Un Nuovo Paradigma Economico

Redazione 22 luglio 2012 0
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Un’intervista con Gar Alperowitz

Luglio 2012

Di David Barsamian

 Gar Alperowitz e’ professore di economia politica all’Universita’ del Maryland e co-fondatore di Democracy Collaborative. Ha scritto numerosi libri fra i quali Deserti Ingiusti, Facendo Spazio per le Comunita’, Ricostruendo l’America, La Diplomazia Atomica, La Decisione di Usare la Bomba Atomica e l’America oltre il Capitalismo.

BARSAMIAN: In un editoriale aperto del New York Times del 15 Dicembre del 2011, hai scritto: Un minuscolo 1 per cento degli Americani possiede poco meno  della meta’ degli assetti finanziari della nazione in aggiunta ad  altri investimenti.

Sembrerebbe che l’America sia meno equa che in qualsiasi altra epoca della sua storia. Ad un livello differente, tuttavia, qualcosa si e’ messo in moto negli ultimi decenni. “Che cosa sta succedendo”?

 

ALPEROVITZ: Cio’ che e’ interessante – e la stampa non se ne occupa per niente- si trova appena sotto la superficie di cio’che la stampa vede normalmente. Ci sono migliaia e migliaia di istituzioni che democratizzano la proprieta’ della ricchezza. I sistemi politici ed economici vengonodefiniti in termini del potere che detengono. Ma chi possiede il capitale? Negli USA, l’1 per cento possiede appena meno della meta’ dei capitali di investimento, il 5 per cento possiede il 70 per cento – letteralmente una struttura di potere medievale. Quindi se un’alternativa democratica deve esistere, bisogna vedere se esistono i modi in cui la proprieta’ democratica puo’ materializzarsi. Infatti, se si guarda piu’ da vicino:

●  ci sono 13 milioni di persone coinvolte, in un modo o nell’altro, in ditte

autogestite dai lavoratori

●  ci sono 130 milioni di persone coinvolte in cooperative e cooperative di

credito, un’altra forma democratica di proprieta’

●  esistono 4-5.000 corporazioni locali dedicate allo sviluppo delle comunita’

locali

●  2.000 ditte di servizi pubblici sono di proprieta’ di amministrazioni locali

La gente non si rende conto che un quarto delle furniture di elettricita’ Americana e’ essenzialmente socializzata in un modo radicalmente decentralizzato- servizi pubblici e cooperative, servizi gestiti direttamente dai comuni.E i lnumero continua ad aumentare. Esiste un modo silenzioso di crescita di un modello diverso che ha una tonalita’ molto Americana ma che va al cuore della questione centrale  di chi possiede il capitale, chi possiede la ricchezza. Questo, io penso,costituisce la base critica per possibili cambiamenti di lungo termine.

Che cosa intendi per un “carattere Americano”?

A differenza della Francia, per esempio, o della Russia o della estinta Unione Sovietica, noi abbiamo una tradizione di decentralizzazione, localismo e degli stati e un tipo di idea partecipatoria che ci deriva dai giorni della frontiera agricola.  Quindi esiste qualcosa nella cultura che puo’ procedere in molti modi diversi. Puo’ indirizzarsi verso destra, verso l’individualismo, ma possiede anche uno spirito comunitario e un senso di “tu-puoi-farcela”.

I modelli che sono interessanti – e io lo vedo come uno sviluppo storico prolungato- esistono a livello locale, di quartiere, di luoghi di lavoro che vengono democratizzati. Io la intendo come una precondizione di cio’ che si potrebbe sviluppare in sistemi non dominati dallo stato, ma che cambia anche i proprietari del capitale produttivo. Questa e’ una precondizione, costruire questo tipo di cultura qualificata e anche una visione, modello di cio’ che potrebbe avvenire.

Tu osservi in modo realistico che questi spazi sono minuscoli quando paragonati con il potere delle banche di Wall Street e gli altri giganti dell’economia Americana. Pensi che accetteranno di scomparire quando il loro potere sara’ indebolito e svuotato?

Certamente no. Il conflitto per il trionfo reale sulle questioni complessive e’ una battaglia che potrebbe durare diversi decenni. Quindi, se si afferma che la battaglia sta avvenendo proprio ora e’ ovvio che il mazzo di carte e’ pronto. Se questo rappresenta il momento di quando il confronto diretto avviene, allora non accadra’ proprio niente. D’altro canto se ci si chiede come avvengono  i cambiamenti storici allora siamo di fronte a decenni di lotte per lo sviluppo e la creazione di idée, progetti, visioni e ideologie concrete.

