In Egitto è stata dichiarata una tregua e la rivoluzione continua – Per ora
Di Robert Fisk
11 luglio 2012
Dimenticate le “maggiori tensioni” tra il nuovo presidente dell’Egitto e il potere oscuro dei ricchi generali del paese. La convocazione di ieri del parlamento al Cairo – in violazione di una decisione della Corte Suprema, – è stata una “intesa” tra Mohamed Morsi e l’elite dell’esercito che l’antagonismo tra di loro non deve proseguire ulteriormente.
E così, quando il portavoce di Morsi in parlamento, Saad al-Katatni (un accolito della Fratellanza Musulmana) ha detto al parlamento, come riportato alla televisione di stato, che si erano riuniti per esaminare la sentenza della corte, (zeppa di ex-accoliti di Mubarak), parlava ai limiti della legalità.
L’indizio per capire tutto questo è arrivato lunedì, quando il Maresciallo di Campo Tantawi, il capo del Supremo Consiglio Militare, ha spiegato che la sua decisione di sciogliere il parlamento dominato dalla Fratellanza Musulmana era stata semplicemente “una decisione che eseguiva la sentenza della corte costituzionale.” E’ stato seguito subito, con parole quasi identiche, da Morsi che ha sostenuto che stava emettendo “un ordine esecutivo” di convocazione di quell’organismo. In altre parole, adesso ognuno sta sventolando la bandiera della tregua.
La buona notizia è che il nuovo capo della corte, nominato la scorsa settimana, è una brava persona, noto per la sua probità e il suo anti-elitarismo. C’è quindi una via di uscita.
E al di sopra di tutta questa “sceneggiata”, torreggia “la strada”, le centinaia di migliaia – anzi i milioni –a cui l’esercito e gli ex satrapi di Mubarak che fanno parte della corte, sanno che Morsi può fare appello per richiedere i suoi diritti. Alcuni potrebbero chiamarlo un equilibrio di potere, ma ci sono intorno alcune ombre oscure. E non ultima, tra queste – tristemente – è stata l’assenza alla seduta di ieri di alcuni membri del parlamento laici e indipendenti che, essendo numericamente inferiori agli Islamisti nell’assemblea, non avevano un grande desiderio che tornasse il parlamento “disciolto”.
Con la loro astensione, si sono allineati – involontariamente – come si dice – proprio con gli ex seguaci di Mubarak contro i quali hanno combattuto così coraggiosamente durante la rivoluzione dello scorso anno contro la dittatura. Se i veri rivoluzionari hanno perduto le elezioni parlamentari (chiaramente è successo così), allora perché adesso si oppongono proprio a quella democrazia per la quale hanno lottato, soltanto perché gli Egiziani hanno preferito i membri islamisti del parlamento a quelli non islamisti?
In ogni caso, il parlamento di 508 membri è chiaramente ha “aperto di nuovo” – sebbene simbolicamente – e i primi 10 giorni della presidenza di Morsi sono trascorsi pacificamente – finora – dimostrando (tocchiamo ferro) che le contro rivoluzioni non sempre devono essere coronate da successo. “Le tensioni sono diminuite”, quindi. Per ora.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Fonte: http://www.zcommunications.org/a-truce-is-declared-in-egypt-and–continues-for-now-by-robert-fisk
Originale : The Indipendent
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2012 Licenza Creative Commons – CC BY NC-SA 3.0
Comments
Powered by Facebook Comments












