Dov’è, sul New York Times, lo scandalo Netanyahu?

Redazione 22 luglio 2012 0
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di Saul Landau  – 21 luglio 2012

I leader occidentali si sono incontrati la settimana scorsa a Parigi per discutere di un possibile intervento in Siria, dove 10.000 persone sono morte nell’ultimo anno di conflitto interno. Tuttavia l’occidente non ha mai preso in considerazione di tenere una riunione simile a proposito del comportamento omicida di Israele, nonostante un rapporto dell’ONU del 5 luglio che affermava che nel corso degli ultimi cinque anni le forze israeliane hanno ucciso quasi 2.300 palestinesi e ferito 7.700 a Gaza (dichiarazione dell’UNOCHA, l’ufficio dell’ONU per il coordinamento degli affari umanitari).

L’agenzia dell’ONU ha affermato, in un rapporto che evidenziava gli effetti del blocco israeliano, che il 27% delle vittime a Gaza erano donne e bambini.

Israele ha imposto il suo blocco aereo e navale su Gaza sei anni fa. Sotto il blocco, le esportazioni di Gaza sono scese a meno del 3% del livello del 2006.

L’UNOCHA ha dichiarato: “Il costante bando ai trasferimenti di merci da Gaza ai suoi mercati tradizionali nella West Bank e in Israele, assieme a severe restrizioni all’accesso ai terreni agricoli e alle acque da pesca, impedisce una crescita sostenibile e perpetua gli alti livelli di disoccupazione, insicurezza alimentare e dipendenza dagli aiuti.”

Il blocco navale Israeliano ha compromesso anche i mezzi di sussistenza di 35.000 pescatori e gli agricoltori di Gaza hanno perso circa 75.000 tonnellate di produzione ogni anni a causa delle restrizioni israeliane lungo il confine terreste, ha affermato il rapporto dell’UNOCHA.

Metà dei giovani di Gaza sono disoccupati e il 44% della popolazione soffre d’insicurezza alimentare.

Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha affermato giovedì che, poiché il partito di governo di Gaza, Hamas, è “un’organizzazione terroristica, il blocco è stato necessario.”

“Tutti i carichi diretti a Gaza devono essere controllati, perché Gaza è controllata da Hamah, un’organizzazione riconosciuta come terroristica a livello internazionale”, ha dichiarato Rege alla Reuters in risposta a una petizione di cinquanta gruppi di sostegno, comprese sei agenzie dell’ONU, che chiedevano a Israele di togliere il blocco.  

L’occidente aborre il governo siriano, disobbediente, alleato dell’Iran, e adora Israele, indipendentemente da quello che fa ai palestinesi. I media fanno poco per evidenziare l’ovvio doppio metro utilizzato per misurare il valore dei due governi vicini. L’Iran, il cattivo dell’occidente post Guerra Fredda, ha trovato un amico nella Siria è ciò da solo ha condannato il governo siriano. Il fatto che l’Arabia Saudita abbia armato e finanziato ribelli entrati in Siria nel nome della “democrazia” dovrebbe far sì che almeno alcuni bevitori di notizie si sentano un po’ scettici riguardo alla campagna contro la Siria.

Non sembra importare quello che fa Israele. Ad esempio Arutz Sheva, la rete mediatica nazionalista israeliana, ha riferito che “documenti desegretati dello FBI relativi a un’indagine dal 1985 al 2002 implicano il primo ministro Benjamin Netanyahu in un’iniziativa per acquistare illegalmente tecnologia nucleare statunitense per il programma nucleare israeliano.”

“Netanyahu sarebbe stato aiutato da Arnon Milchan, un produttore di Hollywood con legami con i primi ministri israeliani e i presidenti statunitensi.”  

