Un golpe per il possesso della terra: la guerra delle risorse dietro alla crisi del Paraguay

Redazione 21 luglio 2012 0
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Un golpe per il possesso della terra: la guerra delle risorse  dietro alla crisi del Paraguay

 

Di  Ben Dangl

18 luglio 2012

 

Ogni foro di proiettile sui pali della luce  del centro di Asunción, Paraguay, racconta una storia. Alcuni, di essi risalgono alle guerre civili di molti decenni fa, altri da colpi di stato riusciti o falliti, altri da azioni di repressione della polizia. La grandezza del foro, l’angolo di rimbalzo del proiettile, tutti parlano di una fuga, di una morte, di un altro dittatore nel palazzo vicino al fiume.

Il 22 giugno di questo anno, un nuovo tiranno è entrato nel palazzo del governo. Federico Franco, della destra, è diventato presidente in quello che  è stato ritenuto  un colpo di stato del parlamento, contro il Presidente di sinistra, eletto democraticamente, Fernando Lugo.

Quello che c’è dietro i titoli di oggi, battaglie politiche e lotte per la giustizia in Paraguay, è il conflitto per accedere alla terra; la terra è potere e denaro per le elite, sopravvivenza e dignità  per i poveri, e da decenni è stata al centro delle più importanti battaglie politiche e sociali del Paraguay. Per potere capire la crisi nel Paraguay del dopo-golpe, è necessario capire il peso politico che ha il suolo della nazione. Qui, se diamo un’occhiata alla guerra per le risorse della terra in Paraguay , agli eventi che hanno portato al colpo di stato e alla storia della resistenza di una comunità agricola vediamo che  la terra è al centro dell’attuale crisi della nazione.

 

Il golpe e la terra

 

La speranza aveva circondato la vittoria elettorale di Fernando Lugo nel 2008, una vittoria che aveva posto fine al dominio di 61 anni dell’ala destra del Partito  Colorado sulla politica paraguaiana. E’ stata una vittoria contro l’ingiustizia e l’incubo della dittatura dei Alfred Stroessner (1954-1989), e una nuovo elemento aggiunto  ai governi di sinistra della regione. L’elezione di Lugo, un ex vescovo e aderente alla teologia della liberazione, è stata dovuta in parte all’appoggio popolare del settore dei campesinos (piccoli coltivatori diretti) e alla promessa di Lugo di una riforma terriera attesa da tempo.

Lugo, tuttavia, è stato isolato politicamente proprio dall’inizio. Aveva bisogno di allearsi con la destra per vincere le elezioni; il suo Vice presidente Federico Franco è un dirigente dell’ala destra del Partito Liberale ed è stato un oppositore  dichiarato di Lugo  poco dopo che questo  è andato al potere. Per tutto il tempo che Lugo è stato in carica, il Partito Colorado ha mantenuto la maggioranza al Congresso e ci sono stati vari tentativi della destra di mettere sotto accusa il “Vescovo “Rosso”. Queste contestazioni hanno ostacolato il progresso di Lugo e hanno creato un ambiente politico e dei media dominato dai quasi costanti attacchi e critiche nei confronti di del presidente.

Nello stesso tempo, Lugo non si dimostrava amico del settore dei campesinos che avevano contribuito a portarlo al potere.

L’amministrazione ha reclamato sistematicamente la severa repressione e la criminalizzazione dei movimenti contadini del paese. Lugo è quindi stato isolato dall’alto a livello politico e gli è mancata  di una base politica forte dal basso a causa della sua posizione verso i movimenti di tipo sociale e al ritmo lento della riforma della terra. Non di meno, molti settori della sinistra e dei campesinos consideravano ancora Lugo alleato e una fonte di speranza rispetto all’alternativa della destra.

