Morire per gradi/qualifiche

Redazione 19 luglio 2012 0
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Morire per gradi/qualifiche

 

di N+1 Editors

11 luglio 2012

 

 

Questo pezzo appare nel numero 14. E’ anche la base per un ebook, Bad Education, che presenta alcuni dei migliori scritti di livello accademico

 

Nell’anno 605 dell’era cristiana, un anno dopo aver ucciso suo padre ed essersi impadronito del  trono, l’imperatore cinese Yang Guang  stabilì la prima meritocrazia del mondo. Stufo di fare nomine nell’ambito della burocrazia solamente in base a lettere di raccomandazione, Yang mise da parte molti posti per i richiedenti che offrissero delle buone prestazioni in un nuovo sistema di esami imperiali. In teoria, qualsiasi contadino che si prendesse la pena di memorizzare 400.000 caratteri, cioè chi faceva 6 anni di studio con un insegnate privato che costava molto, poteva entrare a far parte della  élite politica  del paese.

Nel corso dei secoli, mentre gli studiosi-burocrati cinesi diventavano più potenti, la misura  della loro valutazione diventava sempre più complessa. Coloro che superavano gli esami venivano “stratificati” in 9 livelli e ogni livello era ulteriormente suddiviso in due livelli. La prestazione dell’esame corrispondeva esattamente al salario che era stabilito in picul di riso. (misura di peso cinese che equivale alla  quantità che  una persona può trasportare sulle spalle, n.d.t., da: http://en.wikipedia.org/wiki/Picul); chi era al livello più alto riceveva 17 volte la quantità di riso di chi era nello strato più basso. Ma le vere ricompense per l’esame superato con successo erano notevolmente maggiori: oltre a un salario regolare, riscuotere  bustarelle rendeva molto positivo il fatto di essere un burocrate.

Con il passare del tempo, un numero sempre maggiore di persone si presentava agli esami e superava la prima prova. Le accademie per la preparazione agli esami proliferavano. I funzionari imperiali cominciavano a preoccuparsi: c’erano più diplomati che posti da occupare il che minacciava di creare una sottoclasse di giovani le cui  ambizioni venivano frustrate. Quando la dinastia dei Ming cadde nel 1644, i loro successori, i Qing, decisero di rendere più difficili le prove di esame. Quando si arrivò alla metà del secolo diciannovesimo, 2 milioni di persone sostenevano gli esami, ma appena poco più dell’1 per cento superava la prima prova; soltanto 300 candidati, cioè lo 0,16 per cento, superava tutte e tre le prove.

La bocciatura poteva essere scoraggiante. Nel 1837, dopo aver fatto male la seconda prova di esame per la seconda volta, Hong Xiuquan, un ambizioso giovane di 23 anni di un villaggio vicino a Guangzhou (Canton), ebbe un esaurimento nervoso. Il precoce Hong era stato il  primo nel test a livello nazionale, ma quando compì 15 anni, la sua famiglia non poté più permettersi il consueto  insegnante privato. E Hong non poteva neanche permettersi di dare bustarelle agli esaminatori, come facevano molti candidati. La possibilità ipotetica che chiunque poteva superare l’esame, nascondeva una verità amara: per un povero contadino come Hong, superare la seconda prova era quasi impossibile.

Malato e delirante, Hong cominciò ad avere delle visioni. Mentre si trovava nella capitale della provincia dove viveva, aveva incontrato dei missionari che venivano dagli Stati Uniti che gli diedero un opuscolo sul cristianesimo. Gli fece molta impressione: subito Hong fece un sogno nel quale vide il Dio cristiano che faceva delle rimostranze a Confucio per la  sua mancanza di fede. In un altro sogno, degli angeli trasportavano Hong in paradiso dove un uomo con una lunga barba dorata gli offriva in dono una spada e gli insegnava il modo di liberare la Cina dai suoi demoni.

Hong sostenne l’esame altre due volte senza superarlo. Dopo ogni bocciatura, il suo stato di delirio peggiorava.

Alla fine convinse se stesso e un gruppo di altri giovani bocciati agli esami che era il fratello minore di Cristo. Tra i convertiti emerse l’opinione che il destino di Hong era di costruire un regno celeste privo di depravazioni sessuali. Radunò un esercito e iniziò l’impresa di conquistare la Cina.

Cominciò così la Ribellione di Taiping, il conflitto più sanguinoso del 19° secolo. Quando infine le forze di Hong furono sconfitte, nel 1864, erano morte 20 milioni di persone.

