Fino dallo scorso anno il comportamento violento dei Salafiti provoca violenze peggiori.

Redazione 12 luglio 2012 0
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Fino dallo scorso anno il comportamento violento dei Salafiti provoca violenze peggiori.

 

Di: Socialistworld.net

11 luglio 2011

 

A metà giugno, delle giornate di tumulti in Tunisia, presumibilmente innescati da una mostra di pittura in un sobborgo delle capitale e considerata “blasfema” da gruppi di religiosi fanatici, hanno provocato almeno u1 morto e 62 feriti. I gruppi Salafiti – probabilmente aiutati da elementi morto legati  al regime che è stato abbattuto – armati di coltelli, mazze e bottiglie Molotov, hanno assalito negozi, hanno incendiato stazioni di polizia, hanno fatto irruzione in uffici dei sindacati e dei partiti politici, e si sono scontrati con la polizia per vari giorni in diverse parti della città. Socialitworld.net ha parlato con un militante rivoluzionario tunisino simpatizzante delle idee del CWI   (Committee for Workers International – Comitato Internazionale dei Lavoratori) circa i recenti avvenimenti e le loro implicazioni.

 

Quali sono l’origine e il contesto in cui sono avvenute queste violenze?

 Per comprendere gli avvenimenti recenti, è importante comprendere per prima cosa che il clima sociale in Tunisia è stato estremamente teso per vari mesi. Nulla è cambiato, e c’è un fallimento completo delle politiche del governo per trattare le cause     della povertà, della disoccupazione, dell’aumento dei prezzi, e così via.

Ci sono state continue tensioni tra il governo e i sindacati, e numerosi scioperi in tutti i settori dell’economia, ai quali le autorità hanno reagito con crescente ostilità, compreso l’uso delle milizie per  interromperli. Il governo ha un bisogno estremo di trovare una strada per impedire alla classe lavoratrice che esprima il proprio malcontento e che difenda i propri interessi.

Un altro elemento importante è che una fazione laica di destra  (persone che si definiscono “progressiste”ma che sono organizzate attorno ad alcuni  elementi del vecchio regime dittatoriale, come Caid Essebsi, l’ex primo ministro provvisorio) si sta riaffermando in opposizione all’attuale governo guidato dal partito Ennahda.

 

Entrambe queste fazioni  non sono contente che il dibattito nella società sia dominata ormai da settimane dai problemi sociali.  Il partito principale, Ennahda sta cercando il più possibile  di evitare di parlare di questi argomenti.  Ed è stata un aspetto usuale  dall’anno scorso che coloro che sono al potere stiano cercando di distogliere l’attenzione dalle questioni sociali e di alimentare le divisioni sfruttando problemi collegati alla religione e all’identità.

Il quadro che ne risulta  è che c’è  una presunta spaccatura sul posto che ha la religione nella società. Per la maggioranza delle persone, però, queste sono questioni secondarie.  I bisogni fondamentali di cui bisogna occuparsi sono i posti di lavoro, le infrastrutture e lo sviluppo sociale, la giustizia per le famiglie dei martiri, ecc.  Su tutti questi problemi il governo è incompetente ed è sempre più screditato.

E’ in tale contesto che ha avuto luogo la violenza iniziata dai gruppi salafiti. Ci si può solo chiedere se il  fatto  che stia accadendo adesso sia una pura coincidenza.

 

E’un problema banale. Si presume che il centro di questa situazione  sia una mostra di pittura. I Salafiti presumevano che i quadri fossero contro i valori musulmani e volevano che tutti ritenessero che la religione era in pericolo  a causa di artisti presumibilmente non credenti e che erano ostili a Dio. Oltre al fatto che c’è di mezzo la libertà di espressione, l’idea che questa mostra offendesse l’Islam non è neanche vera.

Alcuni imam radicali e  dei gruppi salafiti  hanno incitato alla violenza. Inoltre, il numero due di Al-Qaida, Ayman Zawahiri, ha fatto una dichiarazione pubblica proprio il giorno prima, incitando i Musulamani tunisini a sollevarsi conro un governo cosiddetto non-islamista e a chiedere l’applicazione della legge della shariah.