L’argomento che  alla fine ha fatto pendere la bilancia a favore del colpo di stato parlamentare del 22 giugno, è stato uno scontro per la terra. Nell’aprile di questo anno, 60 contadini senza terra hanno occupato dei terreni a Curuguaty, nel Paraguay nord occidentale. Questi terreni sono di proprietà dell’ex senatore del Partito Colorado, Blas N. Riquelme, una delle persone più ricche e uno dei più grandi proprietari terrieri del paese. Nel 1969, l’amministrazione Stroessner,  ha dato illegalmente a Riquelme 50.000 ettari di terra che si supponeva fosse destinata ai poveri agricoltori come parte della riforma della terra. Fino dal ritorno della democrazia nel 1989, i campesinos hanno lottato per potere accedere a questa terra. L’occupazione delle terre avvenuta in aprile era uno di questi tentativi. Il 15 giugno, le forze di sicurezza sono arrivate a Curuguaty per sfrattare i campesinos senza terra dal loro insediamento. Lo scontro che è seguito allo sfratto (i dettagli di questo sono ancora molto confusi) hanno causato la morte di 17 persone, di cui 11 campesinos e sei agenti di polizia. Ottanta persone sono state ferite.

Mentre questo è stato certamente lo scontro più sanguinoso di questo tipo dall’inizio della dittatura, è stato soltanto uno dei moltissimi conflitti del genere avvenuti in anni recenti in una nazione dove c’è un’enorme disuguaglianza nella distribuzione della terra. La replica della destra a tali scontri ha come al solito comportato mettersi dalla parte dei proprietari terrieri e dei capitani di industria, e criminalizzare gli attivisti campesini.  La tragedia di Curuguaty è stata considerata dalla destra  un’ulteriore occasione di andare contro Lugo.

La destra ha dato la colpa a Lugo degli avvenimenti sanguinosi di Curuguaty, un’accusa infondata, ma che è servita per alimentare  i continui attacchi politici contro il presidente. Come replica ai suoi critici, Lugo ha sostituito il suo ministro degli Interni con un membro del Partito Colorado, Ruben Candia Amarilla, un ex procuratore di stato noto per aver criminalizzato i gruppi sociali e  contadini, e che è stato addestrato in Colombia per esportare in Paraguay le politiche secondo lo stile del piano Colombia.* Lugo ha anche nominato Direttore nazionale della Polizia il Commissario di polizia Moran Arnaldo Sanabria (era incaricato dell’operazione di Curuguaty).

In questo modo, Lugo ha trasferito al Partito Colorado la sicurezza dello stato e i  poteri per attuare la repressione.ò La mossa è stata un tentativo di evitare di essere messo sotto accusa dalla destra , ma gli si è ritorta contro; il partito liberale si è opposto alle sostituzioni fatte da Lugo e,  autorizzati dalle critiche   rivolte   contro Lugo per come aveva condotto gli avvenimenti di Curuguaty, ha collaborato con il Partito Colorado ed altri partiti di destra del Congresso per andare avanti con la messa sotto accusa.

Il processo è iniziato il 21 giugno e nello spazio di 24 ore, il Senato si è riunito e  ha iniziato il processo, concedendo a Lugo soltanto due ore per difendersi. Il giorno seguente è stato rimosso dalla sua carica con 34 voti favorevoli e 4 contrari. E’ stato accusato di avere incoraggiato le occupazioni dei contadini senza terra, una prova misera per un presidente, e di non essere riuscito a portare l’armonia sociale nel paese. Lugo è uscito di scena e il Vice presidente e capo del Partito Liberale, Federico Franco, ha preso il suo posto. Le nuove elezioni sono state fissate per l’aprile 2013.

Questo colpo di stato è stato condannato come antidemocratico e illegale da molti capi politici dell’America Latina che si sono rifiutati di riconoscere Franco come legittimo presidente. Come reazione al golpe, i due organismi  commerciali e politici latino americani come l’Unasur e il Mercosur  hanno sospeso la partecipazione del Paraguay alle loro organizzazioni fino alle elezioni del  prossimo anno.  Non sorprende che l’Organizzazione degli Stati Americani abbia  deciso di non sospendere l’appartenenza del Paraguay al gruppo perché, secondo il Segretario generale dell’OAS Jose Miguel Insulza, fare questo provocherebbe ulteriori problemi nel paese e lo isolerebbe a livello di regione. Questo è il secondo golpe di questo tipo in  quell’area geografica, in anni recenti; nel giugno 2009, il presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, è stato estromesso in circostanze analoghe.