Secondo molte persone della sinistra americana, “l’elitario” è uno spauracchio della destra sostenuto dagli organi bugiardi della vera élite , quella che ha i soldi, e dai riflessi reazionari di un pubblico anti-intellettuale.  I bianchi della classe lavoratrice, ci viene detto, votano per l’interesse dei miliardari nell’ipotesi errata che la cultura e non l’economia sia il principale campo di battaglia politica e che gli intellettuali atei, e non gli uomini di affari avidi, sono i veri nemici di classe. Gli appartenenti all’1% e che finanziano il Tea Party, sviano perciò l’attenzione dei tradizionalisti amareggiati, dai ricchi e la volgono verso l’arroganza da club esclusivo dell’altro 1%: la frazione degli studenti americani  che si laureano ogni anno nelle università  di alto livello.

Gli intellettuali costituiscono degli obiettivi sensibili. Negli ultimi trenta anni, l’università ha sostituito il sindacato come istituzione più importante, dopo le grosse imprese, nella vita politica ed economica americana. Dato che gli impieghi sindacali sono scomparsi, la partecipazione alla forza lavoro, il sistema politico, e gli affari culturali sono sempre più regolati da corporazioni di professionisti che richiedono che i loro membri passino i migliori anni della loro vita pagando tributi esorbitanti e baciando anelli nobiliari. Qualsiasi beneficio modesto offri l’accreditamento nel segnalare il raggiungimento di abilità, come meccanismo  di classificazione  ha come  risultato zero: il risultato è arricchire coloro che valutano la qualità e i servizi delle istituzioni educative  e screditare coloro che  mancano di qualifiche equivalenti.

Jean Baudrillard una volta ha suggerito un’importante correzione  al marxismo classico: il valore di scambio non è, come diceva Marx, una distorsione di un valore d’uso prioritario di un bene; il valore d’uso, invece, è una finzione creata dal valore di scambio. Allo stesso modo, i sistemi di valutazione non valutano il merito; il merito è una finzione creata  dai sistemi di valutazione. Come il mercato dei prodotti per la cura della pelle, il mercato delle qualifiche è inesauribile; mentre la laurea si democratizza, il master diventa obbligatorio per progredire. Il nostro  complesso e costoso  sistema dell’istruzione superiore è per prima cosa e soprattutto un sistema di stratificazione e soltanto come seconda cosa e in modo molto vago, diventa un sistema per impartire conoscenze.

Le prime università del mondo occidentale si organizzavano come corporazioni, o di studenti come a Bologna, o di insegnanti come a Parigi. dall’inizio la loro missione principale era di produrre non insegnamento, ma laureati dove l’insegnamento era subordinato al processo di attestazione, proprio come gli artigiani imponevano lunghi e dispendiosi periodi di tirocinio, spacciati come “formazione”, perché ci fossero pochi allievi e perché i loro servizi costassero sempre molto. Per l’attuale laureato o per chi ha ottenuto master o è dottore di questo o di quello, come per lo studioso-burocrate dell’era Ming o per il membro  medievale europeo di una corporazione, il reddito e la posizione sociale si ottengono con l’affiliazione a una lega  di imprese. Coloro che vi aderiscono, devono pagare per partecipare al gioco e molti non si riprendono mai dalla tassa di iscrizione.

Naturalmente, il fardello di una persona è un’opportunità per un’altra. Il debito studentesco negli Stati Uniti supera ora un trilione di dollari. Come le imposte sulle sigarette o sulle lotterie di stato, la certificazione finanziata con il debito funziona come tassa sui poveri. Mentre, però, le tasse sul vizio per lo meno sovvenzionano la spesa sociale, la “tassa di laurea” ricade doppiamente su chi ha meno soldi, dato che trasferisce i finanziamenti dai giovani e poveri ai vecchi e ricchi. Ai valutatori  delle istituzioni educative va bene, e ai creditori ancora meglio. I titoli sostenuti dai prestiti  sui beni degli studenti sono di gran lunga più sicuri dei loro cugini più famosi del mercato ipotecario: il mercato garantisce la maggior parte della passività e, cosa fondamentale, i prestiti degli studenti non possono essere cancellati dichiarando bancarotta.

Anche e i laureati delle università americane sono già in ritardo per il pagamento di 300 miliardi di debiti, non possono scegliere di  sfuggire a questi debiti anche se le loro carriere sono state effettivamente trasformate in beni che valgono molto meno del prezzo corrente.