In pochi giorni al situazione è diventata incontrollabile. Una volta cominciati i tumulti, ogni genere di banditi e anche di giovani emarginati ed indigenti sono scesi nelle strade. Sono seguiti giorni di violenze e di scontri soprattutto tra i Salafiti e la polizia, in diverse parti del paese.  Questi tumulti, tuttavia, non hanno suscitato grande interesse o appoggio popolare. Contrariamente all’atteggiamento della popolazione durante i recenti scioperi generali nelle città, dei quali siamo stati testimoni in molte regioni-, la massa della gente non ha partecipato ai tumulti ed è rimasta da parte.

 

Quale è stata la reazione del governo?    

 

Il governo, fin dall’inizio ha fatto un gioco di equilibrio con i Salafiti, e lo continua. Da una parte, lo stesso partito Ennahda tenta regolarmente di sfruttare la sensibilità religiosa per i suoi scopi politici ed elettorali, e in generale non è intervenuto quando i Salafiti hanno intrapreso azioni violente, per non offendere la sua base di sostenitori più radicali. Specialmente quando i Salafiti entrano in azione contro gli attivisti di sinistra o quando attaccano i sindacati, come è avvenuto di recente in molte occasioni, il governo in generale è rimasto in silenzio o è stato indulgente.

Questa volta, però, non ha potuto ignorare il fatto che queste azioni provocavano un’indignazione di massa tra la popolazione. Allo stesso tempo, il governo aveva ricevuto pressioni sempre più numerose  dagli uomini di affari impegnati nel settore turistico, e anche dai paesi imperialisti, perché faccia qualche cosa riguardo a questi gruppi di fanatici  che con le loro azioni non favoriscono “un clima favorevole agli investimenti” e perché i turisti  tornino a visitare il paese.

Ecco perché hanno scelto di operare un giro di vite, consentendo l’intervento della polizia: il ministro degli Interni ha perfino dichiarato che sarebbero stati disposti a usare vere munizioni per reprimere ulteriori disordini ( e lo hanno fatto: hanno ucciso un uomo a Scusse) e hanno chiamato “terroristi” ed “estremisti” le persone coinvolte nei disordini. Le autorità hanno imposto un coprifuoco dalle 21 alle 5 nella capitale, Tunisi, e anche in sette regioni del paese, e hanno arrestato oltre 160 Salafiti.

Questo, tuttavia, è andato di pari passo con le proposte dei capi di Ennahda di realizzare leggi repressive per condannare coloro che si suppone non rispettino la sensibilità religiosa degli altri, e anche con un appello dello stesso partito a dimostrare con  i “nostri fratelli Salafiti” dopo la preghiera del Venerdì.  Alla fine, però, hanno ritirato questo ultimo appello, dato che il suo carattere provocatorio era esagerato.

Quale è l’apprezzamento del governo tra la popolazione?

 E’ chiaro che la popolarità dell’Ennahda è diminuita tantissimo e che non ha lo stesso margine di manovra che era solita avere in passato.  Ogni volta che un rappresentante del governo va in visita nelle regioni del paese, viene fischiato oppure la sua presenza provoca scontri. Non credo che l’Ennahda sarà in grado di ripetere il risultato del 40% nelle elezioni, come è accaduto lo scorso novembre. Un sacco di gente ha votato per l’Ennahda la volta scorsa, ma non lo farà più.

Ovviamente l’Ennahda conserva una certa base di sostenitori che si è però ridotta. Ecco perché avevano una tendenza, malgrado il loro iniziale profilo “moderato”, ad appoggiarsi sempre di più a elementi radicali, per poter sopravvivere.

La gente però è arrabbiata perché Ennahda sta governando con gli stessi metodi di brutalità e di nepotismo che usava la RCD (RaggruppamentCostituzionale Democratico). Il partito usa leggi repressive istituite da Ben Ali per trattare gli oppositori,  mette personaggi leali in ogni sfera dello stato, nei mezzi di informazione,nell’amministrazione, nel sistema giudiziario, ecc.

