Il debito pubblico in Francia e in Europa

Redazione 14 luglio 2012 0
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Come le banche si arricchiscono sulle spalle dei cittadini

di Salim Lamrani  – 12  luglio 2012

Tutti i paesi europei si trovano a confrontarsi con problemi d’indebitamento che incidono sulla sostenibilità delle finanze pubbliche. La crisi non ha risparmiato la Francia, la quinta maggior potenza economica mondiale, cosa che rende particolarmente felici le banche private.

Nessuna nazione europea è stata risparmiata dal problema del debito pubblico, anche se la severità della crisi varia da una capitale all’altra. Da un lato ci sono gli “scolari bravi”, come Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e gli stati baltici e scandinavi, che godono tutti di un debito inferiore al 60% del loro PIL.  Dall’altro ci sono i quattro “asini” il cui debito pubblico supera il 100% del loro PIL: Irlanda (108%), Portogallo (108%), Italia (120%) e Grecia (180%). Tra i due estremi si trova il resto dei paesi dell’Unione Europea, come la Francia (85%), il cui debito oscilla tra il 60% e il 100% del PIL [1].

I governi europei conservatori, esemplificati dalla Germania di Angela Merkel, credono nell’importanza di ridurre il debito pubblico mediante l’applicazione di misure d’austerità. Analogamente, Pierre Moscovici, pur essendo ministro delle finanze del nuovo governo socialista di Francois Hollande, ha posto la “riduzione del deficit” come priorità è sta tentando di ridurre il deficit al 3% attraverso, tra altri mezzi, tagli alla spesa pubblica [2].

Tuttavia è nozione comune che le politiche d’austerità promosse dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale che sono attualmente applicate in tutto il Vecchio Mondo, sono economicamente inefficaci.  In effetti il loro risultato è opposto a quello che si voleva. Anziché far ripartire la crescita, ridurre le spese; deprimere i salari e i trattamenti pensionistici; smantellare i servizi pubblici, compresa l’istruzione e l’assistenza sanitaria; distruggere il codice del lavoro e le provvidenze sociali – in aggiunta alle catastrofiche conseguenze sociali e umane che ciò provoca – conduce inevitabilmente a una riduzione dei consumi.  Inevitabilmente le aziende taglio la produzione e i salari e licenziano i dipendenti. Come conseguenza logica sono tagliate le risorse che affluiscono dallo stato, mentre esplodono le entità dipendenti dallo stato, creando un circolo vizioso di cui la Grecia è l’esempio emblematico.  A motivo di tutto questo diversi paesi europei ora si trovano in recessione.

Come si è creato il debito pubblico francese

Nel 1973 la Francia non aveva un problema d’indebitamento e il bilancio nazionale era equilibrato. In effetti, lo stato poteva indebitarsi direttamente presso la Banca di Francia per finanziare la costruzione di scuole, d’infrastrutture stradali, di porti, linee aeree, ospedali e centri culturali, cosa che era possibile fare senza essere richieste di pagare tassi d’interesse esorbitanti. Così raramente il governo si trovava indebitato. Ciò nonostante il 3 gennaio 1973 il governo del presidente George Pompidou – Pompidou era egli stesso un ex direttore generale della Banca Rotschild – influenzato dal settore finanziario, adottò la legge numero 73/7 focalizzata sulla Banca di Francia. Fu soprannominata la “legge Rotschild” per l’intensa attività di pressione del settore finanziario che ne favorì l’adozione. Formulata da Olivier Wormser, governatore della Banca di Francia, e da Valery Giscard d’Estaing, allora ministro dell’economia e delle finanze, prevedeva all’articolo 25 che “lo Stato non può più richiedere prestiti scontati dalla Banca di Francia” [3]. In conseguenza a quel punto allo stato francese era vietato finanziare il tesoro pubblico a tasso zero presso la Banca di Francia. Doveva invece ricercare finanziamenti sul mercato finanziario libero. Perciò lo stato era costretto a indebitarsi presso istituzioni finanziarie private e a pagar loro interessi, quando, fino al 1973, poteva creare il denaro che utilizzava per equilibrare il suo bilancio mediante la Banca Centrale. Con questo quasi-monopolio, alle banche commerciali era stato a quel punto dato il potere di creare denaro attraverso il credito, mentre in precedenza ciò era stato prerogativa esclusiva della Banca Centrale, cioè dello stato medesimo. In conseguenza le banche commerciali si arricchiscono sulle spalle dei contribuenti.

Inoltre, grazie all’esigua riserva del sistema bancario, le banche private possono prestare sino a sei volte l’importo che hanno effettivamente nelle loro riserve. In questo modo, per ogni euro che possiedono, possono prestare sei euro attraverso il sistema di creazione del denaro mediante il credito. Come se non bastasse, possono anche prendere a prestito dalla banca centrale tutte le somme di cui hanno necessità a un tasso tra lo 0% e il 18%, come vediamo nel caso della Grecia. Oggi la creazione del denaro attraverso il credito rappresenta il 90% di tutto il denaro in circolazione nell’eurozona.