Lo sfondo di questa lotta politica, è una battaglia per come controllare, usare e distribuire i vasti terreni del Paraguay. Circa il 2% dei proprietari terrieri controlla l’80% della terra del Paraguay e circa 87.000 famiglie di agricoltori non posseggono terra. Mentre Lugo non è riuscito a mantenere molte delle promesse fatte durante la  sua campagna elettorale al settore dei campesinos, ha in realtà  operato per bloccare molte delle politiche della destra che avrebbero peggiorato la crisi nelle campagne. Per esempio, Lugo e il suo gabinetto si sono opposti all’uso della Monsanto dei semi di cotone transgenico in Paraguay, una mossa che ha probabilmente contribuito alla sua destituzione. Tuttavia, anche prima che Lugo venisse eletto, le alleanze e le vittorie politiche erano determinate dal problema della terra. Le grosse imprese agro-industriali multinazionali, sono pienamente inserite nella politica paraguaiana e i loro nemici fondamentali in questa guerra per le risorse sono sempre stati i campesinos paraguaiani.

 

Un mare di soia

 

Da decenni i piccoli coltivatori sono stati tormentati da una marea raccolti di soia geneticamente modificata  e da  pesticidi che si espandono in tutta la campagna. Il Paraguay è il quarto maggior produttore di soia  nel mondo, e la soia costituisce il 40% delle esportazioni del Paraguay e il 10% del PIL del paese. Si stima che 20 milioni di litri di concimi chimici siano spruzzati in tutto il Paraguay ogni anno, avvelenando le persone, l’acqua, il terreno coltivabile  e il bestiame che si trova  a passare nelle zone dove ci sono concimi.

Chi gestisce la gigantesca industria agricola sono le compagnie transnazionali che vendono semi, quelle agricole e quelle che producono concimi chimici , comprese la Monsanto,  la Pioneer, la Syngenta, la Dupont, la Cargill,  la Archer Daniels Midland (ADM), e la Bunge. Le istituzioni finanziarie internazionali, e le banche per lo sviluppo hanno promosso e finanziato le attività di  esportazioni agricole dei raccolti delle monoculture; la maggior parte della soia paraguaiana è usata come mangime per gli animali in Europa. I profitti hanno unito enti politici e di grosse aziende del Brasile, degli Stati Uniti e del Paraguay e hanno incrementato  l’importanza della cooperazione del Paraguay con il mondo degli affari internazionali.

Dagli anni ’80, i gruppi nazionali militari e paramilitari collegati con grosse attività agroindustriali e proprietari terrieri, hanno sfrattato circa 100.000 piccolo proprietari dalle loro case e dai loro campi e  hanno costretto  al trasferimento di innumerevoli comunità indigene a favore dei campi di soia. Mentre più di un centinaio di capi  campesinos  sono stati assassinati in quel periodo, si sono fatte indagini soltanto su un caso che ha avuto come risultato di mettere in prigione l’assassino. Nello stesso periodo, più di altri 2.000 campesinos hanno affrontato accuse  inventate  di opposizione all’industria della soia. La grande maggioranza degli agricoltori paraguaiani sono stati costretti a lasciare le terre per avvelenamento  o intenzionale o come effetto collaterale dei pericolosi pesticidi  dalla coltivazione della soia in Paraguay ogni anno. A partire dagli anni ’90, dato che gli agricoltori vedevano che gli animali morivano, i raccolti si seccavano le famiglie si ammalavano e i pozzi si contaminavano, la maggior parte ha fatto i bagagli ed è andata in città.