Occupy ha aperto la porta al dibattito sull’1 per cento e il 99 per cento. Ma questo non sarebbe accaduto se la gente non avesse avuto il sentore che c’era qualcosa di sbagliato. Molto piu’ importante, anche di Occupy, e’ il fatto che il pubblico ha la senzazione che qualcosa di sbagliato esiste.

Stai suggerrendo che questi sforzi per la creazione di qualche tipo di struttura alternativa, autogestita dai lavoratori  possano richiedere molti decenni, che siamo appena negli stadi iniziali?

Non solo proprieta’ autogestite dai lavoratori, proprieta’ Municipali. Questo costitui’ la parte iniziale della rivoluzione di Debs – le proprieta’ municipali e lo sviluppo locale dei quartieri. Come ho gia’ detto, 130 milioni di persone sono coinvolte nelle cooperative e nelle cooperative bancarie. Un’istituzione molto Americana che non viene considerata seriamente  eccetto che, improvvisamente, 4 o 5 miliardi di dollari vengono trasferiti dalla grosse banche alle piccole cooperative bancarie per scelte ideologiche, un modo per dire qualcosa. Noi non vogliamo essere con le grosse banche. Alcune citta’ adesso si stanno chiedendo, “Perche’ non possiamo fondare una banca della citta’ e una cooperativa di credito della citta’”? Lo stato del Nord Dakota possedeva una banca pubblica. A San Franciscoci sono 28 miliardi di dollari che girano in contanti. Perche’ dovrebbero andare a finire nella Bank of America?

Tu fai discendere le origini di questo movimento da un tentativo fallito. Nel 1977 a Youngstown in Ohio un grosso impianto metallurgico chiuse e 5.000 operai persero il lavoro. Tu eri coinvolto in un’iniziativa per riaprire l’impianto. Non ando’ in porto. Ma altre cose originarono da quei tentativi.

Cinque mila operai furono licenziati in un solo giorno, cacciati via dalla fabbrica. Nel 1977 questa divenne una notizia nazionale perche’ non era mai successo prima. Oggigiorno accade praticamente ogni giorno. Allora gli operai metallurgici diYoungstown dissero , perche’ non ci prendiamo questa fabbrica e la facciamo funzionare da soli?

Si giocarono le loro carte politiche in maniera molto razionale. Ottennero l’appoggio di tutto lo stato- compreso il cosiddetto governatore conservatore che fu costretto ad appoggiare il progetto perche’ era gia’ stato appoggiato dai leaders religiosi e sindacali – e cosi’ i lavoratori presentarono un piano che prevedeva l’autogestione della fonderia, di proprieta’ dei lavoratori stessi, e l’impianto era uno molto grande. Essi ottennero perfino che l’amministrazione Carter si impegnasse per un prestito di 200 milioni di dollari in prestiti garantiti. Dopo l’elezione del 1978 i soldi scomparvero. Cosi’ la fonderia non apri’ mai le porte.

Cio’ che fu interessante e’ che la leadership capi’ che anche se avessero fallito, stavano comunque innestando un’idea politica estremamente importante nella coscienza politica della gente. Infatti, ci sono probabilmente piu’ fabbriche autogestite per capita oggi in Ohio che in  qualsiasi altro stato. Non esiste uno studio su questo ma si puo’ avere la sensazione se ci si reca inOhio.  La Kent State University appronto’ un piccolo centro che inizio’ a fornire assistenza tecnica alle ditte autogestite dai lavoratori.

Il modello piu’ sofisticato che esista e’ a Cleveland. Ed e’ un modello interessante perche’ si trova in un’area molto povera abitata da negri dove il salario familiare medio si aggira intorno a 18.000 dollari e dove c’e’ il 40 per cento di disoccupazione. Ci sono anche molti ospedali nell’area. C’e’ la Cleveland Clinic e ci sono alcune grosse universita’. Se mettiamo insieme due piu’ due in questo caso, construendo sull’idea della autogestione dei lavoratori – e questo puo’ essere fatto in qualsiasi posto, infatti, molte citta’ hanno ripreso questa idea- essi comprano 3 miliardi di dollari di merci e servizi all’anno. I salari e le costruzioni di immobili non sono inclusi. Allora la classica lampadina si accese. Perche’ non vedere se  li possiamo indurre o forzare a comprare da cooperative autogestite dei lavoratori che serviranno i loro fabbisogni ma anche altre cose?