Questa situazione è stata denunciata dall’economista francese premio Nobel, Maurice Allais, che desiderava vedere la creazione di denaro riservata allo stato e alla banca centrale. Secondo lui

“L’intera creazione di denaro deve essere prerogativa dello stato e dello stato soltanto. Ogni creazione di denaro diversa dalla moneta fondamentale creata dallo stato dovrebbe essere vietata in modo da eliminare i cosiddetti “diritti” che sono sorti attorno alla creazione di denaro da parte delle banche private. In essenza la creazione di moneta ‘ex nihilo’ praticata dalle banche private è simile – non esito a dir questo perché è importante che la gente capisca cosa è in gioco – alla fabbricazione di moneta da parte dei falsari, che sono giustamente puniti dalla legge. In pratica entrambe le attività portano allo stesso risultato. La sola differenza sta nel fatto che quelli che ne traggono profitto non sono gli stessi.” [4]

Oggi il debito francese ha raggiunto più di 1.700 miliardi di euro. Tra il 1980 e il 2010 il contribuente francese ha pagato, di soli interessi sul debito, più di 1.400 miliardi di interessi alle banche private. Senza la legge del 1973, il Trattato di Maastricht e il Trattato di Lisbona, il debito francese non raggiungerebbe i 300 miliardi di euro [5].

La Francia paga annualmente 50 miliardi di euro d’interessi, facendo di questa la voce più grande del bilancio nazionale, anche prima dell’istruzione. Con una somma simile il governo sarebbe in grado di costruire 500.000 unità di edilizia popolare o di creare 1,5 milioni di posti di lavoro nel settore pubblico (istruzione, salute, cultura, tempo libero), ciascuno con un salario mensile netto di 1.500 euro. In questo modo i contribuenti francesi sono derubati settimanalmente di oltre un miliardo di euro, denaro che si accumula a beneficio delle banche private. Chiaramente lo stato ha dato al gruppo di persone più ricche del paese il fantastico privilegio di arricchirsi a spese dei contribuenti. E non ha chiesto nulla in cambio e nemmeno ha fatto il minimo sforzo per farlo.

Inoltre questo sistema consente al mondo della finanza di assoggettare la classe politica ai propri interessi e di imporre la politica economica attraverso le agenzie di rating, che sono a loro volte finanziate dalle banche private. In effetti, se un governo adottasse una politica contraria agli interessi del mercato finanziario, queste agenzie abbasserebbero le classificazioni accordate agli stati, cosa che ha l’effetto immediato di aumentare i tassi d’interesse.

Nel frattempo, quando lo stato e la Banca Centrale Europea salvano le banche private in difficoltà, lo fanno a tassi d’interesse inferiore a quelli che quelle stesse istituzioni finanziarie praticano allo stato. In questa realtà stanno praticando nazionalizzazioni di fatto senza ricevere il minimo beneficio, ad esempio assicurandosi l’autorità decisionale nei consigli di amministrazione delle banche. Il sistema creditizio creato in Francia nel 1973, e da allora ratificato dai trattati di Maastricht e Lisbona, ha un unico obiettivo: arricchire le banche private sulle spalle dei contribuenti. E’ una disgrazia che le origini del debito pubblico non ricorrano nei media o nello stesso Parlamento, anche se risolvere il problema del debito non richiederebbe altro che riaffidare il diritto esclusivo di creazione del denaro alla Banca Centrale.

Tradotto dal francese (in inglese) da Larry R. Oberg

Docteur ès Etudes Ibériques et Latino-américaines dell’Università di  Paris Sorbonne-Paris IV, Salim Lamrani è professore aggiunto all’Università di Paris Sorbonne-Paris IV, e all’Università di Paris-Est Marne-la-Vallée. E’ anche giornalista specializzato nelle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba.

Contatto : [email protected] ; [email protected]

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/SalimLamraniOfficiel

 

Note:

 

[1] Eurostat, « La dette publique des Etats membres », December 2011. http://www.touteleurope.eu/fr/actions/economie/euro/presentation/comparatif-le-deficit-public-dans-la-zone-euro.html (site consulted June 12, 2012).

[2] Le Point, « Moscovici : l’Europe, dossier prioritaire, la dette publique est un ‘ennemi’ », May 17, 2012.

[3] Loi du 3 janvier 1973 sur la Banque de France. http://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000000334815&dateTexte=19931231 (site consulted June 13, 2012).

[4]Maurice Allais, La crise mondiale d’aujourd’hui, Editions Clément Juglar, 1999.

[5]Une histoire de la dette, « Comprendre la dette publique », October 7, 2011. http://www.unehistoiredeladette.fr/2011/10/07/video-comprendre-la-dette-publique-en-quelques-minutes-et-drcac/ (site consulted June 13, 2012). Sociétal, « L’arnaque de la dette publique », http://www.societal.org/docs/dette-publique.htm (site consulted June 13, 2012).

 

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/public-debt-in-france-and-europe-by-salim-lamrani

Originale: Opera Mundi

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 



 

 

 

 

 

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