Il Venezuela: una minaccia per Washington?

Redazione 22 luglio 2012 0
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Il Venezuela: una minaccia per Washington?

 

Di Eva Golinger

20 luglio 2012

 

Dalla prima volta che Hugo Chavez è stato eletto presidente del Venezuela, nel 1998, Washington e i suoi alleati hanno cercato di indebolire il suo governo. Quando Chavez era soltanto un candidato alla presidenza il Dipartimento di stato degli Stati Uniti gli ha negato il visto per partecipare alle interviste televisive a Miami. In seguito, quando ha vinto le elezioni presidenziali, l’ambasciatore John Maisto lo ha chiamato per congratularsi personalmente con lui ed offrirgli un visto. I mesi seguenti sono stati fatti continui tentativi di comprare il presidente recentemente eletto. Uomini di affari, politici e i  capi di stato di Washington e della Spagna gli hanno fatto pressioni per sottomettergli loro programmi. “Vieni con noi”, lo esortava il Primo ministro spagno, Jose Maria Aznar, cercando di sedurlo con offerte  di ricchezza e di lussi, in cambio di ubbidienza ai suoi ordini.

Quando Chavez ha rifiutato di farsi comprare, è stato destituito con il colpo di stato dell’11 aprile 2002, finanziato e pianificato da Washington. Quando il colpo è fallito e i sostenitori di Chavez hanno riavuto la loro democrazia, e il loro presidente in meno di 48 ore, sono continuati i tentativi di destabilizzare il suo governo. “Dobbiamo rendergli difficile governare”, ha detto l’ex capo del Dipartimento di Stato  degli Stati Uniti, Lawrence Eagleberger.

Ben presto, il Venezuela è stato preda di sabotaggi economici, scioperi nelle industrie del petrolio, caos nelle strade e una brutale guerra portata avanti dai mezzi di informazione che distorcevano la realtà del paese a livello nazionale e internazionale. Un piano per assassinare Chavez con l’aiuto di paramilitari colombiani, nel maggio del 2004, è stato impedito dalle forze di sicurezza dello stato. Mesi dopo, l’opposizione appoggiata dagli Stati Uniti, ha tentato di revocare il suo mandato con un referendum, ma ancora una volta il popolo lo ha salvato con una vittoria schiacciante di 60 a 40.

Più Chavez diventava popolare, più milioni di dollari fluivano dalle agenzie statunitensi verso i gruppi contrari a Chavez, per destabilizzarlo, screditarlo, delegittimarlo, destituirlo, assassinarlo o rimuoverlo dal potere con ogni possibile mezzo. Nel dicembre 2006, Chavez è stato rieletto presidente con il 64% dei voti. Il suo indice di gradimento cresceva in Venezuela e in tutta l’America Latina. I nuovi governi di Argentina, Brasile, Ecuador, Honduras, Nicaragua, Uruguay e di altri paesi dei Carabi hanno aderito a iniziative regionali di integrazione, cooperazione, sovranità e unità, incoraggiate da Caracas. Washington ha cominciato a perdere la sua influenza e il suo controllo sul suo ex “cortile”.

Sono state create: l’Alleanza Bolivariana per i Popoli delle Nostre Americhe (ALBA),l’Unione delle nazioni Sudamericane (UNASUR), la PetroCaribe, la PetroSur, TeleSur, la Banca di ALBA, la Banca del Sud, e la Comunità degli Stati Latino Americani e Caraibici (CELAC). Washington non è compresa in nessuna di queste organizzazioni, e neanche l’elite che ha in precedenza  dominato la regione.

Nel 2005, il Segretario di Stato, Condoleeza Rice ha detto che Chavez era una “forza negativa” nella regione. In marzo la CIA ha inserito il Venezuela nella sua lista  dei 5 posti più “caldi”. Pochi mesi dopo il Reverendo Pat Robertson ha chiesto pubblicamente l’assassinio di Chavez, sostenendo che sarebbe costato meno di “una guerra da due miliardi di dollari”. Quello stesso anno, quando il Venezuela ha sospeso la sua collaborazione con la DEA (US Drug Enforcement Administration – Agenzia  statunitense per i servizi anti droga), perché si è scoperto che commetteva azioni di spionaggio e di sabotaggio, Washington ha classificato il Venezuela come una “nazione che non collaborava ai tentativi per combattere i narcotici”. Nessuna prova era stata presentata per dimostrare il presunto coinvolgimento del governo Venezuelano nel traffico di droga.

Nel febbraio 2006, il Direttore dei Servizi Segreti nazionali, John Negroponte, si è riferito al Venezuela definendolo una “minaccia pericolosa” per gli Stati Uniti. Il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld ha paragonato Chavez a Hitler. Quello stesso anno Washington ha creato una speciale missione di spionaggio dedicata al Venezuela e a Cuba, aumentando le risorse per operazioni da compiersi contro questi due paesi. Nel giugno 2006, la Casa Bianca ha inserito il Venezuela in una lista di paesi “che non collaborano abbastanza nella guerra al terrore”. La categoria comprendeva una sanzione che proibiva la vendita  al Venezuela di equipaggiamento militare e per la difesa da parte degli Stati Uniti e da società statunitensi o da quelle che usano tecnologie statunitensi. Nessuna prova è stata mai offerta che giustificasse queste pretese così gravi.