Cosi’ il risultato e’ che esiste una serie di cooperative autogestite da lavoratori. Non esistono semplicemente per far arricchire un paio di operai, o, se non ricchi, che almeno guadagnano un sacco. Sono connessi a una comunita’. Una corporazione non-profit li tiene legati insieme. Non possono essere vendute senza una decisione a larga maggioranza. C’e’ un fondo che ruota cosi’ che si guadagnano  soldi e una percentuale, il 10 per cento dei profitti va a sostenere delle nuove iniziative. Questo perche’ essi vogliono costruire un complesso di comunita’ in una struttura autogestita.

L’idea piace ai piccoli imprenditori . Aiuta la base che paga le tasse. Abbiamo imparato che se parli in maniera concreta e cio’ che dici ha un senso e sai cio’ di cui stai parlando puoi determinare cambiamenti istituzionali significativi.

Quindi, per esempio, stanno quasi per aprire una serra, parzialmente solare. Ma la scala ovviamente non e’ la piccola cooperativa di quartiere –  la produzione sara’ di tre milioni di teste di lattuga all’anno, piu’ un sacco di altre cose.  Hanno messo in piedi una lavanderia industriale, molto avanzata, ad alta tecnologia, ecologicamente la piu’ verde nel Midwest, forse –usa un terzo dell’acqua e dell’energia normalmente richieste da questi impianti – e serve gli ospedali e le case per anziani nell’area. Hanno anche un’altra ditta di installazioni solari, che e’ in lizza per mettere in funzione piu’ installazioni solari in Ohio e piu’ capacita’ di quante ne esistano gia’ nell’intero stato.

Parliamo del ruolo dei sindacati. Nel tuo libro tu fai derivare l’enorme diminuzione degli iscritti da un picco del 35 percento della forza lavoro organizzata nei sindacati nel 1950 a quella che e’ oggi, meno del 10 percento nel settore privato e un po’ piu’alta nel settore pubblico. Tu dici che diminuira’ ancora di piu’. Storicamente i sindacati costituirono una forza che controbilanciava il capitale.

Il modo in cui si fanno funzionare molti sistemi avanzati nel mondo e’ dando la possibilita’ ai sindacati e ai proprietari  di capitale di assumere un ruolo dominante e costruire il potere dei sindacati sulla base di qualche forma di coalizione politica progressista per mantenere il problema della distribuzione, i problemi sociali, le questioni dell’ambiente un po’ piu’ in linea. Questo e’ il modello socialdemocratico in Europa – o il liberalismo  e le politiche progressiste negli USA. Una “forza di bilanciamento” era come Galbraith l’aveva chiamata. Infatti, senza di essa la situazione sarebbe diventata orribile in molte aree della nazione e molte altre parti del mondo.

Che cosa ha senso nel disegno,  nelle politiche e nella visione del nuovo sistema?

Credo che il prossimo stadio debba comprendere una politica che inizia a offrire risposte che possano essere spiegate a chiunque. Io sono di Racine, nel Wisconsin. E’ il tipo di citta’ industriale in rovina. Posso ritornare a Racine e parlare con i miei amici di scuola conservatori – e ce ne sono molti che sono molto conservatori-  e parlare di tutto questo. Si tratta di uno sviluppo spiegabile e ha una visione che la gente capisce.

Gli USA come pure la maggioranza del resto del mondo sta attraversando la peggiore crisi economica dai tempi della Grande Depressione degli anni ’20 e ’30. Esistono degli studi, molto ben documentati, che descrivono l’aumento incredibile di ricchezza e la contemporenea sperequazione nelle retribuzioni, la disoccupazione massiccia.  Curiosamente, proprio come l’economista Richard Wolff  fa vedere, questa disoccupazione e’ cronica e a lungo termine. La gente e’ senza lavoro per periodi molto lunghi e molti scompaiono proprio dalla forza lavorativa.  Con questo scenario io posso intravvedere diverse possibilita’. Una sarebbe che questo e’ un momento favorevole per punti di vista alternativi: Guarda, questo e’ quanto questo sistema ha prodotto. Ma c’e’ anche il problema di, per usare il termine di Bertram Gross, “ un fascismo amichevole” che userebbe gli immigrati e i gay per spiegare la crisi.