Mentre l’impulso dell’enfatizzazione dei  diplomi o delle lauree, si infiltra nella scala socio-economica, le università aumentano le tasse e i tassisti noleggiano degli insegnanti privati che preparano i loro figli  a sostenere l’esame per entrare all’università pagandoli 200 dollari all’ora. *L’impatto collettivo può essere rovinoso, ma per i singoli individui quelle spese sembrano giustificate. Come conseguenza,  le tasse per l’università non sono per nulla vicine al loro limite; fino a quando la forza lavoro è controllata dalla laurea gli studenti pagheranno sempre di più. Ci può essere una  specie di falsa consapevolezza quando una persona  che ha un basso reddito vota per i Repubblicani  senza più fiducia nell’establishment qualificato; un altro tipo si ha quando l’establishment qualificato nega la sua stessa esistenza. Un articolo apparso l’anno scorso sul New Yorker dimostrava che cosa si poteva definire la non coscienza di classe di coloro che hanno delle qualifiche. In quella sede Jeffrey Toobin, un laureato di Harvard e della scuola universitaria di diritto di Harvard,  tracciava il profilo di  Clarence e Virginia Thomas. Clarence Thomas era nato in una  comunità povera di lingua Gullah [lingua creola basata sull'inglese] sulla costa atlantica della Georgia, ha frequentato la scuola universitaria di legge dell’Università di Holy Cross e di Yale e infine è diventato il secondo afro-americano a entrare nella Corte Suprema. L’odio del Thomas per la Ivy League [un gruppo di famose università degli Stati Uniti] è leggendario; si sentiva maltrattato a Yale e si lamentava di soffrire sul mercato del lavoro perché le ditte supponevano che beneficiasse di affirmative action. **A Thomas piace scagliarsi contro le “elite” un temine che Toobin con un  sorriso compiaciuto mette in quarantena tra due punti interrogativi, come se il concetto al quale si riferiva fosse una chimera e non una pura realtà.

Sarebbe abbastanza stupefacente che il New Yorker sollevi dubbi in qualsiasi contesto dell’esistenza di un élite anche se insiste sull’accento acuto  di quella  parola ma  lo è specialmente nel contesto della legge, dove una struttura simile a una corporazione è più rigidamente organizzata attorno al prestigio instabile più che in qualsiasi altro campo.  La conferma di Elena Kagan segna la prima volta nella storia che ogni singolo giudice della Corte Suprema ha frequentato Harvard o Yale. E i giudici della Corte Suprema (con l’eccezione di Thomas) a mala pena considerano i candidati con il ruolo di impiegato che non sono riusciti a entrare a una delle cinque  migliori scuole di legge. Fino agli anni ’80, Harvard e Yale non hanno mai rappresentato più della metà dei giudici, e fino agli anni ’50 mai più di un quinto.

Quando ci chiediamo se l’ostilità populista dovrebbe essere diretta contro i ricchi  o contro l’elite dei professionisti, la risposta deve essere ,”Sì, per favore!” Tra il 1980 e il 2007, il settore finanziario è cresciuto dal 4% di Prodotto Interno Lordo (PIL) all’8%, ma da allora si è contratto e forse può contrarsi ulteriormente. Il settore medico, d’altra parte, nello stesso periodo è salito dal 9% al 16%- e si spera che rappresentino un totale  29 % dell’economia  nel 2030. La Goldman Sachs fa da mostro  attraente, ma il  più grosso calamaro vampiro  forse è l’Associazione Medica Americana, (AMA) che ha cospirato per bloccare la copertura universale e per spingere in alto i costi fin dalla seconda guerra mondiale.

Forse anche prima: l’AMA deve la sua autorità ai più famigerati baroni ladri che hanno inventato la filantropia  come la conosciamo, istituendo fondazioni capaci di interventi organizzati  a lungo termine nella vita politica e culturale del paese. Le prime fondazioni hanno riversato denaro nelle facoltà di medicina ma soltanto se esse seguivano l’esempio stabilito da John Hopkins che nel 1983 aveva introdotto quella che è ora la formula standard: gli studenti frequentano l’università per 4 anni e poi fanno 4 anni di scuola medica.  Le istituzioni che non seguivano questo modello, non ottenevano donazioni e venivano anche denunciate in un rapporto della Fondazione Carnegie. Dopo che la Carnegie ha pubblicato le conclusioni, tantissime scuole mediche  i cui studenti non potevano permettersi  gli anni di studio aggiuntivi ora richiesti, e quasi tutte le scuole  che ammettevano donne e studenti di colore, chiudevano.

Oggi diamo per scontato che praticare la legge o la medicina, richiede anni di costose valutazioni in campi non correlati. Nel campo della legge, l’impatto di tutto questo “tirocinio” è chiaro: esso sostiene un sistema legale che è apertamente  complicato e esageratamente  costoso, sia per i clienti ambiziosi delle grosse imprese che regolarmente strapagano,  sia per mediocri imputati criminali che, nella stragrande maggioranza dei casi, non possono permettersi di assicurarsi affatto una rappresentazione  ( e devono abbandonare il loro destino a procuratori locali che spesso li mandano in prigione). Ma, come non è necessario un tirocinio da un 1 milione di dollari  per eseguire un aborto, le faccende legali di routine potrebbero facilmente e a poco prezzo, essere trattate da non iniziati.