La devastazione causata dalle industrie agricole, ha provocato alcune delle violazioni più gravi dei diritti umani dall’epoca del regno di Stroessner. Un rapporto compilato dal Comitato per i diritti economici, sociali e culturali, delle nazioni unite ha affermato che “l’espansione della coltivazione di soia ha portato con sé l’uso indiscriminato di pesticidi tossici, provocando morte e malattie di bambini e adulti, la contaminazione dell’acqua, la scomparsa degli ecosistemi, e danni alle tradizionali risorse delle comunità.”

L’espansione dell’industria della soia è avvenuta contemporaneamente alla violenta oppressione di piccoli agricoltori e di comunità indigene che occupano le vaste  tenute dei ricchi. La maggior parte dei paraguaiani che vivono in campagna si dedicano a varie  culture di sussistenza  su piccoli appezzamenti di 10/20 ettari, ma non  hanno diritto  alla loro terra e di solito non ricevono  assistenza dallo stato. Il governo paraguaiano ha rappresentato i coltivatori di soia in questo conflitto usando la polizia e il sistema giudiziario per punire i capi dei campesinos.

La piccola comunità di agricoltori di Tekojoja è stata da anni in prima linea per questa lotta. La sua storia e la sua lotta sono  tipiche di innumerevoli altre comunità di agricoltori della campagna paraguaiana.

 

La resistenza di Tekojoja

 

Il primo dei numerosi autobus che ci avremmo preso per andare da Asunción a Tekojoja nell’aprile 2009,  era caldo   come una sauna mentre la radio trasmetteva una polka. Venditori ambulanti  salivano sull’autobus per vendere occhiali sole, radio DVD pirata.  Venditori particolarmente motivati, facevano discorsi appassionati sulle caratteristiche superiori del loro prodotto,  offrendo insistentemente campioni di questo  ai passeggeri  riluttanti  e annoiati. Un imbonitore  prometteva che le pillole all’aglio potevano curare l’insonnia e il cancro.

Abbiamo superato innumerevoli campi di soia e silos della Cargill, ma anche bancarelle di verdura di piccolo coltivatori e semplici ristoranti al bordo della strada dove la gente poteva rifugiarsi all’ombra e bere una birra fredda. La strada sterrata    da Caaguazú a Tekojoja era una superficie  di sabbia rossa piena di solchi; ci sono volute tre ore per percorrere 50 chilometri. L’autobus  avanzava a fatica tra le profonde buche mentre il motore raggiungeva una frequenza altissima e tutte le sue ossa metalliche facevano un rumore di ferraglia come le ossa dei suoi passeggeri.

La stessa sera siamo arrivati a Tekojoja e siamo andati a casa di Gilda Roa, una struttura costruita dal governo senza acqua e corrente (anche se il governo ha costruito gli edifici, non ha mai completato l’impianto idraulico).  Roa è un’ attivista per la terra e i diritti degli agricoltori e sulla sua  camicia raffigurate le piante che uscivano fuori da un codice a barre. Le pareti della sua casa erano coperte con manifesti contro la soia e gli OGM. Gilda ha preso delle sedie di plastica per noi che ci siamo seduti davanti al giardino con delle stelle lucenti come sfondo, e ha iniziato a parlare. Roa ha passato due anni (dal 2000 al 2002) ad Asunción a studiare da infermiera e ha lavorato in una città vicina. All’epoca della nostra visita, nell’aprile 2009, si dedicava soltanto alla militanza nella sua comunità. Mentre la radio trasmetteva  musica popolare paraguaiana, e le farfalle  notturne rimbalzavano      intorno alle luci, Roa ci ha raccontato la storia della sua comunità e la sua lotta contro gli OGM:

La comunità di Tekojoja è la patria del Movimento Agrario Popolare (MAP) del Paraguay. E’ una località che ha affrontato un’enorme repressione a opera dei coltivatori di soia e dei loro teppisti, e ha condotto una resistenza leggendaria che ha prodotto molti leader campesinos.

