Se gli Alauiti si rivoltano contro Assad, allora il suo destino è segnato

Redazione 28 luglio 2012 0
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di Robert Fisk

Se gli Alauiti si rivoltano contro Assad, allora il suo destino è segnato

 

“Suo marito è andato ad Aleppo, signore della Tigre,” annuncia la prima strega del Macbeth, ma la  Shakespeare non ha capito bene la geografia.. Aleppo è a circa 112  chilometri dal Mediterraneo. E’ certamente antica; Aleppo era citata nelle tavolette trovate a Ebla,  scritte in caratteri cuneiformi nel terzo millennio a.C. e apparteneva agli Ittiti e all’imperatore Giustiniano; le mura della sua cittadella del 14° secolo  minacciano ancora la capitale rivoluzionaria della Siria settentrionale.

E questo è il punto. Mentre il dramma dell’assalto al regime dii Bashar al-Assad delle settimana scorsa a Damasco ha frastornato il mondo arabo, l’improvvisa esplosione di violenza ad Aleppo di questo fine settimana, è stato in un  certo modo di gran lunga più importante. Aleppo, infatti, è la città più ricca della Siria -infinitamente di più di Damasco – e se la rivoluzione ha toccato ora questo centro di ricchezza, allora vuol dire che il tacito accordo tra il governo controllato dagli Alatiti e le classi medie sunnite si  sta veramente incrinando.

In quanto luogo di nascita dell’agricoltura – l’Eufrate è soltanto a circa 112 chilometri  a est – Aleppo è anche il quartier generale  del Centro Internazionale per la ricerca agricola nelle zone aride (Icarda -International Centre for Agricultural Research in Dry Areas), una delle più migliori  istituzioni del mondo di questo genere.  Esso aumentala produzione  alimentare in Asia e in Africa in un’area che contiene un miliardo di persone, il 50 per cento delle quali si guadagna  da vivere con l’agricoltura. I donatori comprendono la Gran Bretagna, il Canada, gli Stati Uniti, la Germania, l’Olanda, la Banca Mondiale.  I suoi 500 impiegati lavorano ancora ad Aleppo.

Ahimè, la sua principale stazione di ricerca a Tel Hadya,  circa 32 chilometri  da Aleppo, è stata   da uomini armati che hanno rubato dei veicoli per usarli come “attrezzature tecniche” per montarci    sopra delle mitragliatrici – oltre a macchine agricole e a computer. Fortunatamente, la banca dei  geni della Icarda è salva ed è stata duplicata fuori dalla Siria. Il governo siriano ha trasferito un posto di controllo militare più vicino alla proprietà dove sorge l’Icarda a Tel Hadya – il ministero siriano dell’agricoltura è stato sempre uno degli uffici  più progressisti  di Damasco – ma sarà da vedere   di che utilità sarà questa misura nei prossimi giorni.

La rivoluzione si è diffusa in tutta la Siria.  Tragicamente sembra che ora ci sia il modello Baathista      di distruggere i villaggi sunniti  ai limiti della zona centrale Alauita,  la “frontiera” dell’Alawistan, nella grande pianura agricola della provincia di Hama, al di sotto delle montagne dove sorge la città natale di Assad, Qardah.

Per esempio, mercoledì scorso due elicotteri siriani hanno attaccato la città sunnita di Haouch, costringendo la sua popolazione di 7.000 persone  a mettersi in salvo. Per due settimane, Haouch e altre piccole cittadine sunnite, sono state bombardate; in effetti contengono dei ribelli, ma c’è il sospetto crescente -  attenti, nessuna prova – che questa sia una politica deliberata del partito Baath per preparare la Siria alla divisione se Damasco cadrà.  Questa “frontiera” di fuoco corrisponde quasi esattamente allo “Stato degli Alauiti” creato temporaneamente con il mandato francese dopo la Prima guerra mondiale, che ha tagliato la Siria in piccole nazioni in parte in base a linee settarie.

Ci sono uguali sospetti , aggiungerei, che il primo grande massacro con gole tagliate e uccisioni  a freddo,  nel villaggio sunnita di Houla, avvenuto  la notte del 25 maggio, sia stata una rappresaglia      per il tentato avvelenamento del cognato di Bashar al-Assad, Asef Shawkat, che i ribelli hanno infine abbattuto nel bombardamento di Damasco di mercoledì scorso. Altri dicono che il tentato avvelenamento è stato più recente; tutto ciò che è successo  – e che succede- in Siria è sempre collegato.

Considerate il vago profilo del vecchio mini-stato francese dell’Hauran dove le comunità druse della Siria vivono ora in una crescente disarmonia con il regime di Assad. Questo mese c’è stata una pericolosa esplosione di rapimenti nella regione – risolta soltanto quando Jumblatt, il capo druso libanese, ha fatto una serie di telefonate a un importante personaggio druso in Siria. Jumblatt stesso ha avuto  rapporti cordiali-ostili-cordiali-ostili con la famiglia Assad – forse ho tralasciato un paio di ‘cordiali’ e ‘ostili’,  ma non ci sono dubbi sulla sua posizione attuale.

La settimana scorsa, Jumblatt ha spinto i Drusi e anche gli Alauiti in Siria ad unirsi alla rivolta contro il regime di Assad. Ha anche attaccato i suoi alleati di Mosca, definendo l’appoggio della Russia ad Assad “non più accettabile, né moralmente né politicamente.”

E non senza ragione parla così. Tre Siriani Drusi sono morti questo mese nella rivoluzione. Majd Zein, un membro druso dell’ Libero Esercito Siriano, è stato ucciso durante un attacco a Rastan. Shafiq Shuqayr e Yasser Awwad sono stati uccisi dall’esercito siriano  quando hanno scoperto che aiutavano i soldati governativi a disertare, nella zona di Lajat. Ora Jumblatt sta incitando tutti gli Alauiti a unirsi alla ribellione invece di restare  una minoranza che  dipende da Assad per la propria sopravvivenza.  “Raccomando  loro che devono dire di essere Siriani prima che Alauiti.”

E una infine una statistica per spiegare la rivoluzione fuori Damasco. Le cifre più recenti mostrano che il 58 per cento della popolazione siriana al di sotto di 24 anni, sono disoccupati (una percentuale perfino più alta che in Egitto), mentre il 48 per cento dei giovani tra i 18 e i 29 anni – una statistica superata soltanto dallo Yemen – non hanno lavoro. Ora ce l’hanno, naturalmente.  La maggior parte si sono uniti alla rivolta siriana.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org

Originale: The Indipendent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012 ZNET Italy -Licenza Creative Commons . CC BY  NC-SA  3.0

 

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