Nel 2008, il Pentagono ha riattivato la sua Quarta flotta, il comando generale responsabile dell’America Latina e dei Caraibi. Era stato disattivato nel 1950 e da allora non ha funzionato, fino a quando Washington ha deciso che era necessario aumentare la sua presenza e la sua “forza” nella regione. Nel 2010 gli Stati Uniti hanno stabilito un accordo con la Colombia per installare 7 basi militari sul suo territorio. Un documento ufficiale dell’aeronautica militare  statunitense giustificava l’aumento di bilancio per le basi, perché devono opporsi alla “minaccia da parte dei governi anti-americani nella regione”.

I mezzi di informazione internazionali chiamano Chavez: dittatore, tiranno, autoritario, narco trafficante, antiamericano, terrorista, ma non hanno mai presentato prove per giustificare questi appellativi pericolosi. I media hanno trasformato l’immagine del Venezuela di violenza, insicurezza, crimine, corruzione e caos e non hanno citato gli incredibili  successi  e progressi in campo sociale conseguiti negli ultimi dieci anni, né le cause delle disuguaglianze sociali retaggio dei precedenti governi.

Per anni, un gruppo di membri del Congresso degli Stati Uniti, democratici e repubblicani, hanno cercato di inserire il Venezuela nella lista degli “stati che appoggiano il terrorismo”. Essi sostengono che le relazioni  tra Venezuela e Iran, e Venezuela e Cuba, e perfino tra Venezuela e Cina, dimostrano “la grave minaccia”  che rappresenta per Washington la nazione sudamericana.

Continuano a ripetere che il Venezuela e Chavez sono delle minacce per gli Stati Uniti. ” Deve essere fermato”, dicono, prima che “lanci le bombe iraniane contro di noi”.

In un’intervista di pochi giorni fa, il presidente Obama ha detto che Chavez non era una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. Il candidato repubblicano alla presidenza, Mitt Romney, ha detto invece che lo era. La collera della comunità cubano-venezuelana di Miami, è scesa su Obama. Non dovrebbero, però, preoccuparsi, perché Obama questo anno ha incrementato i finanziamenti ai gruppi contrari a Chavez.  Più di 20 milioni di dollari presi dalle somme versate dai contribuenti negli Stati Uniti per pagare le tasse sono stai incanalati dalle agenzie statunitensi per aiutare a finanziare la campagna di opposizione in Venezuela.

Il Venezuela è una minaccia per Washington? In Venezuela gli unici “terroristi” sono i gruppi che cercano di destabilizzare il paese, la maggioranza dei quali ha l’appoggio politico e finanziario degli Stati Uniti. I trafficanti di droga sono in Colombia, dove la produzione e il transito di droga sono aumentati durante l’invasione degli Stati Uniti sotto forma di Piano Colombia.  Le relazioni con l’Iran, Cuba, la Cina, la Russia, e il resto del mondo rientrano tra i  normali rapporti bilaterali e multilaterali tra nazioni.  Non ci sono bombe, non ci sono piani di attacco, né segreti sinistri.

No, il Venezuela non è una minaccia di quel tipo per Washington.

La povertà è  stata ridotta di più del 50% da quando Chavez è andato al potere. Le politiche  di integrazione del suo governo hanno creato una società che partecipa in massa alle decisioni economiche, politiche e sociali. I suoli programmi sociali -si chiamano missioni – hanno garantito assenza sanitaria gratuita e anche educazione gratuita, dal livello di base a quello avanzato, e ha fornito prodotti alimentari di base a costi accessibili, insieme agli  strumenti necessari a creare e mantenere cooperative, piccole e medie imprese, organizzazioni di comunità e di comuni. La cultura venezuelana è stata recuperata e curata, e ha fato ritrovare l’orgoglio e l’identità nazionale e ha creato un sentimento di dignità invece che di inferiorità. I mezzi di informazione sono aumentati nell’ultimo decennio assicurando spazi di espressione per tutti.

L’industria petrolifera, nazionalizzata nel 1976, ma operante come compagnia privata, è stata  recuperata  a vantaggio del paese, e non delle multinazionali e dell’elite. Oltre il 60% del bilancio annuale, viene impiegato nei programmi sociali del paese ed è incentrato principalmente su azioni mirate a  debellare la povertà.

 

Caracas, la capitale, è stata abbellita. Parchi e piazze si sono trasformate in spazi dove la gente si incontra, si diverte e si sente sicura.  C’è musica nelle strade, arte sui muri della città, e un ricco dibattito di idee tra gli abitanti. La nuova polizia comunale opera insieme agli abitanti dei quartieri per combattere il crimine, la violenza e affrontando i  problemi e  le cause che ci sono alla  base.

Il risveglio del Venezuela si è esteso a  tutto il continente e, a nord, ai Caraibi. La sensazione di sovranità, indipendenza, unione in tutta l’area ha seppellito il fantasma del sottosviluppo e della subordinazione imposte dalle potenze coloniali nei secoli passati.

No, il Venezuela non è una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. Il Venezuela è un esempio di come un popolo che si solleva, affrontando gli ostacoli più difficili e la forza brutale dell’impero, può costruire un modello dove regna la giustizia sociale, e dove la prosperità umana è più amata della ricchezza economica. Il Venezuela è un paese dove milioni di persone che una volta erano invisibili, sono ora visibili.  Oggi hanno una voce, e il potere di decidere il futuro del loro paese, senza essere strangolati da mani straniere. Oggi, grazie alla rivoluzione guidata dal presidente Chavez, il Venezuela è uno dei paesi più felici del mondo.

La minaccia che Chavez e il Venezuela rappresentano per Washington è la minaccia del buon esempio.

 

Da: Z Net -Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/Venezuela-a-threat-to-washington-by-eva-golinger

Originale: Postcards from the Revolution

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy -Licenza creative Commons – CC BY  NC-SA  3.0

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