Tekojoja si trova su una terra assegnata ai campesinos nell’ambito del programma per la Riforma della Terra Pubblica. Negli anni ’90 gli agricoltori brasiliani che coltivavano la soia, con l’aiuto di teppisti armati, avvocati  e i loro contatti politici che li proteggevano,  si sono gradualmente allargati sui terreni della comunità, costringendo a una serie di sfratti violenti le famiglie dedite all’agricoltura.

Nel 2003 il MAP ha iniziato a recuperare le terre che erano stata sottratte dai Brasiliani, ma giudici corrotti e mercenari prezzolati dai produttori di soia, hanno continuato a cacciare via gli agricoltori dalle loro terre.

Il 2 dicembre 2004, i proprietari terrieri brasiliani, accompagnati dalla polizia,.  hanno distrutto, incendiandole, numerose case e treni agricoli a Tekojoja, nell’ambito di un’azione di sfratto. Con una dichiarazione il MAP ha descritto questo atto brutale:

dopo che i trattori avevano distrutto i nostri raccolti, sono arrivati con le loro grosse macchine agricole e hanno cominciato immediatamente a seminare la soia mentre il fumo saliva ancora dalle ceneri delle nostre case. Il giorno dopo siamo tornati con  i buoi e abbiamo seminato di nuvo  tutti i campi sulla terra già preparata. Quando è arrivata la polizia, la abbiamo affrontata con i nostri attrezzi agricoli e con i machete. Eravamo circa 70 ed eravamo pronti ad affrontarli. Alla fine se ne sono andati.

Le case e i raccolti dei campesinos sono state distrutti ed essi non hanno avuto alcuna assicurazione che i Brasiliani non avrebbero organizzato un altro sfratto. Tuttavia, dato che la maggior parte della gente non aveva alcun posto dove andare, i membri della comunità hanno deciso di perseverare, rimanendo sulla terra e lottando per il riconoscimento legale dei proprietari. Roa ci ha spiegato: “abbiamo piantato i semi con la paura dato che non sapevamo se i nostri raccolti sarebbero stati distrutti. E abbiamo cominciato a ricostruire le case. Di nuovo, però, il 24 giugno 2005, alle 4 di mattina, i Brasiliani e la polizia hanno attaccato la comunità. “Hanno arrestato i bambini, o ciechi, gli anziani e le donne incinte, tutti e li hanno buttati  su un camion.”, ha detto Roa. Hanno gettato benzina e petrolio sulle case, distruggendole tutte con il fuoco mentre continuavano gli arresti.”

In questo momento di stallo tra teppisti, polizia e campesinos inermi, due agricoltori che  i Brasiliani avevano erroneamente creduto fossero dei capi del MAP, e due fratelli, Jorge e Antonio Galeano, sono stati uccisi con armi da fuoco.  Una delle vittime era Angel Cristallo Rotella, un giovane di 23 anni che stava per sposarsi il e che aveva appena finito di costruire la sua casa il giorno prima che la polizia la distruggesse incendiandola. La moglie di Leoncio Torres, l’altra vittima, è rimasta vedova con otto figli. Un monumento è stato eretto al centro della comunità in memoria dei campesinos caduti.

Dopo le uccisioni, i campesinos e gli attivisti di tutta la nazione hanno dimostrato in appoggio a Tekojoja, e hanno fornito alla comunità assediata teloni cerati e cibo. Infine la Corte Suprema     che la terra dovesse andare agli agricoltori locali e come parte del risarcimento per le violenze che la comunità aveva sofferto, il presidente Nicanor Rutos ha commissionato la costruzione di 48 case. La condizione difficile di Tekojoja ha fatto luce sulla situazione in cui si trovano molte comunità di agricoltori in tutto il Paraguay. Mentre gli abitanti di Tekojoja rimangono sulla loro terra, molti altri sono costretti a fuggire nei quartieri degradati della città dato che i produttori di soia li cacciano via dalle loro terre.