La standardizzazione di queste corporazioni di professioni ha beneficiato immensamente le istituzioni di non laureati, un fatto che non è sfuggito  agli amministratori dell’università.  I presidi delle facoltà appoggiavano il modello Hopkins e il consolidamento dell’autorità medica dell’AMA per una buona ragione: a metà del 19° secolo, le lauree  negli Stati Uniti erano considerate con scetticismo dal settore privato e le università avevano grandi difficoltà a trovare un numero sufficiente di studenti. Il consolidamento sponsorizzato dalle corporazioni dell’establishment medico, trasformava l’istruzione universitaria da scelta in necessità. Dove una volta c’era indifferenza, ora c’era richiesta. “Da grande voglio fare il dottore,” diceva il ragazzino della PSA. “Voglio andare all’ università.”

Nessuna amministrazione aveva incorporato la smania per le qualifiche così completamente  quanto quella attuale.  Dei prime 35 ministri nominati  del gabinetto di Obama,  22 avevano la laurea di un’università della Ivy League, del MIT, di Stanford, dell’Università di Chicago, di Oxford o di Cambridge. Nessuno avrebbe sostenuto di mettere come personale nei ministeri del paese dei ricchi imbecilli, come era abituale negli anni di George W. Bush; ma il presidente, egli stesso meritocrate,  si è arreso a quella che si potrebbe chiamare il “complesso della complessità,” il che ci fa supporre che la politica pubblica è così complicata che si ha bisogno di una pila di qualifiche per dimostrarla. Le principali questioni politiche, però, sono raramente complesse in quel senso. E’ molto più probabile che siano  complicate, nel senso di Avril Lavigne, cioè che implicano appianare disaccordi tra azionisti  rivali oppure,  quando la situazione può richiederlo,  farli aumentare.

Non tutti i demoni riconosciuti dal movimento Tea Party sono stati dei fantasmi. Dalla nostra parte abbiamo ragione a rifiutare il governo dell’1% , come essi hanno ragione  a rifiutare un governo formato da elite qualificate. I corsi di introduzione all’economia, rappresentano i “cacciatori di affitti” come  creature spaventose che ammassano  privilegi di monopolio; coloro che cercano qualifiche che sterilizzano l’intelletto versandovi tempo e denaro nell’accumulo di permessi, appartengono allo stesso girone infernale.

Gli Americani sono stati abbastanza ricchi per un tempo abbastanza lungo, che è difficile ricordare che c’era una volta un tempo in cui la solidarietà vinceva l’impulso al rango. La visione comprensiva che una volta spingeva il movimento dei lavoratori, ha lasciato il posto a una mentalità corporativa, a volte anche tra i sindacati, che è compiaciuta e limitata. Per restringere il divario che si sta allargando tra interni ed esterni dobbiamo fare pressione su entrambe le estremità.  Deve essere restituita dignità al lavoro, e potere ed ecumenismo ai sindacati.  Dall’altro lato deve accadere il contrario: si deve svuotare di  dignità la qualifica. Altrimenti la corsa di accreditamento agli armanenti  diventerà più spaventosa. Le medaglie di ieri domani diventeranno chincaglieria  e i premi che rimangono preziosi saranno concentrati sempre di più in poche mani.

Quadruplicare la fornitura di adesivi dorati è un modo di svalutare la qualifica; liberarsi del sistema degli adesivi è una cosa completamente diversa. Nella nostra società dove si paga per partecipare,  molti di coloro che sono vicini al fondo della piramide dell’istruzione sono ormai quasi spogliati; altri, tuttavia, stanno guadagnando dei vantaggi. Dato che è disumano e non ragionevole chiedere a chi è svantaggiato di rifiutare  le opportunità per progredire, sovvertire la smania delle qualifiche  deve iniziare negli alti livelli. Che cosa succederebbe al prezzo di una laurea di scuola se i 42.000 maturandi che si diplomano questa estate si mettessero insieme e si rifiutassero di andare all’università? Ed è troppo chiedere al Partito Democratico di astenersi dal presentare un qualsiasi candidato per la carica nazionale che ha una laurea di una scuola dell’Ivy League?

Poi ci sono le nostre qualifiche  personali. Una volta Che Guevara ha dichiarato che il dovere degli intellettuali era quello di suicidarsi in quanto classe sociale; un consiglio molto più modesto che segua la stessa linea è che chi ha qualifiche  si unisca a chi non ce le ha, nel fare a pezzi i diplomi che ricoprono la struttura antidemocratica della vita americana. Forse scopriremo che un diploma di  master brucia con una luce più intensa  di una cartolina precetto.

 

*affirmative action: http://it.wikipedia.org/wiki/Affirmative_action

**http://it.wikipedia.org/wiki/SAT_(test)

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org

Originale: N+1

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012 ZNET Italy -Licenza Creative Commons – CC BY  NC-SA  3.0

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