Questo è esattamente il motivo per cui un personaggio del vecchio regime come Essersi è stato in grado di tornare sulla scena politica, tentando di sfruttare la crescente rabbia popolare contro la coalizione che governa (“ a proposito, coalizione è un termine esagerato, perché in realtà la cosiddetta troika  non esiste realmente: è l’Ennahda che è la macchina che comanda tutto questo). E’ quindi più che una possibilità che coloro che sono leali al vecchio regime siano stati coinvolti nei recenti scontri, per alimentare una “strategia della tensione” che esse sperano vada a vantaggio di questa particolare ala  della classe governante.Specialmente la classe lavoratrice è stufa di vane promesse. Il recente bilancio complementare che è stato approvato dal parlamento è una provocazione: svuota le tasche dei poveri per dare a settori ancora più poveri della società. Sono state decise delle sovvenzioni per le famiglie povere e anche la costruzione di unità abitative popolari, ma è una goccia nell’oceano, paragonata ai bisogni, ed è basata principalmente sulla condivisione della miseria invece che sull’attaccare gli interessi dei ricchi.  E’ anche un modo che ha il nuovo regime di seminare divisioni tra i lavoratori e gli altri settori dei poveri, dei disoccupati, ecc. Questo è pressappoco tutto quello che questo governo è in grado di offrire.

Quale è la replica della sinistra nella situazione attuale?

 Di fronte al pericolo che emerga un polo attorno a Essebsi, da una parte, e la troika con il suo atteggiamento ambivalente verso i Salafiti dall’altra, la sinistra ha bisogno di incoraggiare e costruire un polo indipendente della classe lavoratrice basato sul  sindacato UGTT (Unione Generale dei Lavoratori Tunisini) e sulle richieste  genuine della rivoluzione. Abbiamo bisogno di incentrare di nuovo il dibattito sui probei che sono realmente importanti per la gente: il problema non è la gente religiosa e quella non religiosa, ma il lottare insieme per una società basata su livelli decenti di vita per tutti, creare posti di lavoro per i disoccupati, pulire la macchina dello stato, ecc.

Le organizzazioni di sinistra hanno una notevole influenza sui sindacati, ma il probelam spesso è che lespresone politica che danno al loro lavoro è inferiore al necessario e non è adeguata alla rapida estremizzazione che sta verificandosi tra le masse che lottano. Alcune persone di sinistra, sebbene rimangano da parte in questa fase, ora sostengono perfino che, di fronte al pericolo dllea “islamizzazione” del,paese, dovremmo dimenticare per un momento le nostre ambizioni di stratehia e allearci con Essebsi e il suo clan.

Siamo disponibili a stabilire il collegamento necessario  con la più ampia classe lavoratrice. A questo scopo è necessario che consentiamo in modo inflessibile al  rifiuto del pagamento del debito eraditato dal tiranno Ben Ali, e che consentiamo alla nazionalizzazione delle banche  e delle grosse compagnie, allo sviluppo costante delle infrastrutture sulla base di un programma di massicci investimenti pubblici, specialmente nelle regioni interne.

Noi diciamo che non c’è motivo di discutere contro il potere attuale se poi si deve ricadere nelle braccia di persone legate al regime da cui la rivoluzione si è appena liberata. Durante la crisi recente, abbiamo incoraggiato iniziative basate sull’organizzazone creata  dalla gente stessa per difenedre i propri quartieri e la propria sicurezza dalla violenza dei Salafiti. Abbiamo però lottato coerentemente anche per sfidare il coprifuoco imposto dallo stato e contro la brutalità della polizia, dato che non volgliamo una soluzione imposta dallo stato con i militari, la polizia e la guardia nazionale che controllano le nostre strade, dato che uno scenario del genere renderebbe inevitabilmente più difficile la nostra lotta.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  http://www.zcommunications.org/ salafist-rampages-bring-worst-violence-since-last-year-by-socialistworld.net

Originale: Socialistworld.net

Traduzione di  Maria Chiara Starace

Traduzione (C) 2012 ZNET Italy . Licenza Creative Commons – CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

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