Roa ci ha spiegato come avvengono questi spostamenti:

Quando i piccoli proprietari sono disperati, e i pesticidi gli fanno male, non ci sono soldi, vendono la loro terra per pochi soldi che sono comunque sempre di più di quelli che abbiano mai avuto, pensando che la vita in città sarà migliore, facile , ma non è così. Molta della gente che finisce con il raccogliere la spazzatura in città, viene dalla campagna. Non sanno come gestire il denaro e così, per esempio,per prima cosa  lo spenderanno tutto per comprare una macchina usata e malridotta e poi finiscono in città,  al verde,  senza un lavoro e un posto dove vivere.

La vittoria di Tekojoja è dovuta alla tenacia degli agricoltori che si sono rifiutati di abbandonare la loro terra on la falsa promessa di una vita ricca in città.

All’alba del giorno seguente, la maggior parte dei vicini di Roa erano già in piedi e pronti per andare nei campi prima che il sole rendesse insopportabile il lavoro. le galline   si muovevano qua e là   nelle case, i cortili di terra battuta rossa erano ancora umidi della rugiada notturna  e le radio erano sintonizzate su una stazione della comunità che trasmetteva musica insieme a notizie di politica in lingua Guaranì.  Un attivista di una, comunità vicina ci ha invitato a casa sua per cominciare la giornata con l’indispensabile bevanda paraguaiana, la yerba maté, servita calda la mattina e preparata con l’aggiunta di noce di cocco e di rosmarino. Stavamo seduti nella sua cucina mentre il sole filtrava dalle fessure delle  assi di legno  delle pareti, e illuminava strisce di fumo del fuoco, mentre i suoi bambini e i maiali giocavano sul pavimento di terra.

Una presenza inquietante incombeva  su questa scena bucolica. I vicini Brasiliani che coltivavano la soia, erano già apparsi con i loro trattori e spargevano i pesticidi sulle loro colture.  Sentivo già nell’aria l’odore dei concimi chimici. Siamo andati verso i campi fino a quando l’odore dolciastro, tossico, è diventato più forte. Abbiamo superato da vicino un trattore mentre nuvole di pesticidi  ci arrivavano vicino. ho cominciato a sentire una sensazione di stordimento  e di nausea. Gli occhi, la gola e i polmoni mi bruciavano e la testa mi faceva male, malesseri che i locali sperimentano quotidianamente. Il malessere fisico causato dai pesticidi contribuisce a vincere la resistenza dei campesinos.

Mi ricordo che questa è una comunità assediata, non soltanto per le coltivazioni di soia che circondano queste isole di umanità, o per i pesticidi che penetrano in ogni sorgente d’acqua, in ogni coltivazione, e conversazione, ma anche perché i coltivatori di soia brasiliani vivono accanto a questa povere comunità e le attraversano  del tutto impunemente, e con i finestrini dei loro camion luccicanti  tirati su e chiusi ermeticamente.  In sella in modo precario  ai nostri motorini, abbiamo percorso a salti le strade sterrate che finivano in sentieri che portavano a un altro gruppo di case. Intanto che ci recavamo là, abbiamo sorpassato un brasiliano che ci ha guardato male fino a quando non siamo usciti dalla sua vista. Roa lo conosceva: egli aveva partecipato  alla distruzione e all’incendio delle loro case. Il fatto che fosse ancora libero aggiungeva  il danno alla beffa. E se i locali lo dovessero accusare, ha detto Roa, o anche gridare contro gli assassini brasiliani, la polizia sarebbe arrivata e li avrebbe  trascinati in prigione. “Questa è la parte più difficile,” ha spiegato: “Il fatto che noi li vediamo e non possiamo fare niente.”

Il motorino si è fermato davanti alla casa di Virginia Barrientos, a poche miglia dalla casa di Roa, che confinava direttamente con un campo di soia. La terra sulla quale i Barrientos avevano vissuto negli ulti quattro anni, è come una penisola che si sporge     in un mare di soia. Virginia ha occupato la sua terra, che era coperta di piante di soia, nel febbraio del 2005, e ha ne ha ottenuto la proprietà legale. Da quando ha avuto la terra, però, la vita non è stata facile; i pesticidi hanno terrorizzato la sua famiglia da quando ci si sono trasferiti.

