tra il 2006 e il 2011 il prezzo dell’oro è aumentato di più del 150% e quello dell’argento del 480%. ” Questo è un altro incentivo a non rispettare la vita della gente che subisce l’influenza dell’attività mineraria”, conclude l’ex sindaco indigeno Bamacá. ” Dimostra che anche gli azionisti e coloro che comprano l’oro hanno una responsabilità sociale.”

L’opposizione alla Miniera Marlin è stata enorme ed è servita come ispirazione per le molte lotte analoghe di popoli indigeni in Guatemala e altrove. Sono note a livello nazionale e internazionale. A livello locale, però,  Salomon Bamacá, l’ex sindaco indigeno, dice di sentirsi abbandonato. “La opposizione è diminuita molto a causa di tutto il denaro, del lavoro che offre, dei regali, della violenza, delle intimidazioni e dell’impunità.” Eliminarle, come teme Noe Navarro, non sarà comunque facile. Lencho ripete una frase che si sente spesso a San Miguel e in Guatemala: “Se devo spargere il mio sangue, lo farò per la terra e per il diritto di vivere.” 

 

 

1. Il popolo del Guatemala ha vissuto 36 anni di conflitti armati, dove, secondo l’ONU, sono morte 250.000 persone e sono avvenuti atti di genocidio. Il 93%  dei crimini sono stati commessi dall’esercito. Una delle cause principali del conflitto è stata la distribuzione ineguale della terra, per cui il 2% della popolazione controllava il 70% della terra fertile. Molti di questi grossi proprietari terrieri erano imprese multinazionali.  Non molte cose sono cambiate in Guatemala.

2. (Association for the Integral Development of San Miguel Ixtahaucan), Associazione per lo sviluppo integrale di San Miguel Ixtahaucan

3. per un’analisi approfondita del caso della Miniera Marlin, vedere 2011,UnitedNations,JamesAnaya,A/HRC/18/35/Add.3http://unsr.jamesanaya.org/special-reports/observations-on-the-situation-of-the-rights-of-the-indigenous-people-of-guatemala-with-relation-to-the-extraction-projects-and-other-types-of-projects-in-their-traditional-territories

(Rapporti speciali e osservazioni sulla situazione dei diritti degli indigeni del Guatemala in relazione al progetto di estrazione e ad altri tipi di progetti nei loro territori tradizionali).

4. (Comision Interamericana de Derechos Humanos) Commissione Interamericana per i Diritti Umani

 

Nell’aprile 2012 la Goldcorp ha presentato ai suoi azionisti un piano per il restauro di San Miguel a quando la miniera chiuderà, nel 2018. La  Goldcorp prevede di spendere 29 milioni di dollari , ma finora ne ha messo da parte soltanto 1 milione. Secondo Amnesty International, degli esperti indipendenti stimano che i costi reali  del restauro ammonterebbero ad almeno 49 milioni di dollari.

Le note citate e questa nota di  aggiornamento  sono tratti da: http://fraukedecoodt.org/2012/07/23/divide-and-rule/

Da:  Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  http://www.zcommunications.org/divide-and-rule-in-the-land-of-gold-by-frauke-decoodt

Originale: Fraukedecoodt.org

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons   CC BY – NC-SA  3.0

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