In questa cosmologia dell’autogestione – credo che l’acronimo sia ESOP. Che cosa significa?

ESOP e’ una forma di proprieta’ dei lavoratori: Employee Stock Ownership Plan (ESOP). Venne formulato dal figlio di Huey Long – che allora era il capo del Comitato Finanziario del Senato- e un banchiere delle corporazioni anticomformista di nome Louis Kelso. Funziona cosi’: e tu hai fondato una ditta e i tuoi figli non la vogliono quando te ne vai in pensione, allora tu avresti la possibilita’ di venderla a una grossa multinazionale. Probabilmente questi porterebbero via la capacita’ produttiva dalla citta’. Tu potresti farci dei soldi. Se pero’ la vendi ai tuoi lavoratori – questo e’ appunto cio’ che fecero- allora la legge ti da’ benefici finanziari incredibili. Questa e’ una cosa Americana molto inusuale- parte della nostra tradizione anticonformista. E gli ESOP – ce ne sono 11.000 di queste con 13 milioni di persone coinvolte in questi impianti con azioni di proprieta’ dei lavoratori- sono una forma diversa di  proprieta’ dei lavoratori, molte delle quali pero’ , negli stadi iniziali, furono messe in piedi senza diritto di voto. Quindi molte di esse non sono delle strutture democratiche. Tuttavia, ci sono delle ragioni perche’ essi vollero continuare a tenere le finanze di queste strutture sotto una amministrazione fiduciaria.

Adesso pero’, come puoi immaginare, quando i lavoratori si conquistano maggiori quote proprietarie, queste regole non reggono piu’ e i lavoratori cominciano a prendersi sempre piu’ poteri formali e informali, e alcuni di essi stanno cominciando a organizzarsi nei sindacati.

Forse una delle cooperative internazionali piu’ conosciute si trova in Spagna. Ci spieghi che cosa e’ la Mondragon  e perche’ e’ importante?

Si tratta di uno sviluppo molto interessante perche’ si tratta adesso di circa 85.000 persone coinvolte in una struttura molto complessa di cooperative, di proprieta’ dei lavoratori, che sono integrate e operano con molto successo – fanno tutto, dalle costruzioni ai supermercati agli equipaggiamenti ad alta tecnologia fino alla ricerca avanzata. Queste non sono piccole cooperative. Il rapporto delle retribuzioni dall’alto al basso nel 90 percento delle cooperative e’ di 4 o 5 a 1, cioe’ il capo guadagna solo 4 o 5 volte cio’ che guadagna l’operaio al livello piu’ basso, e quando e’ di piu’ il rapporto non e’ mai maggiore di 9:1. Paragoniamolo a quanto succede negli USA. In molte grandi multinazionali e’ 250:1.

Ha avuto molto successo con una partecipazione dei lavoratori molto interessante. Ma adesso si sta scontrando con il mercato mondiale e questo rappresenta un problema. Sta cercando nuovi mercati e quindi si trova a competere in maniera globale. Quindi ci sono dei problemi. Ciononostante, ci puo’ insegnare un sacco di cose su come organizzare una fabbrica autogestita. Nella discussione di Cleveland, parte di essa, il fondo a rotazione, era stato copiato pari pari da Mondragon.E il legare insieme le cooperative diverse, piuttosto che tenerle separate l’una dall’altra viene anche dall’esempio di Mondragon. Mondragon non ha usato il mercato di proprieta’ pubblica o semi-pubblica e quindi presenta dei problemi in alcune aree. Ciononostante, puo’ insegnare un sacco di cose.

Spiegaci cosa avviene al profitto. Viene reinvestito nei progetti  o viene diviso fra i lavoratori?

 E’ un aspetto critico perche’ nei primi tempi dell’autogestione e della proprieta’ dei lavoratori non esisteva nessuna disposizione  per questo problema. Quindi se tutto il profitto viene distribuito, che cosa succede se non si mette da parte qualcosa  per le nuove tecnologie e i nuovi macchinari? Molte cooperative moderne si sono date  una regola che una certa percentuale deve essere reinvestita nelle nuove tecnologie e nella ricerca, altrimenti si rimane indietro. Quindi molte di esse adesso lo fanno.