Grant Smith, su antiwar.com, aveva riferito che “Netanyahu ha operato all’interno di una rete di contrabbando del nucleare.” Ecco un esempio di cosa si trova nell’articolo:

“Il 27 giugno 2012 lo FBI ha desegretato parzialmente e diffuso sette ulteriori pagine di un’indagine del 1985-2002 su come una rete di società di facciata collegata al ministero della difesa israeliano aveva contrabbandato illegalmente dagli Stati Uniti inneschi nucleari.  I nuovi documenti diffusi dallo FBI descrivono in dettaglio come Richard Kelly Smith – che è stato condannato per aver gestito una società di copertura statunitense – si sia incontrato con Benjamin Netanyahu in Israele durante l’operazione di contrabbando. All’epoca Netanyahu lavoravo allo snodo israeliano della rete di contrabbando, la Heli Trading Company.  Netanyahu, che attualmente ricopre la carica di primo ministro d’Israele, ha emesso un’ordinanza che vieta al capo della rete di contrabbando, non incriminato, di discutere del ‘Progetto Pinto’”.

Il giornale ebraico Ma’ariv ha proseguito a riferire su questo incidente: “Secondo i documenti dello FBI pubblicati dagli Stati Uniti, il primo ministro Benjamin Netanyahu fu coinvolto nel contrabbando dagli Stati Uniti, negli anni ’70, di componenti per il programma nucleare israeliano e assistito dall’uomo d’affari Arnon Milchan che, secondo pubblicazioni precedenti, era un ex agente del Mossad.”

“I documenti descrivono i risultati dell’indagine … condotta tra il 1985 e il 2002 su come una rete di società di facciata e una società di sicurezza USA contrabbandarono illegalmente fuori dagli Stati Uniti attrezzature utilizzate per creare armi.” (The Latest From Mondoweiss, 07/07/2012).

Viviamo nell’età dell’oro del giudaismo imperiale, ha affermato il professor Marc Ellis. Il “Grande Israele” significa espansione dei coloni in una negazione dei palestinesi e dei loro diritti. Significa anche conflitto perpetuo, forse guerra, nella regione. E’ per questo che il nostro Congresso promette amore eterno a Israele? E’ per questo che la lobby israeliana paga e minaccia il nostro Congresso?

Quando si riuniranno le potenze occidentali per decidere cosa fare con Israele per ridurre i danni che causa ai palestinesi, ai suoi vicini e alla regione? Israele ha eluso l’apparato politico statunitense. La fa franca imponendo l’apartheid contro i palestinesi, rubando la loro terra e istigando guerre contro i propri vicini. Una parola negativa di un politico statunitense su Israele produce pressioni pesanti, intimidazioni e denaro a suoi oppositori, assieme ad accuse di antisemitismo.

Com’è patetico che un piccolo gruppo di ebrei di destra alleato con partiti israeliani di destra abbia manipolato i politici e i media statunitensi! Un ex membro del Congresso ha descritto la lobby israeliana come l’equivalente di un pitbull che azzanna le gambe dei parlamentari al mattino e ci resta attaccato a pranzo e nel pomeriggio. Il parlamentare dorme con i denti del cane nella gamba e si risveglia con essi il mattino successivo. Nessuna meraviglia che i parlamentari non vogliano mettersi in contrasto con questo cane rabbioso!

Non suggerisco che i palestinesi creino una lobby equivalente ma piuttosto che i media sviluppino un po’ di coraggio e riferiscano accuratamente sugli eventi in Israele e in Palestina.  Magari soltanto limitandosi a diffondere recensione del nuovo film “5 Broken Cameras” [ 5 videocamere rotte]in cui un agricoltore palestinese delle West Bank documenta l’usurpazione da parte dei coloni appoggiati dall’esercito che hanno sradicato con i bulldozer gli olivi del suo villaggio per fare spazio a condomini israeliani. Il trattamento dei palestinesi  da parte di Israele non è migliore del suo comportamento nei confronti dei residenti di Gaza.

[…]

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/where-s-the-netanyahu-scandal-in-the-ny-times-by-saul-landau

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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