“Proprio prima che raccogliamo il cibo, i Brasiliani  spruzzano pesticidi molto potenti,” ha spiegato Barrientos. “Questo provoca a tutti noi mal di testa, nausea, diarrea.” I suoi bambini gracili erano insieme a lei sul portico della casa. “Ci sono un sacco di problemi per l’acqua,” ha aggiunto. “Quando piove, i pesticidi  colpiscono  la nostra unica fonte di acqua.”

Virginia Barrientos  ha detto che i pesticidi avevano  effetti dannosi  sulle sue piante e anche sui suoi animali, alcuni dei prodotti che coltivano in effetti hanno un sapore troppo amaro per poterli mangiare. I maialini appena nati sono morti e le galline si sono ammalate. Ci ha fatto notare che parte del problema è che i Brasiliani che coltivano la soia, scelgono intenzionalmente di fare la fumigazione proprio quando ci sono venti forti che spingono  il veleno verso la sua terra.  Siamo passati vicino a         fusti secchi di granturco andando verso il suo  pozzo che ha insistito a mostrarci. Era situato all’estremità di un lungo campo di soia, cosicché i liquidi che traboccano     dal campo gocciolano nel pozzo, concentrando i pesticidi nella sua unica fonte di acqua. La famiglia vive in un a miseri avvelenata, mentre il produttore di soia responsabile di questa vive in un lusso relativo,  lontano dai suoi campi.

Isabel Rivas, una vicina dei Barrientos ci ha detto con un largo sorriso e una risata sonora malgrado la sua dura  situazione, “Quando beviamo l’acqua sentiamo l’odore dei pesticidi. Veniamo a sapere  che stavano lavando gli spruzzatori dei concimi chimici nella nostra sorgente di acqua, un piccolo corso d’acqua qui vicino.” La Barrientos stava in piedi davanti alla sua casa e allattava la bambina,  mentre le galline beccavano  le noccioline nel cortile. I suoi bambini ci guardavano sgranando gli occhi. “Non possiamo andare in nessun altro posto.”

Mentre l’incapacità e la riluttanza di Lugo a ad occuparsi a sufficienza di tali    difficoltà   era un tradimento nei confronti del  suo settore popolare, il recente colpo di stato contro di lui è stato un colpo anche contro la speranza, contro Virginia Barrientos e i suoi bambini, contro Roas e i suoi vicini, e contro le centinaia di migliaia di agricoltori che si battono per la campagna.  Dietro a questo colpo di stato ci sono le vaste estensioni di terreni, alcuni di questi avvelenati, alcuni ancora fertili, e la gran parte di essi inzuppati di lacrime e sangue. Fino a quando non si realizzerà la giustizia per la terra, non ci sarà pace in Paraguay, indipendentemente da chi dorme nel palazzo presidenziale.

 

*(http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Colombia#Il_Piano_Colombia)

 

Benjamin Dangl è l’autore del nuovo libro: Dancing with Dynamite: Social Movements and States in Latin America [Ballare con la dinamite: Movimenti sociali e stati in America Latina,] (AK Press), di cui questo articolo comprende degli estratti e di: The Price of Fire: Resources Wars and Social Movements in Bolivia [Il prezzo del fuoco: le guerre per le risorse  e i movimenti sociali in Bolivia] (AK Press). Cura il sito TowardFreedolm.com, che fornisce una prospettiva progressista  sugli eventi mondiali e UpsideDownWorld.org, un sito che si occupa di attivismo e politica in America Latina.  Email: Bendangl@gmail.com

 

Da: Z Net -Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/a-coup-over-land-the-resource-war-behind-paraguay’s-crisis-by-ben-dangl

Originale: Ben Dangl’s ZSpace Page

Traduzione di Maria Chiara Storace

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY -NC-SA  3.0

 

 

 

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