C’e’ stato un aumento del numero dei mercatini dei contadini e dei  CSA, l’agricoltura aiutata dalla comunita’, e delle cooperative alimentari, con tutte queste entita’ che diventano locali. Ma c’e’ molto di piu’ che non solo l’aspetto alimentare, non e’ cosi’?

Credo che si tratti di una visione associata; quella di costruire intorno alla nozione di comunita’ locale. Esistono diverse forme di valute nuove che stanno cercando di rompere il monopoliodel dollaro. In molte regioni si sta sperimentando con questa idea, per esempio a Ithaca,New York.

C’e n’e’ una nelle Berkshires e in molte altre regioni della nazione. I mercanti locali si prendono i “dollari” di carta e li ri-immettono in circolazione per costruire l’economia locale. Bisogna notare che  qui la visione e’ comunitaria, non semplicemente riguardante l’autogestione dei lavoratori, che e’ un modello sindacalista. Ha un sapore completamente diverso. Credo che ci sara’ un miscuglio di queste due tendenze diverse. E certamente si stanno mettendo in piedi delle alleanze politiche tra il modello dell’autogestione dei lavoratori e il tipo di modello delle comunita’ verdi. Stanno succedendo un sacco di cose a livello di base, dove queste cose cominciano a concretizzarsi.

Tu dici che queste idee, come per esempio le cooperative, interessano a molte persone e oltrepassano  le divisioni politiche tradizionali di sinistra-destra. Che evidenza hai di questo? E dove figura il Tea Party?

Recentemente ho fatto una esperienza molto strana perche’ mi chiesero di parlare alla Camera di Commercio, di tutti i posti possibili, in una cittadina vicina a WashingtonDC.  Stavo descrivendo che cosa sta succedendo a Cleveland, il modello di autogestione e che gli ospedali comprano da queste cooperative e che si costruisce la base di coloro che pagano le tasse. Cercavo di far vedere che i piccoli imprenditori locali sono contenti perche’ il modello aiuta anche loro, un maggior numero di consumatori. E c’e’ qui la Camera di Commercio che dice, “ E’ fantastico. Dovremmo fare anche noi cosi’”. Tutti i presenti alla conferenza che dicevano, “ E’ una grande cosa. Perche’ non possiamo farlo anche noi, qui? Aiuterebbe la comunita’, e aiuta la base dei contribuenti. E’ una buona cosa da fare. Fa girare i soldi”. Quella stessa sera stavo parlando con degli organizzatori di sinistra a Baltimora e ottenni esattamente la stessa risposta. L’idea puo’ parlare a gruppi diversi.

Data la situazione finanziaria in cui milioni di persone si trovano oggigiorno, la disoccupazione, le bancarotte e altro, abbiamo a disposizione il tempo che e’ necessario? Possiamo aspettare durante questo processo che tu dici potrebbe durare decenni?

La risposta e’ si e no. Che vuol dire, certo non possiamo aspettare. I livelli di sofferenza sono tremendi. O troviamo un passaggio per poter andare avanti o la sofferenza peggiorera’. Ci troviamo in una realta’ agonizzante. La scelta e’ tentare di costruire una via d’uscita o lasciare che peggiori. Quindi, no, non c’e’ abbastanza tempo e, si’, questa e’ la sola via d’uscita.

To hai nominato ideologi. George Will e’ sicuramente uno di questi nei mass media delle corporazioni. E’ un giornalista molto noto. Egli descrive la ridistribuzione con termini estremamente negativi. Per lui corrisponde a un gulag Staliniano o una parola in codice per un vittoria socialista e l’eliminazione della cosiddetta liberta’ Americana.

Questa e’ ideologia allo stato puro, per quanto ne riesco a capire. Esiste la preoccupazione che lo stato possa essere troppo potente. I conservatori avevano ragione di aver paura di uno stato con troppo potere. Va bene. E molto spesso i liberali e i radicali non hanno considerato seriamente i pericoli dello stastismo. Credo che noi dobbiamo rispettare la loro idea, nei conservatori genuini.

Ho scritto un libro con Lew Daly il cui titolo e’ Unjust Deserts. Se si guarda alle fonti di ricchezza in America e praticamente in tutte le altre nazioni, cio’ che fa la differenza, nella  grande maggioranza, sono i cambiamenti tecnologici. Questa e’ la fonte di tutte le ricchezze, questo aumento in produttivita’. Chi ne trae beneficio? Stiamo tutti lavorando tanto. Non e’ una questione di invidia o di avidita’. Si tratta di una costruzione sociale. Infatti, pensa a Bill Gates o Steve Job. Essi non sarebbero andati da nessuna parte, letteralmente da nessuna parte, senza l’Internet. Chi pago’ per l’Internet? I contribuenti pagarono per l’Internet. E chi pago’ per tutte le scuole che resero possibile la conoscenza dell’Internet? Gli Americani pagarono. Tu puoi esaminare la lista e troverai che essenzialmente tutto cio’ che e’ ricchezza moderna, e la crema viene rimossa in alto, e’ una costruzione sociale. Quindi l’origine di cio’ che abbiamo oggi non ci viene da un qualche tizio che fece delle cose meravigliose. La gente fece delle cose molto creative, ma la loro contribuzione e’ come un sassolino sopra una roccia di Gibilterra costituita da creazioni derivanti dai contribuenti e dalle creazioni storiche di generazioni senza le quali niente sarebbe stato possibile. Quindi quando George Will dice questo, a me suona completamente ignorante riguardo alle fonti di ricchezza e di chi le controlla.

“Workers Owners of America, Unite” era il titolo del tuo editoriale aperto nel New York Times. Tu dici;” Un periodo prolungato di stagnazione economica potrebbe portare a un dibattito nazionale profondo riguardo a un’America che non e’ dominata ne’ dalle multinazionali giganti ne’ dai socialisti burocrati. Sarebbe una nuova direzione appropriata  per una nazione nei guai che si e’ da sempre autodefinita come della, dalla e per la gente. Che possibilita’ abbiamo che questa visione divenga realta”?

 Tutte le grandi rivoluzioni sembrano impossibili prima che avvengano. Se guardi alle persone che iniziarono il movimento dei diritti civili: la probabilita’ di ottenere una rivoluzione nei diritti civili nel Mississippi nel 1930 e 1940 appariva impossibile a quella gente e in quel periodo.  Se qualcuno avesse causato quel tipo di problemi lo avrebbero impiccato a un albero. La probabilita’, anche nel Medio Oriente, di essere liberati erano di piu’ di qualsiasi cosa che ci sta di fronte. Le probabilita’ del movimento delle donne. La piu’ grande rivoluzione culturale nella storia moderna, la rivoluzione culturale delle donne negli ultimi 40 anni, mi ricordo ancora di quando le donne non venivano prese sul serio sul lavoro, nella vita, nella cultura. E’ stato un cambiamento radicale che sembrava impossibile.

Tu dici che l’America oltre il capitalismo e’ una “cassetta degli attrezzi” di precedenti pratici sui quali ci si puo’ costruire.

Questo, io credo, e’ molto importante: capire che possiamo andare oltre la retorica delle migliaia di questioni sul tappeto di cui la stampa non si occupa, che alterano la natura della base del potere in molti sistemi – chi detiene il capitale – e farlo in un modo molto Americano. Credo che ci sia un sacco che possiamo fare. Fabbriche di proprieta’ dei lavoratori, corporazioni di quartieri, proprieta’ municipali, proprieta’ statali. Ventisette stati possiedono gia’ delle quote di ditte e si comportano come proprietari. C’e’ anche un’altra cosa interessante in America. Esistono le banche degli stati. Ci sono qualcosa come 20 stati che stanno considerando legislazioni per pagare da una singola fonte.  In altri 15  stati ci si sta muovendo per attivita’ finanziare gestite dallo stato. Quindi, se si guarda oltre i titoli di testa, si possono intravvedere i primi passi di un’idea differente, la democratizzazione della ricchezza. Come ho detto prima, quella e’ la preistoria. Cio’ che fa breccia nell’idea di un sistema. Che apre un dibattito diverso. Che costituisce il passo necessario senza il quale non si puo’ passare alla fase successiva. Ma sta succedendo, se guardi oltre i titoli principali.

David Barsamian e’ il fondatore e direttore di Alternative Radio (www.alternativeradio.org). Il suo ultimo libro con Richard Wolff e’ Occupy the Economy: Challenging Capitalism (City Lights).

 

Da: ZNet- Lo Spirito della Resistenza E’ Vivo

www.znetitaly.org

URL:http://www.zcommunications.org/a-new-economic-paradign-by-david-barsamian

Traduzione di Francesco D’Alessandro

©2012 ZNET Italy -Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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